Al mio caro amico….

Caro amico, qui sta succedendo un putiferio. Ormai i miei genitori quasi non mi parlano più e mia sorella in questo momento ha cominciato un’accesa conversazione col comodino perché non le ha nemmeno chiesto scusa quando le ha urtato il mignolo e non si è degnato di spostarsi. Non posso biasimarla: io mi sono addirittura messo a scrivere a te, amico, che nemmeno esisti. Siamo messi male, perciò questa volta ti racconto tutto quanto dall’inizio.

Era una giornata come tante altre e stavo tornando da scuola. Aspettavo l’autobus in stazione, quando sentii due sconosciuti parlare. Sembravano molto presi dall’argomento e, non avendo nulla di meglio da fare, li ascoltai: “Ah davvero? Eh dai, non scherzare. Tu questo sabato sera esci con noi”. “No amico, ti giuro che ‘sta volta proprio non ne ho voglia”. “Bene, fai come vuoi… io non rimarrei chiuso in casa il sabato sera, nemmeno se scoppiasse una pandemia globale”.

Non l’avesse mai detto! Esatto: in questo momento sono seduto sul divano di casa mia a scriverti mentre là fuori ci sono migliaia, se non milioni di persone che lottano per sopravvivere a uno dei virus più contagiosi della storia. So che è spaventosa la situazione, presentata in questo modo, però dal mio punto di vista non è così male.

Abbiamo avuto una grande fortuna, o forse sono stati il grande senso civico e il ripudio della sconsideratezza a salvarci? Tutti i miei familiari e i miei amici stanno bene, dato il fatto che siamo tutti barricati in casa, intrappolati nella morsa letale della noia, che non ci lascia scappare. La noia è sempre stata rifiutata dalla società. Si è sempre avuto qualcosa da fare, qualcosa a cui pensare, ma quando tutto ciò sparisce, si è costretti a guardare in faccia se stessi e la realtà cosa che, ripeto, abbiamo sempre cercato di evitare. Sono nati tanti stereotipi: dall’influencer improvvisato, al ribelle che esce con ogni scusa possibile, al sociopatico che si sta chiedendo perché tutti si lamentano sui social, dato che nella sua vita non è cambiato assolutamente nulla rispetto a prima. Per me non è un’impresa ingannare il tempo. Ho ritrovato un sacco di serie tv mai viste perché troppo lunghe, ho ritrovato l’idea di una canzone che volevo scrivere tanto tempo fa, semplicemente accorgendomi della presenza della chitarra impolverata in salotto, ho ritrovato la folle idea di scrivere un libro e persino quella di scrivere un pezzo comico. Finalmente ora ho l’occasione di riscoprire i miei hobby. Sono sempre stato ostacolato dalla scuola e devo dire che anche ora si dà da fare.

 Oltre alla spensieratezza, ci sono molte cose che mi mancano della vita di prima: il contatto umano, ovviamente, la relazione, il solo poter abbracciare qualcuno che non sia  un cuscino; l’aria aperta (l’altro giorno sono uscito in balcone e mi sono spaventato, ho alzato la testa di scatto chiedendomi dove fosse finito il soffitto); la quotidianità (noia dovuta al ripetersi di azioni e avvenimenti sempre uguali giorno dopo giorno e non dovuta dall’assenza di queste).

Mi manca anche il poter mentire a me stesso, hai letto bene amico: era così facile e comodo avere una vita quasi prefabbricata per poter dire di non esserne all’altezza, ma ora che il pacchetto standard è cambiato, non ho scuse e devo affrontare la vita a testa alta se ne voglio uscire migliore, o perlomeno integro; e vale per tutto, anche per le cose più insignificanti.

Può fare paura ma ogni volta che ripenso a cose tristi, ogni singola volta in cui penso che sia meglio lasciarsi andare, arrendersi e mollare tutto, chiedo a me stesso: “cosa cambierebbe in te se riuscissi ad uscirne?”, e ogni volta mi convinco che è meglio così e che alla fine di tutto ne sarà valsa la pena.

Amico mio, ora devo proprio lasciarti. Ho notato che mia sorella ha finito di lamentarsi col comodino e ora sta discutendo col frigo. È meglio che vada a dirle che anche se continua a chiedergli dov’è il latte, non le risponderà e che per scoprirlo dovrebbe aprirlo, il frigo, e non parlarci; ma è così divertente. Spero che te la stia cavando anche tu, ovunque tu sia. A presto.

Marco Ghezzi,
2 CLS, ITIS Cardano

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