Quattrocentosettanta “Cittadini a Teatro” scoprono il Fraschini con le visite guidate dei ragazzi dell’’ITIS Cardano

Sabato 6 aprile 2019 si è svolta l’attività “Cittadini a Teatro”, presso il Teatro Fraschini, lo storico edificio di Pavia situato in Corso Strada Nuova. Questa splendida iniziativa ha permesso a ventuno alunni, delle classi terze BLS, CLS e DLS del nostro Istituto, di diventare “guide per un giorno”, grazie anche alla solidale collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e l’Ufficio Scolastico Regionale. Questa attività è inserita tra quelle previste per l’Alternanza scuola/lavoro e consente agli studenti coinvolti di raggiungere 25 ore. Con l’aiuto delle docenti Arisi Rota Anna Paola, Bertoni Giuseppina e Nicifero Giovanna gli alunni si sono preparati, inizialmente con lezioni in classe e successivamente con dei sopralluoghi pomeridiani in teatro, al fine di conoscere l’edificio, la sua storia e le sue caratteristiche.

Nel primo pomeriggio di sabato 6 aprile ci siamo uniti a un gruppo di cittadini e abbiamo preso parte alla visita. Siamo stati ricevuti da due ragazzi, responsabili dell’accoglienza, uno dei quali, una volta raggiunto un numero sufficiente di persone, ha iniziato a illustrare l’ampia facciata del Teatro Fraschini, progettato da Antonio Galli, detto il Bibiena, edificato tra il 1771 e 1773; ci ha poi guidati lungo l’intero percorso, accompagnandoci dai compagni che ci aspettavano nelle diverse postazioni per spiegarci ciascuno una zona del teatro.

Siamo quindi entrati nell’atrio, dove altri studenti ci hanno raccontato la storia originaria del Teatro, voluto da quattro nobili cavalieri pavesi (Conte Francesco Gambarana Beccaria, Marchese Pio Bellisomi,  Marchese Luigi Bellingeri Provera, Conte Giuseppe de’ Giorgi Vistarino) i cui nomi sono riportati su una lastra in marmo. Inoltre ci hanno raccontato la sintesi dei principali restauri, fino all’ultimo intervento durato dal 1983 al 1994, che ha riportato il teatro alle vesti originale del ‘700.

In seguito siamo giunti in platea, dove i ragazzi ci hanno descritto l’architettura interna dell’edifico e  hanno sottolineato come una  rigorosa attenzione all’acustica ha portato il Bibiena a creare una cassa armonica, adattando a tal fine il pavimento e il soffitto. Guardandoci attorno, è stato impossibile non notare i tre ordini di palchi, le cui colonne sono in stile dorico per il primo, ionico per il secondo e corinzio per il terzo. Ad essi è stata aggiunta una tribuna e infine un loggione, riservato agli ascoltatori più esperti dell’epoca.

Il palcoscenico è di dimensioni notevoli e ci è stato spiegato che una parte di esso è mobile, in modo da espanderlo in caso di rappresentazioni particolari, o di abbassarlo per dare spazio alla buca dell’orchestra durante l’Opera. Nella zona dell’arco scenico sono posizionate due statue lignee settecentesche del pavese Forabosco che rappresentano la Musica e la Poesia. L’affresco del soffitto, ad opera dell’artista Bignami, ha un impatto notevole e ci ha colpito per alcuni dettagli.

Abbiamo proseguito la visita salendo le scale, dove altri studenti guide ci hanno spiegato le differenze e le funzioni dei tre ordini di palchi, in passato luoghi della vita nobiliare. Il primo ordine era diviso in palchi e retropalchi, in cui avvenivano ricevimenti e in cui si giocava d’azzardo, infatti le opere teatrali spesso diventavano di secondaria importanza. Le famiglie dimostravano la propria importanza facendo decorare, nel modo più appariscente possibile, il palchetto di loro proprietà. Osservando la planimetria del teatro posta nel corridoio, il gruppo che ci ha guidati in questa postazione ha fatto notare la forma non simmetrica e la pianta a campana usata dal Bibbiena, con una particolare forma a circonferenza unita da due ellissi.

Il secondo ordine si presenta simile al primo, ma ciò che ci ha sorpreso è stata la presenza inusuale di un forno, posto in una zona nascosta del corridoio, usato all’epoca per scaldare le pietanze, in quanto le rappresentazioni duravano molte ore.

Siamo poi giunti nella sala del “ridotto”, lo spazio utilizzato ora come foyer che è stato affrescato dal Bibiena stesso. Ci meravigliano particolarmente l’importante scenografia dipinta a finte architetture e le ampie finestre, dalla quale i nobili spesso si affacciavano per mostrare la propria presenza e rilevanza.

In serata siamo stati informati che un numero sorprendente di persone, circa 470, ha preso parte all’iniziativa. Si trattava soprattutto di pavesi, ma erano presenti anche turisti provenienti da Milano e da Torino. Anche un piccolo gruppo di stranieri ha potuto vedere lo splendore di quest’edifico del’700, e ascoltare una visita guidata, che è stata proposta anche in lingua inglese.

Questa visita ci ha fatto ricordare l’emozione da noi provata lo scorso anno scolastico quando abbiamo partecipato al primo di questi eventi, la manifestazione“Cittadini a Palazzo”, che si è tenuto presso il Palazzo Malaspina. Un’esperienza entusiasmante e istruttiva come quella di sabato pomeriggio.

Infine vi ricordiamo i prossimi appuntamenti per visitare il teatro: il 13 e il 14 aprile, a cura rispettivamente degli Istituti “A. Bordoni” e “A. Volta”.

Adalgisa Perrelli e Davide Barbieri   4^CLS

CITTADINI A TEATRO

PAVIA. Presentata nella mattinata di ieri (21/03/2019) a Palazzo Mezzabarba, sede del Comune cittadino, l’iniziativa “Cittadini a Teatro”.

Nella splendida cornice della “Sala delle Feste” autorità cittadine e  rappresentanti del Teatro si sono incontrati per indicare finalità e modalità del progetto.

 

Alla conferenza erano presenti il Sindaco di Pavia, Massimo Depaoli, Giacomo Galazzo, Presidente Delegato e Francesca Bertoglio Direttore Generale della “Fondazione Teatro G. Fraschini”. Come precisato in apertura dal Presidente G. Galazzo, “l’iniziativa, svolta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale, é inserita nel quadro delle attività di alternanza scuola-lavoro ed ha la finalità di far conoscere alla comunità uno dei più importanti enti culturali del nostro territorio attraverso i racconti di quei cittadini che oggi si stanno formando: i giovani”.

Ospiti e ciceroni di eccezione, quindi, gli studenti – accompagnati da Tutor e Dirigenti – di alcune tra le più importanti istituzioni scolastiche di Pavia; I.I.S. “A. Volta”, I.T.C.T. “A. Bordoni” e I.T.I.S. “G. Cardano”.

Come sottolineato dal Sindaco M. de Paoli “il Teatro Fraschini non costituisce solo un luogo di intrattenimento ma anche un simbolo in cui la comunità si riconosce. Esso è assieme patrimonio culturale ed eredità ricevuta la cui cura deve passare di generazione in generazione: da ciò nasce l’esigenza di mettere in contatto questa importante istituzione culturale con la collettività ed in particolare con i giovani”.

Durante le visite guidate, precisa Linda Sottocorona dell’Istituto d’Istruzione Superiore “A. Volta, i visitatori verranno condotti, in un percorso a tappe, lungo palchi e gallerie: qui verranno svelati particolari e segreti della storia e dell’architettura del Fraschini.

Rebecca Pari dell’Istituto tecnico commerciale turistico “A. Bordoni” sottolinea come l’iniziativa, realizzata grazie collaborazione tra istituzioni scolastiche, amministrazione comunale e Fondazione, costituisca un’importante occasione di crescita culturale, personale e professionale per coloro che volessero intraprendere un percorso lavorativo da guide turistiche.

L’appuntamento per chi volesse approfittare dell’occasione di visitare gratuitamente il nostro suggestivo teatro cittadino è fissato nei giorni:

– 6 aprile (presentazione a cura dell’I.T.I.S. “G. Cardano”);
– 13 aprile (presentazione a cura dell’I.T.C.T. “A. Bordoni”);
– 14 aprile (presentazione a cura dell’I.I.S. “A. Volta”).

Le visite seguiranno la scansione riportata in locandina con un ultimo ingresso previsto per le h. 17.00.

Ci accodiamo alle parole di Fabio Piacentini, portavoce del nostro Istituto, nel ringraziare la “Fondazione Teatro Fraschini”, l’Ufficio Scolastico Provinciale, i rappresentanti scolastici ed i Tutor per l’importante occasione di crescita che ci è stata riservata.

Nell’antichità i teatri sono stati luoghi della democrazia; in essi, attraverso commedie e tragedie, le comunità rappresentavano la realtà politica, culturale e morale del paese, interrogandosi sul loro presente e sul loro futuro.

In tempi moderni il teatro è spesso luogo dimenticato, soprattutto dai giovani ed ha perso quel ruolo fondamentale d’intrattenimento e di formazione del cittadino che tanto era caro ai Greci.

Sarà per noi l’occasione di riscoprire il valore di un simbolo cardine della società.

Pavia, 21 marzo 2019

Chiara Bignami, Leonardo Garofoli IV CLS

Dalla BICOCCA al CARDANO per l’INNOVAZIONE

“Informati per orientarti, ma soprattutto scegli chi essere”: questo è lo slogan usato dalla dott.ssa Comotti dell’università Bicocca di Milano per presentare il corso di studi “Scienza dei materiali”ai ragazzi di quarta e quinta dell’ITIS Cardano durante una conferenza tenutasi il 6 febbraio 2019. La dottoressa Comotti ha al suo attivo un’intensa attività di ricerca che si è concretizzata nella pubblicazione di ben 115 articoli sulle più importanti riviste scientifiche mondiali.

La Bicocca, l’università in cui insegna, è stata fondata nel 1998 e propone ai ragazzi diverse facoltà, sia scientifiche che umanistiche; in più offre numerose opportunità come lo studio all’estero con il progetto “Erasmus”. Viene classificata  come “ Università virtuosa” per la minor tassazione e le molteplici borse di studio offerte agli iscritti; inoltre ha introdotto il sistema dei Crediti di Merito (CM) per favorire l’impegno e premiare il successo formativo. In altre parole gli studenti con una media superiore a 27/30 ottengono dei CM, del valore di 125 euro ciascuno, da utilizzare per acquistare libri di testo e abbonamenti per i mezzi di trasporto locale, iscriversi a corsi di lingua inglese, pagare parte delle tasse universitarie. I CM, in quanto incentivi al merito, sono totalmente indipendenti dalla fascia di reddito dello studente e dalle eventuali altre borse di diritto allo studio ricevute.

Le facoltà scientifiche hanno una grande importanza in Bicocca, infatti nel campus sono presenti laboratori e aule attrezzate per la ricerca e lo studio scientifico. Rita Levi Montalcini, che ha conseguito la laurea ad honorem in Biotecnologie proprio in questa Università, disse che l’importante per uno scienziato è la passione, l’impegno e la voglia di scoprire cose nuove:  ripetendo le stesse parole la professoressa Comotti invita gli studenti a domandarsi sempre il perché qualcosa accade.

La relatrice ha presentato la facoltà in cui insegna, “Scienze dei materiali”. L’obiettivo di questa disciplina, nata dall’incontro di matematica, fisica e chimica, è quello di progettare nuovi materiali innovativi. Uno dei  vantaggi offerti da questo indirizzo è la facilità di trovare un impiego  dopo aver conseguito la laurea; infatti Scienze dei materiali vanta il 100% dei ragazzi impegnati nel lavoro poco dopo aver concluso il ciclo di studi.

Come per altre facoltà, per potersi iscrivere a questo corso di studi occorre affrontare un test e partecipare a uno dei due bandi disponibili ogni anno da cui vengono scelti gli studenti (generalmente i primi 100).

La conferenza è continuata con la presentazione di un’importante scoperta fatta proprio alla Bicocca: le finestre fotovoltaiche che permettono di catturare la luce solare grazie alle nanoparticelle di materiali fotorecettori e di riutilizzarla per produrre energia, lasciando inalterata la trasparenza del vetro. Un altro filone di ricerca è relativo alla messa a punto di sistemi idonei alla riduzione delle  emissioni di CO2; recente è la scoperta di polimeri detti “nano spugne” che sono in grado di trattenere nelle porosità le molecole di anidride carbonica, rilasciandole  solo  per effetto del calore.

Per concludere la presentazione è intervenuto Simone Bonizzoni, ex studente del Cardano, laureato in chimica presso l’Università di  Pavia e ora dottorando  alla Bicocca, nel gruppo di lavoro del prof. Mustarelli. Nel suo intervento  ci ha presentato la chimica dei materiali e, in particolare, la chimica dello stato solido, con le possibili applicazioni dei materiali nella vita quotidiana.

Simone Giri 2 DLS

Intervista ad Ugo Bardi

Ugo Bardi, chimico e accademico fiorentino, docente presso l’Università di Firenze dal 1992, è anche autore di contributi in diversi settori scientifici e divulgatore scientifico sui problemi dei cambiamenti climatici. E’ attivo su tali temi anche come blogger, conferenziere e saggista.

Si interessa di esaurimento delle risorse, di dinamica dei sistemi, di scienza del clima e di energie rinnovabili. Si è occupato del picco del petrolio pubblicando alcuni volumi su questo argomento a livello internazionale; è membro dell’associazione ASPO e fondatore della sezione italiana della stessa. Nel 2013 è stato autore del 33º Rapporto ufficiale del Club di Roma.

I contributi del Prof. Bardi si caratterizzano spesso per la ricchezza di informazioni storiche e storiografiche a supporto dell’inquadramento del contesto dei temi trattati.

Noi lo abbiamo intervistato riguardo il problema del cambiamento climatico in occasione della sua conferenza tenutasi presso l’aula del Quattrocento dell’Università di Pavia lo scorso 14 febbraio.

  1. La perdita di biodiversità è uno dei fattori più incisivi della tragica situazione globale. Per quale motivo i media non trattano questo argomento con la dovuta importanza?

A mio parere i media non trattano questo argomento con la dovuta importanza perché la perdita di biodiversità non era prevista dai modelli  e perciò non se ne conoscono le conseguenze. Un’altra motivazione è che la fertilità del pianeta è in aumento ovvero il pianeta produce più vita ma allo stesso tempo perde molte specie viventi. 

  1. Dopo decenni dall’incontro al MIT di Boston nessuno ha provveduto ad apportare i cambiamenti necessari affinché avvenga un’ inversione di rotta; secondo Lei siamo ancora in tempo per adoperare tali cambiamenti oppure è troppo tardi?

E’ vero ! Nessuno ha apportato i cambiamenti necessari. Purtroppo la ricerca del MIT di Boston non è stata capita e di conseguenza non è stata attuata, elaborata e diffusa; anzi, è stata demonizzata. Per stabilire se abbiamo ancora un margine di intervento occorrerebbe conoscere, con una certa precisione, l’ammontare effettivo delle risorse disponibili sul pianeta.

  1. Come possiamo cambiare l’attuale atteggiamento della società secondo la quale non si può fare nulla per cambiare la situazione climatica?

Bella domanda ! Nessuno sa rispondere! Si accettano suggerimenti! Diciamo che ci vuole molta, molta pazienza perché la società mondiale cambi. Forse solo un meme di forte impatto potrebbe influenzare il pensiero delle persone perché credo che il segreto della comunicazione  non è il messaggio bensì il messaggero che deve essere davvero molto credibile. Quindi, riformulo la domanda: “Qual è il meme che può far cambiare l’atteggiamento della gente?” In anni di lavoro non è ancora stato trovato.

  1. Cosa ne pensa del movimento nato in seguito agli scioperi di Greta Thunberg? Pensa che lo sciopero studentesco del 15 marzo 2019 possa smuovere la politica verso riforme più ambientaliste?

Ecco! Greta Thunberg potrebbe essere il meme in grado far colpo sulla società, di sensibilizzarla, di farle cambiare atteggiamento, una persona capace di manipolare le idee delle persone e spingerle a lottare per degli obbiettivi precisi.
A proposito dello sciopero penso che non si debba perdere quest’ occasione e che sia assolutamente necessario scendere in piazza il 15 marzo tutti insieme!

Abbiamo posto quest’ultima domanda anche agli altri ricercatori intervenuti durante la conferenza: Yuri Galletti (biologo marino ricercatore al CNR di Pisa) e Flavio Ceravolo (docente di sociologia presso l’Università di Pavia e rettore del collegio Griziotti).

  1. Galletti: Il 15 marzo sarà una data decisiva per il nostro futuro e per questo è molto importante l’approvazione dei docenti a questo sciopero, gli insegnanti infatti avranno un ruolo determinante nell’incentivare e nel far conoscere questo evento a tutti gli studenti.
  2. Ceravolo: lo sciopero del 15 marzo è una di quelle occasioni che non devono essere sprecate. Non deve rimanere “appesa al vuoto” ma ci deve vedere, esponendoci in prima persona, protagonisti e lottare perchè potremo cosi raccogliere i frutti di questa mobilitazione che ci permetteranno avere un futuro.

Dopo questo incontro siamo ancor più convinti che sia di fondamentale importanza cambiare la società, sensibilizzare il più possibile le persone riguardo temi che riguardano tutta l’umanità senza distinzione di classe sociale, etnia, sesso e cultura; ma soprattutto riguardano noi giovani perché senza un adeguato cambiamento non avremo un futuro.

In questo caso il vecchio slogan “ WE CAN ” è più attuale che mai!

                                                           Elena Emmanueli 4^ DLS

28 gennaio 2019: al Politeama va in scena TREBLINKA

Impersonare un personaggio non è affatto facile, possiamo immaginarlo, ma doversi calare nei panni di un deportato in un campo di concentramento è sicuramente un’impresa ardua che richiede impegno e molta bravura. Per poterci riuscire occorre “vivere l’esperienza”, diventare un tutt’uno con la parte che si è chiamati a rappresentare e venire catapultati, per un momento, nel lontano 1942, anno in cui il campo di sterminio di Treblinka entrò in funzione.Le luci della sala si abbassano e una musica tombale rimbomba tra le pareti. Entrano in scena i cinque protagonisti che, senza preavviso, si esibiscono in una sorta di “coreografia di presentazione” che ha lo scopo di “caratterizzare” i personaggi ed il loro ruolo nella rappresentazione: una ragazza a cui viene tolta la libertà di parola, una donna che deve dire addio al suo sogno di attrice e una giovanissima appassionata di ballo alla quale vengono tarpate le ali fin troppo presto. Il militare delle SS Stangle, direttore del campo, invece, a dispetto della grande carica che ricopre, è combattuto tra la condizione lavorativa che lo costringe a rimanere in quel macabro luogo ed il suo desiderio nascosto di poter tornare a camminare tra le strade della città. L’ultimo personaggio, il nuovo direttore, è un giovane uomo che si dimostra subito consapevole dell’importante compito che gli è stato affidato, dal momento che procede subito con l’ordinare la costruzione di nuove camere a gas. Il “sadico bambolotto” ha anche in mente di far costruire una finta infermeria, in modo che i prigionieri credano di poter ricevere cura e assistenze sanitarie invece che andare incontro, come scopriranno, alla morte certa.

Durante lo spettacolo vengono messi in luce gli aspetti più brutali che caratterizzano la vita dei prigionieri nel campo. In primo luogo vi sono le sofferenze corporee causate dalla scarsità del cibo offerto, come nella scena in cui vengono lanciate a terra delle patate che le ragazze si affrettano a mangiare. La brutalità delle SS può essere invece ritrovata nel non aver nemmeno permesso a queste ultime di poter consumare quel misero pasto che sono state costrette a restituire. Altri aspetti che manifestano la ferocia a cui sono subordinati i prigionieri sono ad esempio lo sfruttamento della condizione femminile, dal momento che le ragazze non solo sono sottoposte ai lavori forzati, ma sono anche costrette a fungere da prostitute

 per le SS.

Durante la rappresentazione, le prigioniere vengono anche a conoscenza della sorte che toccherà loro: Treblinka non è un semplice campo di concentramento, è privo della consueta selezione tra abili e inabili al lavoro: una volta scesi dal treno, la direzione è sempre e solo la morte, e l’unico motivo per il quale alcuni gruppi di prigionieri sono tenuti in vita è il fabbisogno di manodopera per la costruzione di nuove camere a gas.

 

Durante la reclusione, le sofferenze delle prigioniere sono descritte come atroci, insopportabili e sadiche, questo perché gli attori si sono ispirati alla preziosissima testimonianza di uno dei pochi sopravvissuti allo sterminio di Treblinka, Yankel Yakov Wiernik, che nel suo libro “Un Anno a Treblinka” scrive:
«Gli abitanti di Wòlka, il paese più vicino a Treblinka, raccontano che a volte le urla delle donne erano così strazianti che l’intero paese, sconvolto, scappava nel bosco, lontano, pur di non sentire quelle grida lancinanti che trafiggevano gli alberi, il cielo e la terra. E che, di colpo, si zittivano, per ricominciare altrettanto improvvise, altrettanto tremende,  penetrare di nuovo nelle ossa, nel cranio, nell’anima […] Tre, quattro volte al giorno …»

È con queste stesse parole che l’oppositrice politica descrive la disumana condizione nella quale “vivono” i reclusi. Costretti a patire pene degne dell’inferno, la morte provocata dall’emissione del monossido di carbonio, più lenta e dolorosa rispetto a quella causata dal più diffuso e famigerato Zyklon B. L’utilizzo del già citato gas è inserito al termine dello spettacolo, nella scena in cui la giovane ragazza ebrea va incontro alla sua amara fine.

Nonostante l’altissimo tasso di mortalità del lager di Treblinka, esso non risulta tra i più tristemente famosi, questo perché i sopravvissuti furono più unici che rari, così come le testimonianze in merito alle atrocità commesse. Si stima che le vittime siano state tra le 700.000 e le 900.000 persone, un numero veramente elevatissimo se si considera che il campo rimase in funzione solo per 16 mesi.

A questo punto rimane da domandarsi se le cose raccontate in questa mattinata al cinema Politeama siano vere oppure false. Sicuramente di fronte a certe barbarie risulta più semplice chiudere un occhio e fingere che non sia mai accaduto nulla, ma così facendo dimenticheremmo tutto ciò che la storia ci ha insegnato e, posto che essa si ripeta sempre, almeno in merito ad alcuni avvenimenti faremmo bene ad aver imparato qualcosa.

Perciò, cosa c’era di vero?

Credo che l’unico modo per rispondere sia che tutto ciò che accade in teatro è finto, ma niente è falso.

Chiara Cantù  4 ^ DLS

Inciampare per ricordare

Pavia, 24 Gennaio 2019. Per commemorare la Shoah e le atrocità commesse dal Terzo Reichcontro gli ebrei, è stato rappresentato lo spettacolo ”Inciampare per ricordare”.

Nel suggestivo Salone Teresiano della Biblioteca dell’ Università della nostra città, nomi volti storie di donne e uomini deportati sono diventati inconsapevoli simboli di quello sterminio e a loro hanno reso omaggio Lucia Ferrati e Giuliano Del Sorbo: la prima con la potenza delle parole, il secondo con l’emozione della pittura. L’attrice ha letto testimonianze e documenti storici, recitato prose e poesie di Calamandrei, Calvino, Kolmar, Matacotta, Levi e Ungaretti; il pittore ha realizzato dipinti dal vivo per rievocare le presenze dei protagonisti del nostro passato.
Tra le numerose lettere molto toccanti, scritte nei campi di concentramento dai deportati, ha emozionato ricordare quelle di Clotilde Giannini, nata a Tornaco il 24 dicembre 1903. La donna, oramai consapevole del suo destino, scrisse al marito di non sperare in un possibile ritorno a casa e chiedeva di prendersi cura dei figli; ringraziava infine il marito per l’affetto ricevuto. Durante la narrazione, venivano proiettate fotografie della vittima e messaggi di solidarietà di amici e parenti, spesso toccanti.
Un altro argomento trattato durante la serata è stato la posa delle pietre d’inciampo dedicate a Max Herbert e Sigismondo Bick di cui sono state lette delle testimonianze. Erano arrivati a Landriano il 14 settembre 1941, decidendo di trasferirsi nella campagna pavese perché vicina a Milano, luogo dove avevano vissuto dal 1935 al 1938 e di cui avevano conservato un buon ricordo. Max e Sigmund, o Sigismondo, come era stato ribattezzato dalla gente del posto, erano due fratelli ebrei nati a Monaco, ma che arrivarono a Landriano direttamente dal campo di internamento di Ferramonti, a Tarsia, in provincia di Cosenza. Si trovavano lì perché internati un anno prima per ordine del regime fascista e destinati al soggiorno obbligato nella provincia di Pavia, in quanto non considerati «soggetti particolarmente pericolosi». I fratelli erano dei pittori di professione e lavorarono alla chiesa di San Vittore a Landriano. La sera del 30 novembre 1943 sparirono misteriosamente, all’insaputa di tutti. Si è certi che vennero arrestati e messi su un treno diretto al campo di concentramento di Auschwitz e da Auschwitz i fratelli non fecero più ritorno.
In seguito la narratrice ha ricordato un uomo forte e tenace, che non ha mai mollato: il suo nome era Carlo Pietra. Nato a Torre de’ Negri il 3 marzo 1923 , morì il 14 marzo 2010. Egli si battè contro i nazifascisti militando nella Brigata “Paride” sino a che, nel 1944, fu catturato. Liberatosi, egli tornò nel suo paese e divenne partigiano della Brigata Garibaldi, un simbolo della lotta contro il nazifascismo. Il fratello del partigiano ricorda ancora quando, nel 1945, la speranza di rivedere Carlo sembrava oramai svanita. Ma una notte accadde l’impensabile: sentì un rumore provenire dalle scale; si affacciò, lo vide e scoppiò in lacrime con un’emozione indescrivibile. “Per mio padre è stata davvero dura” dice la figlia di Carlo Pietra, Eralda, che racconta di come il padre sia sopravvissuto alla prigionia grazie ad un operaio della Lancia di cui sappiamo ben poco.
Una cosa però è certa: era sicuramente un uomo di cuore.
Lo spettacolo del 24 gennaio si è concluso infine con l’emozionante pittura dal vivo di Giuliano Del Sorbo che, in pochi attimi e con maestria, davanti agli occhi curiosi degli spettatori, ha dato vita a una gruppo di figure umane, vere e proprie personificazioni della sofferenza e del sacrificio. Partendo da un disegno preparatorio, aggiungendo prima il colore e poi sottraendolo con gesto sicuro e vigoroso, ha fatto emergere dalla materia un’opera d’arte.
L’intenso battere delle mani all’unisono di tutti i presenti concludeva uno spettacolo toccante e nello stesso tempo potente, nell’intento di ricordare a gran voce che ciò che è stato non dovrà mai più accadere!

Lorenzo Tavazzani e Yuri De Santis classe 2^ DLS

Rogoredo: tra carnefici e vittime

I protagonisti della tragedia infernale a cui ogni giorno și assiste in diretta a solo mezz’ora di treno da Pavia sono proprio i dipendenti dalle sostanze stupefacenti. Ma non solo.

Il bosco di Rogoredo, diventato una delle piazze di spaccio più estese del Nord Italia,  è paragonabile alla scena di un film: registi, attori, sceneggiatori, tutti impegnati a creare la scena della tragedia, proprio nel cuore della Lombardia, nella ricca e dinamica Milano. Proprio qui, nel boschetto che con un eufemismo qualcuno chiama parco, quotidianamente si inoltrano persone di ogni etá, genere ed etnia, tutti in cerca di ció che é diventato per loro una ragione di vita, gli stupefacenti.

Ciascuna di queste persone porta con sé una storia di vita: spesso abusi e violenze, altre volte un semplice ”volevo soltanto provare”  di ragazzini apparentemente con una vita normale, convinti di avere tutto sotto controllo ma privi della consapevolezza che sarà la droga a detenere presto il controllo su di loro. Vedendo e ascoltando le interviste che li mostrano come protagonisti, scopriamo il loro passato: dall’adulto che, rimasto disoccupato, cerca una fuga nell’ eroina al sedicenne di buona famiglia che si compra le dosi per il sabato sera ”per divertisi meglio”.

Un dato allarmante é la facilitá con cui ci si puó procurare una dose. Negli ultimi anni i registi del girone infernale hanno trovato il metodo di rendere le droghe ”alla mano di tutti”, creando mini dosi da 5 euro, 5 euro che distruggono una vita. Oltre alle mini dosi, inventano nuovi miscugli difficili da identificare anche per i cani antidroga; nuove varietá sempre piú letali perché sintetiche.

All’ interno del bosco si apre un mondo a noi sconosciuto, quasi un regno animale in cui gli spacciatori lottano per il miglior territorio, mentre i dipendenti sono vittime vulnerabili. Vittime sono anche i comuni cittadini che risiedono in un’ abitazione nei pressi del boschetto, perché giorno dopo giorno si rendono conto del fatto che nessuno comprerá mai una casa in quella zona; ma anche perché assistono impotenti al viavai dei disperati che și muovono dal boschetto di Rogoredo al centro di Milano, quasi che fossero due città senza altri canali di comunicazione se non quello fisico della metropolitana. Infatti i tossicodipendenti și recano nel centro del capoluogo lombardo,  in piazza Duomo o nelle vie care allo shopping, per chiedere l’elemosina e potersi acquistare la dose; mentre i passanti, provando empatia e pietá, si svuotano le tasche dagli spiccioli, ignari di alimentare la dipendenza in coloro che non hanno bisogno di soldi ma di vero sostegno. Ad occuparsene sono le svariate associazioni di volontariato e i servizi sanitari specializzati nella disintossicazione, l’ unica speranza per uomini e donne ridotti a zombie dalle droghe.

Giunti a questo punto c’é chi si pone la domanda se abbia senso pensare alla legalizzazione delle droghe nella convinzione che sia proprio l’ idea di andare contro la legge che spingerebbe molti adolescenti alla trasgressione, fino alla rovina o alla morte. Invece c’è chi, all’opposto, invoca l’intervento coercitivo dello stato e delle forze dell’ordine; mentre altri ancora chiedono progetti educativi convinti che solo la cultura e i grandi valori possano rendere immuni dalle false sirene.

Intanto gli abitanti di Rogoredo, e non solo, chiedono un risanamento dell’area degradata in cui ogni giorno prende vita come in un romanzo distopico il dramma del girone infernale.

Mihaela Dari  2^ DLS

La droga esiste, ma la gente chiude gli occhi.

Il giorno 11 gennaio 2019 alcuni esperti della Fondazione Maugeri di Pavia hanno tenuto un incontro all’I.T.I.S. Cardano su droghe “antiche” e “moderne”, sul loro abuso e sui  loro effetti.

Il dottor Locatelli, esperto del Centro Antiveleni della Fondazione, ha introdotto la spiegazione sulle sostanze psicoattive mostrando degli esempi di tele di ragni a cui  erano state somministrate delle molecole di vari tipi di sostanze stupefacenti: ecstasy, speed, LSD, marijuana e caffeina.

Voleva stupirci…e ci è riuscito! Infatti ci siamo resi conto che ognuna di quelle sostanze ha avuto effetti sui cervelli degli aracnidi, visibili attraverso la diversa struttura delle loro ragnatele: l’osservazione delle tele mostrava chiaramente ai nostri occhi che i loro neuroni erano stati inibiti analogamente a  quanto succede nell’uomo sotto l’effetto di quelle stesse sostanze.

Ci è stata poi mostrata una classifica delle 6 sostanze più abusate: alcool, fumo di sigaretta, marijuana, NSP, cocaina ed eroina; tutte piuttosto facili da trovare e tutte molto dannose, anche quelle apparentemente innocue.

In seguito sono state messe in evidenza le peculiarità dello spacciatore: fare soldi, fidelizzare, coinvolgere, proporre una vasta gamma di droghe e soprattutto essere avido e spietato. Proprio su quest’ultimo punto si fonda il guadagno tramite la contraffazione: si aggiunge zucchero alle pasticche, gesso alla polvere di coca o piante aromatiche essiccate alla cannabis, con l’unico scopo di accrescere il numero dei clienti e quindi i profitti.

Ma visti i danni irreversibili provocati dagli stupefacenti, cosa spinge le persone a farne uso?

I motivi possono essere più o meno gravi:  dai problemi familiari alla volontà di evadere dal mondo reale, dal desiderio di euforia all’emulazione degli amici per non rimanere esclusi dal gruppo. Ovviamente nessuna di queste ragioni è giustificabile; i problemi si possono risolvere parlando con i propri genitori, con amici fidati o eventualmente con uno psicologo…

Tornando all’argomento principale e cioè alla grande varietà di droghe disponibili, al fine di evitare problemi giudiziari, nell’ultimo decennio le organizzazioni criminali hanno sviluppato in laboratorio nuove sostanze psicoattive (NSP); si tratta di sostanze per lo più legali, che sono resistenti ai farmaci e i cui effetti sono ignoti. Esse non sono reperibili dal comune spacciatore, bensì attraverso  social media, siti internet o addirittura dal deep web. Le più diffuse sono i catinoni e i cannabinoidi sintetici che, nonostante vengano paragonati alla marijuana e alla pianta di khat, hanno effetti totalmente diversi e più duraturi: invece di rilassare, provocano forte confusione mentale, infarti o ictus; causano comportamenti aggressivi e, a tratti, anche animaleschi, invece di suscitare semplice euforia.

Il dottor Locatelli ha poi proiettato un cortometraggio molto originale realizzato dalla Scuola del Cinema di Milano per mostrare gli effetti devastanti delle droghe. Nel filmato un ragazzo viene spinto a provare diverse NSP; in seguito se ne pente, ma non riesce più a tornare indietro. La storia ci deve far riflettere su come sia facile perdersi e smarrire il senso della realtà.

In seguito, sono state presentate le esperienze di alcuni pazienti presi in cura dalla Fondazione Maugeri. Un primo caso rigurdava un diciannovenne in viaggio di maturità con un amico, che ha provato degli allucinogeni acquistati online, pensando che avessero un effetto blando; invece, poco dopo averli assunti, ha avuto terribili allucinazioni, una delle quali consisteva nell’avere le gambe chiuse in una valigia. Il ragazzo, nonostante le cure,  ha continuato a soffrire di sindrome post-traumatica da stress.

Un altro caso riguardava un giovane svenuto durante un party in spiaggia d’estate; portato d’urgenza all’ospedale in sala rianimazione, vi è rimasto per trenta ore prima di morire. Aveva ingerito circa mezza compressa di MDMA molto concentrata che aveva provocato l’aumento della temperatura corporea fino a 42°C, causandone il decesso.

Infine, il dottor Locatelli ha fatto una breve digressione sulle cosiddette “droghe da stupro”, la più diffusa delle quali è l’alcol, soprattutto se preso in grandi quantità in poco tempo; un’alternativa meno comune è quella delle benzodiazepine, ossia un farmaco per l’insonnia che i malintenzionati sfruttano per assopire le loro vittime e abusarne.

Da questo incontro possiamo dedurre che le NSP sono addirittura peggiori delle droghe “tradizionali”. A tal proposito, riteniamo che l’organizzazione di incontri  come questo sia molto utile ad aprire gli occhi alle persone e a farle riflettere su quello che comporta entrare nell’ orribile tunnel della droga. Secondo noi, le autorità dovrebbero essere più restrittive, effettuare controlli più rigorosi e non far finta di niente magari perché “si tratta solo di un po’ di erba”. Anche i genitori dovrebbero svolgere la loro parte, in particolare nel caso di ragazzi sotto la maggiore età, fase in cui, purtroppo, l’uso di droghe è molto più presente di quanto si immagini.

 

 

Claudio Clerici, Marco Di Silvio e Paolo Milasi  3°DLS

 

 

UN MURO INTORNO AL MONDO

Nel corso della storia i muri sono stati considerati un simbolo di separazione e di chiusura, barriere innalzate a protezione dalle paure reali o presunte, o semplicemente linee di demarcazione dei propri spazi di competenza. Anche tuttora, in un mondo dove l’inclusione sembra scontata, i muri continuano ad essere costruiti per tenere lontani popoli o culture, considerati diversi.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, che divideva in due parti non solo una città ma in realtà due mondi, nel 1989, l’epoca dei muri sembrava finita. Sembrava finalmente che avesse inizio l’epoca dell’apertura e della relazione. Purtroppo però non è stato cosi; infatti, come sempre più spesso si sente raccontare, Trump, il presidente degli USA, ha intenzione di costruire una robusta barriera al confine con il Messico, per evitare il passaggio illegale di migranti. Il presidente, non avendo ottenuto i fondi dal Congresso, ha provocato lo “shutdown”, ovvero la parziale sospensione delle attività amministrative dello stato mettendo in seria difficoltà migliaia di americani.

Trump però non è l’unico politico a progettare costruzioni di muri per separare nazioni vicine solo geograficamente; infatti anche l’Ungheria sta per costruire un muro che la separi dalla Serbia, sempre per evitare il passaggio di immigrati.

D’altronde oggi, nonostante il grande sviluppo messo in atto dall’umanità, sembra che si guardi al passato non per imparare dagli errori, ma quasi per ripeterli. Difatti nell’antico impero romano, si costruivano barriere, i limes, per evitare l’arrivo di popolazioni barbariche; in Cina venne costruita la Grande Muraglia che oggi è diventata un sito turistico di grande bellezza, ma che in passato serviva per tenere lontane le popolazioni mongoliche.

Anche la Corea, a seguito di una guerra, ha costruito una barriera per separare il Nord dal Sud; ma ancora più eclatante è il muro costruito per dividere la città di Belfast tra la parte cattolica e quella protestante.

I “muri” non sono sempre stati di mattoni e di metallo; infatti possono essere anche astratti e simbolici, come quello che si sta erigendo in Gran Bretagna, che con la “brexit” si chiuderà all’interno di un muro. Oppure, senza andare lontani, la nostra Italia che vuole chiudere i porti per evitare l’arrivo di migranti che scappano dalla guerra o dalla povertà per cercare aiuto.

Il muro è stato anche scelto come protagonista di libri, film o serie TV, come in “The great wall” un film che parla della muraglia cinese come ultimo baluardo tra il nostro mondo e un mondo di mostri.

E’ anche vero, però, che il muro non è solo una barriera. Certe volte è un luogo di ritrovo e di preghiera, come il Muro del Pianto sacro per l’Ebraismo, ultima parete rimasta dell’antico tempio di Gerusalemme distrutto dall’imperatore romano Tito.

Oggi, soprattutto noi giovani, sottovalutiamo la portata e le possibili conseguenze del “proliferare” di barriere e divisioni. I motivi sono diversi: forse perchè non siamo cresciuti all’ombra del muro di Berlino e percepiamo la sua caduta come un evento lontano ed estraneo, non come una conquista; forse perché la globalizzazione con le sue connessioni e le sue reti ci ha trasformati.

Ma non dobbiamo dimenticare l’insegnamento della storia: un muro è solo una costruzione, un muro rende solo più difficile l’incontro, ma non può fermarlo.

Non lo ha mai fatto.

                                                                                                         Simone Giri 2^ DLS

LIBERI DI CONOSCERE

CONOSCENZA:
/co·no·scèn·za/
sostantivo femminile
Dal latino cognoscentia, derivato di cognoscĕre ‘conoscere’
1. l’insieme di nozioni teoriche e pratiche risultanti dall’assimilazione ed elaborazione di informazioni durante un processo di apprendimento
2. Facoltà di percepire e di apprendere
Sinonimi:
apprendimento (s.f.), acquisizione di nozioni (s.f.), comprensione (s.f.), consapevolezza (s.f.), padronanza (s.f.), competenza (s.f.), esperienza (s.f.), cultura (s.f.), istruzione (s.f.), sapere (s.f.), coscienza (s.f.).
Ma cos’è veramente la conoscenza?
Qualcosa che non ci può essere detto da un dizionario, qualcosa che dobbiamo capire da soli.
La conoscenza è un diritto, il diritto di essere liberi, di scegliere per la propria vita e avere tutti i mezzi per farlo. Conoscenza è libertà, opportunità, autonomia.
In un mondo la cui forza di gravità ci tiene i piedi saldi a terra, la conoscenza è ciò che ci permette di tradire le leggi della fisica e volare dove ci portano le nostre ambizioni.
Perché, come scrisse Dante nei versi 119-120 del XXVI canto dell’ Inferno:
«Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.»
Proprio di questo si è parlato il 24 ottobre all’Istituto Tecnico Schiapparelli Gramsci di Milano che ha ospitato docenti e alunni di alcune scuole superiori, per aprire gli occhi agli studenti sul mondo della divulgazione delle informazioni.
Un tema molto vicino a noi ragazzi, a cui tuttavia non sempre si dà la giusta considerazione, poiché dato per scontato in una società in cui la tecnologia ci permette di varcare qualsiasi confine, o quasi.
Percepito inizialmente come un’ordinaria presentazione durante la quale ci si sarebbe aspettati di dover lottare contro le proprie palpebre per dare almeno l’apparenza di essere attenti, l’incontro si è rivelato più interessante e coinvolgente di quanto pensassimo, catturando la nostra attenzione e spingendoci a riflettere su alcune tematiche che possiamo sperimentare tutti i giorni. Ad aprire le danze è stato Massimo Esposti, seguito da Roberta Lissidini, con la presentazione del progetto “ULTIMA ORA – powered by Sky Accademy e Osservatorio Permanente Giovani- Editori”, un progetto in collaborazione con Sky TG24 che stimola sempre più adolescenti ad avvicinarsi all’arte dell’informazione con laboratori che implicano anche la produzione di brevi
video a tema giornalistico, al fine di rivoluzionare il modo di fare giornalismo.    A seguire, il cronista di Sky TG24 Luigi Casillo, Marco Ferrando del Sole 24 ORE con la presentazione del progetto “Young factor” e Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera.
L’incontro si è infine concluso con l’esposizione di Sofia Cremonesi e Gioele Strada, partecipanti del corso “L’arte di parlare in pubblico”, che si sono soffermati sui vari significati che i nostri gesti assumono durante un dialogo.
Insomma, un viaggio nel grande tunnel dell’informazione che ha messo un particolare accento sulle FAKE NEWS che popolano il mondo del web: una grande ragnatela su cui si può facilmente rimanere impigliati. Un discorso di ammonimento al fine di evitare che Cappuccetto Rosso venga ingannata e mangiata dal lupo cattivo, che ci ha messi in guardia dalle notizie false che ci
prendono per mano per condurci il più lontano possibile dalla conoscenza. Troppo spesso, infatti, vengono divulgate informazioni non veritiere, distorte e alterate che condizionano le persone per uno scopo più grande, come può essere una votazione elettorale o il commercio di un prodotto!
È importante quindi non credere a tutto quello che sentiamo dire o che leggiamo su siti poco affidabili, ma vitale è documentarsi e fare in modo di sfuggire alla morsa dell’ignoranza che cerca in tutti i modi di manipolarci.

Giulia Faccini, Riccardo Basso, Matteo Sangermano classe                                           3 DLS