Scuola e pandemia

Capisci di trovarti in un altro mondo quando senti che a Firenze sono state riaperte le buchette del vino, inventate durante l’epidemia di peste del Seicento per poter vendere Vernaccia senza pericolo di contagi Quando scopri che i mezzi di trasporto vengono disinfettati così come, durante gli anni della spagnola, sui bus di Londra veniva spruzzato spray anti-influenzale.
Quando realizzi che il tuo quinto anno di scuola superiore forse lo dovrai svolgere quasi per intero attraverso un computer, come un astronauta che saluta i propri cari dalla stazione spaziale.  Mai avrei pensato che l’ultima parte del liceo l’avrei passata tra uno studio matto e disperatissimo e l’attesa di un successivo Dpcm.

A un lettore del presente è inutile spiegare perchè la nostra quotidianità sia stata sconvolta fino a questo punto. A un lettore del futuro dico solo una parola: Covid-19. Si tratta, caro lettore del futuro, di un’epidemia che sembra aver avuto origine in Cina, per poi diffondersi nel resto del mondo. Ora ci troviamo a novembre 2020 e la pandemia è iniziata, più o meno,  a febbraio di quest’anno. Siamo rimasti in lockdown per due mesi, da marzo a maggio, e, se quest’estate il virus sembrava aver lasciato l’Italia, ora pare voler prendere la rincorsa per tornare con devastante potenza.

Abbiamo avuto un periodo di tregua, quindi, che ci ha fatti  dimenticare  totalmente i mesi di reclusione, gli ospedali pieni, i camion di morti (sì, caro lettore, i camion) e ci siamo rilassati, da bravi italiani in vacanza, dimenticando in parte anche gli obblighi che avremmo dovuto rispettare. A questo punto, penso ti sorga spontanea una domanda: ma non è un po’ un controsenso andare in vacanza dopo un lockdown anti contagio? Spiagge, feste, beach volley, calcetto, amici, fidanzati, abbracci, baci: non è un po’ l’esatto contrario della casta e antisettica segregazione che tanto sbandieriamo di aver patito? Ma cosa vuoi, caro lettore? Tu non l’hai vissuta. Non sai com’è stato rimanere due mesi (una vita!) in casa, sopportare ventiquattro ore su ventiquattro le nostre famiglie senza mai poter scappare dai nostri amici. Bè, sì, avevamo i cellulari. E televisione, PlayStation, giochi da tavolo, libri, riviste, sudoku, uncinetto, mandala e origami. Magari qualcuno ha persino disseppellito una preistorica Wii. Ma non puoi comprendere, caro lettore, la vera noia. L’essere in casa, con un intero mondo alla tua portata, e non saper decidere se fare un pisolino o guardare Uomini e Donne.

È la NOIA ad averci distrutti.
E’ quindi ovvio che, dopo aver sopportato due mesi di cotanto strazio, dopo l’apertura delle gabbie, la gente si sia buttata tra le braccia di sconosciuti pur di sentire un po’ di contatto umano, che siano sorte feste illegali e che nelle discoteche le mascherine servissero per tenere insieme i trucchi nella borsetta. Ma tanto, a noi adolescenti cosa importa? A noi, il Covid, non tocca. Noi baldi giovani dalle saluti ferree, noi semidei discesi direttamente dal Valhalla, siamo praticamente immuni.

Ora, caro lettore, ti chiederai se io sia impazzita. Io ti dico che in realtà è molta la gente che ha pensato così quest’estate. E visto che a settembre i casi di positivi al virus non sembravano poi così tanti in rapporto a quanti se n’erano prospettati dopo una tale fuga, altrettanti erano quelli che sostenevano che il virus si fosse definitivamente dimenticato dell’Italia. In realtà la curva dei contagi ha iniziato ad alzarsi in modo più significativo verso ottobre ed è per questo che ora, dopo soli due mesi di didattica in presenza, mi ritrovo a dover affrontare il mio ultimo anno in DaD, ovvero in Didattica a Distanza.
La quinta, quella che dovrebbe essere passata con i compagni, ogni giorno più vicini perchè conosci che mancano solo otto mesi prima dei saluti finali.

Quella iniziata con l’ansia della maturità e non con la paura di mesi ignoti e di un giugno che sembra volerci nascondere, gelosamente e fino all’ultimo, le modalità per il conseguimento del diploma. 

Un diploma che ormai, più che segnare la fine di una corsa, sembra il traguardo di un triathlon: isolamento, didattica a distanza, monotonia.
Io non ho rimpianti su ciò che ho fatto quest’estate, caro lettore, come credo nessuno, perchè ognuno pensa di aver agito in buona fede. Sono solo curiosa di sapere come questa pandemia viene ricordata nel tuo periodo.
Qui, ad agosto, era l’epidemia del “non ce n’è Coviddi”.
Le conclusioni le puoi trarre da te.

Roberta Basile 5 DLS