Indagine sull’uso dei social network al “Cardano”

I social sono ormai un aspetto “fondamentale” della nostra quotidianità digitale. Chi vuol essere all’avanguardia, che si tratti di ambito lavorativo o di ambito personale, deve avere almeno un profilo social.

Le piattaforme vengono usate tutti i giorni per motivi diversi tra cui, il più importante, quello di comunicare con altre persone che siano estranei, “conosciuti” attraverso un smartdisplay, o già conoscenti ma distanti.

L’uso dei social per la comunicazione e per l’intrattenimento, in qualche modo ha, per tutti, aumentato progressivamente l’attività   online nel periodo della pandemia, data l’impossibilità di poter stare fisicamente vicino ad altre persone.

 È proprio per questo che la classe 4^ELS, spinta dalla curiosità, e accettando una proposta di attività didattica multidisciplinare di informatica, matematica, educazione civica, ha realizzato un questionario per un’indagine statistica che grazie ai professori aderenti è stato distribuito a diverse classi, dalle prime alle quinte.

Lo scopo del questionario è proprio quello di “indagare” sul rapporto che gli studenti hanno con le piattaforme social in generale e sulle loro preferenze.

Di seguito   un video che restituisce i risultati del questionario: le risposte (rimaste anonime nel rispetto della privacy degli alunni) vengono analizzate e commentate.

 

Mariana Cretu 4ELS

Chi è e cosa fa l’Ethical Hacker?

Nella mattinata del 18 marzo 2021 la nostra classe ha avuto un video-incontro con il dott. Lorenzo Grespan,  che ci ha spiegato in che cosa consiste il suo lavoro di Ethical Hacker (Hacker Etico) presso un’azienda situata nel Regno Unito.

L’Ethical Hacker è sempre più ricercato dalle aziende di tutto il mondo, in quanto è un professionista informatico nell’ambito della sicurezza.

Al termine hacker si associa, in genere, un’immagine negativa: è visto come un pirata della rete, una figura ambigua che manomette i sistemi o si appropria di file per scopi malevoli.

Gli hacker “buoni”, “etici” o “White Hat si distinguono, invece, dai pirati informatici o “crackerperché, al contrario di questi, operano a beneficio di aziende, enti e organizzazioni.

Essi vengono, infatti, autorizzati da quest’ultimi per effettuare i propri attacchi a reti, infrastrutture informatiche e siti web: questa autorizzazione garantisce la legalità delle loro attività di hacking.

Lo scopo è quello di identificare e risolvere eventuali vulnerabilità e migliorare, così, la sicurezza e la buona funzionalità del sistema analizzato.

Il fine,quindi, è “buono”, ovvero vuole prevenire le attività criminali di hacker maligni, chiamati in gergo “Black Hat Hackers“.

L’importanza di questo professionista diventa ancora più chiara se pensiamo, ad esempio, che anche i governi sono spesso vittime di attacchi sempre più complessi da parte di hacker malintenzionati.

Ogni impresa deve assicurare un trattamento riservato ai dati propri e dei clienti: ad esempio nomi, username e password, dati di contatto, informazioni personali e dei conti bancari…

Solitamente sono le aziende di grandi dimensioni che investono di più in sicurezza informatica, per ridurre al minimo il rischio di perdita o manomissione dei dati, oppure strutture che devono gestire dati sensibili come banche, assicurazioni, strutture sanitarie, agenzie ed enti governativi (ad esempio nel settore della Difesa), società che raccolgono e analizzano enormi quantità di dati riguardanti i propri utenti.

Gli Ethical Hacker lavorano al computer, in ufficio oppure da remoto, con orari di lavoro che variano a seconda dei progetti e degli attacchi informatici in corso.

Gli attacchi possono essere di tipo virtuale: ad esempio attraverso l’uso di spyware, software spia che catturano informazioni all’interno della rete, e worm, software che si introducono nel sistema e consentono di controllare il computer da remoto.

Gli attacchi di tipo fisico, invece, consistono nel furto di unità di memoria, interruzione di corrente, danneggiamento delle apparecchiature…

Le possibilità di attacco sono potenzialmente infinite, limitate solo dalla creatività e dalle capacità tecniche dell’hacker.

Concluso l’attacco, l’Ethical Hacker prepara un documento in cui descrive la falla di sicurezza e propone le soluzioni per ripararla: pensa e opera come se fosse un attaccante malintenzionato, per poi poter intervenire come difensore del sistema informatico che ha tentato di sabotare.

Durante l’incontro il dott. Grespan, esperto di sicurezza informatica, ci ha presentato  il suo lavoro in modo coinvolgente, arricchendo la presentazione con esempi tratti dalla sua esperienza e con suggerimenti utili.

Abbiamo compreso che per diventare un Ethical Hacker è necessaria una specializzazione dopo la scuola superiore e che questa offre interessanti  opportunità di lavoro.

Ci ha illustrato , inoltre, alcuni pericoli che possiamo incontrare su Internet e come possiamo aggirarli: ad es. dobbiamo evitare di usare la stessa password su diversi siti e di navigare su pagine web non affidabili.

 Riccardo Serci 4 BI

Anche i computer prendono l’influenza

Cos’è un virus informatico? Si tratta di malware (codice malevolo) che, una volta introdotto in un programma informatico, è in grado di auto-replicarsi, proprio come i virus biologici, e prendere il controllo del computer infetto.
Si diffondono da un computer ospite ad un altro attraverso file nei quali rimangono silenti fino a quando il file interessato non viene aperto. Il passaggio da un computer ad un altro può avvenire con modalità differenti: se un computer è in rete può diffondere il virus agli altri con cui è collegato, oppure la diffusione può giungere attraverso il download di file, di e-mail o link infetti.
Vengono creati in continuazione nuovi virus informatici, sono più di un milione i virus al mondo.
I più diffusi sono:
– macro virus: sono i più comuni; si trovano spesso nei documenti Microsoft Word o in fogli Excel, e si attivano quando il file viene aperto, diffondendosi in altri file .doc e .xls modificandone il contenuto.
– file infector: si collegano ai file eseguibili con estensioni .exe e .com e si diffondono quando un programma infetto viene lanciato, prendendone il controllo.
– browser hijacker (dirottamento del browser): si impossessano del browser; solitamente sostituiscono la homepage, sovrascrivendo le impostazioni in modo da non poterle modificare; il loro scopo è di indirizzare l’utente su banner o siti web al fine di garantire introiti per i loro ideatori, mostrando annunci pubblicitari.
– virus di web scripting: sovrascrivono il codice di un sito web ed inseriscono link o video che poi installeranno malware nel computer dell’utente; spesso i proprietari del sito web sono inconsapevoli di ospitare un virus, perché può  esservi inserito semplicemente postando un commento.
– virus del settore avvio: sono virus che si avviano attraverso supporti fisici come chiavette USB o dischi rigidi esterni.
Qual è lo scopo dei virus informatici?
A volte il virus viene ideato da geni dell’informatica con il solo obiettivo di dimostrare di essere in grado di interagire e prendere possesso di un programma, ma più spesso la loro creazione ha scopi concreti, dall’ appropriazione di identità informatiche, a truffe monetarie, allo spionaggio industriale o politico; le cyber war, ad esempio, si stanno sostituendo sempre più alle guerre sul campo, ne è un esempio quanto è avvenuto ad opera dei servizi segreti israeliani e statunitensi che grazie all’utilizzo di un virus sono riusciti a compromettere in modo irreparabile il funzionamento della centrale di Natanz in Iran, dove avveniva la lavorazione dell’uranio per la realizzazione di armi nucleari.
STUXNET: questa è la sua storia. link al video

Irene Console (5ALS)

Scienza e Social Network nel mondo contemporaneo

A partire dagli incendi che hanno devastato l’Australia a inizio anno, fino alla proposta francese di vietare l’istruzione alle donne musulmane col velo di questi ultimi mesi, tutto l’arco di tempo compreso nel 2020 è stato particolarmente denso di avvenimenti, tragedie e stravolgimento sociali, accompagnati da un filo conduttore comune a livello globale: il COVID-19.
Sarebbe sbagliato dire che la maggior parte dei problemi protagonisti di quest’anno non fossero tematiche già esistenti, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare l’impatto che la pandemia ha avuto sul mondo.
Il coronavirus, notoriamente partito dalla Cina e poi diffuso in tutto il mondo, ha terrorizzato ogni nazione per la sua velocità di contagio e per la sua natura sconosciuta. Infatti questo “terrore” da punto interrogativo ha portato all’apice delle problematiche mondiali la generale diffidenza di alcune fette della società nei confronti della scienza.
Nel corso dell’ultimo decennio il fenomeno dei negazionisti non ha fatto altro che diffondersi, tra terrapiattisti, attivisti anti-vax o complottisti in generale, grazie soprattutto all’evoluzione delle dinamiche sociali dovuta ai social media.
Questi ultimi sono il prodotto dello studio degli interessi degli individui, col fine di attirarli a sé in uno spirale di dipendenza dalle opinioni altrui.
Gli algoritmi dei social network sono appunto studiati per creare un profiling della persona per indirizzarla verso gli “advertisements” che più rispecchiano le credenze individuali. Molte volte infatti sono stati ritenuti colpevoli (fino a finire sotto processo) di aver influenzato la popolazione non solo sui propri acquisti, ma anche sulle credenze politiche della persona; cosa molto sentita in stati come gli Stati Uniti d’America dove, secondo gli studiosi, una metà della Nazione è polarmente opposta all’altra, con dei livelli di tensione a record storici.
Tutto ciò perché i social media tendono potenzialmente a isolare l’utente nella propria sfera di informazioni e fonti, convincendolo conseguentemente che rispecchino la realtà.
È quindi impossibile negare il ruolo che i social media investono nella diffusione delle più svariate teorie complottiste, fino a diventare un pericolo se non controllati.
Tuttavia, è anche vero che venire a contatto con una ideologia non significa necessariamente aderirvi: perché allora è così facile credere che il COVID-19 sia tutta una cospirazione creata da Capi di Stato e sostenuta dalla comunità scientifica?
Ci sono varie motivazioni, la più importante delle quali, sicuramente, la paura.
L’idea di un virus invisibile e molto contagioso che non risparmia i più deboli, e la consapevolezza di quanto ancora ignota all’uomo sia questa malattia, spinge le menti più influenzabili a voler credere che non sia reale e, a tutti gli effetti, negarne l’importanza.
Questo porta inevitabilmente ad un distacco dalle autorità e dalla medicina, ovvero coloro che sono i perpetratori delle restrizioni e delle regole, che diventano quindi capri espiatori dell’intera situazione.
Fanno eccezione però quei politici che, sfruttando le tensioni e i nervosismi generali, alimentano questi movimenti da cui conseguentemente ricavano consensi, facendo diventare la veridicità o meno dell’emergenza sanitaria una questione politica.
Diventa inevitabile quindi domandarsi: perché qualcuno si dovrebbe fidare di queste teorie anche se possono essere considerate irrazionali?
Semplicemente perché convincersi di una confortevole bugia è più facile che accettare una scomoda realtà.
Seguire le parole di qualcuno che dice sempre ciò che un soggetto vuole sentirsi dire, piuttosto che affidarsi ad una scienza di cui non si comprendono i fondamenti, diventa sicuramente molto più compiacente.
Come si può, quindi, risolvere questa ondata di “mancanza di credibilità” nei confronti della scienza?
Secondo Massimo Sandal, in articolo per Wired.it risalente al 2018: “… è questione di capire e riguadagnare terreno sociale (…). Servono tante cose, la prima forse è la piena trasparenza…”.
Nell’articolo, lo scrittore, nonché ex-ricercatore, sostiene che un’altra motivazione dello scetticismo a larga scala sta nella mancanza di conoscenza al di fuori della comunità scientifica. Sostiene quindi che la soluzione a questo problema sarebbe “aprire la scatola nera delle affermazioni della scienza” e semplicemente spiegare non solo il risultato di una ricerca, bensì anche i suoi procedimenti, con il fine di renderli comprensibili.
Tuttavia, nonostante il concetto di base sia estremamente corretto, è essenziale sottolineare che, per quanto complicata, la comprensione della materia scientifica non è censurata.
Affermare che la conoscenza scientifica sia un tabù da svelare è fondamentalmente non corretto, ma è giusto riconoscere che certi livelli di studi non sono facilmente comprensibili per chi non è uno studioso del ramo.
Ma proprio perché non è il nostro campo di competenza, cosa ci autorizza a screditare ciò che ci viene detto dagli esperti?
Se un architetto assicura che una casa è a norma, come può un giardiniere senza titoli di studio contestarglielo?
Bisogna tirare una linea sottile tra il credere ciecamente al parere di uno specialista e riconoscere quando esiste un motivo tangibile per metterlo in discussione, ma come dice sempre il famoso Ricky Gervais, se si dovessero eliminare tutti i libri di ogni religione, tra qualche secolo ricomparirebbero tutti diversi, mentre se si dovessero eliminare tutti i libri di scienza, tra qualche secolo ricomparirebbero tutti con gli stessi risultati, poiché essa è basata su prove concrete e per scegliere se fidarsi o meno, basta studiarle.

Lucia Beltrame, 5 BC

DISABILITA’

Sono sempre rimasta incuriosita dalle protesi ortopediche ed è forse proprio questo mio interesse, insieme alla passione innata per automazione e robotica, che mi ha spinto a intraprende il percorso di studi che seguo tutt’ora.

Unendo questo mio lato prettamente scientifico all’amore per la danza è quindi intuitivo capire come io rimanga ammaliata di fronte a un corpo che includa qualcosa di così lontano dalla vita come una protesi di plastica e metallo.

Ma sorvolando su questa “deviazione professionale”, non credo di essermi mai soffermata a riflettere sul significato di disabilità.

Sono molte le persone che sostengono di non riuscire a pensare a una persona portatrice di handicap senza provare pena; molti che, incontrando un individuo affetto da una menomazione fisica, psichica o sensoriale, bisbigliano “poverino”.

Ma perché sottolineare una disabilità, conseguenza di una patologia o di un incidente, come se fosse quasi una colpa?

É forse in campo sportivo che il contrasto tra problema fisico e abilità motoria si fa più lampante.

Si dice che nonostante alcuni disabili riescano effettivamente a primeggiare nello sport, essi siano solo una piccola parte e che siano molte, invece, le persone con handicap che vedono nelle Paralimpiadi un sogno irrealizzabile.

Ma, a ben vedere, quante persone normodotate sperano effettivamente di partecipare alle Olimpiadi? Quante persone normodotate, nonostante non abbiano alcun impedimento fisico, non praticano sport?

Chi ha il pane non ha i denti”: sono molti i normodotati che, per un motivo o per l’altro, sentono di aver fallito in qualche modo. Che nonostante abbiano “tutto” a propria disposizione, manchi loro qualcosa.

Alle Paralimpiadi, tutto questo non si avverte.

Chi ha assistito a questi giochi sostiene di aver avvertito un’atmosfera indescrivibile, di fibrillazione continua, di emozione unica. Ed è il pubblico (normodotato) a percepire l’onda dell’entusiasmo, gli sportivi (disabili) a causarla.

È come se il pubblico si risvegliasse; come se vedesse che, si è rialzato con slancio, chi poteva avere una vera scusa per abbattersi, superando qualsiasi limite immaginabile.

Quel “poverino” non esiste più.

Ma forse l’atmosfera delle Paralimpiadi, totalmente diversa dalla sua gemella normodotata, risiede proprio nella sua nascita: Ludwig Guttmann, neurochirurgo britannico, organizzò una competizione sportiva nel 1948 per veterani della Seconda Guerra Mondiale con danni alla colonna vertebrale o varie menomazioni, dopo aver notato che lo sport aveva effetti incoraggianti sul recupero dei pazienti. La competizione riscosse un successo enorme, diventando famosa come I giochi di Stoke Mandeville, la cittadina che li ospitava.

Nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio, direttore del centro paraplegici dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro, propose di disputare l’edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato la XVII Olimpiade. I Giochi di Stoke Mandeville vennero riconosciuti come I Giochi paralimpici estivi nel 1984, quando il Comitato Olimpico Internazionale approvò la denominazione.

Ho avuto la prova dell’unicità di questi giochi quando durante le ultime Olimpiadi, quelle di Rio 2016, mi sono ritrovata a seguire le Paralimpiadi in tv. Non mento se dico che non ricordo nulla delle gare dei normodotati, ma ricordo perfettamente alcuni atleti paralimpici, su tutte Assunta Legnante, che riuscì a farmi seguire una disciplina che ho sempre snobbato come il getto del peso. Vedere fantini come Ferdinando Acerbi

o Sara Morganti, privati almeno parzialmente dell’uso degli arti inferiori, è stata davvero un’emozione unica.

Senza saperlo, tifavo per un’Italia che gli italiani stessi non conoscono. Un’Italia orgogliosa e felice nonostante sia senza gambe, senza braccia o non ci veda. Un orgoglio che l’Italia normodotata spesso sente invece di non meritare.

Roberta Basile 5 DLS

Con gli occhi di Leonardo

L’arte è fatta per disturbare, la scienza per rassicurare.”
-Salvador Dalì

Il senso principale utilizzato dall’uomo è la vista; gli occhi non ci permettono solo di vedere il mondo che ci circonda ma anche di comunicare, mostrare le nostre emozioni. Lo sguardo è prettamente umano, il principale mezzo di comunicazione tra intelletto e sensi: capita spesso di riuscire a parlare con una persona senza aprire bocca, con un semplice movimento delle ciglia.L’arte è ciò che più sollecita questa percezione, suscitando sensazioni che non sarebbe possibile provare altrimenti. Ma la scienza, a pensarci bene, è strettamente collegata a questa materia: entrambe si basano sull’interazione con il mondo che ci circonda, su qualcosa di estremamente tangibile che diventa pura astrazione.

Il connubio tra queste due discipline risulta evidente: la Gioconda, bellezza nata dallo studio sperimentale e osservazionale.

Nella celebrazione dell’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci,  “Percorsi tra Scienza e Arte”, tema di fondo anche della XVI edizione pavese di Scienza Under 18, mai come oggi  ben si adatta a rendere omaggio proprio al grande genio fiorentino. L’8, 9 e 10 maggio 2019 il Castello Visconteo di Pavia si è riempito degli studenti delle scuole della provincia per dare vita a uno degli eventi più amati e di successo che si tengono in città, anche grazie alle piccole attività che ci ruotano attorno, come il teatro scientifico e le numerose mostre tecnologiche e artistiche.

Estrazione di DNA, luci stroboscopiche, cambiamenti climatici e tantissimi altri sono gli argomenti che hanno dato vita all’edizione di quest’anno, insieme all’immancabile sfilata di moda e a qualche piccola novità, come la giornaliera dimostrazione di volo di droni. Tutti i progetti presentati erano, in qualche modo, legati al mondo dell’arte e hanno mostrato quanto questa materia influenzi la vita di tutti i giorni.

Tra i capisaldi della manifestazione non si può dimenticare la redazione del giornalino di SU18, in cui i ragazzi delle scuole ITIS Cardano, IIS Cairoli di Pavia e IC Dalla Chiesa di San Genesio si sono dati da fare per raccontare in tempo reale l’iniziativa, intervistando gli scienziati in erba e cimentandosi nei tanti esperimenti che sono stati proposti, scoprendo quanto riuscire a tenere il ritmo di un notiziario sia spossante.

Ma parlando di Scienza Under 18 ci si riferisce anche a Scienza Under 14, la mostra per i più giovani eredi di Einstein, che spesso sorprendono anche più dei propri colleghi delle scuole superiori. Quadri di sassi, patate che fungono da batterie, camera oscura: le piccole reclute non si fanno mancare davvero nulla!

Il breve percorso tra gli stand delle scuole medie ed elementari è davvero coinvolgente, ricco di entusiasmo e di amore per la scienza; l’unico problema è riuscire a destreggiarsi tra la folla di piccoli inventori.

Così, a malincuore, anche quest’anno si è conclusa la tre giorni di Pavia all’insegna della conoscenza: un ringraziamento particolare va ai ragazzi della sicurezza e accoglienza, ai professori che permettono ai propri studenti di partecipare a un’attività così stimolante come SU18 e al comune di Pavia, che ogni anno apre le porte del simbolo della città, il magnifico Castello Visconteo, per un connubio tra passato, presente e futuro.

Roberta Basile, 3 DLS

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA – 2019

Tre generazioni, quella nata nel periodo del “boom economico”, raccontata dal Presidente della Provincia dott. Vittorio Poma e dal Sindaco di Pavia Prof. De Paoli,  la generazione dei giovani studenti delle scuole superiori  e quella dei piccoli della scuola materna di Siziano,  unite da un’unica idea : l’acqua come bene comune da preservare, non consumare e da condividere fra le persone.  La Giornata mondiale dell’acqua, che si è celebrata il 22 marzo, è stata occasione di incontro, presso la Sala dell’Annunciata, fra autorità, esperti e studenti delle scuole della Provincia di Pavia per parlare di questa importantissima risorsa. Gli interventi degli esperti hanno focalizzato l’attenzione sull’acqua nelle sue diverse peculiarità: alimento essenziale per tutte le età , come è stato illustrato dal Pediatra dr. Fasani, una risorsa che viene prelevata e restituita al territorio attraverso un ciclo integrato che ne preserva la qualità come è stato illustrato dall’ing. Ferrandini, Direttore tecnico della società Pavia Acque.
Una risorsa che deve però essere controllata per evitare che diventi veicolo di sostanze nocive o microrganismi, come ampiamente illustrato  dalla prof. Pastoris.
Dopo gli interventi degli esperti la parola è passata agli studenti delle scuole superiori della Provincia.
Anche i piccoli studenti della scuola dell’Infanzia di Siziano hanno partecipato all’evento. La loro esibizione con una canzone sull’acqua è stato per la platea un momento di grande coinvolgimento.
Nella seconda parte dell’evento si sono alternati sul palco gli studenti delle scuole superiori.
Per l’Istituto Cardano sono intervenuti gli studenti delle classi quinte del corso Chimici che hanno presentato i dati relativi alle analisi delle acque del Ticino e gli studenti delle classi quarte e seconde del Liceo che hanno illustrato alcune caratteristiche delle acque minerali.

ANALISI SULLE ACQUE SUPERFICIALI

Lavoro presentato da
BASSINI MICHELE, FERRARESI ANGELO, LACQUANITI LORENZO, MAGGI ANTONIO, PAOLELLA SALVATORE e PARENTI FEDERICO
Classi quinte del corso Chimici
ITIS G. CARDANO PAVIA

Scarica la nostra presentazione

Ogni anno gli studenti delle classi quinte del corso Chimici eseguono delle analisi sui parametri riguardanti la qualità delle acque superficiali, in particolare del fiume Ticino che scorre a fianco alla nostra scuola. Vengono effettuate analisi in due momenti diversi in modo da poter confrontare i risultati e capire se le condizioni climatiche influenzino le caratteristiche del fiume.
Con i professori ci siamo recati all’area CUS (zona adiacente ai nostri laboratori) dove abbiamo eseguito il campionamento. Questo procedimento è soggetto ad alcune regole per la buona riuscita delle successive analisi quali la rappresentatività, la stabilità e la casualità.
In loco abbiamo misurato tre parametri fondamentali per capire la salute del fiume; il pH, la temperatura e la conducibilità.
Inoltre, sempre sul luogo del campionamento, abbiamo fissato l’ossigeno disciolto in modo tale da poterlo analizzare successivamente in laboratorio; questo parametro è molto importante perché dalla quantità di Opresente dipende la vita in acqua.
In laboratorio abbiamo simulato il consumo di ossigeno che si verifica normalmente in un’acqua superficiale attraverso due parametri il BOD5 (richiesta biochimica di ossigeno) e il COD. Il primo esprime la quantità di O2 che viene utilizzata in 5 giorni dai microorganismi aerobi, mentre il COD indica la quantità di ossigeno richiesta per la totale ossidazione delle sostanze chimiche presenti in acqua.
Altri parametri presi in considerazione sono la concentrazione di ammonio, nitrati, nitriti e ioni metallici tutti indicatori di inquinamento del fiume.
I risultati così ottenuti sono stati confrontati con le indicazioni contenute nella normativa di riferimento, che classifica le acque superficiali in 5 categorie, dalla categoria 1 che indica scarso inquinamento, alla 5, sintomo di un corso molto inquinato.

Parametro Livello 1 Livello 2 Livello 3 Livello 4 Livello 5
BOD5 (O2 mg/L) <2,5 <  4 < 8 <  15 > 15
COD (O2 mg/L) < 5 <  10 <  15 < 25 > 25
NH4 (N mg/L) < 0,03 < 0,10 <  0,50 < 1,50 > 1,50
NO3 (N mg/L) < 0,3 < 1,5 < 5,0 < 10,0 > 10,0
Fosforo totale (P mg/L) < 0,07 <0,15 < 0,30 <  0,60 > 0,60

I dati ottenuti dalle analisi effettuate sono stati abbastanza soddisfacenti, a partire dalla elevata presenza di ossigeno nel fiume ed alla totale assenza di cromo . Mentre per quanto riguarda i nitrati ed i fosfati se ne riscontra una bassa concentrazione probabilmente legata all’attività agricole.

Parametri Analizzati  Risultato analitico
pH 7,94
Temperatura (°C) 18,1
Conduciblità (μS/cm 20°C) 259
Ossigeno disciolto (O2 mg/L) 12,70
Ossigeno (% saturazione) 123,5
BOD5  (O2 mg/L) 1,68
COD  (O2 mg/L) 12,78
Ossidabilità secondo Kubel (O2 mol/L) 2,48
Ammonio  (NH4+ mg/L) 0,25
Nitrati  (NO3 mg/L) 1,50
Nitriti  (NO2 mg/L)
Ortofosfati (PO43- mg/L) 0,15
Cr (mg/L)
Zn (mg/L) 0,03
Fe (mg/L) 0,05
Cu (mg/L) 0,01
Mn (mg/L) 0,01

 

In conclusione i dati da noi ottenuti  fanno pensare che il fiume goda di discreta salute!

Angelo Ferraresi e Federico Parenti  5^ CC

 

Giornata Mondiale dell’Acqua

venerdi ore 8.00: appuntamento in piazza Petrarca con la nostra insegnante di scienze, prof.ssa O. Malvani. E’ ancora presto, la sala dell’Annunciata aprirà fra un’ora ma noi dobbiamo avere il tempo per ripassare e concordare gli ultimi dettagli; così, con tutte le nostre borse, andiamo al bar più vicino.

Alle 9 in punto riattraversiamo la piazza e cominciamo ad allestire il nostro tavolo.

Abbiamo qualche decina di bottiglie d’acqua, minerale e del rubinetto e siamo attrezzati per misurarne la conducibilità elettrica onde determinare il contenuto salino. Inoltre abbiamo dei bicchieri per la degustazione delle diverse acque.

E’ nostra intenzione far comprendere che non sempre l’acqua che comperiamo al supermercato è realmente migliore, per il nostro benessere, dell’acqua che esce dal rubinetto. Inoltre se usassimo le borracce d’alluminio, invece delle onnipresenti bottigliette di plastica, potremmo evitare inutili sprechi e limitare l’inquinamento.

Alla fine della mattinata saliamo sul palco ed esponiamo le nostre idee.

È’ l’una passata quando lasciamo la sala. Sarà la tensione, sarà l’ora, siamo stanchi e affamati (non assetati, chè di acqua ne avevamo quanta ne volevamo!), ma andiamo via soddisfatti di aver dato il nostro contributo per celebrare una giornata così importante.

Greta Benzoni  e Luca Miraldi 2^ ALS
Davide Ferrari e Mauro Artale 2^ Bls
Roberta Mazza e veronica Manzi 4^Als

Dalla BICOCCA al CARDANO per l’INNOVAZIONE

“Informati per orientarti, ma soprattutto scegli chi essere”: questo è lo slogan usato dalla dott.ssa Comotti dell’università Bicocca di Milano per presentare il corso di studi “Scienza dei materiali”ai ragazzi di quarta e quinta dell’ITIS Cardano durante una conferenza tenutasi il 6 febbraio 2019. La dottoressa Comotti ha al suo attivo un’intensa attività di ricerca che si è concretizzata nella pubblicazione di ben 115 articoli sulle più importanti riviste scientifiche mondiali.

La Bicocca, l’università in cui insegna, è stata fondata nel 1998 e propone ai ragazzi diverse facoltà, sia scientifiche che umanistiche; in più offre numerose opportunità come lo studio all’estero con il progetto “Erasmus”. Viene classificata  come “ Università virtuosa” per la minor tassazione e le molteplici borse di studio offerte agli iscritti; inoltre ha introdotto il sistema dei Crediti di Merito (CM) per favorire l’impegno e premiare il successo formativo. In altre parole gli studenti con una media superiore a 27/30 ottengono dei CM, del valore di 125 euro ciascuno, da utilizzare per acquistare libri di testo e abbonamenti per i mezzi di trasporto locale, iscriversi a corsi di lingua inglese, pagare parte delle tasse universitarie. I CM, in quanto incentivi al merito, sono totalmente indipendenti dalla fascia di reddito dello studente e dalle eventuali altre borse di diritto allo studio ricevute.

Le facoltà scientifiche hanno una grande importanza in Bicocca, infatti nel campus sono presenti laboratori e aule attrezzate per la ricerca e lo studio scientifico. Rita Levi Montalcini, che ha conseguito la laurea ad honorem in Biotecnologie proprio in questa Università, disse che l’importante per uno scienziato è la passione, l’impegno e la voglia di scoprire cose nuove:  ripetendo le stesse parole la professoressa Comotti invita gli studenti a domandarsi sempre il perché qualcosa accade.

La relatrice ha presentato la facoltà in cui insegna, “Scienze dei materiali”. L’obiettivo di questa disciplina, nata dall’incontro di matematica, fisica e chimica, è quello di progettare nuovi materiali innovativi. Uno dei  vantaggi offerti da questo indirizzo è la facilità di trovare un impiego  dopo aver conseguito la laurea; infatti Scienze dei materiali vanta il 100% dei ragazzi impegnati nel lavoro poco dopo aver concluso il ciclo di studi.

Come per altre facoltà, per potersi iscrivere a questo corso di studi occorre affrontare un test e partecipare a uno dei due bandi disponibili ogni anno da cui vengono scelti gli studenti (generalmente i primi 100).

La conferenza è continuata con la presentazione di un’importante scoperta fatta proprio alla Bicocca: le finestre fotovoltaiche che permettono di catturare la luce solare grazie alle nanoparticelle di materiali fotorecettori e di riutilizzarla per produrre energia, lasciando inalterata la trasparenza del vetro. Un altro filone di ricerca è relativo alla messa a punto di sistemi idonei alla riduzione delle  emissioni di CO2; recente è la scoperta di polimeri detti “nano spugne” che sono in grado di trattenere nelle porosità le molecole di anidride carbonica, rilasciandole  solo  per effetto del calore.

Per concludere la presentazione è intervenuto Simone Bonizzoni, ex studente del Cardano, laureato in chimica presso l’Università di  Pavia e ora dottorando  alla Bicocca, nel gruppo di lavoro del prof. Mustarelli. Nel suo intervento  ci ha presentato la chimica dei materiali e, in particolare, la chimica dello stato solido, con le possibili applicazioni dei materiali nella vita quotidiana.

Simone Giri 2 DLS

La droga esiste, ma la gente chiude gli occhi.

Il giorno 11 gennaio 2019 alcuni esperti della Fondazione Maugeri di Pavia hanno tenuto un incontro all’I.T.I.S. Cardano su droghe “antiche” e “moderne”, sul loro abuso e sui  loro effetti.

Il dottor Locatelli, esperto del Centro Antiveleni della Fondazione, ha introdotto la spiegazione sulle sostanze psicoattive mostrando degli esempi di tele di ragni a cui  erano state somministrate delle molecole di vari tipi di sostanze stupefacenti: ecstasy, speed, LSD, marijuana e caffeina.

Voleva stupirci…e ci è riuscito! Infatti ci siamo resi conto che ognuna di quelle sostanze ha avuto effetti sui cervelli degli aracnidi, visibili attraverso la diversa struttura delle loro ragnatele: l’osservazione delle tele mostrava chiaramente ai nostri occhi che i loro neuroni erano stati inibiti analogamente a  quanto succede nell’uomo sotto l’effetto di quelle stesse sostanze.

Ci è stata poi mostrata una classifica delle 6 sostanze più abusate: alcool, fumo di sigaretta, marijuana, NSP, cocaina ed eroina; tutte piuttosto facili da trovare e tutte molto dannose, anche quelle apparentemente innocue.

In seguito sono state messe in evidenza le peculiarità dello spacciatore: fare soldi, fidelizzare, coinvolgere, proporre una vasta gamma di droghe e soprattutto essere avido e spietato. Proprio su quest’ultimo punto si fonda il guadagno tramite la contraffazione: si aggiunge zucchero alle pasticche, gesso alla polvere di coca o piante aromatiche essiccate alla cannabis, con l’unico scopo di accrescere il numero dei clienti e quindi i profitti.

Ma visti i danni irreversibili provocati dagli stupefacenti, cosa spinge le persone a farne uso?

I motivi possono essere più o meno gravi:  dai problemi familiari alla volontà di evadere dal mondo reale, dal desiderio di euforia all’emulazione degli amici per non rimanere esclusi dal gruppo. Ovviamente nessuna di queste ragioni è giustificabile; i problemi si possono risolvere parlando con i propri genitori, con amici fidati o eventualmente con uno psicologo…

Tornando all’argomento principale e cioè alla grande varietà di droghe disponibili, al fine di evitare problemi giudiziari, nell’ultimo decennio le organizzazioni criminali hanno sviluppato in laboratorio nuove sostanze psicoattive (NSP); si tratta di sostanze per lo più legali, che sono resistenti ai farmaci e i cui effetti sono ignoti. Esse non sono reperibili dal comune spacciatore, bensì attraverso  social media, siti internet o addirittura dal deep web. Le più diffuse sono i catinoni e i cannabinoidi sintetici che, nonostante vengano paragonati alla marijuana e alla pianta di khat, hanno effetti totalmente diversi e più duraturi: invece di rilassare, provocano forte confusione mentale, infarti o ictus; causano comportamenti aggressivi e, a tratti, anche animaleschi, invece di suscitare semplice euforia.

Il dottor Locatelli ha poi proiettato un cortometraggio molto originale realizzato dalla Scuola del Cinema di Milano per mostrare gli effetti devastanti delle droghe. Nel filmato un ragazzo viene spinto a provare diverse NSP; in seguito se ne pente, ma non riesce più a tornare indietro. La storia ci deve far riflettere su come sia facile perdersi e smarrire il senso della realtà.

In seguito, sono state presentate le esperienze di alcuni pazienti presi in cura dalla Fondazione Maugeri. Un primo caso rigurdava un diciannovenne in viaggio di maturità con un amico, che ha provato degli allucinogeni acquistati online, pensando che avessero un effetto blando; invece, poco dopo averli assunti, ha avuto terribili allucinazioni, una delle quali consisteva nell’avere le gambe chiuse in una valigia. Il ragazzo, nonostante le cure,  ha continuato a soffrire di sindrome post-traumatica da stress.

Un altro caso riguardava un giovane svenuto durante un party in spiaggia d’estate; portato d’urgenza all’ospedale in sala rianimazione, vi è rimasto per trenta ore prima di morire. Aveva ingerito circa mezza compressa di MDMA molto concentrata che aveva provocato l’aumento della temperatura corporea fino a 42°C, causandone il decesso.

Infine, il dottor Locatelli ha fatto una breve digressione sulle cosiddette “droghe da stupro”, la più diffusa delle quali è l’alcol, soprattutto se preso in grandi quantità in poco tempo; un’alternativa meno comune è quella delle benzodiazepine, ossia un farmaco per l’insonnia che i malintenzionati sfruttano per assopire le loro vittime e abusarne.

Da questo incontro possiamo dedurre che le NSP sono addirittura peggiori delle droghe “tradizionali”. A tal proposito, riteniamo che l’organizzazione di incontri  come questo sia molto utile ad aprire gli occhi alle persone e a farle riflettere su quello che comporta entrare nell’ orribile tunnel della droga. Secondo noi, le autorità dovrebbero essere più restrittive, effettuare controlli più rigorosi e non far finta di niente magari perché “si tratta solo di un po’ di erba”. Anche i genitori dovrebbero svolgere la loro parte, in particolare nel caso di ragazzi sotto la maggiore età, fase in cui, purtroppo, l’uso di droghe è molto più presente di quanto si immagini.

 

 

Claudio Clerici, Marco Di Silvio e Paolo Milasi  3°DLS

 

 

IL RITORNO DEI MAGNIFICI 4

Tornano i magnifici 4 con un’altra sorprendente affermazione alla fase finale dei Management Games, svolte a Flero (BS).

Mattia Lombardi, Kateryna Khomynets, Andrea Scevola e Marco Carlin della 4^FI  dell’Istituto Tecnico ITIS G. Cardano ci hanno stupiti ancora una  volta con le loro incredibili abilità in ambito aziendale.

Medaglie d’argento, secondi solo alla squadra di Mantova, sono riusciti in un’impresa che pochi credevano possibile. Gli stessi ragazzi erano dubbiosi, non trovandosi a giocare nel loro campo come invece era stato per le fasi provinciali: una gara di sviluppo di applicazioni mobili.

La fase finale consisteva infatti in uno scontro a più round sul tema del mercato nazionale e internazionale, e la vendita di prodotti alimentari. I partecipanti dovevano elaborare una strategia che permettesse loro di far crescere il valore della start up, tenendo conto di vari parametri, quali il numero di dipendenti, la liquidità, i valori tangibili e intellettuali, senza la possibilità di licenziare il personale.

Partendo con un budget iniziale di 600.000 euro, durante il primo round si sono dimostrati eccellenti, posizionandosi al secondo posto.

Nel secondo match, però, hanno iniziato ad accusare i primi colpi, scendendo di liquidità. Hanno quindi optato per concedere 10 giorni di tempo ai clienti per pagare, ma questa idea si è rivelata poco proficua e, nel terzo round, i nostri ragazzi si sono ritrovati a dover chiedere un finanziamento, ultimi in classifica con 700.000 euro di start up.  Erano stanchi e demoralizzati, ma hanno infilato ancora una volta i guantoni e, saliti sul ring, non si sono lasciati mettere KO, ma hanno sferrato un ultimo colpo che ha permesso di ribaltare la situazione.

Togliendo la dilazione e puntando sulla vendita indiretta dei prodotti, per renderli più facilmente raggiungibili dai clienti, sono riusciti a raddrizzare il bilancio e a portarsi a casa il secondo posto.

Non resta che complimentarci con questi ragazzi simpatici e sorridenti che formano un gruppo unito e armonioso, i cui membri si completano a vicenda.

-Abbiamo lavorato insieme anche per altri progetti, aiutandoci e confrontando le nostre idee- affermano i ragazzi- Durante la gara abbiamo cercato di risolvere i problemi in gruppo e ognuno di noi ha fatto la propria parte impegnandosi al meglio-

Insomma, una vera e propria super squadra che, chissà, potrebbe sorprenderci anche in futuro.

Bravi ragazzi, tantissimi complimenti da tutta la grande famiglia dell’ ITIS G. Cardano.

Giulia Faccini e Marco Di Silvio 2^ DLS