Un sorriso

Caro diario,

oggi fanno quasi due mesi che la scuola è chiusa. L’Italia e gran parte del mondo (esclusa la Groenlandia ovviamente: giuro che quando finisce questo caos mi ci trasferisco) sono in una quarantena che piano piano si avvicina ai 40 giorni che le spettano di nome.

Il tempo scorre lento e le giornate si assomigliano tutte. La mattina mi sveglio mezz’ora prima dell’inizio delle lezioni, faccio colazione e il resto della mattinata passa tra le equazioni di secondo grado e il regno dei Franchi. I ritmi scolastici sono cambiati, come d’altronde lo sono le abitudini che prima scandivano la mia giornata. Il tempo a tratti si dilata e si restringe, il pomeriggio passa in fretta tra libri, film, compiti da fare e momenti di creatività. Inganno il tempo disegnando e leggendo, lasciando che la mia mente viaggi libera, mentre il mio corpo non può farlo.

All’inizio, la prima settimana, sembrava una vacanza ma col passare del tempo l’entusiasmo di qualche giorno in più senza scuola è sparito, la noia ha preso il sopravvento e le mancanze si fanno più insistenti. Mi mancano gli amici, il contatto fisico con le persone e persino la scuola. Per la verità non mi manca la scuola intesa come lezioni e studio, mi mancano quelle piccole abitudini che scandivano la mia giornata studentesca. Alle 7 e 15 di mattina aspettavo il bus nel freddo dell’inverno con il sole che albeggiava di fronte a me, prima dell’inizio delle lezioni chiacchieravo con gli amici, poi prendevo il mio solito caffè nero per iniziare la giornata con un po’ di energia. Alla fine delle lezioni tornavo a casa affamata come un leone e poi il pomeriggio volava tra compiti e altro. Mi manca tutto questo, anche se prima lo trovavo stressante.

In un certo senso adesso abbiamo più libertà, possiamo fare quello che vogliamo con i nostri ritmi, senza dover seguire gli orari della società. Ma dall’altro lato, a lungo andare diventa tedioso. Abbiamo un’esigua varietà di cose che possiamo fare per trascorrere la giornata e tutto sta diventando ripetitivo.

Mi manca la parte della ma famiglia che vive a Milano, abbiamo festeggiato un po’ di compleanni con le videochat ma non è la stessa cosa. Sento la loro voce e vedo un’immagine sgranata sullo schermo, ma vorrei tanto poterli abbracciare. Mi sembra di essere circondata da una sottile barriera invisibile, eppure invalicabile.

Nonostante tutto, sono dell’idea che la gioia si possa trovare nelle piccole cose anche in momenti difficili come quello che stiamo vivendo. Personalmente le mie piccole isole di felicità le trovo nel caffelatte la mattina, nel rileggere per la seconda volta tutta la saga di Harry Potter, nel dipingere con gli acquerelli ascoltando la musica e nel concentrarmi su un problema di matematica particolarmente ostico.

Mentre noi siamo chiusi in casa, fuori il placido tepore primaverile inizia a scaldare le giornate, la natura rinasce e gli animali riconquistano le città che sembrano ormai abbandonate. Quando usciremo dopo tanto tempo troveremo un mondo diverso, un’esplosione di colori e profumi. Sembrerà come essere stati in letargo, ci siamo addormentati che faceva ancora un freddo umido e c’era la nebbia, e ci risveglieremo in piena primavera.

La mia fiducia per superare questo periodo non è riposta nell’umanità, bensì nell’occhio saggio e imparziale della natura, sono sicura che la terra riuscirà a trovare la soluzione migliore per la vita, d’altronde l’ha fatto per 4 miliardi e mezzo di anni, perché dovrebbe smettere proprio adesso? Non ho la più pallida idea di come questa ‘soluzione’ si scontrerà con gli umani, a parere mio tutto quello che possiamo fare è seguire l’istinto di sopravvivenza come stiamo facendo da un mese e mezzo a questa parte.

Il mio consiglio è cercare di affrontare questo periodo sorridendo, il sorriso è come un abbraccio per gli occhi degli altri e al momento tutti hanno bisogno di un abbraccio.

Ti lascio con una citazione diFred Weasley, dei libri di Harry Potter, che secondo me calza perfettamente alla situazione: “Oggi la gente ha bisogno di ridere per sopravvivere”.

Detto questo devo andare a preparare gli gnocchi alla romana per stasera e non sarà proprio una passeggiata date le mie scarse doti culinarie, ma almeno è un modo per passare il tempo.

Tua Livia

                                                                                 Livia Ghiglia,
2 CLS, ITIS Cardano

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