Intervista a Guido Affini della Libreria Delfino

Mercoledì 13 ottobre, raggiungiamo la libreria “Il Delfino” in piazza Cavagneria 10 a Pavia  per intervistare Guido Affini, il proprietario. Immersi tra scaffali ricolmi di libri, parliamo della nascita della libreria, delle conseguenze del Coronavirus e di tanto altro.

Qui di seguito ecco riportata l’intervista.

Vorremmo conoscere le origini della sua libreria e le motivazioni che l’hanno spinta a chiamarla proprio in questo modo.

La libreria nasce nel 1992 in piazza della Vittoria come realizzazione del nostro (mio e dei miei soci, Andrea Grisi e Andrea Bardone) sogno di essere circondati da libri e di fornire consulenza ai clienti, intesi come lettori e non come semplici acquirenti.

Da subito cercammo di differenziarci dalle librerie universitarie perché a Pavia erano già presenti in gran numero. Partimmo da un piccolissimo spazio di soli 24 metri quadrati fino ad arrivare nel 2011 all’attuale Nuova libreria Delfino. Nel novembre del 2012, al momento del trasferimento definitivo, organizzammo la cosiddetta marcia dei delfini di Pavia che consisteva nel trasportare libri con una catena umana, partendo da piazza della Vittoria”.

Come si è adattato alle restrizioni imposte dal governo per contrastare la pandemia?

“Decidemmo di chiudere il 9 marzo 2020, il giorno prima delle disposizioni nazionali imposte dal governo, per via delle informazioni forniteci dai medici nostri clienti. Riaprimmo per la Pasqua del 2020 secondo il protocollo di emergenza stabilito dalle autorità nazionali; fu un momento di confusione totale perché arrivarono i libri ordinati nel corso di due mesi in sole due settimane”.

Così Guido ci descrive la prima riapertura.

“Eravamo abituati ad avere tantissime attività che richiedevano una presenza fisica in libreria come gli incontri periodici con gli autori e, all’interno delle scuole, le gare chiamate Olimpiadi di lettura. Tutto ciò ad oggi si è ridotto drasticamente. Mentre nel 2019, in occasione del premio ricevuto come miglior libreria d’Italia, raggiungemmo il più alto numero di presentazioni annue di opere ospitate nei nostri locali, circa 200, con il Covid ora si sono ridotte a una alla settimana”.

Quali conseguenze hanno comportato le restrizioni sia dal punto di vista economico che dei rapporti interpersonali?

“Le restrizioni purtroppo hanno finito per limitare il lavoro con le scuole, che si sono dimostrate più restie ad accettare le proposte di progetti extra-scolastici. Inoltre nei periodi di quarantena ci siamo trovati costretti a sviluppare dei video di recensioni e consulenza relative ai libri, i quali, tuttavia, non potevano sostituire pienamente i consigli dati dal vivo”.

Oltre agli aspetti negativi, ci sono stati risvolti positivi?

Come per il resto della società e per gli studenti, anche per la libreria uno degli aspetti positivi è stato quello di avere più tempo per fare le cose. Nonostante le difficoltà abbiamo aderito a diversi progetti; ricordiamo con piacere la rassegna, in collaborazione con il teatro Fraschini, intitolata “C’e splendore” in cui, tramite dirette Facebook, abbiamo parlato di libri e di cultura. Questa rassegna è stata sospesa da quando è tornata la possibilità di incontrarsi di persona perché si stava perdendo il senso della vera comunicazione”.

Ha già preso o pensa di poter prendere in considerazione la proposta e vendita di libri digitali?

L’unica attività concessa durante il lockdown era la consegna a domicilio che molto si allontanava dalla nostra concezione di vendita di libri, basata più sulla consultazione e interazione tra cliente e venditore; ciò ci ha obbligato a praticare un mestiere completamente diverso da quello che amiamo. Per adeguarci alla situazione, infatti, ci siamo inventati un “nostro sistema” attraverso il quale consigliavamo libri tramite dei video. Siamo ricorsi alla soluzione del libro digitale per un certo periodo, ma abbiamo capito quasi subito che non faceva per noi. Mi piace pensare che non siamo algoritmi, ma persone che dialogano! Tuttavia penso che non sia possibile arginare il fatto che molti libri diventeranno solo digitali; probabilmente per alcuni tipologie ci sarà una replica di quanto accaduto circa 25 anni fa con le enciclopedie all’interno delle librerie”.

Guido aggiunge ulteriori osservazioni sul digitale.

“La parte relativa alla consultazione è già digitale: mentre una volta esistevano gli archivi, oggi è impensabile che qualsiasi sistema di consultazione avvenga diversamente dal digitale. Anche a livello economico le differenze tra digitale e cartaceo sono evidenti: la disparità dei costi di lavoro tra il digitale e il cartaceo (a favore del primo) è tale per cui molte case editrici non si sobbarcano più gli oneri di una redazione perché non avrebbero ritorno. Questo è un peccato perché sono venuti meno i gruppi redazionali. Inoltre il libro digitale non è un oggetto bensì un servizio che ci offre la visione di un testo a noleggio per un determinato periodo di tempo.

La famosa psicologa Maryanne Wolf ha evidenziato anche che c’è una forte correlazione tra l’affermazione del digitale e l’aumento delle dislessie perché leggere sul cartaceo permette di sviluppare una memoria topografica del testo, a differenza del digitale che è completamente fluido. La lettura non può che passare da una fase che sia cartacea; invito quindi i genitori a tutelare i bambini piccoli nell’uso dello schermo”.

Ci sono generi prediletti  dai giovani lettori?

Quando iniziammo la nostra attività, i polizieschi erano visti malissimo e di fumetti in libreria quasi non se ne vedevano. I libri per ragazzi erano pochi e venivano importati dalla Francia e dall’Inghilterra, ma non erano per nulla intriganti. In vent’anni invece siamo riusciti a creare uno spazio dove il lettore incontra e consulta ogni genere di libri e ciò ha portato all’attuale esplosione dei manga, amati dai giovani lettori”.

Per concludere, che generi consiglia di leggere alle nuove generazioni per avviarsi al mondo della lettura?

“L’apprendista assassino” di Robin Hobb potrebbe essere l’inizio per assaporare la saga intera. L’autrice crea un bellissimo mondo dove spirito e magia sono importanti. Sempre per gli appassionati del fantasy citerei “Dune” di Frank Herbert; si tratta di un libro da un titolo impegnativo, ma che è molto importante da leggere. È la storia di formazione di un ragazzo che si trova al centro di una serie di trame per la conquista di un pianeta, che sembra periferico, ma che in realtà non lo è affatto. Concludo, per quanto riguarda il genere fantasy, con “Sei di corvi” di Leigh Bardugo. Il libro mi ha colpito: Just ha due problemi, la luna e i baffi e già questo inizio appare totalmente magico. Cambiando genere proporrei “Raccontami di un giorno perfetto” di Jennifer Niven. Questo romanzo ha due voci, i due protagonisti, e sta avendo molta fortuna tanto che nell’ultimo anno è diventato un film Netflix.

Ringraziamo Guido Affini per aver risposto alle nostre domande e per i titoli consigliati a cui daremo sicuramente un’occhiata. Lasciamo la ‘Nuova libreria Delfino’ più consapevoli del mondo della lettura.

Laura Bignami, Simone Giri, Francesca Buscato, Nausicaa Indaco, Arianna Masi