Un sorriso

Caro diario,

oggi fanno quasi due mesi che la scuola è chiusa. L’Italia e gran parte del mondo (esclusa la Groenlandia ovviamente: giuro che quando finisce questo caos mi ci trasferisco) sono in una quarantena che piano piano si avvicina ai 40 giorni che le spettano di nome.

Il tempo scorre lento e le giornate si assomigliano tutte. La mattina mi sveglio mezz’ora prima dell’inizio delle lezioni, faccio colazione e il resto della mattinata passa tra le equazioni di secondo grado e il regno dei Franchi. I ritmi scolastici sono cambiati, come d’altronde lo sono le abitudini che prima scandivano la mia giornata. Il tempo a tratti si dilata e si restringe, il pomeriggio passa in fretta tra libri, film, compiti da fare e momenti di creatività. Inganno il tempo disegnando e leggendo, lasciando che la mia mente viaggi libera, mentre il mio corpo non può farlo.

All’inizio, la prima settimana, sembrava una vacanza ma col passare del tempo l’entusiasmo di qualche giorno in più senza scuola è sparito, la noia ha preso il sopravvento e le mancanze si fanno più insistenti. Mi mancano gli amici, il contatto fisico con le persone e persino la scuola. Per la verità non mi manca la scuola intesa come lezioni e studio, mi mancano quelle piccole abitudini che scandivano la mia giornata studentesca. Alle 7 e 15 di mattina aspettavo il bus nel freddo dell’inverno con il sole che albeggiava di fronte a me, prima dell’inizio delle lezioni chiacchieravo con gli amici, poi prendevo il mio solito caffè nero per iniziare la giornata con un po’ di energia. Alla fine delle lezioni tornavo a casa affamata come un leone e poi il pomeriggio volava tra compiti e altro. Mi manca tutto questo, anche se prima lo trovavo stressante.

In un certo senso adesso abbiamo più libertà, possiamo fare quello che vogliamo con i nostri ritmi, senza dover seguire gli orari della società. Ma dall’altro lato, a lungo andare diventa tedioso. Abbiamo un’esigua varietà di cose che possiamo fare per trascorrere la giornata e tutto sta diventando ripetitivo.

Mi manca la parte della ma famiglia che vive a Milano, abbiamo festeggiato un po’ di compleanni con le videochat ma non è la stessa cosa. Sento la loro voce e vedo un’immagine sgranata sullo schermo, ma vorrei tanto poterli abbracciare. Mi sembra di essere circondata da una sottile barriera invisibile, eppure invalicabile.

Nonostante tutto, sono dell’idea che la gioia si possa trovare nelle piccole cose anche in momenti difficili come quello che stiamo vivendo. Personalmente le mie piccole isole di felicità le trovo nel caffelatte la mattina, nel rileggere per la seconda volta tutta la saga di Harry Potter, nel dipingere con gli acquerelli ascoltando la musica e nel concentrarmi su un problema di matematica particolarmente ostico.

Mentre noi siamo chiusi in casa, fuori il placido tepore primaverile inizia a scaldare le giornate, la natura rinasce e gli animali riconquistano le città che sembrano ormai abbandonate. Quando usciremo dopo tanto tempo troveremo un mondo diverso, un’esplosione di colori e profumi. Sembrerà come essere stati in letargo, ci siamo addormentati che faceva ancora un freddo umido e c’era la nebbia, e ci risveglieremo in piena primavera.

La mia fiducia per superare questo periodo non è riposta nell’umanità, bensì nell’occhio saggio e imparziale della natura, sono sicura che la terra riuscirà a trovare la soluzione migliore per la vita, d’altronde l’ha fatto per 4 miliardi e mezzo di anni, perché dovrebbe smettere proprio adesso? Non ho la più pallida idea di come questa ‘soluzione’ si scontrerà con gli umani, a parere mio tutto quello che possiamo fare è seguire l’istinto di sopravvivenza come stiamo facendo da un mese e mezzo a questa parte.

Il mio consiglio è cercare di affrontare questo periodo sorridendo, il sorriso è come un abbraccio per gli occhi degli altri e al momento tutti hanno bisogno di un abbraccio.

Ti lascio con una citazione diFred Weasley, dei libri di Harry Potter, che secondo me calza perfettamente alla situazione: “Oggi la gente ha bisogno di ridere per sopravvivere”.

Detto questo devo andare a preparare gli gnocchi alla romana per stasera e non sarà proprio una passeggiata date le mie scarse doti culinarie, ma almeno è un modo per passare il tempo.

Tua Livia

                                                                                 Livia Ghiglia,
2 CLS, ITIS Cardano

A tutti coloro che non riesco a vedere più di persona

Inizialmente non mi dispiaceva, questa quarantena. Una chance di pausa, di relax, che consisteva in una settimana senza scuola. Per sette giorni, niente impegni, niente verifiche, interrogazioni. Però questi sette giorni sono diventati quattordici, poi ventuno, fino a trasformare quella che era una vacanza in un problema. Il brutto delle routine è proprio quando l’abitudine è costretta a spezzarsi: dove prima c’era certezza ora c’è confusione. Ovviamente una nuova routine si sta costituendo, ma non è niente in confronto a quella precedente. È più… vuota. Le lezioni online consistono nel fissare uno schermo, una solitudine armata con webcam e microfono. Non che fosse meglio quando la scuola era ancora incerta sul da farsi: dopo due settimane passate a svegliarsi all’una del pomeriggio e a vegetare fino all’una di notte anche quello che sembra il paradiso adolescenziale fa cadere la maschera per rivelare il suo vero volto, il tedio.

Anche se non avrei mai pensato di dirlo, ma mi manca alzarmi e vedere l’alba cremisi fuori dalla finestra, il telegiornale perennemente acceso in quella mezz’ora di mattinata domestica. Mi mancano le chiacchierate con Livia e Valerio nel freddo delle 8 di mattina prima del suonar della prima campana. Dovrei considerarmi fortunata a vivere in una cascina, quando molti dei miei amici non possono nemmeno mettere piede fuori dalla porta, ma è solo un’estensione delle mura invisibili erette per la nostra stessa sicurezza. Senza contare che ho passato il mio sedicesimo compleanno in quarantena, un traguardo che avevo sperato di trascorrere in modo ben diverso.

Ho perso mesi di sessioni di giochi di ruolo e di incontri creativi (praticamente dove io scrivo e altri disegnano). Penso che proprio perché l’essere tra le proprie quattro mura trasmette un senso di pacatezza, che la mia motivazione è rimasta sepolta tre metri sottoterra. È tutto troppo placido. Ormai le mie giornate le passo a leggere libri che so a memoria e a giocare ai videogiochi, se non vogliamo contare le attività scolastiche. Nonostante tutto però sono felice che grazie ai miei sacrifici, insieme a tutti quelli di chi resta a casa, la situazione stia migliorando. Non penso che le persone realizzino la gravità della situazione finché qualcuno di vicino a loro non rischia la vita. Solo allora la verità ti colpisce per quello che è, facendo scoppiare la bolla di ilarità e di testarda ma beata ignoranza nella quale ti eri rifugiato. Eppure questo sembra l’unico modo per molti di tirare avanti: perché se non si ride allora si piange.

                                                          Giada De Palma,
2 CLS, ITIS Cardano

Al mio caro amico….

Caro amico, qui sta succedendo un putiferio. Ormai i miei genitori quasi non mi parlano più e mia sorella in questo momento ha cominciato un’accesa conversazione col comodino perché non le ha nemmeno chiesto scusa quando le ha urtato il mignolo e non si è degnato di spostarsi. Non posso biasimarla: io mi sono addirittura messo a scrivere a te, amico, che nemmeno esisti. Siamo messi male, perciò questa volta ti racconto tutto quanto dall’inizio.

Era una giornata come tante altre e stavo tornando da scuola. Aspettavo l’autobus in stazione, quando sentii due sconosciuti parlare. Sembravano molto presi dall’argomento e, non avendo nulla di meglio da fare, li ascoltai: “Ah davvero? Eh dai, non scherzare. Tu questo sabato sera esci con noi”. “No amico, ti giuro che ‘sta volta proprio non ne ho voglia”. “Bene, fai come vuoi… io non rimarrei chiuso in casa il sabato sera, nemmeno se scoppiasse una pandemia globale”.

Non l’avesse mai detto! Esatto: in questo momento sono seduto sul divano di casa mia a scriverti mentre là fuori ci sono migliaia, se non milioni di persone che lottano per sopravvivere a uno dei virus più contagiosi della storia. So che è spaventosa la situazione, presentata in questo modo, però dal mio punto di vista non è così male.

Abbiamo avuto una grande fortuna, o forse sono stati il grande senso civico e il ripudio della sconsideratezza a salvarci? Tutti i miei familiari e i miei amici stanno bene, dato il fatto che siamo tutti barricati in casa, intrappolati nella morsa letale della noia, che non ci lascia scappare. La noia è sempre stata rifiutata dalla società. Si è sempre avuto qualcosa da fare, qualcosa a cui pensare, ma quando tutto ciò sparisce, si è costretti a guardare in faccia se stessi e la realtà cosa che, ripeto, abbiamo sempre cercato di evitare. Sono nati tanti stereotipi: dall’influencer improvvisato, al ribelle che esce con ogni scusa possibile, al sociopatico che si sta chiedendo perché tutti si lamentano sui social, dato che nella sua vita non è cambiato assolutamente nulla rispetto a prima. Per me non è un’impresa ingannare il tempo. Ho ritrovato un sacco di serie tv mai viste perché troppo lunghe, ho ritrovato l’idea di una canzone che volevo scrivere tanto tempo fa, semplicemente accorgendomi della presenza della chitarra impolverata in salotto, ho ritrovato la folle idea di scrivere un libro e persino quella di scrivere un pezzo comico. Finalmente ora ho l’occasione di riscoprire i miei hobby. Sono sempre stato ostacolato dalla scuola e devo dire che anche ora si dà da fare.

 Oltre alla spensieratezza, ci sono molte cose che mi mancano della vita di prima: il contatto umano, ovviamente, la relazione, il solo poter abbracciare qualcuno che non sia  un cuscino; l’aria aperta (l’altro giorno sono uscito in balcone e mi sono spaventato, ho alzato la testa di scatto chiedendomi dove fosse finito il soffitto); la quotidianità (noia dovuta al ripetersi di azioni e avvenimenti sempre uguali giorno dopo giorno e non dovuta dall’assenza di queste).

Mi manca anche il poter mentire a me stesso, hai letto bene amico: era così facile e comodo avere una vita quasi prefabbricata per poter dire di non esserne all’altezza, ma ora che il pacchetto standard è cambiato, non ho scuse e devo affrontare la vita a testa alta se ne voglio uscire migliore, o perlomeno integro; e vale per tutto, anche per le cose più insignificanti.

Può fare paura ma ogni volta che ripenso a cose tristi, ogni singola volta in cui penso che sia meglio lasciarsi andare, arrendersi e mollare tutto, chiedo a me stesso: “cosa cambierebbe in te se riuscissi ad uscirne?”, e ogni volta mi convinco che è meglio così e che alla fine di tutto ne sarà valsa la pena.

Amico mio, ora devo proprio lasciarti. Ho notato che mia sorella ha finito di lamentarsi col comodino e ora sta discutendo col frigo. È meglio che vada a dirle che anche se continua a chiedergli dov’è il latte, non le risponderà e che per scoprirlo dovrebbe aprirlo, il frigo, e non parlarci; ma è così divertente. Spero che te la stia cavando anche tu, ovunque tu sia. A presto.

Marco Ghezzi,
2 CLS, ITIS Cardano

La fine

Molto probabilmente non succederà presto e tra poco usciranno nuovi decreti che ci imporranno di restare a casa, ma nessuno ha ancora perso la speranza e tutti aspettiamo pazientemente la fine della quarantena.

Ognuno si inventa nuove modalità di intrattenimento e anche se uscire è la cosa più desiderata al mondo, dobbiamo restare in casa per poterci assicurare la vittoria e riprendere la vecchia vita.

Io ho moltissimi progetti in mente per quando tutto ciò finirà, come uscire con gli amici in centro, guidare la mia moto in campagna, quando sarà estate andare in piscina con gli amici; ma la cosa più importante è tornare a scuola: penso che ogni studente, anche il più svogliato, abbia questo desiderio, perchè la scuola è un ambiente che riesce a cambiare chiunque, anche il peggior indisciplinato. E penso che tutti concordino con me.

Restando in casa ho scoperto nuovi hobby come gli esercizi sportivi, per i quali non ho nessun problema perchè il mio giardino è enorme, ma

finita la quarantena vorrei fare il patentino per la moto, per poter girare ovunque io voglia.

Credo che tutto ciò finirà verso l’estate e, se così fosse, vorrei andare in vacanza nel mio paese d’origine, la Romania.

Intanto, dobbiamo tenere duro e aspettare, per assicurarci la possibiltà di poter uscire di casa di nuovo!

                                                        Gheorghe Pitu,
1 AI, ITIS Cardano

La realta’

Quello che stiamo vivendo è un momento molto difficile, che però bisogna affrontare nel bene e nel male.

Da un lato si sta a casa: certo, è bello stare a casa, non c’è nessuno che ti disturba e puoi fare quello che vuoi.

Dall’altro ti accorgi però che la scuola, per quanto possa essere noiosa,  è anche un luogo di ritrovo per noi studenti e a noi piace stare insieme.

E non mi sto riferendo soltanto alle scuole chiuse, ma anche alle normali attività che svolgiamo durante il corso della settimana e che ora non possiamo più svolgere: le uscite il sabato con gli amici e i ritrovi in centro, ormai, sono diventate le uniche cose che desideriamo e vorremmo fare veramente in questo momento.

Non sappiamo ancora quando finirà l’emergenza e neanche se mai finirà, ma sono certo  che la mia felicità in quel momento sarà immensa e che, soprattutto, il mondo verrà visto con occhi completamente diversi non solo da me, ma da tutti. Impareremo ad apprezzare di più anche le piccole cose a cui prima non avremmo mai fatto caso, perché questi momenti solitari e bui non sono soltanto momenti di tristezza ma anche di riflessione.

Sto dicendo che per alcune persone questi momenti di pausa potranno servire anche in futuro, un futuro prossimo o remoto. Servirà però, come serve mantenere la calma adesso, pensare che non è tutto finito e che quelle belle serate con gli amici un giorno possano ritornare realtà. Ed è proprio su questo che mi vorrei soffermare un attimo per dire cosa ci manca adesso. Siamo con i nostri parenti 24 ore su 24, la tecnologia ci ha permesso di comunicare con i nostri amici anche a distanza e quindi, ripeto, ciò che ci manca molto è probabilmente quella “cosa” indescrivibile che ho citato prima: la realtà.

                                                                                    Stefano Cassani,
1^AI, ITIS Cardano

Una nuova liberta’

QUESTO PERIODO TURBOLENTO CAUSATO DEL CORONA VIRUS DURA ORMAI  DA UN MESE E MEZZO.

LA SITUAZIONE IN QUESTO PERIODO NON È MIGLIORATA, MA PEGGIORATA CON TANTE PERSONE CHE PURTROPPO SONO DECEDUTE, NONOSTANTE ALTRE PERSONE SIANO GUARITE. LA SITUAZIONE ANCORA E’ PREOCCUPANTE, QUINDI IL GOVERNO CI HA DATO DELLE REGOLE DA SEGUIRE, COME STARE A CASA E USCIRE SOLO PER CASI DI URGENZA.

QUESTO PERIODO NON SI SA ANCORA QUANDO FINIRA’, MA SPERO MOLTO PRESTO PERCHE’  MI MANCANO LE RISATE, LE USCITE E GLI SCHERZI TRA AMICHE.  VORREI TORNARE ANCHE ALLE MIE ABITUDINI, COME ANDARE A SCUOLA E FARE COLAZIONE CON LE MIE COMPAGNE DI CLASSE.

IL PRIMO GIORNO DI LIBERTA’ PENSO DI ANDARE DALLE PERSONE A ME CARE E DA CUI SONO STATA DISTANTE PER MOLTO TEMPO: NON VEDO L’ORA DI STARE CON LORO E DI RICOMINCIARE, PIANO PIANO, A RITORNARE ALLA NORMALITA’.

IO SONO UNA RAGAZZA MOLTO ANSIOSA, QUINDI PENSO CHE NEI PRIMI MESI DI APERTURA FARO’ MOLTA ATTENZIONE, FIN QUANDO SARO’ SICURA CHE TUTTO SIA DEFINITIVAMENTE FINITO.

SPERO COMUNQUE DI RITORNARE PRESTO ALLA NORMALITA’,  PERCHÉ AMO L’ESTATE E QUINDI VORREI ANDARE AL MARE E  IN PISCINA O ALLE FESTE DEL PAESE CON LE AMICHE. SEMBRA STRANO, MA VORREI RITORNARE A SENTIRE I RUMORI DELLA NORMALITA’, COME IL TRENO CHE PASSA E LE RISATE DELLE PERSONE PER STRADA. VORREI DIVERTIRMI  GIOCANDO E SCHERZANDO, GODENDOMI L’ESTATE COME OGNI ANNO. APPENA

FINITO TUTTO, MI PRECIPITERO’ CON MIA MADRE E MIA SORELLA A FARE “TRUCCO E PARRUCCO” E MI COMPRERO’ TANTI NUOVI SMALTI, VISTA LA MIA ENORME PASSIONE PER LE UNGHIE.

NON VEDO L’ORA DI RITORNARE AL BAR DI MIO PAPA’ , PER POTER FAR FESTA CON TUTTI I MIEI AMICI E VORREI  ANCHE CHE LA MIA FAMIGLIA RITORNASSE A LAVORARE.

MA VORREI ANCHE RITORNARE AL PIÙ PRESTO A DEDICARMI AI MIEI DUE HOBBY PREFERITI, IL TIRO CON L’ARCO E IL BOWLING.

QUESTI MIEI PROGETTI MI AIUTANO A FAR PASSARE LE ATTUALI INTERMINABILI GIORNATE.

IN QUESTI GIORNI SONO UN PO’ SFIDUCIATA, PERCHE’ TUTTI NOI GIOVANI ABBIAMO PAURA DEL FUTURO E NON SAPPIAMO ANCORA IN CHE MODO TORNEREMO ALLA NORMALITA’

                                                                                                       MICHELLE  BARATTI,
1AI, ITIS Cardano

Un bridisi

Questo è un momento difficile per tutti, grandi e piccini. Noi ragazzi stiamo soffrendo certamente la lontananza dagli amici, dai parenti e, perché no, anche dalla scuola.

Secondo me ci sono però persone che soffrono decisamente più di un ragazzo costretto in casa: i medici, gli infermieri, il personale sanitario, senza contare tutte quelle persone che hanno subito una perdita e che magari non hanno neanche potuto salutare i propri defunti.

Quando tutto questo sarà finito… non oso immaginare quale felicità possa scoppiare in ognuno di noi quando finalmente potremo tornare alla vita di sempre. Non si comprende mai quanto si è fortunati a possedere una cosa fino a quando ce la portano via, figuriamoci se questa ‘cosa’ è la libertà! Credo che ci saranno delle feste in tutto il nostro Paese, durante le quali la gente finalmente potrà incontrarsi di nuovo, riabbracciarsi e baciarsi. Si faranno tanti brindisi alla fine della quarantena: penso a tante persone ubriache in giro per le strade che canteranno felici 😊!

Io personalmente credo che passerò lunghe giornate con i miei migliori amici, anche facendo solo delle passeggiate insieme al parco, lungo il fiume. Adesso penso a quando, prima di questa pandemia, alcune volte magari ero anche svogliato nell’uscire con i miei amici, magari per rimanere in casa da solo a giocare con la playstation…

Credo che molte volte le calamità possono far cambiare la prospettiva con cui si affronta la vita; questo forse è quello che succederà anche a me. Penso che passerò del tempo anche con i miei parenti che non sto vedendo da più di un mese, la mia nonnina e i miei cuginetti e tutti i miei zii.

Non pensavo di doverlo mai dire, ma anche la scuola mi manca e nonostante tutti gli insegnanti si stiano impegnando per proseguire le lezioni, a me manca stare insieme ai miei compagni, sentire le loro vere voci (senza problemi di interruzioni causa connessione scadente), scherzare con loro, parlare anche quando non si potrebbe e quindi farsi sgridare dall’insegnante. Tutte queste situazioni ed emozioni sembrano scontate e non ci pensiamo mai nei momenti in cui le viviamo, ma è solo quando ne sentiamo la mancanza che capiamo davvero cosa significano.

Concludo condividendo un episodio: mio fratello frequenta l’università e come me sta seguendo le lezioni online. Durante la sua primissima lezione a distanza il suo insegnante ha detto queste parole rivolte a tutti i 250 partecipanti: “Siate forti! Siete la nostra migliore risorsa”. Ci sono persone che sono in grado di trasmetterti coraggio e forza d’animo, che possono sorprenderti e contagiarti (questa volta in modo benevolo) con le loro emozioni. È in questi momenti che tutte le migliori qualità delle persone emergono. L’Italia combatterà il virus e ritornerà più forte e più bella di quanto non lo sia mai stata.

                                                                                          Marco Ragni,
1 AI, ITIS Cardano

All’aria pura

Durante questo periodo di “quarantena”, forzata e obbligatoria, le mie giornate sono noiose e ripetitive. Mi sveglio la mattina presto, seguo le numerose lezioni online, dopo pranzo svolgo i compiti assegnati durante le mattine e infine la sera, con quel poco di tempo che resta, mi rilasso a mio modo.

Premetto che tutti i giorni trovo il tempo, il modo e lo spazio per allenarmi e tenermi in forma per lo sport, anche se purtroppo posso solo svolgere esercizi fisici a corpo libero, non potendo giocare e allenarmi a basket a causa del poco spazio e soprattutto del tempo che mi rimane a disposizione.

Non vedo l’ora che venga emanato il decreto che ci dia di nuovo la possibilità di uscire, di respirare aria fresca, ma soprattutto di essere e di sentirsi  liberi; ancora di più non vedo l’ora che questo stato di malattia persistente cessi, non solo in Italia ma in tutti i paesi del Mondo. Quel giorno da me tanto atteso spero arrivi presto!

Sinceramente, sto già immaginando come passerò quel giorno. Ho in mente un sacco di idee, ma so che saranno attività all’aria aperta e con amici e parenti; infatti vorrei tanto fare una grigliata con tutta la mia famiglia e andare al campetto a giocare a basket con gli amici, ritrovarli e passare del tempo insieme, tutto quel tempo che  ci è stato tolto a causa di questo grave virus.

Quel giorno, per prima cosa ciò che non mancherà sarà il sorriso e la voglia dell’aria pura del mattino, infatti con il mio papà farò una lunga passeggiata con lo scopo finale di andare a ritirare la mia moto dal meccanico e tornare felice a casa. Mi immago di tornare a casa, scendere dalla moto, togliermi il casco e trovare lì tutti i miei parenti pronti a gustarsi una prelibata grigliata di carne preparata dal mio magnifico papà, che, aiutato dalla mamma e da mia sorella, riesce sempre a sorprenderci e a soddisfare i nostri palati. Sarò già molto contento se questo si potrà realizzare!

Dopo l’abbuffata, enorme e deliziosa, immagino che sicuramente il mio primo pensiero sarà quello di andare, insieme ai miei amici, al campetto per fare una bella partitella di basket, match che sarà assolutamente intervallato da numerose chiacchiere riguardanti il periodo in casa e commenti scherzosi sul nostro “peggioramento” in ambito sportivo a causa dello scarso allenamento…

Di solito al campetto passiamo tra le due e le tre ore, ma quel giorno sarà diverso: la voglia di stare a contatto con le persone, ma soprattutto divertirsi insieme e non davanti a uno schermo, farà sì che passeremo l’intero pomeriggio insieme, e perché no, magari anche la sera! Inviterò sicuramente i miei amici al secondo round di carne grigliata, per cena; spero accettino volentieri, così potremmo continuare a divertirci ancora per qualche ora. Vorrei tanto organizzare con loro una sorta di “pigiama party”, in versione maschile, cioè basket a non finire. In base al periodo e al clima potremmo anche decidere, tempo permettendo, di passare la maggior parte del tempo notturno fuori in giardino a giocare e rientrare alle luci dell’alba per una dormita.

Concludo semplicemente dicendo che non importerà realmente se farò tutto ciò che ho descritto, ma l’unica cosa realmente importante sarà per noi giovani e per tutte le persone tornare a sentirsi di nuovo liberi di fare e di spostarci, ma più di tutto di non sentir più parlare di impedimenti e/o terribili malattie che costringono le persone a casa, a volte a danno di intere famiglie e della società.

                                                                                      Samuele Curti,
1 AI, ITIS Cardano

Vicini ma lontani

“Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi”
Alessandro Baricco.

Come siamo arrivati a questo?

In molti se lo chiedono, ma non c’è una vera e propria risposta  perchè nessuno, per quanto sia possibile, potrà dare una risposta esatta.

Siamo da più di un mese in quarantena, che molti fino a poco tempo fa non sapevano nemmeno che cosa significasse. Ve lo spiego io: la quarantena è un periodo che può andare da una settimana fino a un tempo non ancora prestabilito, ed in questo periodo devi stare chiuso in casa ed evitare il contatto con altre persone.

Chi l’avrebbe mai detto che nel 2020 avremmo dovuto ritrovarci chiusi in casa a domandarci i motivi della nostra nuova condizione e le modalità con cui  combattere un nemico invisibile? Un nemico che nemmeno conosciamo, a cui non abbiamo mai dichiarato guerra, un nemico del quale non sappiamo nemmeno il punto debole… o forse si?

I grandi guerrieri della storia trovavano sempre un punto debole nel nemico; ad esempio Napoleone Bonaparte, incoronato Imperatore dei Francesi nel 1804, per sconfiggere i nemici utilizzava la tecnica dello schieramento delle sue truppe a forma di freccia in modo tale da sconfiggere i nemici con più facilità.

Ma noi come possiamo sconfiggerlo il nostro nemico? La vera domanda è: lo sconfiggeremo?

Forse tra un anno o due ci dimenticheremo di tutto; forse lasceremo tutto questo alle spalle, ma io, e tutti voi che state leggendo, lo avremo superato con la consapevolezza che ci siano state persone, ancor più coraggiose del grande Napoleone Bonaparte, a combattere per noi.

Questo “sfogo” lo definirei più un diario per lasciare libero almeno per due secondi il mio cuore; lo dedico a tutti i guerrieri che stanno combattendo per noi, ma lo dedico a due in particolare, i miei genitori.

Non vi mento quando dico che sono dei veri rompiscatole quando ci si mettono, soprattutto mia mamma. La mia mamma è una vera e propria furia della natura; a volte mi chiedo come io faccia ad avere una mamma del genere, una donna che riesce sempre a stupire e mai è banale.

Credo di aver preso proprio da lei tutta questa follia e questa voglia di vivere il momento, qualunque esso sia. Vi starete domandando che cosa c’entri mia madre in tutto questo: diciamo che lei è uno di quei guerrieri che combattono silenziosi, una battaglia anche troppo difficile per una persona sola. Combatte contro la voglia di mettersi in un angolo a piangere e la voglia di rompere tutto, combatte contro il nemico invisibile e combatte anche al fianco di pazienti, o meglio dire persone più deboli che non hanno saputo sconfiggere il nemico da soli, ma hanno avuto bisogno di cure in più per non mollare. Ecco, la mia mamma lotta anche per loro e con loro.  Lei è l’angelo, quello che apre le braccia in modo da poterti tenere al sicuro, nonostante rischi lei stessa, per quel nemico invisibile.

Il mio papà, invece, è colui che fa rispettare le regole imposte dal governo, per non far ammalare altre persone. Entrambi i miei genitori non hanno ruoli facili, il mio papà può passare per cattivo perchè cerca di salvare persone stupide che escono di casa pensando: “Tanto colpisce solo i vecchi”, cosa che non è vera visto che colpisce e può colpire tutti. Mentre la mia mamma è colei che sta al fronte salvando le persone da questo nemico invisibile, che un nome e un cognome li ha, si chiama Coronavirus, o per gli amici Covid-19.

Ecco, i miei genitori combattono contro di lui e su di lui sanno davvero poche cose. Ma combattono comunque, perchè ci credono davvero, credono davvero che se staremo vicini, ma lontani, riusciremo a sconfiggerlo. Penso di non aver mai detto ai miei genitori quanto io sia fiera di loro, o quanto sia felice di avere delle persone del genere come genitori, perchè forse prima non gli davo così peso, o forse perchè credevo che nessuno o niente ci avrebbe mai divisi. Ma mi sbagliavo, adesso vorrei solo un abbraccio della mia mamma, per sentirmi protetta, ma non può. Deve stare attenta a non starmi troppo vicino, perchè c’è il rischio che possa passarmi questo nemico, senza accorgersene poichè nemmeno lei sa di averlo magari.

Sapete una cosa? Questa quarantena non è solo un periodo di tempo in cui si sta soli a casa, è un periodo di tempo in cui ci si può studiare nel profondo per capire davvero cosa si vorrà alla fine. Perchè una volta che tutto questo sarà finito, usciremo dalla porta di casa e saremo delle persone nuove. Forse ci accorgeremo del nuovo taglio di capelli della nostra amica o fidanzata, forse ci accorgeremo di star amando la persona sbagliata o di star amando proprio la persona giusta, la persona della vita; forse ci accorgeremo che amiamo il nostro migliore amico o la nostra migliore amica o che forse amiamo ancora il nostro o la nostra ex, e che non importa cosa ci possa dividere. Questo tempo ci aiuterà a maturare e a capire cosa vogliamo fare della nostra vita, perchè tutto quello che era monotono e banale, forse diventerà la nostra rinascita, il nostro punto di partenza per ripartire, vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo e che non importa tutto quello che di bello o di brutto possa succedere, noi lo sconfiggeremo sempre, perchè noi saremo più forti.

Vorrei dire una cosa ai miei genitori: vi amo, vi amo perchè anche in questo momento così difficile voi non vi siete mai tirati indietro; vi amo perchè mi fate capire il significato vero delle parole, CORAGGIO e SACRIFICIO; vi amo perchè voi nonostante questo momento mi state dando, anche da lontano, tutto l’affetto di cui ho bisogno, sia a me che a mio fratello; vi amo perchè nonostante questo momento difficile non crollate mai; ed infine, vi amo perchè mettereste la vostra vita in pericolo per salvare, ogni giorno, delle persone che nemmeno conoscete.

Mi avete sempre detto “Fai del bene e dimenticalo, fai del male e ricordatelo”, io spero che ogni persona capisca il sacrificio che state facendo ogni giorno, per il vostro lavoro e per persone più deboli. Siete il mio esempio, e spero di rendervi fieri, almeno quanto io sono fiera di avere una mamma infermiere e un padre in divisa.

Gaia Mongillo,
4 CLS, ITIS Cardano