Maturità 2020: nella mente dei ragazzi

Chi avrebbe mai creduto a una simile emergenza mondiale?

Probabilmente, fino a qualche mese fa, solo l’idea sarebbe sembrata ai nostri occhi inconcepibile se non tra le pagine di un romanzo distopico. Invece, oggi ci troviamo davvero a dover fronteggiare un terribile evento.

L’Italia si è fermata, e cosi sembrerebbe anche il tempo, quando in realtà sta solo sfuggendo dalle nostre mani, statico e inarrestabile. Così come l’Astolfo di Ariosto in groppa all’ippogrifo si recava sulla Luna a recuperare ciò che era stato perso in Terra, l’uomo è corso prematuramente a caccia di grandi imprese senza un piano per fronteggiare le conseguenze delle sue illusioni. E’ bastato un essere microscopico, un minuscolo virus, a rendere impotente la grandezza dell’uomo che, nel corso della storia, ha ostentato di essere il padrone del mondo per poi stampare le proprie orme sulle deserte pianure di un pianeta sconosciuto e pretendere pure di piantarci una bella bandiera, metafora di prepotenza e superbia.

Il cosmo non è nostro e dovremmo accettarlo.

Come da tradizione in questo periodo, i maturandi sono particolarmente preoccupati per le sorti dell’Esame di Stato, con la piccola differenza che quest’anno la Scuola italiana è stata costretta ad adattarsi in tempi brevissimi alla nuova realtà. Ha dovuto declinare vecchi programmi a nuove piattaforme per continuare a dialogare, attraverso l’evanescente etere, con noi studenti stupefatti di fronte al prodigio della sua veloce metamorfosi. Certo, si è svecchiata seguendo le mode digitali, ma talvolta trascurando le esigenze e le difficoltà di noi giovani fruitori: difficoltà didattiche (persa la rassicurante nera lavagna con gessetto), telematiche (ma dov’è la fibra?) e  umane (ci guardiamo attorno: siamo soli!).

La problematica ha travolto gli studenti italiani di ogni ordine e grado, ma ancor di più i maturandi, che si trovano ancora oggi con l’incognita dell’Esame di Stato. Se inizialmente la Ministra aveva garantito il regolare svolgimento delle prove, i successivi decreti hanno messo in dubbio questa prima affermazione, fino ad arrivare all’ultimo: in caso di rientro il 18 Maggio si svolgeranno le due prove scritte e l’orale in presenza, viceversa una sola lunga prova orale online.

La maturità ai tempi del Covid-19 sarà ricordata dalle future generazioni come la più fortunata e la meno impegnativa del nuovo Millennio, quando in realtà il continuo aggiornarsi dei vaghi decreti ministeriali non ha fatto altro che aumentare insicurezze e fragilità negli studenti, oltre a quelli tipici della maturità e quelli portati dalla nuova pandemia. Prima fra tante insicurezze e paure c’è l’eventualità di vedere sminuiti o non riconosciuti gli sforzi compiuti durante il percorso di cinque lunghi anni; lo studente non vede la luce in fondo al tunnel, si sente alienato e demotivato: è inevitabile quindi un peggioramento della qualità dello studio. Solamente uno sconsiderato potrebbe riuscire a studiare, scrivere e leggere serenamente in un momento tanto tragico, isolato in casa e senza la possibilità di avere contatti con amici, famigliari e, perché no, anche amori.

Nel caso del possibile rientro non è detto che tutti gli studenti siano pronti a sufficienza per affrontare due prove scritte, ma allo stesso tempo sembra riduttivo valutare il sudato percorso attraverso un orale online. Perché invece non è stata presa in considerazione l’opzione di fare rientrare sui banchi solamente i maturandi nei mesi estivi (a luglio?), in modo da potere sostenere un colloquio in presenza?

Che futuro possiamo aspettarci noi giovani?

Non dimentichiamo che oltre alla maturità ci aspetta l’inizio della nostra carriera universitaria, i test d’ingresso alle facoltà più ambite e per molti l’inizio dell’esperienza lavorativa. L’incognita che ci troviamo di fronte è in parte dovuta a una certa indifferenza e mancanza di risposte da parte delle autorità competenti. Anche il fatto che venga proposto un possibile ritorno tra i banchi di scuola negli ultimi giorni di maggio è la prova della superficialità delle autorità che forse dimenticano le condizioni in cui versano molti edifici scolastici che ospitano i ragazzi che saranno il futuro del nostro paese. Aule sovraffollate, spazi limitati, carenza di strumenti per provvedere alla sanificazione, strutture a volte obsolete, potranno adattarsi alle normative anticontagio tanto decantate dal Ministero della Salute?

Francesca Manara, Beatrice Pestoni,
5 DLS, ITIS Cardano

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