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È ormai evidente che questo 2020, vecchio di soli tre mesi, non è e non sarà un anno normale. L’epidemia di Corona Virus,  nata probabilmente tra il novembre e il dicembre scorsi in Cina, ora si è abbattuta sul resto del mondo. In base alle statistiche, l’Italia è seconda dopo il “paese del dragone” per contagiati – al 15 marzo erano oltre 24.000 le persone risultate positive al virus e, considerando la percentuale di coloro che necessitano di un ricovero ospedaliero, la situazione è decisamente allarmante. È importante quindi prestare la massima attenzione alle disposizioni del governo per fermare la diffusione del COVID-19 e per evitare il collasso del sistema sanitario nazionale, riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la capacità di assistenza capillare, le tecniche, i macchinari all’avanguardia.

L’estensione della zona rossa a tutta la nazione è l’ultimo provvedimento presente nel decreto emanato dal governo che ci obbliga a restare rinchiusi nelle nostre abitazioni. In questa situazione dai molti aspetti negativi, la nazione ha cercato di trovare diverse soluzioni per tentare di non fermare il lavoro, le attività economiche e quelle didattiche che riguardano tutti noi.

 Il web si è dimostrato un valido supporto per sperimentare nuove forme di studio e di lavoro. Tali nuove modalità, che solo qualche mese fa parevano impensabili, almeno in una loro applicazione diffusa, sembra che stiano funzionando sotto tutti i punti di vista. Sicuramente ne sta traendo giovamento l’ambiente. Proprio per l’obbligo di non uscire di casa, il traffico si è ridotto notevolmente e quindi anche  l’inquinamento e l’emissione di polveri sottili che tanto hanno tormentato le città negli scorsi mesi.

Il web ci ha permesso anche di valicare i muri delle nostre case, facendoci sentire come una collettività unita nella battaglia contro il nemico comune costituito dal Coronavirus; sono infatti molti i cosiddetti flash-mob condivisi sui social media e che raccolgono sempre altissimi livelli di adesione. Si pensi a quello che invitava, ad un orario prestabilito, a diffondere ad altissimo volume da ogni casa, l’Inno d’Italia oppure a quello che chiedeva un applauso collettivo per ringraziare i medici, gli infermieri e i vari operatori sanitari che stanno lavorando senza sosta, notte e giorno, per salvare vite e combattere l’epidemia.

Certo, questo periodo di reclusione forzata per noi ragazzi è anche un sacrificio. Cadere nella noia è facile e i giorni si susseguono l’uno dopo l’altro in un ritmo monotono. Le mattinate sono scandite dalle video lezioni con le quali possiamo parlare con i compagni di scuola e confrontarci con gli insegnanti; di pomeriggio il tempo è invece dedicato ai compiti. Ognuno poi cerca di svagarsi come può o leggendo un libro, o guardando le serie preferite in tv oppure, per chi ha la fortuna di avere un giardino o un cortile, con un po’ di attività all’aria aperta. La cosa strana e non affatto piacevole è che i weekend sono molto simili ai giorni feriali. Neanche lo sport preferito dalla maggior parte degli italiani, il calcio, ci viene in aiuto visto che l’epidemia ha portato anche alla sospensione di tutti le partite a livello nazionale e dilettantistico.

E’ proprio vero che la mancanza di libertà ne fa apprezzare maggiormente il valore. La voglia di tornare ad una vita “normale” si fa sempre più impellente: ma se i cittadini continueranno a trasgredire le restrizioni disposte dal governo (sono migliaia le persone denunciate), ciò non potrà avvenire in tempi brevi.

L’unico modo per uscire da questa situazione è affrontarla tutti insieme responsabilmente. Il rispetto delle regole, seppur limiti la nostra libertà, è più che necessario per il bene comune e per far ripartire il Paese al più presto.

Intanto possiamo sbizzarrirci a raggiungere luoghi esotici e diversi, i cari amici, i parenti vicini e lontani, navigando sul web e nei social. E questa volta, nè mamma nè papà, nè tanto meno i professori, potranno dirci qualcosa!

Riccardo Zacchetti,
3DLS, ITIS Cardano

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