Caro diario, parte seconda

Eccoci qua, caro amico. Ci ritroviamo nuovamente su questa scrivania per discutere del mio livello di sanità mentale, nonostante sia leggermente a senso unico come discussione, dato che continui a non esistere. Non ricordi? Ti avevo già inviato una lettera tempo fa, nella quale ti raccontavo di quanto questa stressante situazione mi stesse facendo impazzire. Ne è passato di tempo dall’ultima volta e sono cambiate molte cose. Innanzitutto mia sorella si è calmata. Ha finalmente capito che gli oggetti inanimati non sono propensi a tenere delle conversazioni con le persone. In compenso mia madre si è improvvisamente appassionata alle pulizie e ogni volta che ne ha l’occasione, brandisce il suo spolverino e lo passa su ogni atomo della casa. Ha persino ufficialmente decretato la domenica come giorno delle pulizie: scoccate le sette del mattino tutte le porte e le finestre si spalancano per far entrare uccellini dai colori sgargianti, scoiattoli saltellanti, topini sorridenti e, come se non bastasse, anche dei cervi; a questo punto pensi che possa spuntare Biancaneve fischiettando e invece vieni buttato giù dal letto dalle urla furiose di mia madre.

Non è l’unica ad essere sotto stress: lo siamo tutti (me compreso). Non vedo la luce del sole ormai da tre mesi e comincio a dubitare dell’esistenza di un ambiente esterno, nonostante abbia le testimonianze dei miei amici che dicono di essersi incontrati abbracciati e sbaciucchiati per bene … come se non ci fosse una pandemia globale in corso. Mi sa che sono rimasto l’unico adolescente sotto stress perché penso che la fase due sia stata tradotta come la soluzione ad ogni nostro problema. In futuro le cose potrebbero non cambiare. Ci potrebbero essere ancora l’isolamento, gli infetti, i morti: un contrattacco del virus (e la cosa non mi aggrada). È un po’ pessimista come punto di vista, me ne rendo conto, ma ciò non toglie che le possibilità che le cose peggiorino sono più alte di quelle che prevedono una soluzione o perlomeno un miglioramento. Questo ragionamento dovrebbe giustificare la mia grande prudenza riguardo all’uscire, per cui penso sia meglio rimanere a casa almeno fino alla fine della scuola. Per quest’estate ho un solo obiettivo: non avere debiti. Preferirei di gran lunga sorbirmi altri tre mesi in stato vegetativo sul divano pensando a quanto mi sto annoiando, che doverli passare su disequazioni e guerre tra feudi. Non ho parlato di viaggi aerei low cost improvvisati verso terre inesplorate come scommetto ti saresti aspettato, amico. Ho intenzione di vedere i miei amici, per quanto mi sarà possibile, e per il resto penso che passerò il mio tempo a scrivere a te o a una fidanzata immaginaria dedicandole canzoni (il che non sembrerebbe ridicolo se foste reali).

Difficilmente le persone si rendono conto dell’importanza del futuro e di quanto sia prezioso. Ricordo di aver sentito in radio una giornalista parlare della situazione attuale in Cina. Si era soffermata parecchio a parlare della scuola e dei provvedimenti che hanno preso a riguardo, in particolare dopo una domanda che le hanno proposto: perché sono ancora così restrittivi nonostante sia passato tutto questo tempo dall’inizio del loro lockdown? Rispose semplicemente dicendo che se avessimo la prospettiva di perdere il bene a noi più caro, faremmo di tutto per tenercelo stretto, a qualunque costo. Questa giornalista voleva sottolineare il fatto che in Cina hanno una visione diversa dalla nostra. Hanno passato un intero trentennio obbligati ad avere un solo figlio per famiglia per contrastare il sovrappopolamento e ora stanno difendendo ciò che considerano più importante: il futuro (e il futuro siamo noi, giusto?). Ammetto che sia un po’ presuntuoso pensare di valere così tanto, però scommetto che non ci hai mai pensato, amico mio. Tu conosci bene il paese in cui vivo e il tipo di persone che lo abitano. Tu sai bene quanto sia alto il valore di ciò che è concreto e quindi temporaneo. Il problema più grande (da quando ha cominciato a diffondersi il virus), è considerato la crisi economica. Ovviamente non ho intenzione di sottovalutare la cosa. Sono il primo a non voler finire a vivere per strada, ma vorrei provare a concentrarmi su un problema che forse dovrebbe essere maggiormente considerato. I soldi sono la rappresentazione di ciò per cui daremmo la vita qui in Italia: il benessere istantaneo. I figli, invece, simboleggiano il futuro; quello in cui proiettare le nostre speranze. Il punto è che penso che sarebbe saggio continuare ad andare a scuola senza andarci, perché nonostante sia consapevole del fatto che attraverso uno schermo passano meno informazioni, sono del tutto certo che un virus non ci passa proprio.

Per concludere, vorrei soffermarmi un’ultima volta sul futuro, che è come se non ci riguardasse: amico mio, scommetto che se anche esistessi non mi sapresti citare nemmeno una volta in cui il genere umano abbia reso prioritario altro, oltre ciò che soddisfa le comodità immediate. Penso proprio che questo sarebbe un buon momento per farci finalmente un pensierino.

Ora devo proprio andare amico, mia madre ha scoperto che si possono comprare i “kit per la casalinga perfetta” su internet. È meglio che vada a bloccarle la carta di credito se voglio evitare di ritrovarmi senza cena per il resto della vita. Sarebbe bello poterti dire “a presto”, ma preferirei non avere bisogno di scriverti ancora quindi addio, amico mio.

Marco Ghezzi,
2CLS, ITIS Cardano

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