Scienza e Social Network nel mondo contemporaneo

A partire dagli incendi che hanno devastato l’Australia a inizio anno, fino alla proposta francese di vietare l’istruzione alle donne musulmane col velo di questi ultimi mesi, tutto l’arco di tempo compreso nel 2020 è stato particolarmente denso di avvenimenti, tragedie e stravolgimento sociali, accompagnati da un filo conduttore comune a livello globale: il COVID-19.
Sarebbe sbagliato dire che la maggior parte dei problemi protagonisti di quest’anno non fossero tematiche già esistenti, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare l’impatto che la pandemia ha avuto sul mondo.
Il coronavirus, notoriamente partito dalla Cina e poi diffuso in tutto il mondo, ha terrorizzato ogni nazione per la sua velocità di contagio e per la sua natura sconosciuta. Infatti questo “terrore” da punto interrogativo ha portato all’apice delle problematiche mondiali la generale diffidenza di alcune fette della società nei confronti della scienza.
Nel corso dell’ultimo decennio il fenomeno dei negazionisti non ha fatto altro che diffondersi, tra terrapiattisti, attivisti anti-vax o complottisti in generale, grazie soprattutto all’evoluzione delle dinamiche sociali dovuta ai social media.
Questi ultimi sono il prodotto dello studio degli interessi degli individui, col fine di attirarli a sé in uno spirale di dipendenza dalle opinioni altrui.
Gli algoritmi dei social network sono appunto studiati per creare un profiling della persona per indirizzarla verso gli “advertisements” che più rispecchiano le credenze individuali. Molte volte infatti sono stati ritenuti colpevoli (fino a finire sotto processo) di aver influenzato la popolazione non solo sui propri acquisti, ma anche sulle credenze politiche della persona; cosa molto sentita in stati come gli Stati Uniti d’America dove, secondo gli studiosi, una metà della Nazione è polarmente opposta all’altra, con dei livelli di tensione a record storici.
Tutto ciò perché i social media tendono potenzialmente a isolare l’utente nella propria sfera di informazioni e fonti, convincendolo conseguentemente che rispecchino la realtà.
È quindi impossibile negare il ruolo che i social media investono nella diffusione delle più svariate teorie complottiste, fino a diventare un pericolo se non controllati.
Tuttavia, è anche vero che venire a contatto con una ideologia non significa necessariamente aderirvi: perché allora è così facile credere che il COVID-19 sia tutta una cospirazione creata da Capi di Stato e sostenuta dalla comunità scientifica?
Ci sono varie motivazioni, la più importante delle quali, sicuramente, la paura.
L’idea di un virus invisibile e molto contagioso che non risparmia i più deboli, e la consapevolezza di quanto ancora ignota all’uomo sia questa malattia, spinge le menti più influenzabili a voler credere che non sia reale e, a tutti gli effetti, negarne l’importanza.
Questo porta inevitabilmente ad un distacco dalle autorità e dalla medicina, ovvero coloro che sono i perpetratori delle restrizioni e delle regole, che diventano quindi capri espiatori dell’intera situazione.
Fanno eccezione però quei politici che, sfruttando le tensioni e i nervosismi generali, alimentano questi movimenti da cui conseguentemente ricavano consensi, facendo diventare la veridicità o meno dell’emergenza sanitaria una questione politica.
Diventa inevitabile quindi domandarsi: perché qualcuno si dovrebbe fidare di queste teorie anche se possono essere considerate irrazionali?
Semplicemente perché convincersi di una confortevole bugia è più facile che accettare una scomoda realtà.
Seguire le parole di qualcuno che dice sempre ciò che un soggetto vuole sentirsi dire, piuttosto che affidarsi ad una scienza di cui non si comprendono i fondamenti, diventa sicuramente molto più compiacente.
Come si può, quindi, risolvere questa ondata di “mancanza di credibilità” nei confronti della scienza?
Secondo Massimo Sandal, in articolo per Wired.it risalente al 2018: “… è questione di capire e riguadagnare terreno sociale (…). Servono tante cose, la prima forse è la piena trasparenza…”.
Nell’articolo, lo scrittore, nonché ex-ricercatore, sostiene che un’altra motivazione dello scetticismo a larga scala sta nella mancanza di conoscenza al di fuori della comunità scientifica. Sostiene quindi che la soluzione a questo problema sarebbe “aprire la scatola nera delle affermazioni della scienza” e semplicemente spiegare non solo il risultato di una ricerca, bensì anche i suoi procedimenti, con il fine di renderli comprensibili.
Tuttavia, nonostante il concetto di base sia estremamente corretto, è essenziale sottolineare che, per quanto complicata, la comprensione della materia scientifica non è censurata.
Affermare che la conoscenza scientifica sia un tabù da svelare è fondamentalmente non corretto, ma è giusto riconoscere che certi livelli di studi non sono facilmente comprensibili per chi non è uno studioso del ramo.
Ma proprio perché non è il nostro campo di competenza, cosa ci autorizza a screditare ciò che ci viene detto dagli esperti?
Se un architetto assicura che una casa è a norma, come può un giardiniere senza titoli di studio contestarglielo?
Bisogna tirare una linea sottile tra il credere ciecamente al parere di uno specialista e riconoscere quando esiste un motivo tangibile per metterlo in discussione, ma come dice sempre il famoso Ricky Gervais, se si dovessero eliminare tutti i libri di ogni religione, tra qualche secolo ricomparirebbero tutti diversi, mentre se si dovessero eliminare tutti i libri di scienza, tra qualche secolo ricomparirebbero tutti con gli stessi risultati, poiché essa è basata su prove concrete e per scegliere se fidarsi o meno, basta studiarle.

Lucia Beltrame, 5 BC

DISABILITA’

Sono sempre rimasta incuriosita dalle protesi ortopediche ed è forse proprio questo mio interesse, insieme alla passione innata per automazione e robotica, che mi ha spinto a intraprende il percorso di studi che seguo tutt’ora.

Unendo questo mio lato prettamente scientifico all’amore per la danza è quindi intuitivo capire come io rimanga ammaliata di fronte a un corpo che includa qualcosa di così lontano dalla vita come una protesi di plastica e metallo.

Ma sorvolando su questa “deviazione professionale”, non credo di essermi mai soffermata a riflettere sul significato di disabilità.

Sono molte le persone che sostengono di non riuscire a pensare a una persona portatrice di handicap senza provare pena; molti che, incontrando un individuo affetto da una menomazione fisica, psichica o sensoriale, bisbigliano “poverino”.

Ma perché sottolineare una disabilità, conseguenza di una patologia o di un incidente, come se fosse quasi una colpa?

É forse in campo sportivo che il contrasto tra problema fisico e abilità motoria si fa più lampante.

Si dice che nonostante alcuni disabili riescano effettivamente a primeggiare nello sport, essi siano solo una piccola parte e che siano molte, invece, le persone con handicap che vedono nelle Paralimpiadi un sogno irrealizzabile.

Ma, a ben vedere, quante persone normodotate sperano effettivamente di partecipare alle Olimpiadi? Quante persone normodotate, nonostante non abbiano alcun impedimento fisico, non praticano sport?

Chi ha il pane non ha i denti”: sono molti i normodotati che, per un motivo o per l’altro, sentono di aver fallito in qualche modo. Che nonostante abbiano “tutto” a propria disposizione, manchi loro qualcosa.

Alle Paralimpiadi, tutto questo non si avverte.

Chi ha assistito a questi giochi sostiene di aver avvertito un’atmosfera indescrivibile, di fibrillazione continua, di emozione unica. Ed è il pubblico (normodotato) a percepire l’onda dell’entusiasmo, gli sportivi (disabili) a causarla.

È come se il pubblico si risvegliasse; come se vedesse che, si è rialzato con slancio, chi poteva avere una vera scusa per abbattersi, superando qualsiasi limite immaginabile.

Quel “poverino” non esiste più.

Ma forse l’atmosfera delle Paralimpiadi, totalmente diversa dalla sua gemella normodotata, risiede proprio nella sua nascita: Ludwig Guttmann, neurochirurgo britannico, organizzò una competizione sportiva nel 1948 per veterani della Seconda Guerra Mondiale con danni alla colonna vertebrale o varie menomazioni, dopo aver notato che lo sport aveva effetti incoraggianti sul recupero dei pazienti. La competizione riscosse un successo enorme, diventando famosa come I giochi di Stoke Mandeville, la cittadina che li ospitava.

Nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio, direttore del centro paraplegici dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro, propose di disputare l’edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato la XVII Olimpiade. I Giochi di Stoke Mandeville vennero riconosciuti come I Giochi paralimpici estivi nel 1984, quando il Comitato Olimpico Internazionale approvò la denominazione.

Ho avuto la prova dell’unicità di questi giochi quando durante le ultime Olimpiadi, quelle di Rio 2016, mi sono ritrovata a seguire le Paralimpiadi in tv. Non mento se dico che non ricordo nulla delle gare dei normodotati, ma ricordo perfettamente alcuni atleti paralimpici, su tutte Assunta Legnante, che riuscì a farmi seguire una disciplina che ho sempre snobbato come il getto del peso. Vedere fantini come Ferdinando Acerbi

o Sara Morganti, privati almeno parzialmente dell’uso degli arti inferiori, è stata davvero un’emozione unica.

Senza saperlo, tifavo per un’Italia che gli italiani stessi non conoscono. Un’Italia orgogliosa e felice nonostante sia senza gambe, senza braccia o non ci veda. Un orgoglio che l’Italia normodotata spesso sente invece di non meritare.

Roberta Basile 5 DLS

Con gli occhi di Leonardo

L’arte è fatta per disturbare, la scienza per rassicurare.”
-Salvador Dalì

Il senso principale utilizzato dall’uomo è la vista; gli occhi non ci permettono solo di vedere il mondo che ci circonda ma anche di comunicare, mostrare le nostre emozioni. Lo sguardo è prettamente umano, il principale mezzo di comunicazione tra intelletto e sensi: capita spesso di riuscire a parlare con una persona senza aprire bocca, con un semplice movimento delle ciglia.L’arte è ciò che più sollecita questa percezione, suscitando sensazioni che non sarebbe possibile provare altrimenti. Ma la scienza, a pensarci bene, è strettamente collegata a questa materia: entrambe si basano sull’interazione con il mondo che ci circonda, su qualcosa di estremamente tangibile che diventa pura astrazione.

Il connubio tra queste due discipline risulta evidente: la Gioconda, bellezza nata dallo studio sperimentale e osservazionale.

Nella celebrazione dell’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci,  “Percorsi tra Scienza e Arte”, tema di fondo anche della XVI edizione pavese di Scienza Under 18, mai come oggi  ben si adatta a rendere omaggio proprio al grande genio fiorentino. L’8, 9 e 10 maggio 2019 il Castello Visconteo di Pavia si è riempito degli studenti delle scuole della provincia per dare vita a uno degli eventi più amati e di successo che si tengono in città, anche grazie alle piccole attività che ci ruotano attorno, come il teatro scientifico e le numerose mostre tecnologiche e artistiche.

Estrazione di DNA, luci stroboscopiche, cambiamenti climatici e tantissimi altri sono gli argomenti che hanno dato vita all’edizione di quest’anno, insieme all’immancabile sfilata di moda e a qualche piccola novità, come la giornaliera dimostrazione di volo di droni. Tutti i progetti presentati erano, in qualche modo, legati al mondo dell’arte e hanno mostrato quanto questa materia influenzi la vita di tutti i giorni.

Tra i capisaldi della manifestazione non si può dimenticare la redazione del giornalino di SU18, in cui i ragazzi delle scuole ITIS Cardano, IIS Cairoli di Pavia e IC Dalla Chiesa di San Genesio si sono dati da fare per raccontare in tempo reale l’iniziativa, intervistando gli scienziati in erba e cimentandosi nei tanti esperimenti che sono stati proposti, scoprendo quanto riuscire a tenere il ritmo di un notiziario sia spossante.

Ma parlando di Scienza Under 18 ci si riferisce anche a Scienza Under 14, la mostra per i più giovani eredi di Einstein, che spesso sorprendono anche più dei propri colleghi delle scuole superiori. Quadri di sassi, patate che fungono da batterie, camera oscura: le piccole reclute non si fanno mancare davvero nulla!

Il breve percorso tra gli stand delle scuole medie ed elementari è davvero coinvolgente, ricco di entusiasmo e di amore per la scienza; l’unico problema è riuscire a destreggiarsi tra la folla di piccoli inventori.

Così, a malincuore, anche quest’anno si è conclusa la tre giorni di Pavia all’insegna della conoscenza: un ringraziamento particolare va ai ragazzi della sicurezza e accoglienza, ai professori che permettono ai propri studenti di partecipare a un’attività così stimolante come SU18 e al comune di Pavia, che ogni anno apre le porte del simbolo della città, il magnifico Castello Visconteo, per un connubio tra passato, presente e futuro.

Roberta Basile, 3 DLS

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA – 2019

Tre generazioni, quella nata nel periodo del “boom economico”, raccontata dal Presidente della Provincia dott. Vittorio Poma e dal Sindaco di Pavia Prof. De Paoli,  la generazione dei giovani studenti delle scuole superiori  e quella dei piccoli della scuola materna di Siziano,  unite da un’unica idea : l’acqua come bene comune da preservare, non consumare e da condividere fra le persone.  La Giornata mondiale dell’acqua, che si è celebrata il 22 marzo, è stata occasione di incontro, presso la Sala dell’Annunciata, fra autorità, esperti e studenti delle scuole della Provincia di Pavia per parlare di questa importantissima risorsa. Gli interventi degli esperti hanno focalizzato l’attenzione sull’acqua nelle sue diverse peculiarità: alimento essenziale per tutte le età , come è stato illustrato dal Pediatra dr. Fasani, una risorsa che viene prelevata e restituita al territorio attraverso un ciclo integrato che ne preserva la qualità come è stato illustrato dall’ing. Ferrandini, Direttore tecnico della società Pavia Acque.
Una risorsa che deve però essere controllata per evitare che diventi veicolo di sostanze nocive o microrganismi, come ampiamente illustrato  dalla prof. Pastoris.
Dopo gli interventi degli esperti la parola è passata agli studenti delle scuole superiori della Provincia.
Anche i piccoli studenti della scuola dell’Infanzia di Siziano hanno partecipato all’evento. La loro esibizione con una canzone sull’acqua è stato per la platea un momento di grande coinvolgimento.
Nella seconda parte dell’evento si sono alternati sul palco gli studenti delle scuole superiori.
Per l’Istituto Cardano sono intervenuti gli studenti delle classi quinte del corso Chimici che hanno presentato i dati relativi alle analisi delle acque del Ticino e gli studenti delle classi quarte e seconde del Liceo che hanno illustrato alcune caratteristiche delle acque minerali.

ANALISI SULLE ACQUE SUPERFICIALI

Lavoro presentato da
BASSINI MICHELE, FERRARESI ANGELO, LACQUANITI LORENZO, MAGGI ANTONIO, PAOLELLA SALVATORE e PARENTI FEDERICO
Classi quinte del corso Chimici
ITIS G. CARDANO PAVIA

Scarica la nostra presentazione

Ogni anno gli studenti delle classi quinte del corso Chimici eseguono delle analisi sui parametri riguardanti la qualità delle acque superficiali, in particolare del fiume Ticino che scorre a fianco alla nostra scuola. Vengono effettuate analisi in due momenti diversi in modo da poter confrontare i risultati e capire se le condizioni climatiche influenzino le caratteristiche del fiume.
Con i professori ci siamo recati all’area CUS (zona adiacente ai nostri laboratori) dove abbiamo eseguito il campionamento. Questo procedimento è soggetto ad alcune regole per la buona riuscita delle successive analisi quali la rappresentatività, la stabilità e la casualità.
In loco abbiamo misurato tre parametri fondamentali per capire la salute del fiume; il pH, la temperatura e la conducibilità.
Inoltre, sempre sul luogo del campionamento, abbiamo fissato l’ossigeno disciolto in modo tale da poterlo analizzare successivamente in laboratorio; questo parametro è molto importante perché dalla quantità di Opresente dipende la vita in acqua.
In laboratorio abbiamo simulato il consumo di ossigeno che si verifica normalmente in un’acqua superficiale attraverso due parametri il BOD5 (richiesta biochimica di ossigeno) e il COD. Il primo esprime la quantità di O2 che viene utilizzata in 5 giorni dai microorganismi aerobi, mentre il COD indica la quantità di ossigeno richiesta per la totale ossidazione delle sostanze chimiche presenti in acqua.
Altri parametri presi in considerazione sono la concentrazione di ammonio, nitrati, nitriti e ioni metallici tutti indicatori di inquinamento del fiume.
I risultati così ottenuti sono stati confrontati con le indicazioni contenute nella normativa di riferimento, che classifica le acque superficiali in 5 categorie, dalla categoria 1 che indica scarso inquinamento, alla 5, sintomo di un corso molto inquinato.

Parametro Livello 1 Livello 2 Livello 3 Livello 4 Livello 5
BOD5 (O2 mg/L) <2,5 <  4 < 8 <  15 > 15
COD (O2 mg/L) < 5 <  10 <  15 < 25 > 25
NH4 (N mg/L) < 0,03 < 0,10 <  0,50 < 1,50 > 1,50
NO3 (N mg/L) < 0,3 < 1,5 < 5,0 < 10,0 > 10,0
Fosforo totale (P mg/L) < 0,07 <0,15 < 0,30 <  0,60 > 0,60

I dati ottenuti dalle analisi effettuate sono stati abbastanza soddisfacenti, a partire dalla elevata presenza di ossigeno nel fiume ed alla totale assenza di cromo . Mentre per quanto riguarda i nitrati ed i fosfati se ne riscontra una bassa concentrazione probabilmente legata all’attività agricole.

Parametri Analizzati  Risultato analitico
pH 7,94
Temperatura (°C) 18,1
Conduciblità (μS/cm 20°C) 259
Ossigeno disciolto (O2 mg/L) 12,70
Ossigeno (% saturazione) 123,5
BOD5  (O2 mg/L) 1,68
COD  (O2 mg/L) 12,78
Ossidabilità secondo Kubel (O2 mol/L) 2,48
Ammonio  (NH4+ mg/L) 0,25
Nitrati  (NO3 mg/L) 1,50
Nitriti  (NO2 mg/L)
Ortofosfati (PO43- mg/L) 0,15
Cr (mg/L)
Zn (mg/L) 0,03
Fe (mg/L) 0,05
Cu (mg/L) 0,01
Mn (mg/L) 0,01

 

In conclusione i dati da noi ottenuti  fanno pensare che il fiume goda di discreta salute!

Angelo Ferraresi e Federico Parenti  5^ CC

 

Giornata Mondiale dell’Acqua

venerdi ore 8.00: appuntamento in piazza Petrarca con la nostra insegnante di scienze, prof.ssa O. Malvani. E’ ancora presto, la sala dell’Annunciata aprirà fra un’ora ma noi dobbiamo avere il tempo per ripassare e concordare gli ultimi dettagli; così, con tutte le nostre borse, andiamo al bar più vicino.

Alle 9 in punto riattraversiamo la piazza e cominciamo ad allestire il nostro tavolo.

Abbiamo qualche decina di bottiglie d’acqua, minerale e del rubinetto e siamo attrezzati per misurarne la conducibilità elettrica onde determinare il contenuto salino. Inoltre abbiamo dei bicchieri per la degustazione delle diverse acque.

E’ nostra intenzione far comprendere che non sempre l’acqua che comperiamo al supermercato è realmente migliore, per il nostro benessere, dell’acqua che esce dal rubinetto. Inoltre se usassimo le borracce d’alluminio, invece delle onnipresenti bottigliette di plastica, potremmo evitare inutili sprechi e limitare l’inquinamento.

Alla fine della mattinata saliamo sul palco ed esponiamo le nostre idee.

È’ l’una passata quando lasciamo la sala. Sarà la tensione, sarà l’ora, siamo stanchi e affamati (non assetati, chè di acqua ne avevamo quanta ne volevamo!), ma andiamo via soddisfatti di aver dato il nostro contributo per celebrare una giornata così importante.

Greta Benzoni  e Luca Miraldi 2^ ALS
Davide Ferrari e Mauro Artale 2^ Bls
Roberta Mazza e veronica Manzi 4^Als

Dalla BICOCCA al CARDANO per l’INNOVAZIONE

“Informati per orientarti, ma soprattutto scegli chi essere”: questo è lo slogan usato dalla dott.ssa Comotti dell’università Bicocca di Milano per presentare il corso di studi “Scienza dei materiali”ai ragazzi di quarta e quinta dell’ITIS Cardano durante una conferenza tenutasi il 6 febbraio 2019. La dottoressa Comotti ha al suo attivo un’intensa attività di ricerca che si è concretizzata nella pubblicazione di ben 115 articoli sulle più importanti riviste scientifiche mondiali.

La Bicocca, l’università in cui insegna, è stata fondata nel 1998 e propone ai ragazzi diverse facoltà, sia scientifiche che umanistiche; in più offre numerose opportunità come lo studio all’estero con il progetto “Erasmus”. Viene classificata  come “ Università virtuosa” per la minor tassazione e le molteplici borse di studio offerte agli iscritti; inoltre ha introdotto il sistema dei Crediti di Merito (CM) per favorire l’impegno e premiare il successo formativo. In altre parole gli studenti con una media superiore a 27/30 ottengono dei CM, del valore di 125 euro ciascuno, da utilizzare per acquistare libri di testo e abbonamenti per i mezzi di trasporto locale, iscriversi a corsi di lingua inglese, pagare parte delle tasse universitarie. I CM, in quanto incentivi al merito, sono totalmente indipendenti dalla fascia di reddito dello studente e dalle eventuali altre borse di diritto allo studio ricevute.

Le facoltà scientifiche hanno una grande importanza in Bicocca, infatti nel campus sono presenti laboratori e aule attrezzate per la ricerca e lo studio scientifico. Rita Levi Montalcini, che ha conseguito la laurea ad honorem in Biotecnologie proprio in questa Università, disse che l’importante per uno scienziato è la passione, l’impegno e la voglia di scoprire cose nuove:  ripetendo le stesse parole la professoressa Comotti invita gli studenti a domandarsi sempre il perché qualcosa accade.

La relatrice ha presentato la facoltà in cui insegna, “Scienze dei materiali”. L’obiettivo di questa disciplina, nata dall’incontro di matematica, fisica e chimica, è quello di progettare nuovi materiali innovativi. Uno dei  vantaggi offerti da questo indirizzo è la facilità di trovare un impiego  dopo aver conseguito la laurea; infatti Scienze dei materiali vanta il 100% dei ragazzi impegnati nel lavoro poco dopo aver concluso il ciclo di studi.

Come per altre facoltà, per potersi iscrivere a questo corso di studi occorre affrontare un test e partecipare a uno dei due bandi disponibili ogni anno da cui vengono scelti gli studenti (generalmente i primi 100).

La conferenza è continuata con la presentazione di un’importante scoperta fatta proprio alla Bicocca: le finestre fotovoltaiche che permettono di catturare la luce solare grazie alle nanoparticelle di materiali fotorecettori e di riutilizzarla per produrre energia, lasciando inalterata la trasparenza del vetro. Un altro filone di ricerca è relativo alla messa a punto di sistemi idonei alla riduzione delle  emissioni di CO2; recente è la scoperta di polimeri detti “nano spugne” che sono in grado di trattenere nelle porosità le molecole di anidride carbonica, rilasciandole  solo  per effetto del calore.

Per concludere la presentazione è intervenuto Simone Bonizzoni, ex studente del Cardano, laureato in chimica presso l’Università di  Pavia e ora dottorando  alla Bicocca, nel gruppo di lavoro del prof. Mustarelli. Nel suo intervento  ci ha presentato la chimica dei materiali e, in particolare, la chimica dello stato solido, con le possibili applicazioni dei materiali nella vita quotidiana.

Simone Giri 2 DLS

La droga esiste, ma la gente chiude gli occhi.

Il giorno 11 gennaio 2019 alcuni esperti della Fondazione Maugeri di Pavia hanno tenuto un incontro all’I.T.I.S. Cardano su droghe “antiche” e “moderne”, sul loro abuso e sui  loro effetti.

Il dottor Locatelli, esperto del Centro Antiveleni della Fondazione, ha introdotto la spiegazione sulle sostanze psicoattive mostrando degli esempi di tele di ragni a cui  erano state somministrate delle molecole di vari tipi di sostanze stupefacenti: ecstasy, speed, LSD, marijuana e caffeina.

Voleva stupirci…e ci è riuscito! Infatti ci siamo resi conto che ognuna di quelle sostanze ha avuto effetti sui cervelli degli aracnidi, visibili attraverso la diversa struttura delle loro ragnatele: l’osservazione delle tele mostrava chiaramente ai nostri occhi che i loro neuroni erano stati inibiti analogamente a  quanto succede nell’uomo sotto l’effetto di quelle stesse sostanze.

Ci è stata poi mostrata una classifica delle 6 sostanze più abusate: alcool, fumo di sigaretta, marijuana, NSP, cocaina ed eroina; tutte piuttosto facili da trovare e tutte molto dannose, anche quelle apparentemente innocue.

In seguito sono state messe in evidenza le peculiarità dello spacciatore: fare soldi, fidelizzare, coinvolgere, proporre una vasta gamma di droghe e soprattutto essere avido e spietato. Proprio su quest’ultimo punto si fonda il guadagno tramite la contraffazione: si aggiunge zucchero alle pasticche, gesso alla polvere di coca o piante aromatiche essiccate alla cannabis, con l’unico scopo di accrescere il numero dei clienti e quindi i profitti.

Ma visti i danni irreversibili provocati dagli stupefacenti, cosa spinge le persone a farne uso?

I motivi possono essere più o meno gravi:  dai problemi familiari alla volontà di evadere dal mondo reale, dal desiderio di euforia all’emulazione degli amici per non rimanere esclusi dal gruppo. Ovviamente nessuna di queste ragioni è giustificabile; i problemi si possono risolvere parlando con i propri genitori, con amici fidati o eventualmente con uno psicologo…

Tornando all’argomento principale e cioè alla grande varietà di droghe disponibili, al fine di evitare problemi giudiziari, nell’ultimo decennio le organizzazioni criminali hanno sviluppato in laboratorio nuove sostanze psicoattive (NSP); si tratta di sostanze per lo più legali, che sono resistenti ai farmaci e i cui effetti sono ignoti. Esse non sono reperibili dal comune spacciatore, bensì attraverso  social media, siti internet o addirittura dal deep web. Le più diffuse sono i catinoni e i cannabinoidi sintetici che, nonostante vengano paragonati alla marijuana e alla pianta di khat, hanno effetti totalmente diversi e più duraturi: invece di rilassare, provocano forte confusione mentale, infarti o ictus; causano comportamenti aggressivi e, a tratti, anche animaleschi, invece di suscitare semplice euforia.

Il dottor Locatelli ha poi proiettato un cortometraggio molto originale realizzato dalla Scuola del Cinema di Milano per mostrare gli effetti devastanti delle droghe. Nel filmato un ragazzo viene spinto a provare diverse NSP; in seguito se ne pente, ma non riesce più a tornare indietro. La storia ci deve far riflettere su come sia facile perdersi e smarrire il senso della realtà.

In seguito, sono state presentate le esperienze di alcuni pazienti presi in cura dalla Fondazione Maugeri. Un primo caso rigurdava un diciannovenne in viaggio di maturità con un amico, che ha provato degli allucinogeni acquistati online, pensando che avessero un effetto blando; invece, poco dopo averli assunti, ha avuto terribili allucinazioni, una delle quali consisteva nell’avere le gambe chiuse in una valigia. Il ragazzo, nonostante le cure,  ha continuato a soffrire di sindrome post-traumatica da stress.

Un altro caso riguardava un giovane svenuto durante un party in spiaggia d’estate; portato d’urgenza all’ospedale in sala rianimazione, vi è rimasto per trenta ore prima di morire. Aveva ingerito circa mezza compressa di MDMA molto concentrata che aveva provocato l’aumento della temperatura corporea fino a 42°C, causandone il decesso.

Infine, il dottor Locatelli ha fatto una breve digressione sulle cosiddette “droghe da stupro”, la più diffusa delle quali è l’alcol, soprattutto se preso in grandi quantità in poco tempo; un’alternativa meno comune è quella delle benzodiazepine, ossia un farmaco per l’insonnia che i malintenzionati sfruttano per assopire le loro vittime e abusarne.

Da questo incontro possiamo dedurre che le NSP sono addirittura peggiori delle droghe “tradizionali”. A tal proposito, riteniamo che l’organizzazione di incontri  come questo sia molto utile ad aprire gli occhi alle persone e a farle riflettere su quello che comporta entrare nell’ orribile tunnel della droga. Secondo noi, le autorità dovrebbero essere più restrittive, effettuare controlli più rigorosi e non far finta di niente magari perché “si tratta solo di un po’ di erba”. Anche i genitori dovrebbero svolgere la loro parte, in particolare nel caso di ragazzi sotto la maggiore età, fase in cui, purtroppo, l’uso di droghe è molto più presente di quanto si immagini.

 

 

Claudio Clerici, Marco Di Silvio e Paolo Milasi  3°DLS

 

 

IL RITORNO DEI MAGNIFICI 4

Tornano i magnifici 4 con un’altra sorprendente affermazione alla fase finale dei Management Games, svolte a Flero (BS).

Mattia Lombardi, Kateryna Khomynets, Andrea Scevola e Marco Carlin della 4^FI  dell’Istituto Tecnico ITIS G. Cardano ci hanno stupiti ancora una  volta con le loro incredibili abilità in ambito aziendale.

Medaglie d’argento, secondi solo alla squadra di Mantova, sono riusciti in un’impresa che pochi credevano possibile. Gli stessi ragazzi erano dubbiosi, non trovandosi a giocare nel loro campo come invece era stato per le fasi provinciali: una gara di sviluppo di applicazioni mobili.

La fase finale consisteva infatti in uno scontro a più round sul tema del mercato nazionale e internazionale, e la vendita di prodotti alimentari. I partecipanti dovevano elaborare una strategia che permettesse loro di far crescere il valore della start up, tenendo conto di vari parametri, quali il numero di dipendenti, la liquidità, i valori tangibili e intellettuali, senza la possibilità di licenziare il personale.

Partendo con un budget iniziale di 600.000 euro, durante il primo round si sono dimostrati eccellenti, posizionandosi al secondo posto.

Nel secondo match, però, hanno iniziato ad accusare i primi colpi, scendendo di liquidità. Hanno quindi optato per concedere 10 giorni di tempo ai clienti per pagare, ma questa idea si è rivelata poco proficua e, nel terzo round, i nostri ragazzi si sono ritrovati a dover chiedere un finanziamento, ultimi in classifica con 700.000 euro di start up.  Erano stanchi e demoralizzati, ma hanno infilato ancora una volta i guantoni e, saliti sul ring, non si sono lasciati mettere KO, ma hanno sferrato un ultimo colpo che ha permesso di ribaltare la situazione.

Togliendo la dilazione e puntando sulla vendita indiretta dei prodotti, per renderli più facilmente raggiungibili dai clienti, sono riusciti a raddrizzare il bilancio e a portarsi a casa il secondo posto.

Non resta che complimentarci con questi ragazzi simpatici e sorridenti che formano un gruppo unito e armonioso, i cui membri si completano a vicenda.

-Abbiamo lavorato insieme anche per altri progetti, aiutandoci e confrontando le nostre idee- affermano i ragazzi- Durante la gara abbiamo cercato di risolvere i problemi in gruppo e ognuno di noi ha fatto la propria parte impegnandosi al meglio-

Insomma, una vera e propria super squadra che, chissà, potrebbe sorprenderci anche in futuro.

Bravi ragazzi, tantissimi complimenti da tutta la grande famiglia dell’ ITIS G. Cardano.

Giulia Faccini e Marco Di Silvio 2^ DLS

 

Piccole armi contro un grande nemico

Quando a qualcuno viene diagnosticato un tumore, di qualsiasi tipologia, inizialmente è preso dalla disperazione e gli sembra che il mondo gli crolli addosso. Poi, pian piano, riflettendo ripone le speranze nella medicina e nelle nuove tecnologie.

Il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) essendo una struttura innovativa e tecnologicamente avanzata rappresenta appunto un’ancora di salvezza per molti malati oncologici. Il CNAO è infatti l’unico centro di adroterapia in Italia per il trattamento di tumori radio resistenti o non operabili mediante l’uso di protoni (cioè gli unici adroni stabili) e ioni carbonio.

La storia del CNAO è iniziata nel 1991, quando l’allora Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) propose un finanziamento per iniziare lo studio di un acceleratore che fosse in grado di accelerare sia protoni che ioni leggeri da utilizzare nella nuova terapia dei tumori profondi.

Nel 1995, per sviluppare l’adroterapia in Italia e in Europa, si convinse la Direzione del CERN dell’opportunità di progettare un sincrotrone per ioni carbonio e protoni ottimizzato per le terapie tumorali. Questo studio fu completato nel 2000 e si è poi evoluto nella versione CNAO definitivamente realizzata a Pavia e inaugurato il 15 Febbraio 2010.

Il rapido progresso tecnologico degli ultimi anni ha portato ad un’evoluzione di tutti i settori della medicina, ma una grande opportunità di guarigione è rappresentata dall’adroterapia che utilizza nuclei atomici (cioè ioni) e protoni che sono soggetti, oltre che alla forza debole, anche alla forza detta ‘nucleare forte’ e per questo motivo sono chiamati adroni (dal greco adrós, forte), da cui il termine adroterapia.

I vantaggi dell’adroterapia rispetto alla radioterapia tradizionale sono molti.

Il rilascio di energia (e quindi la distruzione delle cellule) è selettivo ed efficace e colpisce maggiormente le cellule tumorali con il vantaggio di minimizzare la distruzione dei tessuti sani.

Il fascio di particelle adroniche resta collimato man mano che esso penetra nel materiale biologico; l’elevata collimazione dei fasci di adroni permette una ulteriore minimizzazione del danno ai tessuti sani.

Se in alcuni tumori “radio-resistenti” con la radioterapia tradizionale non si hanno vantaggi significativi perché il danno al DNA è modesto, usando invece la terapia con ioni carbonio il gran numero di rotture permette di agire con più efficacia.

L’insieme di questi tre vantaggi comporta un’ efficacia distruttiva notevole sui tessuti biologici, ragion per cui il bersaglio (tumore) deve essere posizionato con una precisione millimetrica, assai più elevata rispetto alla radioterapia tradizionale. È bene specificare che, essendo l’adroterapia una terapia relativamente giovane, le indicazioni consolidate sono ancora limitate a tumori solidi, non infiltranti e fissi e a tumori rari scarsamente responsivi alle tecniche di radioterapia convenzionale: i melanomi dell’uvea, i tumori della base del cranio e della colonna, dei seni paranasali, delle ghiandole salivari e alcuni tumori solidi pediatrici.

Attualmente il numero dei pazienti trattati è ancora limitato ma l’intenzione è di arrivare a trattare circa 3000 pazienti all’anno e quindi accrescere notevolmente le possibilità dei malati di accedere a questa nuova cura. Inoltre, presso il centro di Pavia, nella sala sperimentale, nelle aree dedicate e nei laboratori, si effettuano anche attività di ricerca per migliorare le conoscenze a livello medico e anche di altri campi scientifici.

Questa nuova terapia rappresenta l’arma con cui molti pazienti oncologici sperano di poter sconfiggere il temibile nemico che li sta attaccando.

Elena Emmanueli 3^DLS

Sull’orlo del dirupo

Abstractrettagolo con testo

Un nuovo problema: la sostenibilità

«Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri». [1] Questo concetto è stato sviluppato nel 1987 su commissione dell’ONU dalla World Commission on Environment and Development, nata nel 1983 per affrontare un problema completamente nuovo per la nostra specie. Partendo dalla sostenibilità ambientale, che è fondamentale per garantire la funzionalità e la stabilità dell’ecosistema terrestre che supporta la sopravvivenza biologica della nostra specie e di tutte le altre, il concetto di sostenibilità deve essere esteso anche agli ambiti economici e sociali.

Lo sfruttamento delle fonti fossili

Il Sistema Naturale funziona sfruttando l’energia solare, che è rinnovabile. Fino all’inizio della Rivoluzione Industriale gli esemplari di Homo Sapiens hanno fatto altrettanto, ma da quel momento in poi è avvenuto qualcosa di completamente nuovo: abbiamo cominciato ad attingere a risorse fossili (carbone, petrolio, gas naturale) prelevandole dal sottosuolo nel quale si erano formate ed accumulate con processi naturali durati centinaia di milioni di anni. Queste fonti molto concentrate ci hanno fornito e ci forniscono ancora una grande quantità di energia a basso costo e sono facilmente trasportabili, ma hanno il problema di 1-non essere rinnovabili, 2-di provocare vari tipi di inquinamento a causa del rilascio nell’ambiente di elementi tossico-nocivi, e infine 3-di produrre dei gas ad effetto serra che alterano la stabilità del clima. Dal canto suo, lo sfruttamento dell’energia proveniente dalla fissione dell’atomo genera delle scorie radioattive i cui effetti dannosi si prolungano per tempi lunghissimi. Il gas serra prodotto nella combustione degli idrocarburi è la CO2  (anidride carbonica) che ha tempi di decadimento dell’ordine delle migliaia di anni: dopo 1000 anni ad esempio il 20% della CO2 che emettiamo con le nostre azioni quotidiane è ancora presente in atmosfera a modificare il clima [2].

Con il trascorrere degli anni, i processi di estrazione del petrolio sono diventati sempre più difficili e costosi: se negli anni passati si doveva scavare poco profondamente per trovarlo (20 metri nel caso del primo pozzo sul territorio americano entrato in attività nel 1859), oggi dobbiamo scendere nel sottosuolo per diversi chilometri. La conseguenza è che questa risorsa fossile, che è ancora fondamentale per il funzionamento del nostro modello di società, sta diventando sempre meno conveniente sia in termini energetici (l’energia netta che ricaviamo dai processi di estrazione è sempre minore) sia in termini economici (aumentano i costi di ricerca, di estrazione e raffinazione). I giacimenti definiti come “convenzionali” sono quelli che consentono al greggio di fluire spontaneamente verso i pozzi di estrazione: purtroppo questa categoria di risorse privilegiate non riesce più a soddisfare la domanda globale di energia, e oggi siamo costretti a ricorrere a fonti “non convenzionali”, come il fracking (fratturazione idraulica delle rocce) o la lavorazione delle sabbie bituminose. Queste ultime sono delle rocce sedimentarie formate da argilla e sabbia, le cui porosità sono piene di bitume, che una volta lavorato con grandi dispendi di energia e grandi inquinamenti ambientali, porta all’ottenimento del petrolio grezzo. L’estrazione con il metodo del fracking consente invece di estrarre il petrolio o il gas naturale dalle rocce di scisto: consiste nella perforazione del terreno fino a raggiungere le rocce che contengono i giacimenti di gas o petrolio, iniettando successivamente un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia ed altri prodotti chimici per provocare la fessurazione e fratturazione della roccia. L’emersione del gas o del petrolio in superficie avviene attraverso l’acqua, che successivamente viene ripompata in profondità.

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Il cambiamento climatico e la transizione energetica

Oggi sappiamo che superando una soglia critica di 1,5-2ºC di aumento di temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali si innescherebbero degli anelli di reazione positiva che porterebbero il cambiamento climatico a sfuggire completamente al nostro controllo: i meccanismi termodinamici inizierebbero ad auto-alimentarsi e le alterazioni diventerebbero talmente profonde da negare le possibilità di adattamento biologico alla nostra specie e a tutte le altre che abitano il Pianeta. A tal proposito l’Accordo di Parigi (COP21, ovvero 21ma Conferenza Mondiale sul Clima) sottoscritto nel dicembre 2015 da tutti i Governi del Pianeta prevede che ogni Paese metta in atto delle strategie di mitigazione (riduzione delle emissioni climalteranti che consentano di restare globalmente entro la soglia di sicurezza prefissata) e delle contemporanee strategie di adattamento (investimenti finanziari e preparazione della società ad affrontare i cambiamenti che ormai sono impossibili da evitare). Per poter raggiungere gli obiettivi stabiliti, sappiamo che il bilancio netto delle emissioni di COdeve essere azzerato nell’arco di 30 anni. Questo comporta la completa dismissione dei combustibili fossili: il che a sua volta sottintende una totale riprogettazione della nostra società, che deve prepararsi a funzionare con il nuovo mix di fonti energetiche rinnovabili che andranno a sostenerla. Continua a leggere Sull’orlo del dirupo

Entomophagy or…Entomophoby?

In Italy, starting in January, first supermarkets are going to sell insects as food. While most Italians do not like the idea, in most countries of the world insects are already a part of the daily diet.

In order to find out more about Entomophagy, we did some researches:tabella

In the graph we can see that the amount of nutrients varies according to the different  species.

We confronted these with the nutritional values in meat and we found out that both have a similar amount of proteins. For example, pork meat has 16.9 g/ 100g, which is more or less the same amount found in insects.

Insects contain as much fat as the lowest fat containig meat, chicken, which has 5,6 g /100g fats. They also contain vitamins such as A, D, E and K.

We established that insect are a valuable alternative to meat as far as nutrients are concerned, but let’s say they aren’t exactly appetizing!

Why should we eat them then?

Well, it turns out that they are ecologically more substainable than meat. Continua a leggere Entomophagy or…Entomophoby?