INTERVISTA AL PROFESSOR SANDRO GALLOTTI: “GREEN PASS…PRO O CONTRO?”

Chi si vaccina, si avvicina!

Sandro Gallotti, docente di Chimica e Scienze presso il Liceo Scientifico delle Scienze Applicate G. Cardano di Pavia, nonché coordinatore di materia e responsabile del dipartimento liceale, si presta a fornirci la sua visione riguardo un tema molto attuale: green pass, pro o contro?

Individuando gli argomenti cardine del dibattito, abbiamo proposto al professore diverse questioni che ci hanno permesso di capire meglio il suo punto di vista e la situazione in cui viviamo.

Perché scegliere questo tema ormai a tutti tanto noto? La risposta è semplice: il Covid non solo è ancora al centro dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni, ma rimane tra le notizie principali di giornali e telegiornali. Certamente con la somministrazione dei vaccini e le misure di contrasto adottate dal governo in questi mesi, la pandemia causata dal virus COVID-19 si è in parte placata, anche se ancora oggi c’è bisogno di strumenti di prevenzione, quali green pass e dispositivi di protezione.

Incontriamo il prof. Gallotti in un’aula dell’ ITIS G. Cardano, il giorno 13 ottobre 2021, in occasione di questa intervista.

Cosa ne pensa dell’attuale gestione dei servizi tramite il controllo del green pass?

«Dobbiamo fare una distinzione tra servizi pubblici e servizi privati. Secondo me, i servizi pubblici non sono stati gestiti correttamente: per esempio il green pass dovrebbe essere controllato anche sull’autobus, per quanto possa essere scomodo e difficile, dato che anche durante una tratta breve c’è la possibilità di contrarre il virus.

Invece, a mio parere, a livello privato è stato gestito correttamente perché la richiesta di green pass tutela la collettività.»

La vaccinazione non è obbligatoria, ma in qualche modo viene sollecitata visto che i docenti, se vogliono espletare il loro lavoro, devono essere provvisti di green pass. Lei si è vaccinato? Si sarebbe comunque sottoposto a vaccinazione a prescindere dall’obbligo di green pass?

«Sì, avrei comunque deciso di vaccinarmi perché, come insegnante di scienze e come persona informata dei fatti, ritengo che il vaccino rappresenti comunque una difesa; può non essere efficace al cento per cento, ma evita risvolti traumatici e tragici nell’epilogo e nello sviluppo della malattia. Quindi avrei comunque ritenuto indispensabile questa decisione: sia per me che per mio figlio ho fatto per scelta le vaccinazioni non obbligatorie perché ritengo che la copertura vaccinale offra un vantaggio che la situazione senza vaccino non dà.»

Ritiene giusto che i non vaccinati, non in possesso di green pass, non possano accedere agli stessi servizi delle persone vaccinate, dotate di green pass?

«Io ritengo corretta questa scelta, semplicemente interpretando uno degli articoli della Costituzione italiana che salvaguarda la salute di tutti e,  di conseguenza, la collettività deve prevalere sull’interesse del privato.

L’obbligatorietà del green pass non è né una dittatura, né una privazione della libertà personale, ma una tutela della salute e sono pienamente d’accordo che prevalga quella pubblica.»

Secondo lei, si può fare affidamento su un vaccino così recente? Farebbe vaccinare i suoi figli con un vaccino ancora sperimentale?

«Effettivamente questo vaccino ha avuto delle tempistiche non conformi rispetto al normale, ossia di un solo anno, quando solitamente un vaccino impiega dieci anni di rito normale o cinque anni di rito abbreviato per essere somministrato in massa sulla popolazione.

Nonostante ciò, viste le certificazioni del vaccino, e la grave situazione pandemica, ritengo comunque il vaccino una scelta efficace.

Sono d’accordo a far vaccinare mio figlio, dopo i dovuti controlli ed esami, come ho fatto personalmente per la somministrazione delle dosi di Astrazeneca.

Bisogna però tenere presente che laddove c’è una reazione al vaccino, generalmente alle spalle vi è una patologia nel paziente.»

Pensa che in un futuro prossimo si potrà anche fare a meno del green pass?

«Probabilmente sì, se riusciremo a raggiungere il famoso “effetto gregge”. Tuttavia sono dell’avviso che, ora come ora, dovremo convivere con questo vaccino e i primi farmaci, per poi in futuro trattare il Coronavirus come un’influenza, con farmaci precisi che dovremo assumere per affrontare questa realtà anche senza l’uso del green pass.»

Cosa ne pensa dei no vax?

«Io parto dal presupposto che ognuno debba avere la propria libertà di pensiero; tuttavia non concepisco il dover limitare la libertà degli altri, a causa di una mia scelta .

Se si vuole, è possibile non vaccinarsi, ma bisogna essere consapevoli che ne conseguono delle limitazioni, nell’ottica della tutela della collettività.

Non ci si può rifiutare di fare il vaccino per principio, occorre razionalità…e non bisogna credere ai castelli di falsità creati sugli effetti del vaccino. Io rispetto tutti, ma per me prevale la sicurezza della collettività.»

Secondo lei il green pass è una limitazione dei diritti che possiede una persona?

«No, seguendo il filo conduttore che io ho deciso di seguire fin dall’inizio direi di no.

Il green pass è una tutela che hanno tutti i cittadini; se io voglio intraprendere un’attività devo tutelare chi sta di fianco a me.

Quindi per me il green pass è una garanzia dei diritti di tutti.»

Cosa ne pensa della decisione dello Stato di far ricadere la responsabilità di eventuali effetti collaterali sulla persona che si sottopone al vaccino?

«Questa scelta, in realtà, viste le tempistiche di validazione del vaccino, non mi sembra completamente corretta: è vero che si decide liberamente, ma in realtà non c’era molta scelta nella situazione tragica in cui ci siamo trovati.

Io avevo due prospettive: la prima, il vaccino che mi consentiva di non finire intubato in ospedale (nel peggiore dei casi); la seconda, il vaccino che mi permetteva di essere più protetto.

Quindi, per me, doveva esserci un “cinquanta per cento”, cioè una forma di tutela: io mi trovo di fronte ad una strada senza uscita, e se voglio avere salva la vita e proteggermi, sono obbligato a vaccinarmi: considerando la scarsa conoscenza degli effetti collaterali, e le scarse garanzie del caso, una forma di tutela sarebbe stata comunque gradita.»

Un’intervista formativa

Attraverso l’interessante e coinvolgente intervista al professor Gallotti, abbiamo capito che la sicurezza e la prevenzione in questo periodo sono elementi importanti nella nostra vita quotidiana, e dunque il vaccino è uno strumento di tutela verso noi stessi e gli altri.

Ringraziamo il professore per essersi dimostrato disponibile e per averci fatto acquisire nuove nozioni su questo tema molto delicato, importante e attuale.

S.Garibaldi, E.Novarini ( 2DLS) ,  F. Scola (2ALS)

Il valore del Tempo della Storia

L’importanza della Storia è qualcosa di imprescindibile nella vita degli uomini: la Storia è un bene culturale e umano; attraverso essa è possibile comprendere meglio i tratti dell’intera umanità e le azioni, individuali o collettive, che hanno portato a determinati avvenimenti.

Ma, di tutte le ragioni per cui la si dovrebbe studiare, la più valida è forse quella che essa ci consente di analizzare il presente attraverso la sua lente.

Questo è quello che si propone di fare il Tempo della Storia, un concorso offerto dall’omonima associazione culturale che interessa gli studenti del quarto e quinto anno delle scuole superiori della provincia di Pavia. Ogni anno si trattano alcune delle principali tematiche del Novecento, attraverso approfondimenti tenuti da docenti universitari, al termine dei quali è possibile partecipare ad un esame scritto e uno orale. Per coloro che superano entrambe le prove è previsto un viaggio della durata di una settimana in alcuni dei luoghi protagonisti del secolo passato, accompagnati dai medesimi professori.

Noi abbiamo partecipato alla passata edizione del concorso che, a causa della pandemia da Covid-19, ha avuto un’organizzazione particolare: le conferenze sono state caricate su YouTube e affiancate da lezioni su Zoom in cui era possibile rivolgere delle domande ai docenti. La selezione, in questo caso, comprendeva solo un esame orale che abbiamo sostenuto da remoto.

Il periodo storico su cui si è basata la nostra prova è stato “Dall’avvento del nazismo in Germania alla caduta del Muro di Berlino (1933-1989)” e, per noi e gli altri vincitori, il viaggio studio, che si dovrebbe svolgere nei prossimi mesi, avrà come mete Vienna, Cracovia e Auschwitz.

Partecipare al Tempo della Storia non solo ti dà la possibilità di fare un’esperienza all’estero visitando nuovi luoghi, ma anche di conoscere quegli aspetti della storia del Novecento che nei programmi scolastici vengono spesso trascurati, ma che ancora oggi influenzano profondamente il nostro quotidiano; inoltre, affrontare una prova di questa tipologia fornisce una prima esperienza di esame universitario davanti ad una commissione che valuta esclusivamente la prestazione di quel momento.

Per entrambi il concorso è sembrato un ottimo stimolo anche in vista della quinta superiore, durante la quale affronteremo lo stesso periodo storico. Durante il nostro percorso di studio ci troveremo consapevoli, quindi, non solo del quadro generale, ma anche di quegli aspetti apparentemente secondari che più hanno caratterizzato e influenzato il corso della Storia contemporanea. Abbiamo apprezzato le tematiche affrontate e come sono state presentate, la possibilità di riascoltare le conferenze è stata di grande aiuto per comprendere al meglio gli argomenti in vista dell’esame. Affrontare una prova di questa portata non è semplice ma con impegno e studio, e soprattutto pensando al viaggio, la vittoria può essere a portata di chiunque e la soddisfazione che ne consegue, credeteci, è impagabile.

Davide Ferrari, Francesca Viola  –  5BLS

PREMIO ASIMOV 2021

Il “Premio Asimov” è un riconoscimento riservato ad opere di divulgazione e di saggistica scientifica particolarmente meritevoli e di recente pubblicazione. Esso vede come protagonisti sia gli autori delle opere in lizza sia migliaia di studenti italiani, i quali decretano il vincitore con i loro voti e con le loro recensioni, a loro volta valutate e premiate.

L’iniziativa intende avvicinare i giovani alla cultura scientifica, attraverso la valutazione e la lettura critica delle opere in gara. Nasce da un’idea del fisico Francesco Vissani, che si è ispirato ad analoghi progetti della Royal Society. Inizialmente istituito dal Gran Sasso Science Institute (GSSI) dell’Aquila, grazie alla collaborazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e di molte altre realtà scientifiche, si qualifica oggi come Premio di livello nazionale.

L’attività, intitolata allo scrittore Isaac Asimov, autore di opere di divulgazione scientifica oltre che di svariati romanzi e racconti, prevede da parte degli studenti un percorso di analisi e recensione delle opere in gara, che è riconosciuto come Percorso per le Competenze trasversali e per l’Orientamento (PCTO), previa certificazione degli Enti organizzatori e delle scuole aderenti.

Nell’anno scolastico 2020/21 il Cardano ha aderito all’iniziativa, ormai giunta alla sua sesta edizione, con più di 80 studenti che si sono cimentati con la lettura di una delle seguenti opere:

“L’albero intricato” di David Quammen

L’ultimo Sapiens. Viaggio al centro della nostra specie” di Gianfranco Pacchioni

La natura geniale. Come e perché le piante cambieranno e salveranno il nostro pianeta” di Barbara Mazzolai

L’ultimo orizzonte. Cosa sappiamo dell’universo” di Amedeo Balbi

Imperfezione. Una storia naturale” di Telmo Pievani

Gli studenti, inoltre, hanno partecipato in streaming alle presentazioni e alle discussioni relative alle opere; poi si sono dedicati alla scrittura della recensione, che doveva essere inviata entro il 20 marzo 2021.

La giuria degli studenti ha decretato vincitore del Premio Asimov 2021 “L’ultimo orizzonte” di Amedeo Balbi; la Commissione scientifica, formata da un team di docenti sia universitari che della scuola secondaria di secondo grado, ha individuato a livello nazionale e regionale le migliori recensioni. Per quanto riguarda il nostro istituto, i punteggi più alti sono stati assegnati agli studenti:

Filippini Sara 4 DLS, punteggio 8.50
Beltrame Lucia 5 BC, punteggio 8.33
Baldini Riccardo 4 BI, punteggio 8.33

Riportiamo di seguito le loro recensioni.

1. Filippini Sara 4 DLS La natura geniale. Come e perché le piante cambieranno (e salveranno) il nostro pianeta di Barbara Mazzolai, Edizioni Longanesi

Barbara Mazzolai è una brillante scienziata toscana laureata in biologia, esperta di microbiorobotica e una pioniera nella realizzazione di robot ispirati al mondo vegetale.
Con “La natura geniale” ci guida, attraverso storie e robot sorprendenti, in una caccia al tesoro nel mondo della Natura perché “la Natura può insegnarci tanto, basta guardarla con occhi diversi, cercando la luce speciale che la rende unica. E imparare a rispettarla”.
Scopriamo così che bioispirazione significa studiare il mondo naturale per capirne i meccanismi e tradurli in nuove creazioni innovative. Il celebre ingegnere Gustave Eiffel si ispirò alla struttura dell’osso del femore umano per costruire l’impianto intrecciato della sua famosa torre di ferro, risolvendone il problema della stabilità. Altri inventori si sono ispirati al regno vegetale trovando soluzioni tecnologiche innovative come il velcro oppure le vernici autopulenti.
L’autrice studia la natura per capirne i meccanismi e tradurli in nuove tecnologie artificiali al servizio dell’uomo e a tutela della Natura stessa. I primi robot sono entrati nelle fabbriche per automatizzarne la produzione, mentre oggi viviamo nell’era dei robot impiegati fuori dalle fabbriche, nel mondo reale. La maggior parte di essi sono ispirati al Mondo Animale e il loro scopo è assistere l’uomo nei lavori domestici ma anche in chirurgia oppure nell’esplorazione o nel salvataggio.

La geniale novità di Barbara Mazzolai, di cui è pioniera, è pensare alle piante come fonte di ispirazione in robotica. Lei e il suo gruppo di ricerca si sono incamminati lungo il sentiero di studio e scoperta del Regno Verde lasciandosi ispirare e commuovere dall’eleganza e dalla maestosa inventiva della Natura e delle sue leggi.
Benché molti le considerino organismi passivi, le piante non lo sono affatto. Hanno colonizzato la Terra prima dell’uomo e si sono perfettamente adattate all’habitat. Le piante si muovono attraverso la crescita, interagiscono, comunicano con le altre piante e con gli animali; la loro comunicazione avviene nel sottosuolo, nel “wood-wide-web”, dove creano reti sotterranee.

L’autrice è stata la prima scienziata al mondo, insieme ai suoi collaboratori, ad inventare il “Plantoide”, un robot ispirato alle radici delle piante, utile per l’agricoltura perché analizza il terreno fornendo informazioni sulla sua composizione, sulla presenza di acqua o di sostanze nocive, a basso consumo e non inquinante. Il suo cervello è nei sensori delle sue radici, che crescono da sole grazie a delle micro-stampanti 3D collocate negli apici. Anche le foglie sono ispirate alle piante e rispondono al tatto, all’umidità e alle temperature.

Il Plantoide è un dimostratore di tecnologia, creato per il monitoraggio del suolo, che in futuro potrebbe essere utilizzato nello spazio per le sue capacità di ancoraggio e di adattamento oppure in medicina per l’endoscopia nel cervello.

“La Natura geniale”, pur essendo un saggio di divulgazione scientifica, è accessibile a tutti per il linguaggio semplice e chiaro; è un libro che coinvolge, affascina e invoglia alla lettura perché è ricco di notizie interessanti, di curiosità e di nuove scoperte straordinarie. È un invito a guardare cosa accade nello stupefacente mondo vegetale.

L’autrice mi ha contagiata con il suo entusiasmo per gli alberi, che sono una fonte inesauribile di insegnamenti, mi ha dato l’opportunità di leggere un libro che mi ha piacevolmente meravigliata e appassionata.

2. Beltrame Lucia 5 BC Imperfezione. Una Storia Naturale” di Telmo Pievani, Raffaello Cortina Editore

Ho scelto di leggere “Imperfezione. Una Storia Naturale” poiché ho trovato da sempre affascinante il tema delle imperfezioni degli uomini, in quanto esseri volubili e a loro modo unici.
Nella prima parte del testo sono rimasta incredibilmente affascinata dall’idea che il mondo in sé, così come l’uomo, possa essere frutto di un concatenarsi casuale di piccole anomalie fino a diventare un’entità autonoma come quella che conosciamo oggi giorno.

È interessante riflettere sulla concezione che un insieme tanto infinito di variabili possa concretizzarsi in una realtà tanto scontata a volte, da neanche rendersi conto di quanto, per una minima differenza, sarebbe potuta essere diversa. Per non parlare di come questa serie di minuscole “imperfezioni” possa aver portato ad una vita tanto fitta di regole e schemi dall’essere quasi in un equilibrio “perfetto”.
L’autore di questo libro è riuscito, senza ombra di dubbio, a farmi riflettere su argomenti di cui conosciamo l’esistenza, ma di cui spesso non ci fermiamo a comprendere la maestosità. L’idea che il concetto stesso di vita possa essere nata da minuscole creature batteriche marine e che possa essersi sviluppata fino agli ecosistemi che oggi conosciamo, è una delle prime lezioni di scienza che da bambini seguiamo alle scuole elementari, e al contempo quella che ci sembra più lontana da concepire. Trovo che l’autore sia stato incredibilmente persuasivo nel trascinarmi in una lettura su un tema già familiare, ma riuscendo comunque a portarmi ad osservare i legami che intersecano ogni essere vivente sotto una luce diversa.

La conclusione del libro, pur essendo abbastanza prevedibile nello svolgersi dei capitoli, è comunque degna di nota in quanto riassume elegantemente la tesi del testo, ovvero che l’uomo in quanto prodotto di un’evoluzione imperfetta non può essere considerato “una macchina perfetta” e di conseguenza nemmeno tutte le specie che parallelamente si sono evolute con lui. È soprattutto intrigante pensare come nella società moderna siamo spesso portati a pensare all’evoluzione della nostra tecnologia piuttosto che di noi stessi. Si dà per scontato che l’uomo abbia raggiunto l’apice della perfezione senza fermarsi e domandarsi cosa potrebbe aspirare a diventare, e cosa veramente significa la perfezione.

Per riassumere tutte le ragioni per cui, a mio parere, sia utile la lettura di questo libro, vorrei sottolineare come l’autore riesca a stare abilmente sul filo che separa la riflessione filosofica dall’esposizione scientifica, senza sembrare mai troppo scontato e al contempo risultare altamente brillante nelle sue supposizioni.
Questo testo è stata una lettura molto stimolante, che mi ha portato a pormi delle domande esistenziali di cui sicuramente farò tesoro e che consiglierò ai miei conoscenti

3. Baldini Riccardo 4BIL’ultimo orizzonte. Cosa sappiamo dell’universo” di Amedeo Balbi, Edizioni UTET

Saggio di divulgazione scientifica Autore: Amedeo Balbi, astrofisico, saggista e divulgatore scientifico che si occupa principalmente di cosmologia. Nel 2015 ha ricevuto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica, per il libro Cercatori di meraviglia.

“Cosa sappiamo dell’Universo?” è soltanto una delle numerose domande con cui Amedeo Balbi cerca di attrarre, coinvolgere ed incuriosire il lettore del suo ultimo libro. L’argomento, sicuramente, non è dei più semplici, ma da sempre è al centro delle riflessioni del mondo della scienza, pronta a rapportarsi con ciò che non conosce.

L’autore, dividendo il libro in quattro parti, accompagna il lettore, quasi conducendolo per mano, non con l’intento di sfoggiare il sapere, ma di “guidarlo” nella comprensione di fenomeni apparentemente incomprensibili.

“Perché esiste il mondo?” Nella prima parte si affrontano i temi della creazione di tutto, le convinzioni che si hanno riguardo a ciò che ci circonda. Si comprende da subito l’originalità con cui viene trattato l’argomento, che lascia ampio spazio alla riflessione personale.

Il discorso scivola veloce verso la seconda parte dove, capitolo dopo capitolo, ci si avventura in sentieri che, come dice l’autore ”sono stati battuti più recentemente”. Con pagine dedicate alla teoria di Thomas Bayes, ci si interroga sulla possibilità di valutare correttamente un’ipotesi scientifica, sulla base di osservazioni che saranno sempre incomplete, perché in continua evoluzione. Sono righe che si seguono con curiosità, desiderosi di scoprire novità interessanti: un effetto sicuramente voluto dall’autore.

Nella terza parte ci si interroga sui limiti della conoscenza umana. Il lettore si trova piacevolmente “imprigionato” in concetti complessi, spiegati in modo comprensibile, senza però semplificare troppo: è un segno di fiducia e di stima che Balbi ha nei confronti del suo pubblico che, portato ad affrontare la complessità di un argomento, viene conquistato e meravigliato dalla possibilità di comprenderne la spiegazione.

“E tu come lo sai?” Così si conclude la quarta parte che considera il limite del potere d’indagine della scienza, accettando il fatto che possano esistere domande senza risposta, che sono il punto di partenza per altre ancora che si susseguono.

Lettura interessante, che fluisce piacevolmente nonostante la complessità dell’argomento, condotto con frasi brevi e parole scelte in modo accurato per farsi leggere e creare empatia. Lo stile chiaro e lineare, l’ordine delle informazioni aiutano il lettore a procedere senza bisogno di rileggere le righe precedenti. Un libro per chi ama la cosmologia, ma anche per chi vuole continuare ad imparare. Uno strumento attuale, carico di originalità che stimola la riflessione, la comprensione dell’origine di tutto quanto ci circonda e che da sempre ci affascina e ci stupisce, ma su cui non smetteremo mai di interrogarci.

La mia valutazione complessiva del libro equivale a nove.

SOCIAL NETWORK e COMUNICAZIONE

La parola social è entrata prepotentemente nel vocabolario quotidiano e, più volte al giorno, un numero crescente di individui utilizza i social come luogo di condivisione e scambio di informazioni, esperienze, opinioni.

L’affermazione dei social network ha influenzato il modo in cui la gente legge, apprende e condivide contenuti, cambiando radicalmente il modello di comunicazione tipico dei media tradizionali (radio, stampa, televisione): il messaggio non è più del tipo “da uno a molti”, cioè prevalentemente monodirezionale, ma di tipo “peer”: più emittenti, alto livello di interazione.

Questo cambio di modello comunicativo è diventato molto popolare perché permette alle persone di utilizzare il web per stabilire relazioni; la comunicazione è divenuta veloce, ampia e diffusa, basata sull’uso della persuasione.

Lo strumento è straordinario, ma chi lo usa commette spesso e volentieri degli errori. Non è la prima volta che l’uomo crea qualcosa di meraviglioso, ma poi lo usa in modo inappropriato.

E così i social possono trasformarsi in un’arma pericolosa in mano a persone con scarsa coscienza.

In questo VIDEO Valentina Careri, studentessa della 4 DLS, con l’ausilio di SpeedArt racconta il suo pensiero a proposito dei social network. SpeedArt è una tecnica che fonde diverse discipline, quali disegno-colorazione-cinematografia-musica-grafica digitale, permettendo di riprendere se stessi e  velocizzare l’attività svolta.

Buona visione!

Ma … lei è Alessandro Volta?! Piacere … Classe 2^E_LS.

Stemma della famiglia Volta

L’anno scorso il giorno 11 febbraio 2020 la classe 1^E-LS del nostro istituto con la Prof.ssa Citta (Matematica) e la Prof.ssa Baruto(Fisica), si è recata al museo dell’Università di Pavia.

Qui abbiamo preso parte e osservato numerosi esperimenti di fisica, in particolare riguardanti la pneumatica e l’elettrostatica.

Gli esperimenti sono quelli degli emisferi di Magdeburgo; l’acqua che bolle sotto la campana di vetro sottovuoto a temperatura ambiente; i palloncini ed i marshmallow che si espandono nel vuoto, abbiamo assistito a 5 dolcetti che si gonfiano! L’elettrizzazione di gruppo: la Prof.ssa Falomo ha trasmesso a noi, che ci tenevamo per mano, una leggera scossa (era questo un divertente gioco di società già nel 1700); i coriandoli che volavano attratti dall’elettricità statica, come se qualcuno usasse la telecinesi.

Ci ha meravigliato vedere ed usare strumenti antichi, la cui età era riconoscibile dalla rifinitura in legno, dalla semplicità delle loro componenti e dai materiali utilizzati. In quella giornata al museo ci è stato permesso di provarli tutti e fare di persona molti esperimenti.

Purtroppo a causa dell’emergenza COVID-19 e del conseguente lockdown, siamo rimasti in una fase di stallo per quasi un anno e non abbiamo potuto far visita nuovamente al museo per approfondire ulteriormente lo studio di quegli esperimenti e osservarli in ogni loro sfaccettatura.

Tuttavia siamo riusciti, come classe, a continuare il nostro cammino sulla strada della “fisica con Volta” con la famigerata didattica a distanza (DAD), organizzandoci in gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha scelto un esperimento da trattare e approfondire, tramite gli strumenti di meeting online come Zoom e Google Meet.

Questo progetto ci ha accompagnato tutto l’anno sviluppandosi man mano che ci venivano date diverse e nuove indicazioni dalle docenti, specialmente dalla prof. di Matematica che, visionando tutto il materiale che preparavamo, ci arricchiva di suggerimenti tecnici per creare dei prodotti ottimali.

Il primo passo del progetto è stata la preparazione di alcuni video esplicativi nei quali raccontavamo gli esperimenti da noi condotti al museo tramite l’utilizzo di fotografie, video girati al museo e voci fuoricampo che spiegavano il funzionamento di tutti gli strumenti e i procedimenti da noi seguiti per la realizzazione. Quasi in contemporanea ci siamo dedicati alla realizzazione di podcast e card virtuali, concentrandoci non solo sull’esperimento in sè ma anche su tutta la storia alle spalle di questi oggetti .

Statua di Alessandro Volta in uno dei cortili del Palazzo Centrale dell’Università di Pavia

Non potendo fare visita al museo, abbiamo preso parte ad una lezione a distanza con la Prof.ssa Falomo, la Prof.ssa Bernardi, la Prof.ssa Citta e la Prof.ssa Baruto  nella quale ci è stata illustrata la figura di Alessandro Volta, la sua disputa con Galvani. E ultimo ma non meno importante, ci hanno anche spiegato come costruire in maniera artigianale e casalinga una pila di Volta utilizzando strumenti reperiti in casa come monete da 5 centesimi, un foglio di carta stagnola, un panno in microfibra, del succo di limone e, per verificarne il funzionamento, abbiamo utilizzato un LED colorato datoci dalla Prof.ssa Citta.

 

Grazie a queste esperienze ci è stato proposto di partecipare al concorso Policultura: in questa sede ogni gruppo ha presentato il video riguardante l’esperimento scelto inizialmente e il video su Alessandro Volta. Per poter partecipare abbiamo dovuto tagliare e modificare leggermente i video per soddisfare i requisiti imposti dal concorso.

Ecco il link alla narrazione: http://www.1001storia.polimi.it/concorso/policultura2021/p_4754

Quest’attività, proposta dal Politecnico di Milano, consiste nella creazione di una narrazione multimediale su un tema a scelta. Tutte le narrazioni sono state pubblicate sul sito di questa università.

Come passo finale la nostra classe prenderà parte anche al progetto Scienze Under 18, che di solito si svolge al Castello Visconteo di Pavia, ma quest’anno si terrà online nel mese di maggio causa pandemia.

Di seguito il link al canale dei video partecipanti:

http://www.youtube.com/channel/UCXlUMZbtW_dcbzsRR6N3-7w

Qui la classe presenta tre video, più precisamente: uno sulla descrizione dei singoli esperimenti eseguiti al museo, un dialogo con Volta e un video sulla realizzazione della pila “casalinga”.

Per selezionare i video che avrebbero partecipato al concorso, ci è stato chiesto di votare i video di tutti i gruppi.

Per la pandemia, abbiamo fatto questo lavoro a distanza senza poterci confrontare dal vivo, quindi abbiamo perso quella parte di contatto umano che caratterizza un lavoro di gruppo. Oltre a questo, è senza dubbio più difficile scambiarsi idee e pareri, lavorando anche in modo meno efficiente e impiegando più tempo.

Svolgendo un progetto a distanza, in molti casi, si perde anche tutto quell’entusiasmo che deriva dal lavorare con i propri amici.

Lavorare a distanza è difficile, ma siamo fiduciosi che questa situazione si risolva nel più breve tempo possibile.

Come ultimo step, siamo qui tutti insieme a scrivere questo articolo di giornale nel quale descriviamo quest’esperienza costruttiva e interessante dove abbiamo scoperto e approfondito nuovi campi e conosciuto nuovi personaggi come Alessandro Volta.

Giunto cardanico

Classe 2^ELS

 

PAURE

 E’ passato ormai un anno dal primo caso di Covid apparso in Italia. Tanti sono stati i problemi che tutti noi, giovani e adulti, abbiamo dovuto affrontare. Questo ha comportato disagi emotivi e psicologici, soprattutto per noi adolescenti, che in quest’età iniziamo a capire, a scegliere che uomo e che donna vorremmo essere, un periodo accompagnato da insicurezza e domande esistenziali. La pandemia ha gettato benzina sul fuoco dell’adolescenza.

Molti ragazzi affrontano queste problematiche cercando soccorso nell’alcol o nelle droghe, altri si isolano nella loro cameretta; c’è chi, addirittura, arriva a fare scelte drastiche come togliersi la vita o sfidare la morte. Sono  modi diversi per affrontare problemi comuni a tanti di noi: la solitudine, la paura di un futuro incerto, l’ansia e il timore di essere giudicati. Non tutti abbiamo lo stesso carattere; ci sono ragazzi più fragili e sensibili, che fanno fatica a rialzarsi ed affrontare i problemi che la vita impone. Più certe tensioni vengono accumulate, più c’è il rischio di scoppiare e prendere decisioni sconsiderate; anche il rischio di cadere in un pozzo senza fondo, la depressione, è molto alto e, se non si interviene in tempo, diventa difficile da curare. Per fortuna molti adulti hanno notato che non sono i soli a vivere in una situazione di disagio, perciò si sono mossi a nostro favore proponendo incontri con lo psicologo e sportelli d’ascolto. Quando le scuole non sono più state in presenza ma in didattica a distanza, la possibilità di avere rapporti sociali si è drasticamente ridotta; per alcuni, poter incontrare i propri coetanei in un ambiente scolastico era un’ancora di salvezza, ma quando non é più stato possibile, la solitudine si è fatta sentire e, per chi non era abituato a stare da solo con i propri pensieri, paure, insicurezze, è stato difficile sopportare la sofferenza.

Personalmente ero già abituato alla solitudine; fin da piccolo avevo pochi amici perché ero e sono un ragazzo insicuro, sono sempre stato sovrappeso, ero abituato ad essere preso in giro; anche il fatto di essere straniero, e quindi “diverso” dagli altri, fin da piccolo mi ha portato ad avere pochissimi amici. Ad oggi non è cambiato molto e, anche se durante il primo lockdown sono riuscito a raggiungere l’obiettivo di dimagrire, la paura di non essere adeguato mi accompagna sempre.

Ci siamo trovati di colpo davanti a un muro insormontabile, senza poter più esprimere noi stessi; se non possiamo fare nuove esperienze, non impariamo e non modelliamo il nostro carattere. A volte mi sento come un foglio bianco, vuoto, senza utilità e solo, con tanta paura per il futuro. Prima o poi si ha un crollo, ed il problema é che non possiamo mostrarlo perché ci renderebbe fragili agli occhi altrui. Ma per cosa? Perché non vogliamo essere uguali a tutti gli altri, non vogliamo fare parte del “gregge di pecore” che la società ci impone?

E’ brutto sentirsi diversi e non capiti, è brutto dover mentire a se stessi e agli altri, indossare  una maschera; tutti lo facciamo e nessuno lo ammette, tutti fingiamo: siamo diventati talmente bravi a recitare da non distinguere più noi stessi da ciò che fingiamo di essere.

PS: sono confuso.

Reginaldo Hasa  3^ BC

Indagine sull’uso dei social network al “Cardano”

I social sono ormai un aspetto “fondamentale” della nostra quotidianità digitale. Chi vuol essere all’avanguardia, che si tratti di ambito lavorativo o di ambito personale, deve avere almeno un profilo social.

Le piattaforme vengono usate tutti i giorni per motivi diversi tra cui, il più importante, quello di comunicare con altre persone che siano estranei, “conosciuti” attraverso un smartdisplay, o già conoscenti ma distanti.

L’uso dei social per la comunicazione e per l’intrattenimento, in qualche modo ha, per tutti, aumentato progressivamente l’attività   online nel periodo della pandemia, data l’impossibilità di poter stare fisicamente vicino ad altre persone.

 È proprio per questo che la classe 4^ELS, spinta dalla curiosità, e accettando una proposta di attività didattica multidisciplinare di informatica, matematica, educazione civica, ha realizzato un questionario per un’indagine statistica che grazie ai professori aderenti è stato distribuito a diverse classi, dalle prime alle quinte.

Lo scopo del questionario è proprio quello di “indagare” sul rapporto che gli studenti hanno con le piattaforme social in generale e sulle loro preferenze.

Di seguito   un video che restituisce i risultati del questionario: le risposte (rimaste anonime nel rispetto della privacy degli alunni) vengono analizzate e commentate.

 

Mariana Cretu 4ELS

Dal Cardano alla Microsoft, al MILLE per cento

Incontro con Matteo Mille di Microsoft Italia

Matteo Mille, ex studente dell’Itis Cardano, responsabile marketing and operation per Microsoft Italia, manager affermato che ha girato il mondo, torna virtualmente nella sua vecchia scuola.

Lo abbiamo incontrato venerdì 21 maggio, durante una video conferenza a cui hanno partecipato cinque classi dell’istituto.

Partendo dalla piccola e provinciale Pavia, Mille ha lavorato per alcune delle più importanti aziende del settore tecnologico, come Italtel, Sun Microsystems, McKinsey, Syntek Capital, Telecom e, da circa quindici anni, Microsoft.

Alla base del suo successo, dice, c’è sicuramente la curiosità, che lo ha spinto ad affrontare nuove e “temibili” esperienze, come andare a vivere ancora ragazzino negli Stati Uniti, da una zia, per imparare
l’inglese;  accettare un’offerta di lavoro in un’azienda nuova ma capace di offrire molti stimoli professionali; oppure trasferirsi dall’altra parte del mondo senza conoscere la cultura del Paese. Insomma, carpe diem.

E alla domanda più ovvia di fronte a una vita piena di bivi eppure così ricca di successo, ovvero “Come ha capito la strada da seguire?”, Mille ha risposto nel modo più sincero possibile: “de panza”, seguendo  l’istinto.

Alla base della sua formazione sembra trovarsi una scuola che era tra le più innovative d’Italia, all’epoca, ovvero l’indirizzo di robotica sperimentale del Cardano: insomma, quello che poteva essere o un azzardo o la scelta migliore possibile.

In realtà, però, Mille parla della scuola come di una ricetta: “A scuola impari le basi, come vuoi condire il tuo piatto lo decidi dopo: con l’università o facendo esperienze di altro tipo. A scuola impari come cuocere la pasta, il metodo”.

Gli è stato chiesto se cambierebbe qualcosa della sua vita: no, rifarebbe tutto, dalla decisione coraggiosa di trasferirsi a 13 anni negli USA, lontano dai genitori, alla scelta di frequentare il Cardano, al trasferimento per 7 anni a Singapore.

Mille ha invitato ad essere aperti ad ogni sfida, a non aver timore di fronte alle novità. Suggerisce di lavorare con ardore, di essere disponibili ad evolvere, ma anche di rimanere autentici, di essere disposti ad apprendere e a conservare uno spirito curioso.

E in questo, afferma, sono state di fondamentale aiuto anche gli incontri  fatti durante i suoi anni di vita. Circondarsi di persone carismatiche, interessanti e intraprendenti è importante al pari di uno studio universitario per la crescita della persona.

Si può dire, perciò, che l’arricchirsi a vicenda sia la chiave del progresso, e lui stesso afferma di imparare ancora molto da colleghi con meno anni di esperienza sulle spalle.

In sostanza, un uomo che ha continuato a coltivare le sue passioni, raggiungendo grandi risultati.

Ma non finisce qui, perché Matteo Mille non si ferma, non si accontenta e procede spedito come una locomotiva verso nuove esperienze, nuovi obbiettivi da raggiungere.

Prossima fermata? La collaborazione nella realizzazione del primo Region Datacenter Microsoft in Italia.

Roberta Basile 5DLS
Giulia Faccini 5DLS
Alessio Maggi 5CLS

Agenda 2030 secondo la 5ALS

L’introduzione dello studio di Educazione civica ci ha dato l’opportunità di approfondire tematiche specifiche individuate da ognuno dei nostri insegnanti in attinenza con la propria materia.
In particolare la classe 5 ALS con la professoressa Giancarla Ricotti, insegnante di Scienze naturali, ha avuto modo di conoscere ed analizzare l’iniziativa Onu chiamata “Agenda 2030”. Si tratta di un progetto che sottolinea l’insostenibilità di un’economia mondiale basata solo sull’ interesse economico, a scapito di popoli ed ambiente.

L’agenda 2030 si pone 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e 169 sotto-obiettivi, da attuare a livello mondiale entro l’anno 2030, che mirano a combattere la povertà e le diseguaglianze e ad uno sviluppo sociale ed economico sostenibile, affrontando anche tematiche ormai non più trascurabili come il cambiamento climatico e la pace in ogni paese del mondo. La proposta della professoressa Ricotti ha dato ad ognuno degli alunni della classe la possibilità di scegliere e di esporre in maniera mirata alcuni di questi “goals” ed ha portato al coinvolgimento di tutti gli alunni in un dibattito che ha aiutato a rendere ognuno più consapevole di ciò che serve per garantire a tutti un futuro migliore.
Di seguito vi presentiamo alcuni dei nostri lavori.

The Great Green Wall
The Great Green Wall
Educazione equa ed inclusiva
Rispetto verso la vita

 

Chi è e cosa fa l’Ethical Hacker?

Nella mattinata del 18 marzo 2021 la nostra classe ha avuto un video-incontro con il dott. Lorenzo Grespan,  che ci ha spiegato in che cosa consiste il suo lavoro di Ethical Hacker (Hacker Etico) presso un’azienda situata nel Regno Unito.

L’Ethical Hacker è sempre più ricercato dalle aziende di tutto il mondo, in quanto è un professionista informatico nell’ambito della sicurezza.

Al termine hacker si associa, in genere, un’immagine negativa: è visto come un pirata della rete, una figura ambigua che manomette i sistemi o si appropria di file per scopi malevoli.

Gli hacker “buoni”, “etici” o “White Hat si distinguono, invece, dai pirati informatici o “crackerperché, al contrario di questi, operano a beneficio di aziende, enti e organizzazioni.

Essi vengono, infatti, autorizzati da quest’ultimi per effettuare i propri attacchi a reti, infrastrutture informatiche e siti web: questa autorizzazione garantisce la legalità delle loro attività di hacking.

Lo scopo è quello di identificare e risolvere eventuali vulnerabilità e migliorare, così, la sicurezza e la buona funzionalità del sistema analizzato.

Il fine,quindi, è “buono”, ovvero vuole prevenire le attività criminali di hacker maligni, chiamati in gergo “Black Hat Hackers“.

L’importanza di questo professionista diventa ancora più chiara se pensiamo, ad esempio, che anche i governi sono spesso vittime di attacchi sempre più complessi da parte di hacker malintenzionati.

Ogni impresa deve assicurare un trattamento riservato ai dati propri e dei clienti: ad esempio nomi, username e password, dati di contatto, informazioni personali e dei conti bancari…

Solitamente sono le aziende di grandi dimensioni che investono di più in sicurezza informatica, per ridurre al minimo il rischio di perdita o manomissione dei dati, oppure strutture che devono gestire dati sensibili come banche, assicurazioni, strutture sanitarie, agenzie ed enti governativi (ad esempio nel settore della Difesa), società che raccolgono e analizzano enormi quantità di dati riguardanti i propri utenti.

Gli Ethical Hacker lavorano al computer, in ufficio oppure da remoto, con orari di lavoro che variano a seconda dei progetti e degli attacchi informatici in corso.

Gli attacchi possono essere di tipo virtuale: ad esempio attraverso l’uso di spyware, software spia che catturano informazioni all’interno della rete, e worm, software che si introducono nel sistema e consentono di controllare il computer da remoto.

Gli attacchi di tipo fisico, invece, consistono nel furto di unità di memoria, interruzione di corrente, danneggiamento delle apparecchiature…

Le possibilità di attacco sono potenzialmente infinite, limitate solo dalla creatività e dalle capacità tecniche dell’hacker.

Concluso l’attacco, l’Ethical Hacker prepara un documento in cui descrive la falla di sicurezza e propone le soluzioni per ripararla: pensa e opera come se fosse un attaccante malintenzionato, per poi poter intervenire come difensore del sistema informatico che ha tentato di sabotare.

Durante l’incontro il dott. Grespan, esperto di sicurezza informatica, ci ha presentato  il suo lavoro in modo coinvolgente, arricchendo la presentazione con esempi tratti dalla sua esperienza e con suggerimenti utili.

Abbiamo compreso che per diventare un Ethical Hacker è necessaria una specializzazione dopo la scuola superiore e che questa offre interessanti  opportunità di lavoro.

Ci ha illustrato , inoltre, alcuni pericoli che possiamo incontrare su Internet e come possiamo aggirarli: ad es. dobbiamo evitare di usare la stessa password su diversi siti e di navigare su pagine web non affidabili.

 Riccardo Serci 4 BI