PREMIO ASIMOV 2021

Il “Premio Asimov” è un riconoscimento riservato ad opere di divulgazione e di saggistica scientifica particolarmente meritevoli e di recente pubblicazione. Esso vede come protagonisti sia gli autori delle opere in lizza sia migliaia di studenti italiani, i quali decretano il vincitore con i loro voti e con le loro recensioni, a loro volta valutate e premiate.

L’iniziativa intende avvicinare i giovani alla cultura scientifica, attraverso la valutazione e la lettura critica delle opere in gara. Nasce da un’idea del fisico Francesco Vissani, che si è ispirato ad analoghi progetti della Royal Society. Inizialmente istituito dal Gran Sasso Science Institute (GSSI) dell’Aquila, grazie alla collaborazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e di molte altre realtà scientifiche, si qualifica oggi come Premio di livello nazionale.

L’attività, intitolata allo scrittore Isaac Asimov, autore di opere di divulgazione scientifica oltre che di svariati romanzi e racconti, prevede da parte degli studenti un percorso di analisi e recensione delle opere in gara, che è riconosciuto come Percorso per le Competenze trasversali e per l’Orientamento (PCTO), previa certificazione degli Enti organizzatori e delle scuole aderenti.

Nell’anno scolastico 2020/21 il Cardano ha aderito all’iniziativa, ormai giunta alla sua sesta edizione, con più di 80 studenti che si sono cimentati con la lettura di una delle seguenti opere:

“L’albero intricato” di David Quammen

L’ultimo Sapiens. Viaggio al centro della nostra specie” di Gianfranco Pacchioni

La natura geniale. Come e perché le piante cambieranno e salveranno il nostro pianeta” di Barbara Mazzolai

L’ultimo orizzonte. Cosa sappiamo dell’universo” di Amedeo Balbi

Imperfezione. Una storia naturale” di Telmo Pievani

Gli studenti, inoltre, hanno partecipato in streaming alle presentazioni e alle discussioni relative alle opere; poi si sono dedicati alla scrittura della recensione, che doveva essere inviata entro il 20 marzo 2021.

La giuria degli studenti ha decretato vincitore del Premio Asimov 2021 “L’ultimo orizzonte” di Amedeo Balbi; la Commissione scientifica, formata da un team di docenti sia universitari che della scuola secondaria di secondo grado, ha individuato a livello nazionale e regionale le migliori recensioni. Per quanto riguarda il nostro istituto, i punteggi più alti sono stati assegnati agli studenti:

Filippini Sara 4 DLS, punteggio 8.50
Beltrame Lucia 5 BC, punteggio 8.33
Baldini Riccardo 4 BI, punteggio 8.33

Riportiamo di seguito le loro recensioni.

1. Filippini Sara 4 DLS La natura geniale. Come e perché le piante cambieranno (e salveranno) il nostro pianeta di Barbara Mazzolai, Edizioni Longanesi

Barbara Mazzolai è una brillante scienziata toscana laureata in biologia, esperta di microbiorobotica e una pioniera nella realizzazione di robot ispirati al mondo vegetale.
Con “La natura geniale” ci guida, attraverso storie e robot sorprendenti, in una caccia al tesoro nel mondo della Natura perché “la Natura può insegnarci tanto, basta guardarla con occhi diversi, cercando la luce speciale che la rende unica. E imparare a rispettarla”.
Scopriamo così che bioispirazione significa studiare il mondo naturale per capirne i meccanismi e tradurli in nuove creazioni innovative. Il celebre ingegnere Gustave Eiffel si ispirò alla struttura dell’osso del femore umano per costruire l’impianto intrecciato della sua famosa torre di ferro, risolvendone il problema della stabilità. Altri inventori si sono ispirati al regno vegetale trovando soluzioni tecnologiche innovative come il velcro oppure le vernici autopulenti.
L’autrice studia la natura per capirne i meccanismi e tradurli in nuove tecnologie artificiali al servizio dell’uomo e a tutela della Natura stessa. I primi robot sono entrati nelle fabbriche per automatizzarne la produzione, mentre oggi viviamo nell’era dei robot impiegati fuori dalle fabbriche, nel mondo reale. La maggior parte di essi sono ispirati al Mondo Animale e il loro scopo è assistere l’uomo nei lavori domestici ma anche in chirurgia oppure nell’esplorazione o nel salvataggio.

La geniale novità di Barbara Mazzolai, di cui è pioniera, è pensare alle piante come fonte di ispirazione in robotica. Lei e il suo gruppo di ricerca si sono incamminati lungo il sentiero di studio e scoperta del Regno Verde lasciandosi ispirare e commuovere dall’eleganza e dalla maestosa inventiva della Natura e delle sue leggi.
Benché molti le considerino organismi passivi, le piante non lo sono affatto. Hanno colonizzato la Terra prima dell’uomo e si sono perfettamente adattate all’habitat. Le piante si muovono attraverso la crescita, interagiscono, comunicano con le altre piante e con gli animali; la loro comunicazione avviene nel sottosuolo, nel “wood-wide-web”, dove creano reti sotterranee.

L’autrice è stata la prima scienziata al mondo, insieme ai suoi collaboratori, ad inventare il “Plantoide”, un robot ispirato alle radici delle piante, utile per l’agricoltura perché analizza il terreno fornendo informazioni sulla sua composizione, sulla presenza di acqua o di sostanze nocive, a basso consumo e non inquinante. Il suo cervello è nei sensori delle sue radici, che crescono da sole grazie a delle micro-stampanti 3D collocate negli apici. Anche le foglie sono ispirate alle piante e rispondono al tatto, all’umidità e alle temperature.

Il Plantoide è un dimostratore di tecnologia, creato per il monitoraggio del suolo, che in futuro potrebbe essere utilizzato nello spazio per le sue capacità di ancoraggio e di adattamento oppure in medicina per l’endoscopia nel cervello.

“La Natura geniale”, pur essendo un saggio di divulgazione scientifica, è accessibile a tutti per il linguaggio semplice e chiaro; è un libro che coinvolge, affascina e invoglia alla lettura perché è ricco di notizie interessanti, di curiosità e di nuove scoperte straordinarie. È un invito a guardare cosa accade nello stupefacente mondo vegetale.

L’autrice mi ha contagiata con il suo entusiasmo per gli alberi, che sono una fonte inesauribile di insegnamenti, mi ha dato l’opportunità di leggere un libro che mi ha piacevolmente meravigliata e appassionata.

2. Beltrame Lucia 5 BC Imperfezione. Una Storia Naturale” di Telmo Pievani, Raffaello Cortina Editore

Ho scelto di leggere “Imperfezione. Una Storia Naturale” poiché ho trovato da sempre affascinante il tema delle imperfezioni degli uomini, in quanto esseri volubili e a loro modo unici.
Nella prima parte del testo sono rimasta incredibilmente affascinata dall’idea che il mondo in sé, così come l’uomo, possa essere frutto di un concatenarsi casuale di piccole anomalie fino a diventare un’entità autonoma come quella che conosciamo oggi giorno.

È interessante riflettere sulla concezione che un insieme tanto infinito di variabili possa concretizzarsi in una realtà tanto scontata a volte, da neanche rendersi conto di quanto, per una minima differenza, sarebbe potuta essere diversa. Per non parlare di come questa serie di minuscole “imperfezioni” possa aver portato ad una vita tanto fitta di regole e schemi dall’essere quasi in un equilibrio “perfetto”.
L’autore di questo libro è riuscito, senza ombra di dubbio, a farmi riflettere su argomenti di cui conosciamo l’esistenza, ma di cui spesso non ci fermiamo a comprendere la maestosità. L’idea che il concetto stesso di vita possa essere nata da minuscole creature batteriche marine e che possa essersi sviluppata fino agli ecosistemi che oggi conosciamo, è una delle prime lezioni di scienza che da bambini seguiamo alle scuole elementari, e al contempo quella che ci sembra più lontana da concepire. Trovo che l’autore sia stato incredibilmente persuasivo nel trascinarmi in una lettura su un tema già familiare, ma riuscendo comunque a portarmi ad osservare i legami che intersecano ogni essere vivente sotto una luce diversa.

La conclusione del libro, pur essendo abbastanza prevedibile nello svolgersi dei capitoli, è comunque degna di nota in quanto riassume elegantemente la tesi del testo, ovvero che l’uomo in quanto prodotto di un’evoluzione imperfetta non può essere considerato “una macchina perfetta” e di conseguenza nemmeno tutte le specie che parallelamente si sono evolute con lui. È soprattutto intrigante pensare come nella società moderna siamo spesso portati a pensare all’evoluzione della nostra tecnologia piuttosto che di noi stessi. Si dà per scontato che l’uomo abbia raggiunto l’apice della perfezione senza fermarsi e domandarsi cosa potrebbe aspirare a diventare, e cosa veramente significa la perfezione.

Per riassumere tutte le ragioni per cui, a mio parere, sia utile la lettura di questo libro, vorrei sottolineare come l’autore riesca a stare abilmente sul filo che separa la riflessione filosofica dall’esposizione scientifica, senza sembrare mai troppo scontato e al contempo risultare altamente brillante nelle sue supposizioni.
Questo testo è stata una lettura molto stimolante, che mi ha portato a pormi delle domande esistenziali di cui sicuramente farò tesoro e che consiglierò ai miei conoscenti

3. Baldini Riccardo 4BIL’ultimo orizzonte. Cosa sappiamo dell’universo” di Amedeo Balbi, Edizioni UTET

Saggio di divulgazione scientifica Autore: Amedeo Balbi, astrofisico, saggista e divulgatore scientifico che si occupa principalmente di cosmologia. Nel 2015 ha ricevuto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica, per il libro Cercatori di meraviglia.

“Cosa sappiamo dell’Universo?” è soltanto una delle numerose domande con cui Amedeo Balbi cerca di attrarre, coinvolgere ed incuriosire il lettore del suo ultimo libro. L’argomento, sicuramente, non è dei più semplici, ma da sempre è al centro delle riflessioni del mondo della scienza, pronta a rapportarsi con ciò che non conosce.

L’autore, dividendo il libro in quattro parti, accompagna il lettore, quasi conducendolo per mano, non con l’intento di sfoggiare il sapere, ma di “guidarlo” nella comprensione di fenomeni apparentemente incomprensibili.

“Perché esiste il mondo?” Nella prima parte si affrontano i temi della creazione di tutto, le convinzioni che si hanno riguardo a ciò che ci circonda. Si comprende da subito l’originalità con cui viene trattato l’argomento, che lascia ampio spazio alla riflessione personale.

Il discorso scivola veloce verso la seconda parte dove, capitolo dopo capitolo, ci si avventura in sentieri che, come dice l’autore ”sono stati battuti più recentemente”. Con pagine dedicate alla teoria di Thomas Bayes, ci si interroga sulla possibilità di valutare correttamente un’ipotesi scientifica, sulla base di osservazioni che saranno sempre incomplete, perché in continua evoluzione. Sono righe che si seguono con curiosità, desiderosi di scoprire novità interessanti: un effetto sicuramente voluto dall’autore.

Nella terza parte ci si interroga sui limiti della conoscenza umana. Il lettore si trova piacevolmente “imprigionato” in concetti complessi, spiegati in modo comprensibile, senza però semplificare troppo: è un segno di fiducia e di stima che Balbi ha nei confronti del suo pubblico che, portato ad affrontare la complessità di un argomento, viene conquistato e meravigliato dalla possibilità di comprenderne la spiegazione.

“E tu come lo sai?” Così si conclude la quarta parte che considera il limite del potere d’indagine della scienza, accettando il fatto che possano esistere domande senza risposta, che sono il punto di partenza per altre ancora che si susseguono.

Lettura interessante, che fluisce piacevolmente nonostante la complessità dell’argomento, condotto con frasi brevi e parole scelte in modo accurato per farsi leggere e creare empatia. Lo stile chiaro e lineare, l’ordine delle informazioni aiutano il lettore a procedere senza bisogno di rileggere le righe precedenti. Un libro per chi ama la cosmologia, ma anche per chi vuole continuare ad imparare. Uno strumento attuale, carico di originalità che stimola la riflessione, la comprensione dell’origine di tutto quanto ci circonda e che da sempre ci affascina e ci stupisce, ma su cui non smetteremo mai di interrogarci.

La mia valutazione complessiva del libro equivale a nove.

Ma … lei è Alessandro Volta?! Piacere … Classe 2^E_LS.

Stemma della famiglia Volta

L’anno scorso il giorno 11 febbraio 2020 la classe 1^E-LS del nostro istituto con la Prof.ssa Citta (Matematica) e la Prof.ssa Baruto(Fisica), si è recata al museo dell’Università di Pavia.

Qui abbiamo preso parte e osservato numerosi esperimenti di fisica, in particolare riguardanti la pneumatica e l’elettrostatica.

Gli esperimenti sono quelli degli emisferi di Magdeburgo; l’acqua che bolle sotto la campana di vetro sottovuoto a temperatura ambiente; i palloncini ed i marshmallow che si espandono nel vuoto, abbiamo assistito a 5 dolcetti che si gonfiano! L’elettrizzazione di gruppo: la Prof.ssa Falomo ha trasmesso a noi, che ci tenevamo per mano, una leggera scossa (era questo un divertente gioco di società già nel 1700); i coriandoli che volavano attratti dall’elettricità statica, come se qualcuno usasse la telecinesi.

Ci ha meravigliato vedere ed usare strumenti antichi, la cui età era riconoscibile dalla rifinitura in legno, dalla semplicità delle loro componenti e dai materiali utilizzati. In quella giornata al museo ci è stato permesso di provarli tutti e fare di persona molti esperimenti.

Purtroppo a causa dell’emergenza COVID-19 e del conseguente lockdown, siamo rimasti in una fase di stallo per quasi un anno e non abbiamo potuto far visita nuovamente al museo per approfondire ulteriormente lo studio di quegli esperimenti e osservarli in ogni loro sfaccettatura.

Tuttavia siamo riusciti, come classe, a continuare il nostro cammino sulla strada della “fisica con Volta” con la famigerata didattica a distanza (DAD), organizzandoci in gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha scelto un esperimento da trattare e approfondire, tramite gli strumenti di meeting online come Zoom e Google Meet.

Questo progetto ci ha accompagnato tutto l’anno sviluppandosi man mano che ci venivano date diverse e nuove indicazioni dalle docenti, specialmente dalla prof. di Matematica che, visionando tutto il materiale che preparavamo, ci arricchiva di suggerimenti tecnici per creare dei prodotti ottimali.

Il primo passo del progetto è stata la preparazione di alcuni video esplicativi nei quali raccontavamo gli esperimenti da noi condotti al museo tramite l’utilizzo di fotografie, video girati al museo e voci fuoricampo che spiegavano il funzionamento di tutti gli strumenti e i procedimenti da noi seguiti per la realizzazione. Quasi in contemporanea ci siamo dedicati alla realizzazione di podcast e card virtuali, concentrandoci non solo sull’esperimento in sè ma anche su tutta la storia alle spalle di questi oggetti .

Statua di Alessandro Volta in uno dei cortili del Palazzo Centrale dell’Università di Pavia

Non potendo fare visita al museo, abbiamo preso parte ad una lezione a distanza con la Prof.ssa Falomo, la Prof.ssa Bernardi, la Prof.ssa Citta e la Prof.ssa Baruto  nella quale ci è stata illustrata la figura di Alessandro Volta, la sua disputa con Galvani. E ultimo ma non meno importante, ci hanno anche spiegato come costruire in maniera artigianale e casalinga una pila di Volta utilizzando strumenti reperiti in casa come monete da 5 centesimi, un foglio di carta stagnola, un panno in microfibra, del succo di limone e, per verificarne il funzionamento, abbiamo utilizzato un LED colorato datoci dalla Prof.ssa Citta.

 

Grazie a queste esperienze ci è stato proposto di partecipare al concorso Policultura: in questa sede ogni gruppo ha presentato il video riguardante l’esperimento scelto inizialmente e il video su Alessandro Volta. Per poter partecipare abbiamo dovuto tagliare e modificare leggermente i video per soddisfare i requisiti imposti dal concorso.

Ecco il link alla narrazione: http://www.1001storia.polimi.it/concorso/policultura2021/p_4754

Quest’attività, proposta dal Politecnico di Milano, consiste nella creazione di una narrazione multimediale su un tema a scelta. Tutte le narrazioni sono state pubblicate sul sito di questa università.

Come passo finale la nostra classe prenderà parte anche al progetto Scienze Under 18, che di solito si svolge al Castello Visconteo di Pavia, ma quest’anno si terrà online nel mese di maggio causa pandemia.

Di seguito il link al canale dei video partecipanti:

http://www.youtube.com/channel/UCXlUMZbtW_dcbzsRR6N3-7w

Qui la classe presenta tre video, più precisamente: uno sulla descrizione dei singoli esperimenti eseguiti al museo, un dialogo con Volta e un video sulla realizzazione della pila “casalinga”.

Per selezionare i video che avrebbero partecipato al concorso, ci è stato chiesto di votare i video di tutti i gruppi.

Per la pandemia, abbiamo fatto questo lavoro a distanza senza poterci confrontare dal vivo, quindi abbiamo perso quella parte di contatto umano che caratterizza un lavoro di gruppo. Oltre a questo, è senza dubbio più difficile scambiarsi idee e pareri, lavorando anche in modo meno efficiente e impiegando più tempo.

Svolgendo un progetto a distanza, in molti casi, si perde anche tutto quell’entusiasmo che deriva dal lavorare con i propri amici.

Lavorare a distanza è difficile, ma siamo fiduciosi che questa situazione si risolva nel più breve tempo possibile.

Come ultimo step, siamo qui tutti insieme a scrivere questo articolo di giornale nel quale descriviamo quest’esperienza costruttiva e interessante dove abbiamo scoperto e approfondito nuovi campi e conosciuto nuovi personaggi come Alessandro Volta.

Giunto cardanico

Classe 2^ELS

 

Indagine sull’uso dei social network al “Cardano”

I social sono ormai un aspetto “fondamentale” della nostra quotidianità digitale. Chi vuol essere all’avanguardia, che si tratti di ambito lavorativo o di ambito personale, deve avere almeno un profilo social.

Le piattaforme vengono usate tutti i giorni per motivi diversi tra cui, il più importante, quello di comunicare con altre persone che siano estranei, “conosciuti” attraverso un smartdisplay, o già conoscenti ma distanti.

L’uso dei social per la comunicazione e per l’intrattenimento, in qualche modo ha, per tutti, aumentato progressivamente l’attività   online nel periodo della pandemia, data l’impossibilità di poter stare fisicamente vicino ad altre persone.

 È proprio per questo che la classe 4^ELS, spinta dalla curiosità, e accettando una proposta di attività didattica multidisciplinare di informatica, matematica, educazione civica, ha realizzato un questionario per un’indagine statistica che grazie ai professori aderenti è stato distribuito a diverse classi, dalle prime alle quinte.

Lo scopo del questionario è proprio quello di “indagare” sul rapporto che gli studenti hanno con le piattaforme social in generale e sulle loro preferenze.

Di seguito   un video che restituisce i risultati del questionario: le risposte (rimaste anonime nel rispetto della privacy degli alunni) vengono analizzate e commentate.

 

Mariana Cretu 4ELS

Agenda 2030 secondo la 5ALS

L’introduzione dello studio di Educazione civica ci ha dato l’opportunità di approfondire tematiche specifiche individuate da ognuno dei nostri insegnanti in attinenza con la propria materia.
In particolare la classe 5 ALS con la professoressa Giancarla Ricotti, insegnante di Scienze naturali, ha avuto modo di conoscere ed analizzare l’iniziativa Onu chiamata “Agenda 2030”. Si tratta di un progetto che sottolinea l’insostenibilità di un’economia mondiale basata solo sull’ interesse economico, a scapito di popoli ed ambiente.

L’agenda 2030 si pone 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e 169 sotto-obiettivi, da attuare a livello mondiale entro l’anno 2030, che mirano a combattere la povertà e le diseguaglianze e ad uno sviluppo sociale ed economico sostenibile, affrontando anche tematiche ormai non più trascurabili come il cambiamento climatico e la pace in ogni paese del mondo. La proposta della professoressa Ricotti ha dato ad ognuno degli alunni della classe la possibilità di scegliere e di esporre in maniera mirata alcuni di questi “goals” ed ha portato al coinvolgimento di tutti gli alunni in un dibattito che ha aiutato a rendere ognuno più consapevole di ciò che serve per garantire a tutti un futuro migliore.
Di seguito vi presentiamo alcuni dei nostri lavori.

The Great Green Wall
The Great Green Wall
Educazione equa ed inclusiva
Rispetto verso la vita

 

Anche i computer prendono l’influenza

Cos’è un virus informatico? Si tratta di malware (codice malevolo) che, una volta introdotto in un programma informatico, è in grado di auto-replicarsi, proprio come i virus biologici, e prendere il controllo del computer infetto.
Si diffondono da un computer ospite ad un altro attraverso file nei quali rimangono silenti fino a quando il file interessato non viene aperto. Il passaggio da un computer ad un altro può avvenire con modalità differenti: se un computer è in rete può diffondere il virus agli altri con cui è collegato, oppure la diffusione può giungere attraverso il download di file, di e-mail o link infetti.
Vengono creati in continuazione nuovi virus informatici, sono più di un milione i virus al mondo.
I più diffusi sono:
– macro virus: sono i più comuni; si trovano spesso nei documenti Microsoft Word o in fogli Excel, e si attivano quando il file viene aperto, diffondendosi in altri file .doc e .xls modificandone il contenuto.
– file infector: si collegano ai file eseguibili con estensioni .exe e .com e si diffondono quando un programma infetto viene lanciato, prendendone il controllo.
– browser hijacker (dirottamento del browser): si impossessano del browser; solitamente sostituiscono la homepage, sovrascrivendo le impostazioni in modo da non poterle modificare; il loro scopo è di indirizzare l’utente su banner o siti web al fine di garantire introiti per i loro ideatori, mostrando annunci pubblicitari.
– virus di web scripting: sovrascrivono il codice di un sito web ed inseriscono link o video che poi installeranno malware nel computer dell’utente; spesso i proprietari del sito web sono inconsapevoli di ospitare un virus, perché può  esservi inserito semplicemente postando un commento.
– virus del settore avvio: sono virus che si avviano attraverso supporti fisici come chiavette USB o dischi rigidi esterni.
Qual è lo scopo dei virus informatici?
A volte il virus viene ideato da geni dell’informatica con il solo obiettivo di dimostrare di essere in grado di interagire e prendere possesso di un programma, ma più spesso la loro creazione ha scopi concreti, dall’ appropriazione di identità informatiche, a truffe monetarie, allo spionaggio industriale o politico; le cyber war, ad esempio, si stanno sostituendo sempre più alle guerre sul campo, ne è un esempio quanto è avvenuto ad opera dei servizi segreti israeliani e statunitensi che grazie all’utilizzo di un virus sono riusciti a compromettere in modo irreparabile il funzionamento della centrale di Natanz in Iran, dove avveniva la lavorazione dell’uranio per la realizzazione di armi nucleari.
STUXNET: questa è la sua storia. link al video

Irene Console (5ALS)

LO SPORT DURANTE IL LOCKDOWN

SPORT è un termine inglese che significa divertimento. E’ l’abbreviazione della parola disport derivata dall’antico francese “desport”, che equivale a divertimento, svago, ricreazione. Una delle definizioni più complete di questo termine è stata data in occasione della 7^ Conferenza dei Ministri europei responsabili dello Sport tenutasi a Rodi nel 1992: “Qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli”

Ma nel pieno della pandemia, si può ancora pensare allo sport con queste parole?

E’ da un anno e mezzo ormai che siamo bloccati nelle nostre case, costretti ad indossare una mascherina che ci copre bocca e naso, a mantenere la distanza di almeno un metro dalle altre persone, amici, parenti, vicini di casa: tutto a causa di un virus super contagioso, il Covid-19. Ovviamente non potendo avere alcun tipo di interazione sociale, se non con i nostri genitori e fratelli, numerosissime attività di ogni genere sono state interrotte. L’attività fisica sportiva è una di queste.

E’ davvero triste pensare che ora, per un ragazzo, lo sport si è ridotto a misera fatica e solitudine, un’attività senza scopo e senza l’emozione di una vittoria o la delusione di una sconfitta. Lo sport aveva la capacità di trasmettere valori quali rispetto per gli altri e lavoro di squadra, aiutava anche ad acquisire autostima e fiducia in se stessi. Oggi, invece, è difficile parlare di sport: andare fuori a correre, necessariamente in campagna o in zone isolate, portandosi sempre una mascherina da indossare se si incontra qualcuno, oppure allenarsi seguendo degli esercizi di work out su YouTube, stando nelle nostre camere. Per giovani della nostra età questo non è sport, è semplicemente un’attività allenante.

Lo sport DEVE essere divertimento e svago; DEVE essere inteso come un modo per riequilibrare le ore dedicate alla scuola, consentire ai giovani di passare del tempo con gli amici o di conoscerne di nuovi. Appellandoci a quest’ultimo punto, insieme allo sport inteso come passatempo, il Covid-19 ci ha sottratto un altro elemento fondamentale alla crescita individuale e di giovani cittadini, ci ha privato di ogni possibilità di sviluppare una qualsiasi relazione sociale, vecchia o nuova che sia. Lo sport individuale, ma soprattutto quello collettivo, insegnava ai ragazzi a condividere e a gioire delle vittorie con la squadra, a gestire le sconfitte, accettandole e facendone tesoro per migliorarsi. Lo sport permetteva ai ragazzi più vivaci di sfogare le energie, ma dava anche la possibilità a quelli più introversi di entrare in rapporto con gli altri e di imparare a mettersi in gioco e a collaborare, anche solo per divertirsi insieme. Oggi giorno, invece, la privazione di un diritto, quello della libertà di svago, per noi così importante, ha portato a gravi conseguenze anche sul piano psicologico. Molti giovani restando da soli, chiusi nelle loro camere per ore intere, hanno disimparato ad aprirsi agli altri, chiudendosi in se stessi. E così sono comparsi disturbi del sonno, attacchi d’ansia, irritabilità: sintomi comuni in bambini/e e ragazzi/e nel nostro Paese durante l’isolamento a casa. Altri, invece, non potendo più concedersi l’attività fisica sportiva, hanno trovato un metodo di svago sostitutivo nei videogiochi. D’altronde, il videogioco è rimasto uno dei pochi strumenti in grado non solo di farci svagare dopo le ore di scuola e di non farci pensare alla situazione catastrofica che sta affrontando il mondo in questo periodo; ma è anche uno dei pochi mezzi che ci permette di divertirci insieme agli amici: una partita di calcio su Fifa è pur sempre meglio di niente, così come lo sono anche le gare automobilistiche online.

Ma siamo sicuri che digitalizzare l’attività sportiva sia davvero la scelta ideale? I videogiochi, seppur siano di grande aiuto per affrontare la solitudine, utilizzati con una frequenza troppo elevata, non sono di certo l’ideale sul piano psicofisico perché creano sedentarietà e dipendenza.

Allora non ci resta che pazientare e usare di tutto un po’, in attesa del gran ritorno sul morbido tappeto erboso di un vero campo di calcio. Ci piacerebbe parlarne con le autorità competenti e, perchè no, con il Presidente Draghi in persona: pensate a noi giovani innamorati dello sport.

 

BIBLIOGRAFIA:

https://eticanellosport.com/sport-definizione-significato/#

https://www.google.it/amp/s/it.mashable.com/videogame/4006/videogiochi-lockdown-riconoscere-dipen denza-gaming-disorder%3famp=1

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_4_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=salastampa&p=null&id=5573

 

Andrea Garetti e Federico Franchini 1DLS, ITIS Cardano – Liceo Scienze Applicate

TERRA DEI FUOCHI

Volantino Digitale

È trascorso un anno da quando il DPCM datato Marzo 2020 ha decretato la sospensione della didattica in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado sul territorio nazionale causa Covid-19. Da allora il Ministero dell’istruzione ha attivato la procedura della Didattica a Distanza (DAD). Insegnanti ed alunni sono stati catapultati in un universo sconosciuto o quasi. La DAD ha dato la possibilità ai docenti di continuare a insegnare ai propri studenti, qualcuno mantenendo comunque buoni risultati, qualcuno invece riscontrando più difficoltà. A noi di 2.a AI, che sin dallo scorso anno partecipiamo al Progetto P.T.O.F. Aladino Z, l’uso del digitale ha però permesso anche di occuparci in modo un po’ diverso dei vari argomenti trattati.

Una delle nostre esperienze recenti in tal senso è avvenuta quando abbiamo studiato il testo persuasivo, osservandone degli esempi, imparandone le caratteristiche e soprattutto sperimentandone la produzione. Il testo persuasivo è basato sulla creatività, con l’obiettivo di attirare l’attenzione del lettore focalizzandola su un particolare problema, e per questo motivo ne siamo stati particolarmente coinvolti. Durante le lezioni in presenza abbiamo scritto dei testi persuasivi, ma con il passaggio alla DAD la nostra insegnante di Lettere, la professoressa Brochetta, ci ha proposto un progetto diverso: realizzare un prodotto multimediale relativo a una delle imminenti Giornate commemorative. Noi abbiamo optato per il 21 marzo.

Il 21 Marzo si rinnova sulle piazze la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie”. In questa memoria ogni anno rinnovata affondano le radici di un impegno teso alla costruzione di una società libera dalle mafie, dalla corruzione e da ogni tipo di malaffare. Le giornate internazionali sono infatti un’occasione per informare le persone su questioni importanti, per mobilitare le forze politiche e per celebrare e rafforzare i successi dell’umanità.

Da sempre l’uomo, davanti alle tante difficoltà della vita, ha cercato di rifugiarsi in un mondo sicuro. Questo posto è stato sempre la propria casa. La nostra scelta è caduta su questo tema in quanto purtroppo da un po’ di tempo, gli abitanti della “Terra dei Fuochi” non possono più farvi riferimento. Gli interessi criminali e l’indifferenza delle istituzioni hanno soffocato la popolazione, esposta, nella propria casa, al potere dei capi criminali. La “Terra dei Fuochi” è un luogo dove il malaffare ha fatto i suoi comodi. Le terre, le falde acquifere sono state inquinate da tonnellate di rifiuti di ogni genere, smaltite in cambio di denaro senza pensare alle conseguenze.

Come prima cosa ognuno di noi ha fatto una piccola ricerca sull’argomento che si doveva trattare, poi abbiamo confrontato le notizie e abbiamo scelto le più pertinenti, quindi abbiamo composto un testo. Scelte le immagini abbiamo creato il video. Per la creazione del video abbiamo usato CANVA perché è un programma molto versatile, il quale ci ha permesso di adattare a nostro piacimento le varie immagini e testi.

Dato che però il video è, come si dice in gergo, molto pesante, abbiamo deciso di caricarlo sul cloud e di renderlo accessibile tramite un QR code inserito in un volantino dedicato alla tematica da noi scelta.

Ragni – Curti – Vacalebri – Cassani – 2AI

AGENDA 2030

 

Il nostro Padlet

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. Gli obiettivi rispecchiano i problemi ambientali e sociali del mondo.

Noi studenti della classe 4 AI, guidati dalla docente di inglese, abbiamo consultato il sito delle Nazioni Unite dedicato all’Agenda 2030 e, dopo aver letto e capito di cosa trattasse, abbiamo prodotto un riassunto in inglese. In seguito ogni studente si è concentrato su uno degli obiettivi elencati nell’Agenda e ha cercato possibili modalità per poterlo realizzare, modalità che implicassero l’utilizzo delle tecnologie. Abbiamo quindi pubblicato il nostro lavoro su una bacheca virtuale, “padlet” e ognuno di noi ha commentato il lavoro degli altri proponendo ulteriori nuove soluzioni.

Questa attività ci ha permesso di riflettere sugli obiettivi del piano d’azione ideato a favore delle persone, del pianeta e della prosperità e di vagliare le diverse soluzioni disponibili.

                                                                                classe 4AI

“Io non morirò mai, morirà solo il mio corpo”.

Il ricordo di Marcella.

21 marzo, Giornata Nazionale in ricordo delle vittime innocenti di mafia. 22-24 marzo, le quarte del Liceo delle Scienze Applicate dell’ITIS Cardano incontrano la signora Marisa che, con orgoglio e dolcezza, ci accompagna in un percorso per conoscere la vicenda di sua figlia, Marcella di Levrano. Con lei c’è anche Aurora Marzo, che presenta l’Associazione Libera, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, il cui scopo è quello di contrastare la mafia con la cultura della legalità. A Pavia, in piazza Italia, i cittadini si sono ritrovati per leggere insieme a Libera gli oltre mille nomi delle vittime innocenti. Tra questi nomi c’è anche Marcella di Levrano e a lei, la cui giovane vita è stata strappata dalla mafia, è intitolato il presidio pavese di Libera.
Dal 2012 la mamma Marisa ha deciso di parlare di Marcella nelle scuole e ci appare fiera di testimoniare il coraggio che sua figlia ha avuto nel reagire alla cultura mafiosa, in cui era rimasta coinvolta.
In un paese della Puglia, nel 1964, nasce Marcella, ha due sorelle e Marisa la descrive come “una bambina allegra e piena di energie”, ma quell’allegria è destinata a spegnersi quando, una sera della seconda liceo, Marcella non torna a casa e per due giorni non dà sue notizie. Quando la ritrovano non è più la stessa, le sorelle e la mamma non capiscono, fino a quando non scoprono che Marcella è sotto effetto di sostanze stupefacenti. Inizia un periodo difficile per la ragazza, la vita di Marcella si intreccia con quella della ancora poco conosciuta Sacra Corona Unita. Marisa in quegli anni chiede aiuto agli ospedali, alle comunità e alle istituzioni, ma invano. Dopo quattro anni passati ad arrangiarsi in ogni modo per permettersi la droga, Marcella scopre di essere incinta e decide così di allontanarsi dal circolo vizioso per dedicarsi alla figlia. Tiene un diario e dedica alcune pagine alla nascitura che ancora ci toccano nel profondo: “Ti insegnerò cos’è la sofferenza, ti insegnerò a soffrire”, ma per Marcella, che di sofferenza ne ha già provata, quei mesi felici e sereni stanno per finire. A pochi mesi  dalla nascita, la piccola Sara rischia di morire e Marcella, per la tensione, ricade nel giro di droga. Due anni dopo i servizi sociali le tolgono la bambina e questo accende in Marcella un desiderio di riscatto tant’è che, nel 1987, inizia a collaborare con le autorità: nei tre anni successivi denuncia tutte le terribili vicende di cui è a conoscenza. Ogni sua parola è registrata e trascritta per la sua deposizione nel maxi-processo del novembre 1990. Ma per la Sacra Corona Unita Marcella è ormai una vera e propria minaccia. Nel marzo 1990, Marcella viene presa, portata in un bosco ed uccisa a sassate, il corpo è abbandonato sotto alcune foglie per essere ritrovato solo dieci giorni dopo.  “Io non morirò mai, morirà solo il mio corpo”, il suo sacrificio e il suo spirito risuonano nelle parole di Marisa ed ora anche in tutti noi.

Federica Necchio, Desirè Sagoleo, Amira Saidi, Francesca Viola     4BLS

PARLARE O TACERE?

“Omertà, ignoranza, ingiustizia” sono tre vocaboli che incutono timore e rabbia, perché alla base di tutti i mali presenti nel mondo. Il 24 marzo 2021 la mia classe 4-DLS, frequentante l’ITIS Cardano di Pavia, in occasione della Giornata della Legalità, ha avuto il privilegio di ascoltare l’estremamente toccante testimonianza di una donna, la cui vita è stata sconvolta dall’ingiustizia. E’ Marisa di Levrano.

Marisa inizia il suo racconto con un tono affranto; le si legge nello sguardo quanto abbia dovuto lottare contro gli eventi più tragici della vita. Nella Puglia degli anni Sessanta, trovato il coraggio di lasciare il marito violento, si fa carico della cura delle tre figlie a cui intende assicurare una degna istruzione. Ma la protagonista della tragedia è la sua secondogenita, Marcella, una ragazza solare e dal buon cuore, solita ad accendere una scintilla di speranza in coloro che più hanno bisogno di essere aiutati. Successivamente caduta nel giro della droga, Marcella sceglie come via di redenzione quella di aiutare le forze dell’ordine diventando  “collaboratrice di giustizia”: la sua condanna.

Informare la legge, indicando i nominativi e quindi le facce dei criminali, l’ha portata alla morte. Perciò io vi chiedo:  “parlare”, rischiando per aiutare il prossimo, o “tacere” salvaguardando a pieno la propria vita? Due “uomini” le colpirono la testa con un pesante masso e i suoi capelli e il suo sangue rimasero impressi come un tatuaggio di ingiustizia; dopodiché la sua faccia venne spudoratamente sfigurata, come usanza per riconoscere un infame.

È bene perciò dar ragione a coloro che, energicamente convinti, affermano che l’uomo è di per sé egoista e violento? Dai fatti, sembra che la risposta sia affermativa.

Ora che la povera ragazza non è più in mezzo a noi, è nostro compito ricordare il suo coraggio e le sue scelte, trasmetterli a gran voce affinché, magari un giorno, non ci sia più bisogno di parlarne.

                                                                                     Elsa Maccarone 4 DLS