Visita a Pavia romana

Pavia di novembre è quasi sempre uggiosa, ma durante la mattinata di mercoledì 10 di questo mese a noi studenti della 2 DLS è stata regalata una bella giornata, nella quale, accompagnati dalla professoressa Milan e dall’archeologo Ardizzi, abbiamo colto l’occasione per rispolverare il passato di Pavia, scoprendone finalmente l’origine. Per nostra fortuna, l’allentamento delle norme Covid-19 ha giocato a nostro favore, permettendoci di ripartire con le interessanti visite didattiche nel territorio per approfondire il nostro percorso di studi. L’uscita si è incentrata sull’analisi dei resti che ci sono pervenuti da Ticinum, ovvero la Pavia romana.

Durante la visita della città siamo stati guidati fra le più caratteristiche tappe storiche, i suoi più importanti resti e i più rilevanti monumenti. Riscoprire quelle che sono le radici della nostra Pavia ci ha suscitato molto interesse e coinvolgimento, alimentando la nostra curiosità sullo studio delle fonti storiche.

Ripercorrendo i passi degli antichi, per prima cosa abbiamo visitato il Ponte Coperto, che, nonostante ne abbia passate tante, continua ad essere il simbolo indiscusso della città. Sono state proprio le sue vicissitudini ad averci fatto appassionare al suo peculiare passato e alla sua architettura…

La seconda tappa che abbiamo curiosamente visitato è stata l’Università, che da secoli accoglie studenti da tutta Italia, collezionando e crescendo alcune tra le migliori eccellenze fra passato e presente. E’ proprio qui che abbiamo riscoperto parecchi resti della civiltà romana, tra cui epigrafi, iscrizioni e piccoli monumenti. Dalla visita a questi reperti, abbiamo capito quanto sia importante lo studio delle fonti, oltre a quello sui libri.

Dopodiché ci siamo recati in Piazza Vittoria, dove lo storico ci ha illustrato la disposizione degli antichi edifici di quello che un tempo è stato il foro romano, paragonandolo all’attuale disposizione della piazza, permettendoci di capire come la funzione del foro si sia tramandata nel tempo fino al giorno d’oggi.

Ci siamo poi spostati in Piazza Duomo. Ai piedi dell’imponente e maestoso duomo, essa risulta dominata dalla sua incombente sagoma: qui abbiamo notato i resti della torre civica di Pavia, macerie che racchiudono ancora il ricordo di un dramma vivido, e il Regisole, statua equestre raffigurante un giovane cavaliere che in seguito a una vittoria in guerra porta a casa il bottino guadagnato. Interessante è stato riscoprire che la torre civica venne eretta utilizzando pietre di origine romana, quasi per riciclarle e non sprecare nuovi materiali. Nonostante costruirla ci abbia strappato degli importanti reperti da cui le pietre stesse sono state prelevate, abbiamo dedotto che Pavia è una città auto-cannibalista, ovvero che si è nutrita di sé stessa, ampliandosi e mutando.

Infine, abbiamo potuto ammirare la particolare e articolata facciata della chiesa di San Giovanni Domnarum, dove lo storico ci ha raccontato la storia della sua cripta, trasformata da terme (in epoca romana) a fonte battesimale (in epoca medievale), confermando il precedente concetto di auto-cannibalismo.

Dopo questo tuffo nel passato, ci siamo resi conto di come dietro ad ogni città ci sia una storia diversa, testimoniata da usi, monumenti e reperti differenti… la stessa che stimola la curiosità negli studenti più affamati di conoscenza e  sapere.

E.Novarini, G. Lamonaca, S. Garibaldi 2 DLS, S. Rizzardi 5 DLS

 

 

Due Novembre a Carbonara al Ticino

Una giornata intensa, dalla cadenza inusuale per il piccolo centro abitato, quella che ha caratterizzato la celebrazione per la commemorazione dei defunti, molto cara alla cittadinanza locale, profondamente legata alle tradizioni religiose e, per certi versi, folkloristiche.

La cerimonia ha avuto luogo, come di consueto, nel piccolo cimitero, alle porte del paese.

Alla fine della messa, tenuta da don Antonio Impalà, sono stati serviti nel modesto spiazzo antecedente il camposanto le caldarroste ed i tipici brasadé, venduti anche nella versione integrale, novità assoluta, di ideazione locale. I compaesani hanno potuto gustare i prodotti della tradizione (ed in grande quantità) per pochi euro, grazie ai volontari della Pro Loco, in collaborazione ed in accordo con l’Unità Pastorale.

Alla ricerca di maggiori informazioni riguardo le tradizioni locali, qualche giorno dopo abbiamo “fatto scalo” alla sede della Pro Loco, accolti dalla signora Giovanna G., collaboratrice di lunga data dell’associazione. Siamo venuti quindi a sapere come i “brasadé” presentino origini lontane che, tradizione vuole, siano da far risalire all’epoca tardo-medievale, quando i pellegrini, passando per i vari paesi della via Francigena, venivano accolti con questi biscotti derivati dagli scarti della panificazione. La loro forma a bracciale, inoltre, secondo alcune interpretazioni rappresenterebbe un’ostia, richiamando l’antica tradizione del pane pastorale e quindi simboli cristologici.  Successivamente la signora Giovanna G. ci ha descritto la ricetta e il procedimento. La preparazione risulta semplice: uova (tuorlo), farina 00 o farina integrale non raffinata (per la versione integrale), zucchero, burro, lievito e un pizzico di sale vengono mischiati insieme per formare l’impasto, e amalgamati con un goccio d’acqua. In seguito viene effettuata una prima cottura parziale seguita da una seconda definitiva. Infine i pezzi vengono intrecciati con spago e serviti in collane da circa undici unità.

Prima di salutarci la signora Giovanna G. ci consiglia di accompagnare i biscotti con salumi e formaggi tipici, moscato passito e lambrusco. La Pro Loco aiuta a mantenere le tradizioni locali, sin dal 1990. Organizzando cene e iniziative volte a valorizzare il territorio.

La Pro Loco di Carbonara al Ticino

L’attività della Pro Loco di Carbonara al Ticino, propedeutico alla conservazione e alla ripresa delle usanze locali, ad opera d’un manipolo di cittadini dalle più varie passioni, trova origine nella condivisa volontà di preservare le comuni tradizioni. I brasadé, infatti, presentano un’origine molto antica e ben radicata nel costume dell’Oltrepò pavese e del circondario ma, ciò nonostante, in forte declino.

Questo tipo di attività costituisce, nel panorama del nostro paese, non solo una risorsa di pregevole valore, in quanto simbolo e fulcro del mantenimento di tradizioni oramai desuete, ma anche una tangibile strada verso la ripresa economica per le piccole realtà di provincia, da decadi soggette a spopolamento verso i grandi conglomerati urbani. In un mondo sempre più interconnesso e veloce, svariate sfaccettature del vivere umano vengono abbandonate e dimenticate; una di queste, che per certi aspetti può suonare aspra come un ossimoro, è la Pro Loco. Essa costituisce un gonfalone, vessillo delle tradizioni che rappresentano la nostra cultura e identità in quanto italiani; ma, nonostante ciò, spesso agiamo ciechi come esuli in partenza per un viaggio senza ritorno. Ignorare attività preziose come quelle delle Pro Loco, e delle cooperative locali che agiscono sul territorio, vuol dire abbandonare la nostra cultura in quanto identità collettiva.

Il ruolo della Pro Loco carbonarese costituisce tuttavia solo un piccolo tassello nel firmamento composto da costellazioni di piccole associazioni no profit, su tutto il territorio italiano. L’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) ne conta più di 6200 (a fronte di 7904 comuni esistenti), con quasi 600.000 iscritti complessivi. Un vero e proprio esercito di volontari votati all’amore per il proprio territorio e alla sua salvaguardia, tradizioni comprese. E ce lo dice proprio il nome, basti notare come Pro loco in latino significhi “a favore del luogo”. Se poi pensiamo a come un congruo numero degli iscritti su base nazionale sia pensionato, è facile concludere come le Pro Loco svolgano anche una funzione di aggregazione sociale per quelle fasce di popolazione che spesso vengono definite emarginate ed escluse. Invero, limitare il ruolo delle Pro Loco a semplici circoli di privati cittadini sarebbe semplicemente improprio. Dal nome ne potrebbe risultare un qualcosa non dissimile da un banale circolo di campanilisti, il che, per certi versi, potrebbe anche essere corrispondente al reale. Ma laddove ciò contribuisce a tutelare e migliorare la qualità della vita del proprio territorio, con ovvie ricadute sul benessere del turismo locale, e quindi, in sommativa, nazionale, ebbene ben venga. Un potente e gratuito strumento al fianco delle istituzioni locali, promotore (e spesso organizzatore, come a Carbonara) di iniziative volte alla difesa del patrimonio culturale, artistico ed ambientale delle piccole realtà locali. Ma, volendo compiere un misurato azzardo, dell’Italia intera.

L.Poncina, L. Castoldi 4 DLS, S. Giri 5 DLS

 

IL CENTRO SPORTIVO DI CERTOSA

Il giorno 27 settembre 2021 è stato finalmente inaugurato il nuovo centro sportivo di Certosa di Pavia, situato in Via Aldo Moro e con esso un campo da calcio .

L’idea del Comune si è rivelata assolutamente ottima e l’obiettivo di avere una struttura, che potesse essere utilizzata per diversi sport, sembra essere stato incredibilmente raggiunto. Inoltre, con grande gioia dei cittadini e non solo, la società che gestisce l’ impianto ha dichiarato di volersi spingere sempre più verso nuovi orizzonti, e queste parole hanno reso tutti noi speranzosi di poter fruire di attività sportive efficienti a Km 0.

L’inaugurazione è avvenuta alle 6 di sera ala presenza del sindaco, protagonista di una  cerimonia in grande stile che prevedeva addirittura il taglio  del nastro. Dopo il suo ottimistico e ben augurale discorso, tutti i presenti si sono spostati all’interno del centro sportivo e ne hanno potuto ammirare le caratteristiche. Nel discorso il sindaco ha orgogliosamente affermato che, grazie alla costruzione del tendone, i ragazzi potranno  giocare a calcio al chiuso, ma anche  praticare altri sport di squadra. Il costo dell’ impianto sportivo di Certosa ammonta intorno al milione di euro e, nonostante sia notevolmente alto per un paese di circa cinquemila abitanti, il sindaco e la giunta hanno avviato l’investimento per il bene dei cittadini e finanziato gran parte dei costi.

 Gli abitanti di Certosa secondo fonti interne al paese si ritengono soddisfatti riguardo a ciò che è stato fatto dal sindaco e saranno sicuramente contenti  di poter praticare diversi sport: finalmente una bella notizia visto il periodo che stiamo vivendo, condizionato dal COVID 19 che ci rende spesso tristi e pessimisti! Siamo dunque speranzosi che in futuro questi stupendi impianti sportivi possano diventare un punto di ritrovo per i ragazzi di Certosa e per le generazioni che potranno godersi questi sviluppi.

   Andrea Garetti, Tommaso Rinaldi , Filippo Galbarini 2 DLS, Laura Girardi 5 DLS

 

Dove Greta Thunberg farebbe la spesa

Avete mai sognato un supermercato dove l’energia rinnovabile e il rispetto dell’ambiente sono al primo posto? Bene, a San Martino, in via Turati, ora lo potete trovare. Tra le innovazioni green troviamo l’astuta scelta di costruire ampie vetrate che permettono una migliore illuminazione naturale. Sono inoltre presenti un impianto fotovoltaico da 176,9 kW e luci LED, accorgimenti che garantiscono un risparmio di energia del 50% rispetto alla normale illuminazione. Come se non bastasse il 100% dell’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili.

Dettagli che a volte non colpiscono il potenziale cliente, ma che in realtà sono fondamentali per il nostro e il vostro futuro. Pensiamo che soluzioni come queste debbano essere adottate da molti più supermercati, i quali, spesso, di fronte a grosse spese, cambiano linea di pensiero, evitando scelte green.

Fondamentale è anche il consumo di suolo pari a zero. Spesso negozi e supermercati vengono costruiti in aree verdi, ormai ridotte nelle città; il supermercato Lidl in questione è stato invece costruito sostituendo un vecchio concessionario abbandonato. L’azienda tedesca avrebbe potuto mantenere il negozio precedentemente inaugurato nel 2001 sulla Statale dei Giovi; esso era però ormai non più rispondente ai recenti standard aziendali, i quali prevedono scelte più moderne ed ecologiche.

Crediamo che decisioni come queste dovrebbero essere maggiormente concretizzate da altre catene, nonostante siamo a conoscenza delle alte spese richieste. Ma purtroppo ciò che non paghiamo oggi, lo pagheremo tra 20, 30 o 40 anni.

Altra scelta importante e rivolta al futuro è la presenza di due posti per auto elettriche, così da incentivare le persone ad acquistare mezzi elettrici, meno inquinanti rispetto a quelli a benzina.

La catena Lidl ha inoltre contribuito a piantare quasi 300 arbusti e piante ad alto fusto nella zona limitrofa al supermercato, ha anche contribuito a creare una pista ciclopedonale ed una rotatoria per facilitare l’accesso della clientela al parcheggio.

Secondo la nostra opinione sono state fatte ottime scelte dal punto di vista ambientale, ma questo deve essere solo l’inizio; molte cose rimangono comunque migliorabili. Per esempio si potrebbero aggiungere più torrette di ricarica per auto elettriche, piantare altre tipologie di piante ed arbusti oppure installare pannelli solari sul tetto dell’edificio.

Riprendendo il titolo possiamo dire che, oltre alla famosa ragazza svedese, dovrebbero essere i cittadini a prendersi più responsabilità e scegliere di fare la spesa in supermercati green, magari così anche le catene più titubanti si accorgerebbero che il mondo ha bisogno di un intervento rapido e immediato.

T. Traverso, S. Taffurelli, F. Casa 2 DLS, A. Marchetti 5 DLS