Coronavirus vs pianeta Terra

DRIIIIIN! Sono in ritardo, la sveglia segna le 6:10 di mattina e dovrei già essere lavata, vestita, profumata e lucidata… se non fosse che oggi non si va a scuola! Eh sì, proprio così: nonostante Carnevale sia già passato da un po’, noi ragazzi italiani siamo ancora a casa. Tutta colpa del Coronavirus! Inizialmente, quando la notizia di questa epidemia si è sparsa anche in Occidente, non ero particolarmente preoccupata, ma vedendo i numeri dei contagi lievitare mi sono sentita più coinvolta nella vicenda. Inizialmente, a mia impressione, l’Italia pareva molto indifferente nei confronti di questo virus, contagioso e non da sottovalutare, quasi estranea alla situazione. Ma quando al telegiornale è stato annunciato il primo caso accertato di Coronavirus nel nostro Paese, il panico è dilagato in modo incontrollato.

Ho vissuto questi giorni in balia della confusione, sembrava la scena di un film apocalittico: le mascherine ricercate come fossero oro, mentre le persone impazzivano per aggiudicarsi l’ultimo flacone di Amuchina rimasto sullo scaffale del supermercato. Questa novità è piombata nelle nostre vite, sconvolgendole in poco tempo. Da un giorno all’altro, mentre nuovi casi venivano scovati e il centralino del 112 veniva intasato di chiamate per paura di aver contratto il virus, abbiamo visto le persone barricarsi nelle proprie abitazioni, gli allenamenti sportivi sospesi, e infine anche la scuola, chiusa fino al 3 aprile…per ora.

Da tanti giorni ormai in televisione passano solo notizie e nuove sul virus, mentre in casa non si fa altro che preoccuparsi, forse anche eccessivamente. Intanto, per non restare indietro con lo studio, le scuole hanno organizzato cicli di videoconferenza online, così da rimanere al passo con lo svolgimento regolare del programma, anche solo poche ore al giorno. Questa novità si è rivelata piacevole, nonostante inizialmente fossi un po’ scettica…cosa sono arrivata a pensare pur di combattere la noia!

La noia è proprio il fattore che percepisco di più in questo periodo, nonostante sia impegnata con i compiti e lo studio. Sono così in costante ricerca di qualche attività che mi aiuti ad ingannare il tempo, e ci riesco spesso grazie ai miei amici, che ora come ora vedo quasi quotidianamente. Non credevo che comunque, a causa di una pericolosa malattia, il mio legame con alcune persone potesse rafforzarsi, e invece è proprio quello che sta succedendo: sono pochi i temerari che escono di questi tempi, forse un po’ per pigrizia o per paura, ma io e i miei amici, fintanto che i paesi non sono ancora stati messi in quarantena, ne approfittiamo per passare insieme le ore libere a nostra disposizione, spesso trascorrendole in campagna, lontani dalla confusione cittadina. Raccontarsi storie all’ombra di qualche albero, bighellonare scherzando fra i campi e stando insieme ritroviamo un po’ la voglia di andare avanti e di uscire vincenti da questa situazione.

Una cosa che mi fa un po’ ridere amaramente e riflettere è il fatto che tutto questo derivi anche dalla sottovalutazione di un problema serio e reale, che non è stato affrontato, almeno nel periodo iniziale, con le giuste precauzioni. Si scherzava, sui social e fra gli amici, su questo Coronavirus, che adesso mette in ginocchio il mondo, che ora dopo ora strappa alle persone la vita. Si discriminavano i cinesi, li si isolava, quando adesso siamo noi italiani ad essere trattati con sdegno e repulsione: siamo gli stessi italiani che un mese fa affermavano di essere al sicuro e di disporre di dispositivi e strutture sanitarie efficienti e in grado di fronteggiare un nemico che si muove più rapido del previsto, invisibile, portando attualmente gli ospedali sull’orlo del collasso.

Basta davvero poco per mettere in crisi il mondo del XXI secolo, così all’avanguardia, eh? “Tutta colpa di un virus scappato da una provetta, in qualche laboratorio del mondo!” mi ha detto un paio di giorni fa mio fratello, 9 anni, che vede tutta questa situazione con gli occhi di un bambino, forse incapace di spiegarsi il perché, come mai i suoi amici non si vedano più in giro e la mamma non lo porti più a curiosare nel suo negozio preferito alla ricerca di un nuovo Lego.

Mi ha fatto riflettere la sua ingenuità, perché ha fronteggiato una possibile verità: a Wuhan si trova un grande centro epidemiologico per lo studio delle più spietate malattie virali finora conosciute; si seguono prassi specifiche per evitare che un qualsiasi virus sfugga agli scienziati, ma se questa volta qualcosa fosse andato storto? In ogni caso, qualsiasi cosa sia successa, ormai tutti siamo coinvolti, anche indirettamente…

Il pensiero diffuso fra noi giovani è quello che anche se dovessimo ammalarci, il nostro corpo reagirebbe meglio rispetto a quello dei più anziani, che purtroppo sono i più a rischio (a causa delle patologie preesistente alle quali il virus si sovrappone). Dobbiamo però comunque sforzarci a rispettare le norme imposte dal Governo, perché se malauguratamente dovessimo avere bisogno di supporto medico, gli ospedali potrebbero non riuscire ad assisterci tutti.

Così, in questo frenetico affastellarsi di avvenimenti, io spero che tutto si risolva presto, anche se sono consapevole sarà una lunga scalata…

Sono convinta che riusciremo a cavarcela e tra qualche anno di quest’esperienza resterà un’indelebile cicatrice per alcuni, mentre per altri semplicemente un ricordo che, in ogni caso, passerà alla storia e mai dimenticato. Com’è giusto che sia.

Silvia Rizzardi,
3DLS, ITIS Cardano

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