“Io non morirò mai, morirà solo il mio corpo”.

Il ricordo di Marcella.

21 marzo, Giornata Nazionale in ricordo delle vittime innocenti di mafia. 22-24 marzo, le quarte del Liceo delle Scienze Applicate dell’ITIS Cardano incontrano la signora Marisa che, con orgoglio e dolcezza, ci accompagna in un percorso per conoscere la vicenda di sua figlia, Marcella di Levrano. Con lei c’è anche Aurora Marzo, che presenta l’Associazione Libera, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, il cui scopo è quello di contrastare la mafia con la cultura della legalità. A Pavia, in piazza Italia, i cittadini si sono ritrovati per leggere insieme a Libera gli oltre mille nomi delle vittime innocenti. Tra questi nomi c’è anche Marcella di Levrano e a lei, la cui giovane vita è stata strappata dalla mafia, è intitolato il presidio pavese di Libera.
Dal 2012 la mamma Marisa ha deciso di parlare di Marcella nelle scuole e ci appare fiera di testimoniare il coraggio che sua figlia ha avuto nel reagire alla cultura mafiosa, in cui era rimasta coinvolta.
In un paese della Puglia, nel 1964, nasce Marcella, ha due sorelle e Marisa la descrive come “una bambina allegra e piena di energie”, ma quell’allegria è destinata a spegnersi quando, una sera della seconda liceo, Marcella non torna a casa e per due giorni non dà sue notizie. Quando la ritrovano non è più la stessa, le sorelle e la mamma non capiscono, fino a quando non scoprono che Marcella è sotto effetto di sostanze stupefacenti. Inizia un periodo difficile per la ragazza, la vita di Marcella si intreccia con quella della ancora poco conosciuta Sacra Corona Unita. Marisa in quegli anni chiede aiuto agli ospedali, alle comunità e alle istituzioni, ma invano. Dopo quattro anni passati ad arrangiarsi in ogni modo per permettersi la droga, Marcella scopre di essere incinta e decide così di allontanarsi dal circolo vizioso per dedicarsi alla figlia. Tiene un diario e dedica alcune pagine alla nascitura che ancora ci toccano nel profondo: “Ti insegnerò cos’è la sofferenza, ti insegnerò a soffrire”, ma per Marcella, che di sofferenza ne ha già provata, quei mesi felici e sereni stanno per finire. A pochi mesi  dalla nascita, la piccola Sara rischia di morire e Marcella, per la tensione, ricade nel giro di droga. Due anni dopo i servizi sociali le tolgono la bambina e questo accende in Marcella un desiderio di riscatto tant’è che, nel 1987, inizia a collaborare con le autorità: nei tre anni successivi denuncia tutte le terribili vicende di cui è a conoscenza. Ogni sua parola è registrata e trascritta per la sua deposizione nel maxi-processo del novembre 1990. Ma per la Sacra Corona Unita Marcella è ormai una vera e propria minaccia. Nel marzo 1990, Marcella viene presa, portata in un bosco ed uccisa a sassate, il corpo è abbandonato sotto alcune foglie per essere ritrovato solo dieci giorni dopo.  “Io non morirò mai, morirà solo il mio corpo”, il suo sacrificio e il suo spirito risuonano nelle parole di Marisa ed ora anche in tutti noi.

Federica Necchio, Desirè Sagoleo, Amira Saidi, Francesca Viola     4BLS

PARLARE O TACERE?

“Omertà, ignoranza, ingiustizia” sono tre vocaboli che incutono timore e rabbia, perché alla base di tutti i mali presenti nel mondo. Il 24 marzo 2021 la mia classe 4-DLS, frequentante l’ITIS Cardano di Pavia, in occasione della Giornata della Legalità, ha avuto il privilegio di ascoltare l’estremamente toccante testimonianza di una donna, la cui vita è stata sconvolta dall’ingiustizia. E’ Marisa di Levrano.

Marisa inizia il suo racconto con un tono affranto; le si legge nello sguardo quanto abbia dovuto lottare contro gli eventi più tragici della vita. Nella Puglia degli anni Sessanta, trovato il coraggio di lasciare il marito violento, si fa carico della cura delle tre figlie a cui intende assicurare una degna istruzione. Ma la protagonista della tragedia è la sua secondogenita, Marcella, una ragazza solare e dal buon cuore, solita ad accendere una scintilla di speranza in coloro che più hanno bisogno di essere aiutati. Successivamente caduta nel giro della droga, Marcella sceglie come via di redenzione quella di aiutare le forze dell’ordine diventando  “collaboratrice di giustizia”: la sua condanna.

Informare la legge, indicando i nominativi e quindi le facce dei criminali, l’ha portata alla morte. Perciò io vi chiedo:  “parlare”, rischiando per aiutare il prossimo, o “tacere” salvaguardando a pieno la propria vita? Due “uomini” le colpirono la testa con un pesante masso e i suoi capelli e il suo sangue rimasero impressi come un tatuaggio di ingiustizia; dopodiché la sua faccia venne spudoratamente sfigurata, come usanza per riconoscere un infame.

È bene perciò dar ragione a coloro che, energicamente convinti, affermano che l’uomo è di per sé egoista e violento? Dai fatti, sembra che la risposta sia affermativa.

Ora che la povera ragazza non è più in mezzo a noi, è nostro compito ricordare il suo coraggio e le sue scelte, trasmetterli a gran voce affinché, magari un giorno, non ci sia più bisogno di parlarne.

                                                                                     Elsa Maccarone 4 DLS

Vergogna

A volte riuscire a raccontare ciò che attanaglia il nostro passato (e spesso il nostro presente), può essere la più ardua delle imprese. Ce lo dimostra Marisa Fiorani, madre di Marcella di Levrano, vittima innocente della mafia.

La sua è una storia di forza e di coraggio e ce la racconta con un’emozione ancora viva. Marisa vive in un ambiente sociale dove le mafie trovano terreno fertile: omertà e corruzione sono piaghe diffuse, necrosi profonde e irreversibili; vortici infernali per chi vi finisce in qualche modo invischiato, lungo un viaggio di sola andata con meta il disprezzo dalla società, anche dalla stessa famiglia.

La sua storia è la storia della figlia Marcella che da studentessa di belle speranze finisce per dimenticare se stessa e i suoi cari dopo due incontri: droghe e cattive compagnie. Invano Marisa lotta  per e con la figlia, le rimane accanto dai primi momenti di difficoltà fino alla vera e propria dipendenza, da sola  e con pochi mezzi in una guerra impari. Invano bussa alle porte di parenti o conoscenti, ma sperimenta solo emarginazione e vergogna. Marcella negli anni ‘80 è priva di un centro; la sua persona si sta perdendo, fino a quando rimane incinta. La creatura che porta nel grembo le restituisce la voglia di vivere, che l’aveva abbandonata. Ma questa rosea parentesi si spezza dopo il rifiuto (l’ennesimo per Marcella) del padre di sua figlia. Così la ragazza sprofonda sempre di più, annegando nell’eroina, ricattata e costretta a scendere a compromessi. Passano alcuni anni, e finalmente avviene una svolta. Dopo che i servizi sociali le tolgono l’affidamento della figlia, Marcella trova il coraggio di recarsi in questura a denunciare tutto ciò che ha visto in quel triste periodo che aveva segnato la sua vita, senza paura di fare nomi di spacciatori criminali uomini d’onore più o meno importanti delle gerarchie mafiose; è anche grazie alle sue preziose testimonianze che nel 1990 viene indetto il primo maxiprocesso contro la Sacra corona unita, dove è chiamata a testimoniare. Ma in quell’aula Marcella non arriverà mai, perché viene brutalmente uccisa e abbandonata in un bosco.

Questa storia ci parla di un mondo che possiamo toccare con mano tutt’ora, di un mondo che solo pochi uomini coraggiosi hanno il coraggio di affrontare.

In nome delle persone cadute per mano delle associazioni mafiose abbiamo il dovere di ricordare e proteggere la memoria di chi è rimasto vittima di un sistema basato su ignoranza, paura e omertà: parlando, discutendo, condividendo, insieme e senza paura, proprio come continua a fare mamma Marisa.

                                                                        Alessio Marchetti  4 DLS

Sos social network un aiuto concreto nell’isolamento

Spesso si sente dire che i social media hanno un’influenza negativa e pervasiva nelle vite di tutti, adolescenti e giovani soprattutto. Ma questo argomento oggi va affrontato soprattutto in rapporto alla pandemia con la quale il mondo sta combattendo, soprattutto oggi, alla nuova entrata in vigore di misure restrittive, con la zona rossa in Lombardia e l’impossibilità di uscire, andare a scuola, fare sport. Fermiamoci per un attimo e riflettiamo, come sarebbe stato affrontare la quarantena completamente isolati dal mondo esterno? I social, sotto ogni punto di vista, stanno aiutando molte persone a superare questo periodo con un po’ più di leggerezza. Prendiamo in considerazione Whatsapp, con l’opportunità di videochiamare amici e parenti ed effettuare conversazioni virtuali; oppure Instagram che ha offerto la possibilità di condividere la monotona e triste quotidianità; e l’escalation di TikTok il quale ha permesso a moltissimi ragazzi di spaziare tra balletti, challenge e video divertenti. «Credo che non si possa giudicare un libro dalla copertina» afferma la studentessa universitaria e lavoratrice Gloria Zanotti, 21 anni, rispondendo alla domanda «Pensi che durante i diversi lockdown, i social ti abbiano aiutato in qualche modo?». E prosegue: «Viene facilmente puntato il dito contro tutte le piattaforme digitali considerate il
“male” delle nuove generazioni, ma non penso sia esattamente così: il periodo di  quarantena ha confermato che i social network sono diventati fondamentali nelle nostre vite e che abbiamo sempre più bisogno di relazionarci con altre persone, anche virtualmente, soprattutto nei momenti di sconforto. Certamente un cuoricino rosso di Instagram non può sostituire un abbraccio ma lascia di certo una coccola in più». Allo stesso modo risponde Alessandro Rho, studente di quarta dell’Itis Cardano di Pavia, indirizzo informatico: «Penso che senza social network e in particolare Whatsapp avrei perso per troppo tempo i contatti con tutte le persone che conosco, mi sarei limitato ai miei genitori;  spesso io e i miei amici facevamo videochiamate ed è stato proprio questo ad aiutarmi ad affrontare con un po’ meno noia questo brutto periodo». «Ritengo che i social in questi lockdown abbiano avuto una grande importanza – riprende Cristian Bozzi, che frequenta la prima D al liceo artistico Alessandro Volta di Pavia -. Essi attraverso i profili verificati hanno fornito tanta informazione, fondamentale nella situazione in cui ci troviamo; dal mio punto di vista i social media hanno avuto un ruolo importante nelle amicizie e nelle relazioni e non solo! Molte persone hanno usufruito di queste piattaforme anche per lavorare. I social quindi, se usati bene, sono mezzi di massa per comunicare molto importanti». I ragazzi, soprattutto nell’adolescenza, hanno la necessità di relazionarsi con gli altri e di comunicare con i propri coetanei.
Grazie ai social network questo è potuto avvenire nonostante la criticità di un periodo fatto di isolamento e distanze. «Solitamente si pensa che i social possano  allontanare i contatti umani – conclude la studentessa universitaria Roberta Ferraro – ma in questo periodo delicato hanno fatto da amplificatore per diffondere un messaggio di solidarietà che personalmente mi ha resa felice. È stato bello sentire smorzato quel senso di solitudine così destabilizzante, commuovermi in videochiamata mi ha insegnato che non bisognerebbe mai dare niente per scontato».

  GAIA CASSINELLI

Il più grande sogno

Se dovessi parlare del mio divo pop non avrei dubbi.
È pop perchè è nuovo.
È pop perchè si esprime esclusivamente in romanesco.
È pop perchè la sua anima profondamente capitolina si unisce a una bellezza “de noantri”, occhi azzurri, capelli biondicci, naso da pugile.
Perchè a vederlo per strada parrebbe una versione “Gucci” dei classici “coatti” di Roma.
In due parole: Alessandro Borghi.
Non potevo che scegliere un film del mio attore preferito come mia prima recensione sul giornalino.
La pellicola è “Il più grande sogno”, del 2016: è poco conosciuta, anche se ha ricevuto una candidatura ai Nastri d’Argento e una ai David di Donatello ed è stata presentata al Festival di Venezia nella sezione “Orizzonti”.
Esordio alla regia di Michele Vannucci, racconta la vita di Mirko che, dopo aver scontato un periodo in prigione, decide di cambiare vita e si candida alle elezioni per il presidente del comitato di quartiere.
Il film è tratto dalla storia di Mirko Frezza, che recita da protagonista e ha fatto della riqualificazione del suo quartiere una ragione di vita.
Ma non si tratta di un documentario perché “Mirkone” recita la sua stessa vita, affiancato da un Borghi più coatto che mai, impersonando Boccione, braccio destro del protagonista che segue gli ordini del capo nonostante sembri non capire fino in fondo la sua scelta.
E se i due protagonisti sono attori, in un caso alle prime esperienze sul grande schermo, nell’altro ormai già instradato sulla via del successo, gli altri personaggi e le ambientazioni sono “quelli veri”, così concreti che potrebbero essere i nostri vicini di casa o il parchetto dietro scuola. Una società che non ci si aspetta, che vista dalla poltrona in pelle del mio soggiorno di Milano-Sud (o Pavia-Nord che dir si voglia) mi ha fatto riflettere.
Una realtà, quella descritta nella pellicola, di centri di assistenza, baraccopoli (o quasi) e orti coltivati sull’orlo di un’autostrada, dove il cemento sembra essersi divorato tutta la terra disponibile.
Nonostante sia un film “di prime esperienze”, storia e sceneggiatura fanno un grande lavoro: ne è la dimostrazione Borghi che, sebbene la carriera già avviata e le collaborazioni di tutto rispetto alle spalle, ha voluto partecipare al progetto dando prova, ancora una volta, della sua poliedricità e abilità di caratterizzazione, enfatizzando un personaggio che poteva essere lasciato in secondo piano ma senza farlo risultare “di troppo”.
Consigliato a chi ha già un po’ di dimestichezza con il cinema italiano e i film “di nicchia”. Se siete fan sfegatati del genere Fast&Furious, ecco, anche no.

Film correlati:
Dogman di Matteo Garrone, 2018
The Place di Paolo Genovese, 2017
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, 2016

_                                                                                Roberta Basile, 5 DLS

La ricchezza dell’arte

Per tutti coloro che sono nati dal 2002 in poi, come nel nostro caso, la lira fa ormai parte di un lontano passato e l’unica sua collocazione possibile sarebbe il collezionismo. Se capita magari di trovare qualche moneta dimenticata, ormai non più convertibile, la conserviamo per ricordo, oppure ci informiamo per scoprire se ha ancora un  valore.

La lira è stata la moneta ufficiale del nostro paese sin dalla fondazione del Regno d’Italia nel 1861,  quindi per ben 141 anni. Successivamente l’Unione Europea ha introdotto una nuova valuta, al fine di semplificare i rapporti economici fra gli stati membri, perciò la vecchia e gloriosa lira è stata messa in soffitta.

Dal 1º gennaio 2002 è entrato in circolazione ufficilamente l’euro, disponibile in banconote e in monete; le banconote comprendono 7 tagli, caratterizzati da un aspetto grafico uniforme in tutti i Paesi membri dell’Unione, secondo le direttive della Banca centrale, europea. Ciascuno dei sette differenti tagli presenta un colore e dimensioni distintive. Il disegno delle banconote ha come tema comune l’architettura europea in vari periodi storici: il fronte rappresenta finestre o passaggi, mentre sul retro sono presenti dei ponti, scelti come simbolo di collegamento tra gli stati.

Per quanto riguarda le monete, invece, ogni paese ha avuto la libertà di scegliere le immagini da incidervi sopra. Nel caso italiano, è stato privilegiato l’ambito artistico e per questo sulle monete sono rappresentate varie opere, di pittura, di scultura o  architettura.


Esse sono state scelte dai cittadini mediante un sondaggio televisivo, che ha votato le proposte fatte precedentemente da una commissione nazionale artistica.

 

 

 

 

 

 

In particolare ci pare importante soffermarci sulla moneta da 2 euro perché porta l’immagine del Sommo Poeta, il più grande scrittore italiano di tutti i tempi e padre della nostra lingua, del quale ricorre quest’anno il settecentenario della morte. Infatti nel 1321 moriva Dante Alighieri, poeta nonché politico fiorentino che all’amore per la sua città dedicò la vita prima e dopo l’esilio, durante il quale completò la stesura della Commedia, capolavoro della letteratura.

Oltre alla versione canonica, quest’anno verranno coniate ben tre milioni di monete da 2 euro recanti le figure di due medici sottostanti alla scritta “Grazie” come tributo allo stremante lavoro svolto dagli operatori sanitari durante la pandemia di Covid-19 che ha colpito l’Italia a partire dal 2020. Un uomo con in mano una cartella clinica e una donna con al collo uno stetoscopio verranno impressi su ogni singola moneta accostati ad una croce e ad un cuore. Il numero di monete coniate è molto elevato, ma non è da escludere la possibilità che, col passare dei decenni, diventino pezzi da collezionismo. Anche la Francia conierà alcune monete da 2 euro come tributo al lavoro di medici ed infermieri, ma solo a fini di collezionismo.

Di seguito metteremo in evidenza le opere d’arte rappresentate sulle monete metalliche italiane e sulle banconote.
Monete

1 centesimo: Castel del Monte
Costruito tra il 1240 e il 1246, vicino ad Andria, in Puglia, Castel del Monte è il principale esempio di fortezza costruita durante il regno di Federico II di Svevia. Colpisce lo studio geometrico che ha portato alla realizzazione di una perfetta pianta ottagonale, ripetuta anche nelle otto torri. Sono presenti elementi gotici, come le volte a crociera costolonate che si incastrano nei vani trapezoidali all’interno. Tutt’oggi la sua funzione non è chiara: forse veniva usata come residenza di caccia, o magari voleva solo rappresentare il potere dell’imperatore. Nel 1996 è stato nominato Patrimonio dell’Unesco.

2 centesimi: Mole Antonelliana

La Mole, uno dei simboli di Torino, è frutto di un lungo lavoro, durato ventisei anni, dal 1863 al 1889. La città, capitale del neonato Regno d’Italia, ha voluto ospitare una sinagoga ebraica. Alessandro Antonelli, da cui l’edificio prende il nome, ha realizzato un capolavoro alto 167m, con una lunghissima guglia che si slancia sopra a un’enorme volta a padiglione. Oggi ospita il Museo del Cinema.

5 centesimi: Anfiteatro Flavio

Realizzato fra il 72 e l’82 d.C. dagli imperatori Flavi a Roma, ospitava lotte fra gladiatori, battaglie navali, e altri spettacoli di intrattenimento. Presenta pianta ellittica, e le gradinate all’interno potevano contenere oltre 60 000 spettatori. Il termine “Colosseo” è nato nell’Alto Medioevo per via della statua colossale di Nerone che era nei suoi pressi, prima che venisse distrutta.

10 centesimi: Venere di Botticelli

Il particolare del volto femminile è tratto dal quadro Nascita di Venere, dipinto tra il 1484 e il 1486 da Sandro Botticelli ed oggi conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Firenze. Predomina la ricerca di armonia, bellezza ideale ed eleganza delle figure che l’artista rinascimentale ottiene nel riferimento all’arte classica.

20 centesimi: Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni

In questo caso l’opera d’arte è una scultura realizzata nel 1913 da Umberto Boccioni, uno dei massimi esponenti del Futurismo. Si tratta di una figura umana in movimento che, lanciandosi a tutta velocità nell’atmosfera, ne viene plasmata compenetrandosi con essa. La scia lasciata dal moto si solidifica in una sintesi tra figura e spazio. Una delle copie di questo bronzo è conservata presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano.

50 centesimi: Campidoglio con Marco Aurelio                                                             

La scultura è un famoso monumento equestre in bronzo raffigurante l’imperatore Marco Aurelio. Fu collocato nel Campidoglio nel 1538 per volontà di papa Paolo III Farnese. È un esempio molto raro di bronzo romano in quanto, essendo stato scambiato per un’immagine di Costantino, il primo imperatore cristiano, sopravvisse alla distruzione delle opere pagane avvenuta durante il Medioevo. L’originale è conservato presso gli adiacenti Musei Capitolini per preservarlo dagli agenti atmosferici.

1 euro: Uomo Vitruviano di Leonardo

Il retro della moneta da 1 euro è decorato con uno dei disegni più famosi al mondo, l’Uomo Vitruviano. Realizzato da Leonardo da Vinci nel 1490 allo scopo di illustrare un passo del De Architectura di Vitruvio, rappresenta le perfette proporzioni di un corpo umano che lo rendono iscrivibile in un quadrato e in un cerchio avente come centro l’ombelico. Nel primo caso l’uomo ha braccia orizzontali e gambe unite, nel secondo invece le braccia sono sollevate e le gambe divaricate. Furono molti a cimentarsi nel complesso disegno dell’Homo ad circulum et ad quadratum durante il periodo rinascimentale, ma solo la maestria di Leonardo gli permise di diventare un’opera tanto iconica.

2 euro: Volto di Dante di Raffaello

Il ritratto di Dante che contraddistingue la moneta da 2 euro è tratto dal Parnaso, celebre affresco di Raffaello realizzato intorno al 1510 nella Stanza della Segnatura all’interno dei Palazzi Vaticani raffigurante poeti di varie epoche del calibro di Omero, Virgilio, Ovidio, Saffo e Ariosto. L’opera rappresenta un’allegoria simboleggiante la serena armonia tra passato classico e presente cristiano. Un’altra immagine di Dante è riscontrabile ne La Disputa, anch’esso affresco di Raffaello presente nella medesima stanza.

Banconote

Le banconote, invece, ripercorrono la storia degli stili architettonici europei in sette tappe. Tuttavia, essendo uguali in tutti i paesi, si è deciso di rappresentare opere inventate o ispirate, al fine di non far torto a nessuna nazione, anche se a Rotterdam, il designer olandese Robin Stam ha realizzato nella realtà i ponti stampati sul verso (retro). Sul recto (fronte) invece sono rappresentati portali o finestre.

5 euro: architettura classica (IV sec. a.C.-IV sec. d.C.)

Il recto è caratterizzato da un arco a tutto sesto sostenuto da colonne con capitelli ionici, mentre il verso riporta un ipotetico acquedotto romano vagamente ispirato al ponte di Gard, nella Francia meridionale.

10 euro: architettura romanica (XI-XII sec.)

Sul recto è rappresentato un portale fortemente strombato, che esalta una caratteristica particolare dell’architettura romanica in Italia e in Francia. Sul verso è presente un ponte massiccio, con il centro leggermente più alto delle estremità.

20 euro: architettura  gotica (XIII-XIV sec.)

Sul recto sono raffigurate delle vetrate gotiche quadrifore con arco a sesto acuto costruite tramite complessi mosaici ispirate a quelle della Basilica Superiore di Assisi. Sul verso il ponte presenta gli stessi archi ogivali.

50 euro: architettura rinascimentale (XV-XVI sec.)

La finestra sul recto richiama l’arte classica della banconota da 5 euro. Si tratta infatti dell’arte del Rinascimento: arco a tutto sesto, semicolonne laterali e timpano sovrastante (soluzione in realtà presente più nei portali che nelle finestre). Il ponte retrostante invece presenta grandi arcate semicircolari e massicce pile aggettanti.

100 euro: architettura barocca e rococò (XVII-XVIII sec.)

Un possente portale barocco è visibile sul recto di questa banconota. Presenta un timpano spezzato, decorazioni complesse ed elaborate e due sculture di figure che sorreggono il pesante architrave. Nel Barocco e nel Rococò infatti la forma usata principalmente è la linea curva, con andamenti sinuosi, e l’obiettivo è trasmettere sfarzosità e ricchezza decorativa. Sul verso si trova un ponte snello con arcate ellissoidali.

200 euro: architettura ottocentesca (XIX sec.)

In questo caso il recto mostra un’esile finestra che richiama le strutture in ferro e vetro, appartenenti a quella che viene definita anche “architettura degli ingegneri”. Ed è ingegneristico anche il ponte sul verso, simile a quelli ferroviari in ghisa.

500 euro: architettura novecentesca (XX sec.)

La banconota sul recto presenta due vetrate che costituiscono le intere facciate degli edifici. Sul verso è presente il progetto di un ponte strallato, ovvero con le funi sospese e collegate a un alto pilone. Questo è un cambiamento profondo rispetto ai ponti precedenti, perchè non si basa sulla verticalità dell’arco, ma sull’orizzontalità delle funi.

Crediti per immagini e fonti:
http://www.didatticarte.it/Blog/?p=1706 http://collezionieuro.altervista.org/blog/curiosita/da-cosa-e-dovuta-la-scelta-dei-monumenti-o-simboli-nelle-monete-italiane/

Paolo Milasi, Francesco Trespidi, Marco Di Silvio, Filippo Palmeroni, 5 DLS