“Natale a base di Covid”

Quest’anno, anche il il Natale, non sarà come negli anni passati.

Certo, l’atmosfera si sentirà, come il gelo che appanna i vetri delle finestre, il profumo dei  gustosi dolci fatti in casa, l’albero colmo di festoni e palline in salotto da ammirare la sera, come gli ultimi auguri degli insegnanti seguiti da un “ci vediamo a gennaio“ forse troppo speranzoso. 

Tutto ciò però, alla fine, è solo un contorno che accenderebbe le anime e scalderebbe  i cuori in casa con parenti e amici; ma se questi ultimi non ci sono, il Natale non è più così magico. 

A causa della pandemia da COVID-19 e l’aumento dei contagiati, siamo di nuovo costretti a separarci dalla quotidianità, dai nostri cari e dalle nostre amate festività. Ora del Natale, in cui poter trascorrere felicemente con i parenti (ormai quasi sconosciuti) il cenone del ventiquattro e il pranzo del venticinque, ci sarebbe stato davvero bisogno! Invece sarà difficile scambiare i regali con amici e familiari non conviventi , e non potremmo neanche assaporare lo spirito natalizio della folla tra le vie delle città colme di lucine e della caratteristica atmosfera rasserenante. 

Insomma, sarà un Natale all’insegna dell’austerità un po’ sgradevole e quasi da dimenticare. Ciò che dovremo fare in questo periodo è un grande sacrificio, ma essendo tutti sulla stessa “barca”, dobbiamo assolutamente convincerci che ne varrà la pena.

Sofia Garibaldi, 1 DLS

Trump e Biden, lo scontro continua

È ufficiale, le chiavi della Casa Bianca verrano consegnate a Joe Biden che, con ben 306 voti a suo favore (contro i 232 trumpiani), è eletto nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Qualcuno tuttavia sembra non voler accettare la sconfitta… Donald Trump, ex-presidente repubblicano, è determinato, non cede e tantomeno molla la presa sul titolo che ormai, dopo 4 lunghi anni, è costretto ad abbandonare.

Così la politica americana pare bipartirsi: da un lato Biden, sicuro e del tutto deciso della legittimità della sua elezione, avanza i suoi primi progetti al pubblico; dall’altro, Trump, il viso contratto in una smorfia di disapprovazione, insiste sull’esigenza di uno scrutinio delle urne più accurato, minuzioso, limpido e senza “trucchetti”… insomma, non si può certo dire che il fair play sia il suo forte.

Per assecondare comunque le richieste di Donald e dimostrargli l’attendibilità dei risultati delle elezioni, stati come Pennsylvania, Georgia, Michigan, Nevada e Wisconsin hanno rimesso in gioco le carte, ma nuovamente (e forse anche definitivamente) la vittoria di Biden e i relativi voti sono parsi schiaccianti, Trump deve arrendersi e mettersi da parte una volta per tutte.

Giocato questo Jolly, Trump ha però deciso di sfoderare un secondo bonus, un po’ bizzarro, ovvero quello di chiedere ai governatori repubblicani e ai parlamenti locali di non ufficializzare i risultati emersi dallo scrutinio delle urne: pietrificati nel limbo, questi ultimi sono in condizioni tali da temere eventuali rappresaglie dell’ex-presidente… una situazione delicata che gioca a sfavore dei democratici, che si muovono in sottofondo, nelle retrovie in secondo piano, perché la scena è ancora tutta di Donald Trump, e i riflettori puntano ancora su di lui.

Una cosa è certa, avendo ormai più e più volte ricevuto un riscontro negativo alle sue ipotesi, Trump deve rassegnarsi, mettersi il cuore in pace abbandonando definitivamente l’ambizione di Presidente 2020/2024.

In ogni caso, l’insoddisfatto ex-presidente non svanirà del tutto dal panorama politico americano, bensì rivestirà ancora con tutta probabilità cariche influenti, perpetrando questa sorta di “guerriglia” verso Biden. Le piste in cui si snoda la sua campagna sono fondamentalmente tre: la prima è quella dei ricorsi in tribunale per opporsi ai risultati (fino ad ora dimostratasi pressoché inefficace); la seconda, già precedentemente citata, è il pressing sui parlamentari repubblicani; la terza ed ultima, ma non meno importante, è la martellante campagna di disinformazione (ove Trump accusa “Voti illegali per ribaltare il risultato”)  che attua, senza fornire dati che sostengano il suo punto di vista.

Tuttavia, nonostante questa massiva opera anti-democratica che sfiora l’inverosimile, Trump sembra ormai essere “più fuori che dentro”: usate tutte le chance a sua disposizione, nessun riscontro ottenuto, il presidente in carriera cederà a breve, definitivamente, la scena a Biden, pronto a far conoscere all’America le iniziative della nuova presidenza blu.

                                                           Silvia Rizzardi 4 DLS, ITIS CARDANO

Guerriglia tra i seggi

03 Novembre 2020

Mancano ormai poche ore al termine del cosiddetto election day, il giorno in cui gli Stati Uniti, il paese con maggiore peso politico ed economico mondialmente parlando, deciderà chi mettere alla sua guida per i successivi quattro anni.

La videoconferenza del 26 Ottobre tenuta dalle giornaliste Marilisa Palumbo e Viviana Mazza del Corriere della Sera è stata  esplicativa riguardo agli sforzi dei due candidati durante la  lunga e travagliata campagna elettorale.

La sfida tra i due politici, Joe Biden, democratico ed ex vicepresidente di Obama, e Donald Trump, il suo sfidante repubblicano già alla Casa Bianca da un mandato, è molto accesa su entrambi i fronti, e gli sfidanti hanno cercato, ognuno a modo suo, di portare dalla loro parte più elettori

La pandemia di Covid di certo non ha facilitato le cose, limitando i comizi e impedendo molti dei confronti in diretta tv tipici della campagna americana; Trump da parte sua ha fatto in modo di tenerli ugualmente, venendo contagiato lui stesso e dovendo fermarsi per alcuni giorni, fremendo di impazienza fino al giorno in cui è stato finalmente dichiarato guarito. Per questo motivo, e non solo, molti americani reputano nelle sue scelte una scarsa considerazione della pandemia, con danni osservabili da tutti noi nei numeri che il suo stato ha raggiunto in termine di contagiati; nonostante questo però è evidente che è quello con più carattere tra i due, che ha sfidato il virus faccia a faccia senza timore.

Anche nella campagna via web il candidato repubblicano è stato molto attivo, scrivendo anche più di un post al giorno su twitter, con frequenza e intensità variabile, ma con messaggi provocatori o talvolta offensivi rivolti al suo rivale o direttamente agli americani.

Il Covid19 non ha influenzato solo l’opinione pubblica e la campagna elettorale, ma anche la modalità stessa di voto: circa 40 milioni di cittadini hanno votato per posta settimane fa, seppur questo metodo sia molto contestato da Trump perché secondo la sua opinione i voti potrebbero essere con maggiore probabilità contraffatti: è proprio a causa di questa sua diffidenza che probabilmente Biden riceverà la maggioranza dei voti postali.

Parlando di statistiche, per ora il preferito è proprio Biden, ma come dimostrato 4 anni fa tutto può cambiare all’ultimo; infatti Trump punta sui cosiddetti “grandi elettori” negli Stati chiave che gli hanno permesso nel 2016 di sedere dove è ora; e chissà, magari lo porteranno alla ribalta anche in questa occasione.

 

5 novembre 2020

Le elezioni

Il 3 Novembre è finalmente arrivato il fatidico election day, e passerà ancora più di una settimana prima che tutti i voti vengano conteggiati; ma alla fine il risultato è eccezionale, perché l’America con un’affluenza del 70%, ha raggiunto il suo record dopo circa un secolo.

I sondaggi avevano previsto la vittoria da parte di Biden, che si è verificata, ma non è stata schiacciante come si era pensato; infatti ha vinto con poco più del 50%, rivelando errate le previsioni precedenti che avevano dato per scontato una sconfitta macroscopica di Trump.

Ma i sondaggi non potevano essere precisi, perché per molti fattori la gente avrebbe potuto mentire dicendo di essere dalla parte di Biden; uno dei tanti motivi potrebbe essere l’impopolarità del presidente in carica dovuta ai suoi comportamenti e alle sue scelte poco condivise sulla gestione del Coronavirus e sul movimento Black lives matter. Con le sue mosse astute è riuscito a trasformare i due argomenti,  lontani dalla scena politica, nel centro della sua lotta: ma questo non è andato a suo favore perché la sua noncuranza specialmente nei confronti del virus, con apparizioni pubbliche troppo appariscenti senza mascherina hanno abbassato la sua credibilità.

Anche per le cause sopracitate è stato etichettato da tutti come esuberante e incoerente, capace di essere a capo di una nazione ma non di compiere le scelte giuste per la sicurezza dei cittadini singoli.

Dalla parte opposta invece, troviamo Biden, un uomo posato che emana calma, esattamente l’opposto di Trump; quello che gli americani stavano cercando.

Da quando i risultati sono stati resi pubblici però Trump non si è ancora dato per vinto, non riconoscendo la presidenza al suo sfidante e accusandolo di brogli, con parole false e contraddittorie, e chiedendo il riconteggio in vari stati, ad esempio in Pennsylvania e in Nevada, promettendo in cambio prove che non sono altro che accuse già smentite o poco rilevanti.

Trump non ha intenzione di cedere, anche se ormai tutto si sta procedendo verso la fine della sua permanenza alla Casa Bianca.  Tutto avrà fine il 20 Gennaio 2021, quando in mancanza delle prove sui brogli elettorali, Biden sarà ufficialmente il nuovo presidente.

                                                                  Laura Girardi 4 DLS, ITIS Cardano

Rogoredo: tra carnefici e vittime

I protagonisti della tragedia infernale a cui ogni giorno și assiste in diretta a solo mezz’ora di treno da Pavia sono proprio i dipendenti dalle sostanze stupefacenti. Ma non solo.

Il bosco di Rogoredo, diventato una delle piazze di spaccio più estese del Nord Italia,  è paragonabile alla scena di un film: registi, attori, sceneggiatori, tutti impegnati a creare la scena della tragedia, proprio nel cuore della Lombardia, nella ricca e dinamica Milano. Proprio qui, nel boschetto che con un eufemismo qualcuno chiama parco, quotidianamente si inoltrano persone di ogni etá, genere ed etnia, tutti in cerca di ció che é diventato per loro una ragione di vita, gli stupefacenti.

Ciascuna di queste persone porta con sé una storia di vita: spesso abusi e violenze, altre volte un semplice ”volevo soltanto provare”  di ragazzini apparentemente con una vita normale, convinti di avere tutto sotto controllo ma privi della consapevolezza che sarà la droga a detenere presto il controllo su di loro. Vedendo e ascoltando le interviste che li mostrano come protagonisti, scopriamo il loro passato: dall’adulto che, rimasto disoccupato, cerca una fuga nell’ eroina al sedicenne di buona famiglia che si compra le dosi per il sabato sera ”per divertisi meglio”.

Un dato allarmante é la facilitá con cui ci si puó procurare una dose. Negli ultimi anni i registi del girone infernale hanno trovato il metodo di rendere le droghe ”alla mano di tutti”, creando mini dosi da 5 euro, 5 euro che distruggono una vita. Oltre alle mini dosi, inventano nuovi miscugli difficili da identificare anche per i cani antidroga; nuove varietá sempre piú letali perché sintetiche.

All’ interno del bosco si apre un mondo a noi sconosciuto, quasi un regno animale in cui gli spacciatori lottano per il miglior territorio, mentre i dipendenti sono vittime vulnerabili. Vittime sono anche i comuni cittadini che risiedono in un’ abitazione nei pressi del boschetto, perché giorno dopo giorno si rendono conto del fatto che nessuno comprerá mai una casa in quella zona; ma anche perché assistono impotenti al viavai dei disperati che și muovono dal boschetto di Rogoredo al centro di Milano, quasi che fossero due città senza altri canali di comunicazione se non quello fisico della metropolitana. Infatti i tossicodipendenti și recano nel centro del capoluogo lombardo,  in piazza Duomo o nelle vie care allo shopping, per chiedere l’elemosina e potersi acquistare la dose; mentre i passanti, provando empatia e pietá, si svuotano le tasche dagli spiccioli, ignari di alimentare la dipendenza in coloro che non hanno bisogno di soldi ma di vero sostegno. Ad occuparsene sono le svariate associazioni di volontariato e i servizi sanitari specializzati nella disintossicazione, l’ unica speranza per uomini e donne ridotti a zombie dalle droghe.

Giunti a questo punto c’é chi si pone la domanda se abbia senso pensare alla legalizzazione delle droghe nella convinzione che sia proprio l’ idea di andare contro la legge che spingerebbe molti adolescenti alla trasgressione, fino alla rovina o alla morte. Invece c’è chi, all’opposto, invoca l’intervento coercitivo dello stato e delle forze dell’ordine; mentre altri ancora chiedono progetti educativi convinti che solo la cultura e i grandi valori possano rendere immuni dalle false sirene.

Intanto gli abitanti di Rogoredo, e non solo, chiedono un risanamento dell’area degradata in cui ogni giorno prende vita come in un romanzo distopico il dramma del girone infernale.

Mihaela Dari  2^ DLS

UN MURO INTORNO AL MONDO

Nel corso della storia i muri sono stati considerati un simbolo di separazione e di chiusura, barriere innalzate a protezione dalle paure reali o presunte, o semplicemente linee di demarcazione dei propri spazi di competenza. Anche tuttora, in un mondo dove l’inclusione sembra scontata, i muri continuano ad essere costruiti per tenere lontani popoli o culture, considerati diversi.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, che divideva in due parti non solo una città ma in realtà due mondi, nel 1989, l’epoca dei muri sembrava finita. Sembrava finalmente che avesse inizio l’epoca dell’apertura e della relazione. Purtroppo però non è stato cosi; infatti, come sempre più spesso si sente raccontare, Trump, il presidente degli USA, ha intenzione di costruire una robusta barriera al confine con il Messico, per evitare il passaggio illegale di migranti. Il presidente, non avendo ottenuto i fondi dal Congresso, ha provocato lo “shutdown”, ovvero la parziale sospensione delle attività amministrative dello stato mettendo in seria difficoltà migliaia di americani.

Trump però non è l’unico politico a progettare costruzioni di muri per separare nazioni vicine solo geograficamente; infatti anche l’Ungheria sta per costruire un muro che la separi dalla Serbia, sempre per evitare il passaggio di immigrati.

D’altronde oggi, nonostante il grande sviluppo messo in atto dall’umanità, sembra che si guardi al passato non per imparare dagli errori, ma quasi per ripeterli. Difatti nell’antico impero romano, si costruivano barriere, i limes, per evitare l’arrivo di popolazioni barbariche; in Cina venne costruita la Grande Muraglia che oggi è diventata un sito turistico di grande bellezza, ma che in passato serviva per tenere lontane le popolazioni mongoliche.

Anche la Corea, a seguito di una guerra, ha costruito una barriera per separare il Nord dal Sud; ma ancora più eclatante è il muro costruito per dividere la città di Belfast tra la parte cattolica e quella protestante.

I “muri” non sono sempre stati di mattoni e di metallo; infatti possono essere anche astratti e simbolici, come quello che si sta erigendo in Gran Bretagna, che con la “brexit” si chiuderà all’interno di un muro. Oppure, senza andare lontani, la nostra Italia che vuole chiudere i porti per evitare l’arrivo di migranti che scappano dalla guerra o dalla povertà per cercare aiuto.

Il muro è stato anche scelto come protagonista di libri, film o serie TV, come in “The great wall” un film che parla della muraglia cinese come ultimo baluardo tra il nostro mondo e un mondo di mostri.

E’ anche vero, però, che il muro non è solo una barriera. Certe volte è un luogo di ritrovo e di preghiera, come il Muro del Pianto sacro per l’Ebraismo, ultima parete rimasta dell’antico tempio di Gerusalemme distrutto dall’imperatore romano Tito.

Oggi, soprattutto noi giovani, sottovalutiamo la portata e le possibili conseguenze del “proliferare” di barriere e divisioni. I motivi sono diversi: forse perchè non siamo cresciuti all’ombra del muro di Berlino e percepiamo la sua caduta come un evento lontano ed estraneo, non come una conquista; forse perché la globalizzazione con le sue connessioni e le sue reti ci ha trasformati.

Ma non dobbiamo dimenticare l’insegnamento della storia: un muro è solo una costruzione, un muro rende solo più difficile l’incontro, ma non può fermarlo.

Non lo ha mai fatto.

                                                                                                         Simone Giri 2^ DLS

LIBERI DI CONOSCERE

CONOSCENZA:
/co·no·scèn·za/
sostantivo femminile
Dal latino cognoscentia, derivato di cognoscĕre ‘conoscere’
1. l’insieme di nozioni teoriche e pratiche risultanti dall’assimilazione ed elaborazione di informazioni durante un processo di apprendimento
2. Facoltà di percepire e di apprendere
Sinonimi:
apprendimento (s.f.), acquisizione di nozioni (s.f.), comprensione (s.f.), consapevolezza (s.f.), padronanza (s.f.), competenza (s.f.), esperienza (s.f.), cultura (s.f.), istruzione (s.f.), sapere (s.f.), coscienza (s.f.).
Ma cos’è veramente la conoscenza?
Qualcosa che non ci può essere detto da un dizionario, qualcosa che dobbiamo capire da soli.
La conoscenza è un diritto, il diritto di essere liberi, di scegliere per la propria vita e avere tutti i mezzi per farlo. Conoscenza è libertà, opportunità, autonomia.
In un mondo la cui forza di gravità ci tiene i piedi saldi a terra, la conoscenza è ciò che ci permette di tradire le leggi della fisica e volare dove ci portano le nostre ambizioni.
Perché, come scrisse Dante nei versi 119-120 del XXVI canto dell’ Inferno:
«Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.»
Proprio di questo si è parlato il 24 ottobre all’Istituto Tecnico Schiapparelli Gramsci di Milano che ha ospitato docenti e alunni di alcune scuole superiori, per aprire gli occhi agli studenti sul mondo della divulgazione delle informazioni.
Un tema molto vicino a noi ragazzi, a cui tuttavia non sempre si dà la giusta considerazione, poiché dato per scontato in una società in cui la tecnologia ci permette di varcare qualsiasi confine, o quasi.
Percepito inizialmente come un’ordinaria presentazione durante la quale ci si sarebbe aspettati di dover lottare contro le proprie palpebre per dare almeno l’apparenza di essere attenti, l’incontro si è rivelato più interessante e coinvolgente di quanto pensassimo, catturando la nostra attenzione e spingendoci a riflettere su alcune tematiche che possiamo sperimentare tutti i giorni. Ad aprire le danze è stato Massimo Esposti, seguito da Roberta Lissidini, con la presentazione del progetto “ULTIMA ORA – powered by Sky Accademy e Osservatorio Permanente Giovani- Editori”, un progetto in collaborazione con Sky TG24 che stimola sempre più adolescenti ad avvicinarsi all’arte dell’informazione con laboratori che implicano anche la produzione di brevi
video a tema giornalistico, al fine di rivoluzionare il modo di fare giornalismo.    A seguire, il cronista di Sky TG24 Luigi Casillo, Marco Ferrando del Sole 24 ORE con la presentazione del progetto “Young factor” e Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera.
L’incontro si è infine concluso con l’esposizione di Sofia Cremonesi e Gioele Strada, partecipanti del corso “L’arte di parlare in pubblico”, che si sono soffermati sui vari significati che i nostri gesti assumono durante un dialogo.
Insomma, un viaggio nel grande tunnel dell’informazione che ha messo un particolare accento sulle FAKE NEWS che popolano il mondo del web: una grande ragnatela su cui si può facilmente rimanere impigliati. Un discorso di ammonimento al fine di evitare che Cappuccetto Rosso venga ingannata e mangiata dal lupo cattivo, che ci ha messi in guardia dalle notizie false che ci
prendono per mano per condurci il più lontano possibile dalla conoscenza. Troppo spesso, infatti, vengono divulgate informazioni non veritiere, distorte e alterate che condizionano le persone per uno scopo più grande, come può essere una votazione elettorale o il commercio di un prodotto!
È importante quindi non credere a tutto quello che sentiamo dire o che leggiamo su siti poco affidabili, ma vitale è documentarsi e fare in modo di sfuggire alla morsa dell’ignoranza che cerca in tutti i modi di manipolarci.

Giulia Faccini, Riccardo Basso, Matteo Sangermano classe                                           3 DLS

L’INFORMAZIONE E’ POTERE

Fake news…
Di questo si è parlato alla conferenza tenuta all’Istituto Schiaparelli Gramsci a Milano il 24 Ottobre scorso.
Come ospite dell’evento era presente il giornalista Gian Antonio Stella il quale ha fatto notare che il fenomeno della diffusione di false informazioni è più antico di quanto si pensi. Difatti come ora gruppi politici o società finanziarie diffondono informazioni distorte per influenzare le masse e favorire i loro interessi, allo stesso modo, già nel Medioevo, papa Silvestro I fece stilare un documento falso secondo il quale l’imperatore Costantino avrebbe donato territori e beni al papato.
La diffusione di false informazioni è un fenomeno ormai diffuso e continua ad essere alimentato da persone che abboccano alle esche lanciate da piattaforme d’informazione online. Anche Luigi Casillo, conduttore di Sky tg24, ha sostenuto questa tesi parlando di come venga utilizzata la distorsione delle informazioni. Essa, infatti, ha vari scopi quali il commercio, la visibilità e l’influenza politica. Secondo quanto affermato dal secondo ospite, al giorno d’oggi, una volta diffusa la falsa notizia, per le persone coinvolte è molto difficile difendersi perchè in breve le fake news fanno ribollire i social network. In realtà basterebbe un minimo di attenzione e spirito critico prima di condividerle per riuscire a limitarne la diffusione . In questo modo noi eserciteremmo parte del nostro potere di cittadini.
Proprio del potere ha parlato Marco Ferrando durante la conferenza. Il giornalista ha elencato sette delle

persone più influenti di tutto il mondo; tra di loro troviamo imprenditori e figure politiche, tutti accumulati da un cospicuo patrimonio. Da questo si può dedurre che l’influenza, quindi il potere, deriva dai soldi. Ma noi cittadini comuni cosa possiamo fare per influenzare in qualche modo la società? Non è necessario possedere una grande somma di denaro: è sufficiente esercitare il potere che abbiamo acquisito grazie allo spirito critico, all’informazione e all’amministrazione consapevole dei nostri soldi, che fa muovere anche gli ingranaggi più grandi del sistema economico-politico. Per questo si può affermare che “l’informazione è potere”.

Andrea Cirmi, Elena Emmanueli, Rachele La Russa, Carlo Tramentozzi classe 4^DLS

Potere o non potere questo è il dilemma

Che cos’è il potere? Noi siamo effettivamente potenti? Esistono notizie false? O dobbiamo accettare tutto passivamente? Queste sono le principali domande a cui si è voluto dare una risposta durante l’incontro con l’Osservatorio Giovani Editori di mercoledì 24 ottobre a Milano, presentato da Massimo Esposti, del Sole 24ore. Innanzitutto si è partiti dalla definizione di spirito critico il cui significato è non subire passivamente ciò che si legge e si sente per non cadere vittima delle manipolazioni e delle fake news o semplicemente dei mass media. Chi ha una cultura di base e una alfabetizzazione socio-economica non si fa offuscare il pensiero, non lascia condizionare la propria capacità di scelta, non diventa fragile strumento in mano ai “potenti” che sfruttano
l’ignoranza di massa. Eppure false e menzognere notizie sono state diffuse in Moldavia per screditare gli avversari politici, giocando sul senso di conservazione e di mantenimento di un’identità nazionale dello
stato e istigando il sepolto odio razziale all’interno dei cittadini a pochi giorni dal voto. Se volgiamo lo sguardo a pochi centimetri dal nostro naso, senza cercare lontano, sentiamo di epidemie di meningite, di prodotti contagiati da salmonella, di ricerche disperate per trapianti d’organo o di smartphone di ultima generazione venduti per un solo euro, anche nel nostro paese; sentiamo della Ferrero e della Mutti, eccellenze italiane, attaccate e danneggiate perché accusate di aver messo in vendita prodotti contagiati e nocivi. Il responsabile della sezione finanza del Sole 24 ore, Marco Ferrando, ribadisce l’importanza dell’esercizio del nostro potere nel quotidiano, semplicemente nell’ acquisto di cibo o di vestiti, e di come la macroeconomia parta dalla microeconomia e quindi da quella che tutti noi pratichiamo senza nemmeno pensarci.

Le fila del discorso vengono riprese da Gian Antonio Stella, firma autorevole del Corriere della Sera, che ritorna a parlare di “fake news”, di come queste arricchiscano quotidianamente in modo subdolo ma efficace la nostra ignoranza. Il giornalista utilizza, a dimostrazione della sua tesi, tre grandi fake news che hanno attraversato la storia dai tempi antichi fino ad oggi: l’inganno di Pausania, che portò alla sua morte, la falsa donazione di Costantino considerata valida per quasi mille anni e dimostrata falsa solamente nel Quattrocento da Lorenzo Valla e infine I Protocolli dei Savi di Sion, il falso documento con cui Hitler giustificava il suo odio verso gli ebrei e che, dal canto suo, lo giustificava nel punirli e sterminarli.

Denominatore comune di tutti gli interventi è stato il sollecitare e sperare in uno sviluppo del senso critico sin da giovani così da formare una società ben consapevole delle proprie scelte e decisioni. Quindi se ci rifacciamo alla dicotomia tra potere o non potere la risposta sarà…sicuramente potere, ma esercitato e appoggiato dall’utilizzo della ragione e dal suo pensiero cosciente.

Alberto Gualandi, Gabriele Lamberti, Alessandro Vai, Andrea Villani
4 DLS

Sogno o son desto? Cronache del 12 aprile

Uscire senza ombrello il 12 aprile può essere rischioso, bisogna ammetterlo, ma questa volta è stato pericoloso uscire senza casco: all’inizio era pioggia, con qualche tuono in lontananza, ma in pochi minuti si è trasformata in ghiaccio che cadeva dal cielo come se qualcuno lo stesse sparando.

Chi camminava per la città ieri e non ha cercato riparo perché, guardando il cielo ha pensato “tutto fumo e niente arrosto”, oggi starà probabilmente comprando un ombrello nuovo.

Chi si trovava in auto e ha pensato di proseguire per la sua strada, oggi starà ascoltando la musichetta d’attesa dell’ufficio dell’assicuratore.

I pedoni prudenti, invece, sono corsi nei bar, a bere il quindicesimo caffè della giornata per salvare i loro ombrelli dal pericolo di essere bucati dal ghiaccio o strappati dal vento.

Gli automobilisti lungimiranti hanno accostato ovunque pur di salvare le carrozzerie delle loro vetture, anche in autostazione, come se il traffico degli autobus non fosse già abbastanza.

Scene quasi apocalittiche, ma soprattutto rovesci climatici così repentini che IMG_3543sembrano usciti dritti da “The Day After Tomorrow”, con la differenza che in quel caso si tratta di un film di fantascienza.

Oggi Pavia è tornata alla normalità e anche il traffico è rientrato nell’ordinario; rimane solo qualche cumulo di ghiaccio negli angoli e ai lati delle strade, proprio come a dicembre, proprio come dopo una nevicata.

Beatrice Pestoni 3^DLS

                                                                                                        

LA DONAZIONE DEGLI ORGANI

Giorno 20 febbraio, si è tenuto, presso I.T.I.S. “G. Cardano” di Pavia, un incontro sulla donazione degli organi e sui danni prodotti al nostro corpo in seguito ad alcune cattive abitudini come fumare o bere. All’incontro hanno partecipato alcune delle classi dell’Istituto come la 2^CM, difatti la dottoressa Zanierato, del reparto di rianimazione del Policlinico S.Matteo, che ha organizzato l’evento ha definito queste classi come “fortunate di poter assistere a questo progetto”. La dottoressa è una delle principali collaboratrici di AIDO, l’associazione da cui è partita tutta l’iniziativa e che si occupa della donazione degli organi. Dopo l’ arrivo nell’Aula Magna dell’Istituto di tutte le classi coinvolte, la dottoressa si è presentata, ha presentato tutti i suoi collaboratori, ha spiegato a tutti il motivo per cui si trovavano lì in quel giorno. Il tutto è stato accompagnato da filmati sia per cercare di attirare sempre più l’ attenzione sia per rendere il messaggio il più chiaro possibile. Ad un certo punto, ci ha detto: “Un giorno è arrivata in ospedale una bambina che faceva molta fatica a respirare e che i genitori avevano deciso di portare in ospedale, perchè quasi in fin di vita, nella speranza di trovare una soluzione a questo problema. Fortunatamente quella bambina è riuscita a ricevere degli organi sani da un donatore e ha ripreso dopo qualche tempo una vita normale”. Continua a leggere LA DONAZIONE DEGLI ORGANI