Gioielli in un gioiello

Così definisce la senatrice Liliana Segre gli studenti pavesi

Nella giornata di lunedì 3 febbraio si è tenuta al teatro Fraschini di Pavia la cerimonia di consegna da parte del sindaco Fabrizio Fracassi della Benemerenza di San Siro alla Senatrice a vita Liliana Segre. Presenti anche lo scrittore pavese Mino Milani, il  Direttore  de Il Giorno  dott. Sandro Neri ed alcune Autorità pavesi.

Prima della cerimonia c’è stato un omaggio musicale dei giovanissimi 100 Cellos, alla guida del Maestro Sollima con l’esecuzione di alcuni brani, in particolare Israeli song in onore della Senatrice, a voler sottolineare che memoria e arte in tutte le sue declinazioni si fondono per rendere migliore l’uomo.

Siete gioielli incastonati in un gioiello”, queste le prime  parole    della senatrice a vita che si è vista accogliere dagli applausi di tutti i partecipanti, in particolare da  più di 600 studenti che hanno riempito l’intero teatro, “La presenza della Senatrice è un onore” ha poi sottolineato il Sindaco di Pavia Fabrizio Fracassi.

Gli studenti della consulta provinciale e il Presidente dell’Ordine dei giornalisti dott. Galimberti hanno posto l’accento sull’importanza dello studio della storia, che deve rimanere come monito per evitare il ripetersi degli errori del passato e di eventi terribili come quelli di cui la Senatrice Segre ha reso testimonianza.

Forte il richiamo al presente in cui il ruolo dei giovani deve essere di cittadinanza attiva e responsabilità nella costruzione di un’etica della tolleranza e del reciproco rispetto, rifuggendo odio e prevaricazione.
Dopo la premiazione è salito sul palco lo scrittore pavese Mino Milani, che proprio quel giorno festeggiava i suoi 92 anni.
Con l’intervento del direttore de “Il Giorno”  Sandro Neri sono state poi rivolte una serie di domande ai due ospiti.

Come primo quesito il direttore ha chiesto alla senatrice di parlare della scuola e delle leggi razziali e di quando le fu comunicato che non avrebbe più potuto frequentare la sua  scuola, diventando invisibile agli occhi degli altri.

Le sue parole sono state forti: “Non voltate la faccia dall’altra parte se qualcosa non va. Reagite all’indifferenza”, affinché nessuno debba più subire il crudele gioco per cui si diventa invisibili e privi di consistenza agli occhi del mondo.

La senatrice è poi passata a parlare dell’importanza di non provare odio per non porsi sullo stesso piano dei propri persecutori.

In seguito Mino Milani ha rimarcato l’importanza della memoria ma soprattutto della capacità di andare avanti e vivere. Proprio il desiderio della vita è ciò che ci deve motivare, così la marcia della morte a cui fu costretta la senatrice diventò per lei la marcia della vita, che le avrebbe poi permesso di tornare a casa.

Tornata a Milano, la signora Segre riuscì, nonostante le difficoltà, a costruirsi una famiglia e per più di 45 anni decise di non raccontare la sua storia, nemmeno ai suoi figli; solamente diventata nonna comprese che il suo silenzio era un errore e così decise che da quel momento in poi si sarebbe impegnata per far conoscere la sua storia ai giovani, come gli studenti presenti all’evento che lei definisce “miei nipoti ideali“.

Concludendo la Senatrice ha ricordato un disegno visto nel campo di concentramento e il messaggio affidato a quella raffigurazione “Noi siamo farfalle e voliamo sopra il filo spinato e dobbiamo essere liberi di scegliere”.

La cerimonia si è conclusa con la consegna di un mazzo di fiori e con la dedica scritta  dalla senatrice sul libro degli ospiti illustri: “In ricordo di un bellissimo incontro con i giovani di Pavia ai quali auguro un avvenire ricco di tutto ciò che la bella Pavia permetterà loro con il suo patrimonio culturale, umano e artistico“.

Classe 5^CLS,
Itis Cardano

La decarbonizzazione

Gli studenti incontrano il Prof. Cazzini della Facoltà di Geologia di Pavia

Who cares? Why talk about something so boring? Nobody listens  anyways, so it’s just a waste of time… or is it? Actually, we should care, us teenagers who give more importance to the wrong things; we think that it is better to spend two hours playing video games instead of paying attention for two hours to a guy who is dedicating his time to warn us that our world is falling to pieces and the only ones who should raise their voices to save the planet are us.

A few classes of this school had the chance to take part in a conference held by a professor of the University of Pavia, department of Geology, who is an expert on fossil fuels and has a clear view of what’s happening to the planet. As Mr. Cazzini told us, he is old and probably won’t be here when will have to face problems a lot worse than the ones we are worrying about these days. We will pay the consequences of things that our parents did, of course that doesn’t make our parents criminals because they weren’t aware of what they were causing. The worst thing about our generation is that we never take anything seriously, but laughing about everything won’t take us anywhere.

Most of us know Greta Thunberg more for the memes on her and for her Asperger syndrome, but she’s way more than that. She has guts and fights for what she believes in. Instead of laughing at her, we should admire what she’s doing and stand up for what we believe in to live in the future we all dream about. However, the change that we are talking about has to be gradual. We can’t just stop using any polluting machine from one day to another, we have to get used to tapping into renewable energy and let it sink in the society, so that it becomes the ordinary.

But how can we prove the denyers that global warming is real? The IPCC has been measuring Earth’s temperature every year since 1800 and NASA since 1900 and found that Earth’s temperature has drastically increased in time. As denyers correctly state, the Earth’s temperature has always changed, but the difference is that since the 1980s there has been a dramatic increase of temperature caused by the greenhouse effect.

The greenhouse effect is caused because by the CO2 in the atmosphere, which prevents the sunrays from going back to space. Denyers are right when they say that in the atmosphere there is only 0.03% of CO2, but that is enough to cause the greenhouse effect. The funny fact is that there is a solution to these problems but there are too many people that need CO2 production to stay rich and live their life at their best. They don’t care if their children will have to face enormous problems in the future.

I belive that everyone can make a change in this world if they really want it, we just have to try a little harder and get out of our comfort zone. If we don’t do anythin,g the change will never happen.

Efrem Vietti,
4^ DLS, ITIS Cardano

MEMORIA DELEBILE

GIORNATA DELLA MEMORIA

In occasione della Giornata della Memoria, nella mattinata del 27 gennaio 2020, la classe 4BLS del Cardano ha partecipato all’evento tenutosi nell’Aula Magna del Collegio Ghislieri di Pavia. La necessità di ricordare è sempre più imponente nella società odierna, in cui gli avvenimenti che si continuano a menzionare risuonano nella mente come informazioni già apprese, ma non riescono a superare la barriera che divide l’apprendimento dalla consapevolezza. Gli organizzatori di questa iniziativa hanno cercato di aggirare tale barriera presentando agli spettatori l’argomento con una varietà di mezzi di comunicazione, probabilmente per far immergere l’ascoltatore non solo mentalmente, ma anche fisicamente, nel flusso di memoria e sofferenza che troppo spesso viene osservato con distacco. L’evento, infatti, si componeva di interventi variegati che si avvalevano spesso della letteratura e a volte della poesia, intervallati da intermezzi musicali per cercare di coinvolgere maggiormente il pubblico.

Il quartetto di clarinetti dell’indirizzo musicale del liceo A. Cairoli ha aperto la strada a questo percorso. Ascoltata l’introduzione del presidente della Consulta Provinciale Studentesca, Alice Piscioneri, e del vicepresidente, Federico Crivellari, che sono intervenuti anche successivamente per la presentazione degli ospiti, si è passati al discorso del Sindaco, che ha ribadito l’importanza del “ricordare per non ripetere” e dell’affidarsi alla storia, alla letteratura e anche alla musica per non dimenticare”.

Vittorio Poma, presidente della Provincia di Pavia, aiutandosi con le parole di “Schindler’s List”, ha presentato il Ricordare come “il dare voce a chi ha subìto per farli vincere per sempre” e la Memoria come “patrimonio collettivo e garanzia di libertà che aiuta a dare continuità alla storia”. Poma, confrontando la scuola tra prima e dopo l’emanazione delle leggi razziali del 1938, ha presentato la rigidità e l’imposizione di nuovi divieti come la “proibizione di utilizzare libri di testo con autori di razza ebraica” e ha portato esempi di avvenimenti locali come la storia di Gino Corinaldi, professore dell’Istituto Bordoni, sospeso dall’esercizio della sua professione e successivamente deportato al campo di Auschwitz, dal quale non fece più ritorno. L’allontanamento di chi poteva sviluppare nei giovani il senso critico risulta essere un tassello importante per il feroce puzzle che si andava delineando in quegli anni. Oppure l’esempio di Dino Provenzal, preside nel Liceo Severino Grattoni (attuale liceo Galilei) di Voghera che fu costretto a lasciare la scuola, ma che continuò a scrivere e pubblicare utilizzando pseudonimi e che solo dopo la liberazione riprese il suo ruolo di preside fino al pensionamento. Vittorio Poma ha terminato il suo discorso denunciando l’indifferenza e riponendo la sua speranza nel “ricordare ogni giorno, e non solo una volta l’anno”.

Claudio Sala, con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Volta, ha poi eseguito una sua canzone intitolata “Binario 21”.
Guido Magenes, figlio dell’ex deportato Enrico Magenes, ha delineato tre figure della deportazione: Teresio Olivelli, Ferruccio Parri e Liliana Segre, delle quali ha sottolineato la forza dell’animo umano, necessaria per affrontare l’ingiustizia evitando di aggiungere violenza ad altra violenza.

La visione di scatti della città di Praga, testimonianza del viaggio della 4TC dell’Istituto Bordoni, ha avvicinato una realtà distante, fisicamente e concettualmente, da quella che respiriamo quotidianamente. Gli scatti riguardavano il cimitero ebraico e si fa fatica ad esprimere a parole quelle tombe accatastate, quei disegni di bambini deportati e i nomi impressi nella Sinagoga: 86 274 sterminati, in sedici anni.

La melodia della colonna sonora di ‘Schindler’s List’ ha introdotto le letture ufficiali a cura degli studenti della Consulta, che hanno riaperto il flusso di parole da poco sospeso. Benedetta Bona ha recitato dei brani, mentre Giovanni Stivella ha sottolineato: “la normalizzazione della Giornata della Memoria la svuota”. La commemorazione sarebbe infatti riduttiva ai suoi occhi. Lo studio della Storia, invece, è da lui visto come insegnamento fondamentale per il futuro.

L’attore Davide Ferrari ha proposto alcune letture sull’Olocausto. Ha presentato il pensiero di Adorno, che definisce lo scrivere poesie dopo Auschwitz come barbaro, in contrapposizione all’idea di Levi, che sottolinea il bisogno di scrivere poesie su Auschwitz. Ferrari ha presentato tre poesie: “Fa’ o Signore” di Liana Millu; “La Farfalla” di Pavel Friedman; la poesia che apre “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Sarebbe fondamentale leggere per intero ogni brano citato in questo evento, ma non è semplice. Ritengo, però, che le poesie recitate da Ferrari possano essere acquisite personalmente da ciascuno di noi, non avendo la possibilità di passare per l’interpretazione di un oratore.

Fa’ o Signore
che io non divenga fumo
che si disperde. Fumo
in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero
sotto la terra della mia terra.
il mare mi cullerà
il vento mi porterà
i profumi delle riviere
e sarà la pace.

Liana Millu (Pisa 1914 – Genova 2005)

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
l’ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere di castagno
nel cortile.
Ma qui non ho rivisto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

(Pavel Friedman, Praga 1921 – Auschwitz 1944)

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Il prefetto Silvana Tizzano ha espresso il suo apprezzamento per il protagonismo dei giovani e ha manifestato l’esigenza di tramandare la memoria. Significativo il momento finale della cerimonia, durante il quale il Prefetto ha consegnato le Medaglie d’Onore ai famigliari di sei ex deportati.
Hanno chiuso l’evento i ringraziamenti del Sindaco e la lode al coraggio di Liliana Segre, che sarà presente al teatro Fraschini il 3 febbraio per ricevere l‘onorificenza di San Siro, precedendo l’ultimo momento musicale con l’esecuzione della colonna sonore di “La vita è bella”.

L’intero evento ha battuto chiodi già percossi, cercando un approccio diverso. È apprezzabile l’intento e ci si augura che mai nessuno si stanchi di parlare, di raccontare e di cercare nuovi modi per comunicare. Riprendendo i concetti più sentiti nell’arco della mattinata: “La Memoria è un filo che lega passato a presente e influenza il futuro”. Primo Levi disse che “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”; inoltre non dobbiamo mai dimenticare che “ciò che è accaduto è figlio della società”, frutto di uomini e donne come noi. Per questa ragione dovremmo sentire queste tematiche più aderenti alla nostra vita, se non percepiamo questa aderenza, che dovrebbe essere un’aderenza scomoda, quasi soffocante, significa che non comprendiamo a pieno ciò che è accaduto anche se ne conosciamo i luoghi e le date di cui abbiamo sentito parlare per tutta la nostra esistenza.

Liliana Segre in un’intervista del 26 gennaio 2020 esprime un’idea che sottolinea essere realista e non pessimista: “Nel fondo di me stessa sento che il tempo è terribile, cancella tutto, cancella le persone, cancella la memoria.”. Come già accennato, la società odierna sente distanti le realtà che le vengono descritte, realtà che si assimilano più a storie di fantasia che ad eventi realmente accaduti solo alcuni decenni fa nei luoghi in cui viviamo. La luce della memoria si affievolisce col tempo, sta a ognuno di noi non permettere la cancellazione di questa memoria delebile.

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria

P. Levi.

Silvia Riggi,
4BLS, Itis Cardano

DOMANDE SU MAFIA E LEGALITÀ

Nella giornata del 19 Dicembre, nell’aula magna del nostro istituto, abbiamo incontrato Enzo Ciconte, docente di storia delle mafie dell’Università di Pavia e di Roma Tre.

Il professore ha iniziato la conferenza introducendoci al tema delle mafie e a tutto quello che ad esse si collega: droga, criminalità organizzata, giustizia e ingiustizia, mettendo in luce come questi argomenti siano conosciuti da tutti, ma solo da pochi  presi in considerazione.

Il docente universitario ha sottolineato quanto l’intera Italia sia caratterizzata dalla presenza della mafia. Che la mafia sia  presente solo nel sud della penisola è un luogo comune in quanto essa è presente ovunque ci sia ricchezza. Le sue parole ci hanno riportato con la mente in una Italia del passato dove si era appena compiuto il Risorgimento e i cittadini cattolici erano obbligati a non partecipare alla vita del nuovo regno; a quei tempi, in quell’Italia meridionale che non capiva le imposizioni del nuovo regno accusato di “piemontizzare” terre in cui consuetudini diverse erano radicate nella società, gli “uomini d’onore” manifestavano l’adesione piena ai riti  e al cerimoniale della Chiesa.

Un tale ritorno al passato ci ha fatto capire come determinate figure potessero controllare la vita di cittadini liberi e questo accade ancora oggi perché, nonostante il fenomeno della mafia ci sembri tanto lontano dalla nostra vita quotidiana, in realtà è quasi parte di noi.

In questo ambito il professore ha voluto soffermarsi sulle droghe e su come esse siano controllate dalla mafia; infatti secondo la sua opinione, le droghe leggere, a differenza di quelle pesanti, potrebbero essere legalizzate per evitare che ragazzi della nostra età possano finire nella mani sbagliate.

Dopo questo prima introduzione il professore ha voluto continuare la conferenza basandosi sulle domande degli studenti e in particolar modo facendoci capire quanto sia importante conoscere queste tematiche non solo studiandole dai libri di scuola, ma cercando altri mezzi di informazione. Solo ascoltando i telegiornali oppure leggendo  dei pezzi di carta, non potremo mai capire quanto la mafia si sia innestata come un parassita in un organismo ospite, crescendo e replicandosi indisturbata alle nostre spalle.

                                                                     Gabriele Lamberti, 5 DLS

Giovedì 19 dicembre  alle ore 9.30 nell’Aula Magna dell’Itis Cardano, 290 studenti delle classi dell’Indirizzo Tecnico e del Liceo delle Scienze Applicate hanno incontrato il professore Enzo Ciconte, esperto di storia delle mafie, professore dell’Università di Pavia e dell’Università Roma Tre. 

Lo studioso si è reso disponibile a rispondere alle domande dei ragazzi, nell’ambito dell’iniziativa “Domande su mafie e legalità”, per stimolare il loro interesse e le loro riflessioni sul confronto tra azione dello Stato e diffusione della criminalità organizzata. In questo modo tutti i partecipanti,  sono stati coinvolti nel dialogo, finalizzato a costruire un percorso comune di cittadinanza consapevole e responsabile.

Prima di lasciare la parola agli studenti, l’ex deputato ha introdotto il discorso raccontando del suo libro “’Ndrangheta Padana” scritto nel 1992, prima del tragico attentato a Falcone e Borsellino, per confutare la diffusissima credenza che la mafia sia un fenomeno strettamente legato al Sud Italia. Infatti è stato proprio l’atteggiamento di cecità, spesso assunto dagli uomini del Nord, a impedire per molto tempo di vedere la realtà dei fatti: la mafia è un fenomeno nazionale, non soltanto meridionale; un’organizzazione criminale che consegue interessi privati e di arricchimento a danno degli interessi pubblici.
Gli studenti presenti hanno proposto domande d’impegno, ad esempio quale fosse l’opinione del professore in merito alla legalizzazione delle droghe cosiddette leggere. Ciconte ha risposto che un tale provvedimento  potrebbe essere applicato per evitare  che i ragazzi entrino in contatto con gli spacciatori e quindi col mondo criminale. 

Un altro tema dibattuto durante la mattinata ha riguardato il rapporto tra mafia e religione, cambiato nel corso degli anni a partire dall’Ottocento fino ai giorni odierni; ha sottolineato come oggi la Chiesa condanni apertamente le organizzazioni mafiose e come alcuni sacerdoti operino concretamente nei  quartieri a rischio, mettendo in pericolo la loro stessa vita.

Ciconte ha spiegato che i rituali mafiosi  hanno radici molto antiche, provenienti persino dalla Cina (Triadi cinesi ) e dal Giappone (Yacuza giapponese ); si è soffermato per esempio sui tatuaggi come simbolo di appartenenza alle “sette d’élite”, successivamente aboliti nel  momento in cui le forze dell’ordine hanno scoperto metodi identificativi. In seguito ha analizzato l’uso attuale dei social, che rappresentano un’arma a doppio taglio per gli uomini d’onore, in quanto oggetto di intercettazioni; infatti il tentativo di reclutare giovani online tramite messaggi provocatori o immagini di oggetti e luoghi lussuosi, e quindi desiderabili, può sia attirare l’attenzione dei ragazzi sia portare all’essere rintracciati dallo Stato. Infine, un aspetto particolarmente importante sul quale il professore ha posto la sua attenzione è il “linguaggio mafioso” che, proprio per la sua incomprensibilità, suscita il fascino degli aspiranti membri e contribuisce a reclutamento ed affiliazione  ai clan.

In conclusione possiamo considerare interessante l’incontro con il prof. Ciconte;  gli studenti presenti possono affermare di conoscere qualcosa in più di un’organizzazione illegale che da tempo ostacola il regolare funzionamento dello Stato e della società civile.

                                                                                   Chiara Cantù,
5 DLS, Itis Cardano

Vecchie mura, nuove emozioni.

La scuola è imparare quello che non sapevi nemmeno di non sapere

9 novembre 2019: eccomi, davanti al cancello della Scuola Media Cesare Angelini pronta a presentare l’Istituto Cardano nella giornata dedicata all’orientamento. Con me un piccolo gruppo di altri studenti dell’ITIS.

Mi fermo ad osservare l’edificio, il giardino, la recinzione e intanto mi perdo nei ricordi. Per un attimo mi sembra di fare un tuffo nel passato. Appena varco la soglia del cancello della mia vecchia scuola noto un’aria diversa; quel luogo che mi era stato così familiare ha subito un cambiamento, non chiaramente decifrabile alla vista.
Prendono avvio le l’attività di orientamento e io svolgo gli incarichi a me affidati con una strana sensazione che mi opprime. Ripercorrendo i corridoi e le aule che mi hanno vista crescere per tre lunghi anni, non riesco a trovare la risposta a quelle strane emozioni. Nonostante tutto sia al proprio posto, la segreteria, le aule, il laboratorio di arte e persino le cattedre dei bidelli, mi pare tutto così estraneo, lontano dalla mia vita.

Com’è possibile che quella realtà che mi aveva accolto per sei ore al giorno, cinque giorni a settimana per tre anni, non abbia più nulla da trasmettermi?

Mi rendo conto che seppur la scatola sia uguale, stessi ricami e decorazioni, ciò che contiene è cambiato.
Probabilmente ciò che rendeva quell’ambiente cosi spensierato e stimolante, direi amabile, eravamo noi: insegnanti e ragazzi; ci consideravamo una grande famiglia, in quanto il rapporto che si era instaurato andava al di là della semplice relazione professionale.
Purtroppo non ho avuto l’occasione di rivedere i miei vecchi professori a differenza degli altri compagni dell’Itis presenti, anche loro ex alunni della Scuola Media Angelini. Ciò che mi ha stupito di più è stato assistere al caloroso incontro con quelli che erano stati i loro insegnanti: con un solo semplice sguardo e qualche parola hanno ripreso la complicità e l’intesa di un tempo.

Questo avvenimento mi ha fatto riflettere profondamente su come dei professori, casualmente assegnati ad una classe, possano assumere un ruolo fondamentale nel percorso di crescita degli alunni. Nostalgia penso sia il termine più corretto per esprimere ciò che ho provato nella mattina del 9 novembre, ho sentito la mancanza della piccola grande famiglia che si era creata per caso.

Gli alunni della scuola Media Angelini presenti all’open day avevano uno sguardo desideroso di cambiamento, mi sono parsi curiosi di scoprire cosa li potrebbe attendere fra un anno senza aver la consapevolezza che stanno per concludere un percorso importante che ha inciso sulla loro vita. Purtroppo, anch’io ero occupata a pensare al dopo piuttosto che a godermi quell’ultimo anno…ma penso sia plausibile come atteggiamento! Tuttavia, durante la mattinata del 9 novembre dedicata all’orientamento dei ragazzini che si apprestano a scegliere la scuola superiore, tra una presentazione e l’altra di discipline, orari e programmi, mi è sembrato giusto ripetere loro svariate volte: “vivete fino in fondo questa realtà perché non tornerà più!”

Anna Rancati,
3DLS, ITIS Cardano

Il lavoro di cercarsi un lavoro

vademecum per introdursi nel mondo lavorativo

Analizzare se stessi, informarsi e conoscere il mercato, rilevare le esigenze delle aziende, utilizzare forme di comunicazione efficaci. Di questo si è parlato nella mattinata del 21 novembre 2019, presso l’Istituto ITIS Cardano di Pavia, durante un incontro fra alcuni studenti degli indirizzi di Meccanica e Chimica e Manpower Group, multinazionale leader nella gestione delle risorse umane che fa da tramite tra aziende e lavoratori per creare il “perfetto incastro” tra chi offre e chi dà lavoro.

Grazie alla convenzione firmata oggi, saranno promossi percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento al lavoro, tra l’Istituto e Manpower. In sostanza gli studenti di classe quinta, attraverso lezioni e laboratori, acquisiranno le abilità necessarie per orientarsi nel complesso mercato del lavoro. Ma torniamo alla domanda iniziale: cosa significa “il lavoro di cercarsi un lavoro”? Con questa frase ci si riferisce all’abilità di analizzare se stessi e individuare le esigenze dell’azienda, ma soprattutto informarsi ed acquisire gli strumenti del mestiere tramite alcuni punti fondamentali: Personal branding, colloquio, Curriculum Vitae e valutazione. Per Personal Branding ci si riferisce alla capacità di mostrare la propria personalità e soprattutto le proprie competenze, in modo da spiccare rispetto ad altri candidati. Rilevante è perciò la scrittura di un buon Curriculum che deve precisare la formazione scolastica ricevuta e gli attestati di eccellenza come la conoscenza fluente dell’inglese, ma anche i possibili hobby o le attività di volontariato svolte. E’ importante insomma evidenziare la propria unicità che può fare la differenza. Riguardo ai colloqui ci è stato detto che è fondamentale avere risposte pronte e dirette, essere sicuri di sé, descrivere le proprie abilità lavorative e anche l’ambiente di lavoro desiderato.

Spetterà poi all’azienda di selezione del personale, come Manpower, eseguire la valutazione del candidato, leggendo il Curriculum Vitae, che, se crea interesse, porta al contatto e ad un successivo colloquio. In conclusione si è rivelato interessante vedere come funziona la selezione dei candidati nel mercato del lavoro e i suggerimenti dati ci saranno sicuramente utili in un breve futuro.
L’incontro si è concluso con l’ottimismo dello slogan “Da un errore si può solo imparare” che ogni giovane deve tenere bene a mente nell’affrontare le molteplici prove scolastiche e lavorative che lo aspettano.

Riccardo Pellavio, Alessio D’Amato,Salvatore Spinnato,
5^ CM, ITIS Cardano

INSPIRE A GENERATION

Una giornata con i giornalisti del Corriere per diventare cittadini attivi e consapevoli
(link al sito Osservatorio Giovani Editori)

Il giorno 24/10/2019, presso il Liceo Massimo D’Azeglio di Torino, si è tenuta la prima delle cinque giornate del ciclo “Inspire a generation” per l’anno scolastico 2019/2020, a cui hanno partecipato diverse classi di scuola secondaria, giornate che sono promosse dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori.

Abbiamo avuto l’onore di parteciparvi, assistendo alla conferenza di alcuni rilevanti giornalisti dei quotidiani maggiormente letti dagli italiani, come “Il Sole 24 Ore” e il “Corriere della Sera”.

Marco Castelnuovo, attuale direttore del “Corriere della Sera” di Torino, ha posto il problema della disinformazione provocata dalle fake news, facendoci ragionare su quante poche persone attualmente leggano i giornali, preferendo informarsi sulla rete.

Le fake news (letteralmente false informazioni) si diffondono spesso proprio in rete e in modo incontrollato, divenendo virali: più queste notizie acquistano popolarità, più in fretta vengono diffuse!

Dopo la prima parte introduttiva, Marco Castelnuovo ha presentato il progetto “Technology-Digital literacy”, che ha come finalità quella di estendere all’ambito digitale la riflessione sul significato di cittadinanza attiva e responsabile.

Rallenta!
Fermati e valuta!
Analizza e rifletti!
Sono queste le regole d’oro del “pensiero consapevole” a cui,  secondo il noto giornalista, dobbiamo ispirarci.
Infatti anche oggi, nella società delle immagini, il pensiero rappresenta lo strumento primario per interagire con il mondo e per non incorrere nel pericolo di diventare vittime passive. Ognuno deve essere capace di acquisire competenze e comprendere i propri diritti e doveri nel mondo virtuale, ma soprattutto conoscere i meccanismi di funzionamento del mondo della rete.

Inoltre il relatore ha sottolineato il fatto che la digital-literacy non è semplicemente la capacità di utilizzare il computer, il tablet o lo smartphone, ma consiste nel saper utilizzare questi strumenti in maniera consapevole, conoscendone le potenzialità e i rischi; in una parola, bisogna saper utilizzare la rete in modo strategico, responsabile e creativo. A questo proposito, fondamentale risulta “pensare” prima di cliccare, digitare, condividere.

È importante saper distinguere le notizie e le fonti attendibili da quelle non attendibili.

Le notizie false esistono da quando l’uomo ha imparato a comunicare; nella storia vari sono gli esempi di fake news: Castelnuovo ha citato l’episodio del cavallo di Troia che risulta essere il primo esempio di notizia falsa. Con l’avvento di Internet, il fenomeno però si è amplificato perché sul web le informazioni si spostano velocemente con un ritmo incalzante ed è sempre più difficile trovare il tempo per risalire alla verità dei fatti. Qualcosa però, ultimamente, sta cambiando perché sia Google, motore di ricerca, che Facebook, noto social network, si stanno attivando per introdurre dei filtri al fine di stanare pagine e profili in cui vengono pubblicate notizie false e inattendibili.

Si tratta di una piccola trasformazione in corso; ma il vero cambio di rotta dipende dalla responsabilizzazione delle persone, di chi scrive, di chi legge, di chi gestisce i mezzi di comunicazione. Per non cadere vittime delle fake news non esiste una ricetta unica e immediata! Ma certamente l’approfondire con curiosità e impegno, il domandarsi se chi sta fornendo quella notizia può trarne un vantaggio, costituiscono passi rilevanti verso il pensiero critico e l’autonomia di giudizio.

La conferenza è continuata con l’intervento di Marco Ferrando, responsabile della sezione Finanza&Mercati de Il Sole 24 ore, portavoce del progetto Young Factor, il quale ha aperto una discussione con noi ragazzi presenti, proiettando una slide comprendente tre parole-chiave: economia, potere, futuro.  Ferrando ha coinvolto direttamente la platea, ponendo domande di vario genere, fino ad arrivare alla domanda più importante, con la quale chiedeva chi di noi, nell’ultimo periodo, avesse esercitato potere in base alle proprie scelte. Il giornalista ci ha invitato a riflettere sul fatto che è fondamentale sviluppare una maggiore consapevolezza per affrontare meglio le scelte che riguardano il nostro futuro, per diventare cittadini più responsabili, più consapevoli e quindi più liberi. Ha inoltre sottolineato il fatto che i giovani devono imparare a “leggere”  attentamente la realtà e ad avere un approccio  critico e maturo rivolto al futuro.

A conclusione dell’incontro c’è stato l’intervento di Gian Antonio Stella, noto giornalista de Il Corriere della Sera e scrittore, che ha ripreso il tema delle fake news in chiave ironica. Stella ci ha proposto un esempio significativo di come le fake news possano diffondersi e influenzare le persone con la notizia del “tacchino di Walmart”. Una donna, su un forum di cucina, il giorno del Ringraziamento (nota festa americana in cui è tradizione ritrovarsi in famiglia per condividere un pranzo a base di tacchino ripieno), sosteneva che i suoi familiari si fossero sentiti male dopo aver acquistato e mangiato un tacchino al supermercato Walmart. In poche ore il messaggio è stato postato su Twitter da migliaia di account, molte persone si sono spaventate e non hanno voluto più comprare o mangiare tacchini di Walmart. In realtà nessuna donna aveva postato quel commento, ma era un falso studiato e postato dalla cosiddetta “Fabbrica dei troll” di San Pietroburgo, allo scopo di influenzare l’opinione pubblica americana.

Una delle prime fake news della storia potrebbe essere stata, secondo il giornalista, quella inerente a Marco Polo e al suo viaggio nell’arcipelago indiano delle Andamane: i suoi abitanti venivano descritti come bestie dal capo di cane, naso e denti di mastino. Questa notizia si sparse rapidamente creando scalpore, nonostante fosse un espediente per indicare una popolazione con cultura differente dalla propria.

Altra fake news ricordata da Stella è la falsa Donazione di Costantino, che per secoli fu utilizzata per giustificare la proprietà di terre della Chiesa; secondo quel documento  era stato l’imperatore Costantino stesso a concederla in dono al Papa. In realtà, Lorenzo Valla, studioso del XV secolo, scoprì incongruenze fra il latino usato per la stesura del manoscritto e quello realmente utilizzato nel IV secolo dall’imperatore, dimostrandone la falsità.

Stella ha quindi concluso il discorso sottolineando come sia importante sviluppare un proprio pensiero in grado di valutare le informazioni diffuse dai media, che possono modificare la realtà in base ai loro interessi. Per cui, ragazzi, occhio alle fake!

                                                           Greco Lorenzo, Cosio Carlotta,
Galli Alessandro, Penso Filippo 3^DLS

 

INCONTRO… SPAZIALE

Il giorno 10 ottobre 2019 gli studenti delle seconde A, B, C e D del liceo si sono recati nell’Aula Magna dell’istituto Copernico per partecipare all’incontro “Nello spazio non c’è spazio” in presenza dell’astronauta Umberto Guidoni e di Andrea Volante, che ha fatto da moderatore.

All’incontro erano presenti anche molti alunni di ogni grado di scuola, dalla primaria fino alle superiori. Dopo che tutti si sono accomodati, il dirigente scolastico del Copernico, il professore Mauro Casella, ha fatto un discorso di presentazione e ringraziamento per Guidoni e tutti i presenti e poi ha lasciato il posto al cosmonauta e a Volante.
Nell’aula è stato proiettato un video che illustrava il suo viaggio verso la base spaziale: la partenza sullo Space Shuttle, dopo una settimana di isolamento (per prevenire infezioni) e di preparazione, lo sgancio dei razzi e del serbatoio dopo l’abbandono dell’atmosfera e il complicato aggancio alla base spaziale internazionale alla velocità di 28.000 km/h attorno alla Terra per contrastare la gravità terrestre.

Sono stati  mostrati altri filmati sulla base spaziale, una struttura estesa come un campo da calcio che da vent’anni gira attorno alla Terra a una distanza di 400 km dal suolo. In questi filmati veniva illustrato il modo in cui vivono gli astronauti: come si spostano, come e cosa mangiano, dove dormono, come passano le giornate… mentre Guidoni ci spiegava il tutto. Ad esempio, per andare da una stanza all’altra ci si sposta aggrappandosi ad alcuni ganci presenti sulle pareti delle navicelle, oppure per svolgere qualche lavoro esistono delle “cinture” sul pavimento in cui infilare i piedi per non fluttuare ovunque mentre si svolge l’attività desiderata, o, ancora, per dormire esistono dei sacchi a pelo fissati alle pareti per non rischiare di finire contro vari oggetti durante il sonno. Per quanto riguarda il cibo, invece, gli astronauti possono mangiare solo alimenti sottovuoto e senza fluidi; solo quando arriva la navicella con le scorte possono permettersi di mangiare frutta, verdura e altri cibi contenenti acqua.

Dopodiché Umberto Guidoni ha presentato alla platea attenta diverse riprese della Terra vista dalla base spaziale che raffiguravano fenomeni naturali, oceani, foreste, oppure le città di notte: un insieme di piccoli puntini luminosi che ricopriva il terreno buio.

Infine, Guidoni ha illustrato alcuni progetti che diverse aziende vorrebbero realizzare, come per esempio le navicelle “turistiche”, oppure un sistema di atterraggio in acqua o sul suolo con paracadute, e le intenzioni della NASA, ovvero quelle di raggiungere la Luna e Marte.

L’ultima parte dell’incontro è stata riservata alle domande degli studenti, alcune più serie e altre più buffe e imbarazzanti. L’incontro si è concluso alle 11.00 con un saluto e un ringraziamento generale da parte di Umberto Guidoni e Andrea Volante e gli alunni sono rientrati in istituto, soddisfatti e più “vicini allo spazio”.

Venco Giulia, 2DLS
Con la collaborazione di Sponziello Chiara (2DLS) e Panetta Giulia (2DLS)

Un viaggio nella medicina.

Uomo e donna: “antitetici complementari”

 

Mercoledì 19 Giugno alcuni studenti dell’ITIS G. Cardano delle classi 2BLS, 3DLS e 4DLS si sono recati presso la Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” e sono stati accolti nell’Aula Didattica 2 del DEA dove hanno potuto assistere a una conferenza incentrata sui temi della gravidanza e della fertilità.

La professoressa Rossella Nappi ha dato avvio all’incontro con un discorso assai interessante che ha aperto gli occhi ai ragazzi sulle diversità biologiche che coinvolgono sia soggetti femminili che maschili dei giorni nostri, rispetto a quelli di un passato più vicino di quanto ci aspetteremmo.

Quante volte ci è stato detto dai nostri genitori “ai miei tempi le cose erano molto diverse” e tutti, sicuramente almeno una volta,  abbiamo alzato gli occhi al cielo chiedendoci quanto mai le cose possano essere cambiate in così pochi anni per poi guardarci intorno il giorno dopo e percepire il costante flusso di cambiamento che circola trasparente come l’aria fino a travolgerci inaspettatamente.

Ebbene la lezione tenuta il 19 giugno dalla professoressa Nappi e dalla dottoressa  Coccini ha avuto lo stesso effetto: quella sensazione che si prova quando si apre per la prima volta un libro e sembra di  trovarsi davanti a una voragine, uno spazio vuoto e nuovo tutto da riempire di informazioni.

Perché in questi pochi anni, non solo è avvenuto un cambiamento a livello sociale e culturale nella popolazione, ma anche un profondo cambiamento biologico che ha influenzato la natura umana. Un esempio è il numero medio di figli per ogni coppia, notevolmente diminuito se pensiamo ai nostri nonni e ai loro fratelli e sorelle: quelle che una volta erano normalissime famiglie, oggi, ai nostri occhi appaiono come nuclei famigliari molto numerosi, impensabili per la vita corrente che vede un numero massimo di 2 figli per coppia. Tutto ciò sicuramente influenzato dai cambiamenti avvenuti nella società, negli orari e nella disponibilità del lavoro.

Presi in considerazione questi dati, la professoressa si è poi soffermata sulla tardività dei parti: sempre più donne arrivano infatti a chiedere la fecondazione artificiale realizzata con l’aiuto di esperti in laboratorio, perché ostacolate, data l’età sempre più avanzata, a concepire un figlio naturalmente. Da qui, la relatrice ha aggiunto tutti i fattori di rischio e le controindicazioni legati alle gravidanze dai quarant’anni e oltre per poi passare la parola, dopo questo interessante discorso, alla coordinatrice delle ostetriche dottoressa Giovanna Coccini che ha approfondito ulteriormente, addentrandosi nei particolari medici, argomenti ancora più vicini a noi ragazzi, per quanto questo possa sembrare ad alcuni precoce: ha introdotto la descrizione di alcune malattie sessualmente trasmissibili, ponendo l’accento sulla prevenzione e sulle modalità per attuarla, con tanto di pro e contro, fino al corretto metodo di igiene, raccomandando vivamente di eseguire controlli e di prestare sempre attenzione alle prescrizioni dei medici.

Perché l’ambito della medicina è un mondo sconfinato, e noi, come piccoli astronauti che vanno sulla luna, pensiamo di poter sapere tutto ciò che ci occorre su quel nuovo mondo, ma non ci rendiamo conto della vastità della sua superficie.

                                                                          Giulia Faccini  3 DLS

 

“Antitetici complementari” così Rossella Nappi, professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università degli Studi di Pavia nonché esperta di procreazione medicalmente assistita dell’IRCCS Fondazione San Matteo, definisce l’uomo e la donna dal punto di vista biologico. Uomo e donna, due entità separate e perfettamente plasmate dalla natura secondo un preciso programma, entrambi destinati ad incontrarsi per dare origine al più affascinate dei fenomeni, la vita, a partire da due microscopiche cellule: lo spermatozoo e la cellula uovo.

Durante l’incontro tenutosi presso l’aula 2 del DEA San Matteo di Pavia in data 19 giugno viene ribadita l’importanza di una corretta educazione sessuale e soprattutto di una quanto più meticolosa informazione tra i giovani riguardo la progettazione di un futuro genitoriale. Le ormai sempre più innovative tecniche di procreazione medicalmente assistita devono, e sottolinea devono, essere utilizzate solamente in casi patologici in cui il concepimento naturale non sia possibile, causa infertilità o altre patologie in uno dei due partner. La progettazione di un futuro da mamma e papà deve interessare già intorno ai 20 anni, così come era solito accadere fino a qualche decennio fa, soprattutto a causa della sempre più elevata frequenza di infertilità maschile, che può portare ad un quasi totale azzeramento della funzionalità degli spermatozoi, oppure della fisiologica perdita di potenzialità evolutive della cellula uovo nella donna, a partire già dai 35-40 anni. Una gravidanza a 42 anni, ad esempio, consiste già in “un’eccezione”, una forzatura della natura, che predispone l’organismo femminile alla gravidanza in un ben determinato range di età. La disinformazione nei giovani porta, soprattutto in età adolescenziale, a non interessarsi a tale tematica, lasciando così passare gli anni e ritrovandosi in età matura, almeno dal punto di vista sessuale, ad apprendere le problematiche e gli ostacoli che si potrebbero incontrare lungo il loro percorso per diventare genitori.

L’invito della professoressa Nappi e della dottoressa Coccini, coordinatrice ostetrica intervenuta successivamente, è quindi mirato ad una maggiore sensibilizzazione, attraverso una più completa e corretta conoscenza del proprio “io intimo”, verso le problematiche annesse e connesse alla procreazione.

Andrea Villani, Alessandro Vai, Luca Gentina, Andrea Cirmi
4DLS ITIS “G.CARDANO”

TUTOR4GIUNTO

L’ITIS G. Cardano: una scuola costruita dagli studenti per gli studenti.
Ogni tanto esce un articolo che ne descrive i lati peggiori: risse, atti di vandalismo…cose che succedono anche in altre scuole di Pavia e del mondo, ma che sembrano gravare più sulle nostre spalle che su quelle di altri istituti.
Vista da fuori: muri grigi, il cancello, il giardino davanti alla Centrale e il parcheggio dei motorini davanti alla Succursale.
Vissuta dall’interno: un’enorme massa di ragazzi che girano per i corridoi con gli zaini sulle spalle, che ridono e parlano mentre cambiano aula, i professori che si muovono tra di loro con le borse piene di verifiche da correggere e progetti da mostrare agli studenti.
Quasi duemila anime le cui vene pulsano a un unico ritmo.
Perché dopo un po’ che passi le tue giornate all’ITIS G. Cardano, non puoi più percepirla solo come la tua scuola. Diventa la tua patria, un posto in cui studiare sì, ma anche divertirsi e crescere…il TUO posto.
Si sviluppa una sorta di legame, come se fossimo una grande squadra unita per affrontare qualsiasi partita, e anche se non ci conosciamo tutti, perché siamo davvero tanti, non possiamo fare a meno di pensarci come un NOI, quelli del Cardano.
Ma diciamolo, siamo un po’ stufi di essere percepiti come la scuola dei “teppisti”.
Abbiamo le nostre pecche, un paio di cose qua e là che andrebbero sistemate non mancano di sicuro, ma siamo, e parlo per esperienza, una delle scuole più belle e preparate della provincia. Bisogna pensarci come una sorta di organismo vivente, formato da più organi che cooperano tutti al funzionamento generale.
Meccanici, Chimici, Informatici, Liceali, Elettrotecnici e professori…ognuno è un ingranaggio che permette a questa complessa macchina di funzionare.
Si, anche gli studenti partecipano a rendere il Cardano la scuola che è: c’è chi lo fa in modo negativo, ma sono molti di più quelli a metterci il cuore, che cercano di contribuire alla crescita del posto in cui passano la maggior parte delle loro giornate.
Un esempio di questa collaborazione sono proprio i ragazzi della 5AI che hanno elaborato un programma che permette agli studenti di tutte le classi di prenotare lezioni di ripetizione in caso di difficoltà nelle varie materie.
Un gruppo di studenti chiamati tutor, infatti, si mette a disposizione ogni anno per aiutare i compagni che fanno più fatica a studiare alcuni argomenti (tutee).
C’è chi è più portato per la fisica, chi più per la storia o l’informatica, così ci diamo una mano per affrontare l’anno scolastico e “passarlo” con i migliori risultati possibili.
Il sistema di tutoraggio elaborato dalla 5AI è semplice da usare (comprende un manuale d’uso che spiega brevemente e in maniera chiara tutte le funzioni del sito) e consente ai ragazzi di organizzarsi con efficacia, con la supervisione dei professori.
Ci si deve registrare, ognuno con i propri dati del registro elettronico Classeviva, per evitare che persone non appartenenti alla scuola entrino nel sito; dopodiché si accede a un’interfaccia in cui è possibile sia prenotare lezioni, scegliendo tra i vari tutor e orari disponibili, sia, per chi accede con le credenziali del tutor, dichiarare i giorni di disponibilità, la materia di cui ci si vuole occupare e, in caso di imprevisti, disdire gli accordi presi con gli studenti prenotati.
Un lavoro di squadra formidabile che ha coinvolto tutta la classe. Un vero e proprio team, ciascuno con mansioni differenti, il quale ha poi presentato il frutto del duro lavoro alla preside e alla vicepreside. Le espressioni soddisfatte dei docenti e dei ragazzi, la cui esperienza è servita per crescere a livello tecnico e di cooperazione, sono il simbolo di una scuola unita a cui la 5AI, che ha ormai finito il suo percorso, ha voluto lasciare un’eredità.

Giulia Faccini 3 DLS, Itis Cardano, Indirizzo Scienze Applicate