Con gli occhi di Leonardo

L’arte è fatta per disturbare, la scienza per rassicurare.”
-Salvador Dalì

Il senso principale utilizzato dall’uomo è la vista; gli occhi non ci permettono solo di vedere il mondo che ci circonda ma anche di comunicare, mostrare le nostre emozioni. Lo sguardo è prettamente umano, il principale mezzo di comunicazione tra intelletto e sensi: capita spesso di riuscire a parlare con una persona senza aprire bocca, con un semplice movimento delle ciglia.L’arte è ciò che più sollecita questa percezione, suscitando sensazioni che non sarebbe possibile provare altrimenti. Ma la scienza, a pensarci bene, è strettamente collegata a questa materia: entrambe si basano sull’interazione con il mondo che ci circonda, su qualcosa di estremamente tangibile che diventa pura astrazione.

Il connubio tra queste due discipline risulta evidente: la Gioconda, bellezza nata dallo studio sperimentale e osservazionale.

Nella celebrazione dell’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci,  “Percorsi tra Scienza e Arte”, tema di fondo anche della XVI edizione pavese di Scienza Under 18, mai come oggi  ben si adatta a rendere omaggio proprio al grande genio fiorentino. L’8, 9 e 10 maggio 2019 il Castello Visconteo di Pavia si è riempito degli studenti delle scuole della provincia per dare vita a uno degli eventi più amati e di successo che si tengono in città, anche grazie alle piccole attività che ci ruotano attorno, come il teatro scientifico e le numerose mostre tecnologiche e artistiche.

Estrazione di DNA, luci stroboscopiche, cambiamenti climatici e tantissimi altri sono gli argomenti che hanno dato vita all’edizione di quest’anno, insieme all’immancabile sfilata di moda e a qualche piccola novità, come la giornaliera dimostrazione di volo di droni. Tutti i progetti presentati erano, in qualche modo, legati al mondo dell’arte e hanno mostrato quanto questa materia influenzi la vita di tutti i giorni.

Tra i capisaldi della manifestazione non si può dimenticare la redazione del giornalino di SU18, in cui i ragazzi delle scuole ITIS Cardano, IIS Cairoli di Pavia e IC Dalla Chiesa di San Genesio si sono dati da fare per raccontare in tempo reale l’iniziativa, intervistando gli scienziati in erba e cimentandosi nei tanti esperimenti che sono stati proposti, scoprendo quanto riuscire a tenere il ritmo di un notiziario sia spossante.

Ma parlando di Scienza Under 18 ci si riferisce anche a Scienza Under 14, la mostra per i più giovani eredi di Einstein, che spesso sorprendono anche più dei propri colleghi delle scuole superiori. Quadri di sassi, patate che fungono da batterie, camera oscura: le piccole reclute non si fanno mancare davvero nulla!

Il breve percorso tra gli stand delle scuole medie ed elementari è davvero coinvolgente, ricco di entusiasmo e di amore per la scienza; l’unico problema è riuscire a destreggiarsi tra la folla di piccoli inventori.

Così, a malincuore, anche quest’anno si è conclusa la tre giorni di Pavia all’insegna della conoscenza: un ringraziamento particolare va ai ragazzi della sicurezza e accoglienza, ai professori che permettono ai propri studenti di partecipare a un’attività così stimolante come SU18 e al comune di Pavia, che ogni anno apre le porte del simbolo della città, il magnifico Castello Visconteo, per un connubio tra passato, presente e futuro.

Roberta Basile, 3 DLS

UN EVENTO… PARTICOLARE

Il giorno venerdì 10 maggio 2019 due classi dell’istituto ITIS Cardano, la 1DLS e la 5CI, hanno partecipato all’evento conclusivo del progetto “Conosco il bullo”, organizzato dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Pavia in collaborazione con i Carabinieri. La manifestazione si è tenuta al Palatreves, in via Treves a Pavia.
Il ritrovo si è tenuto alle 8:30 direttamente nel cortile del palazzo dello sport. Nel giardino erano rappresentati tutti i reparti dei Carabinieri attualmente in attività. In un angolo due poliziotti a cavallo con delle sciabole sulla sella che, come detto da loro, operavano nei parchi di Milano e nel Parco di Monza. Subito accanto un carabiniere teneva al guinzaglio un cane antidroga, un bel pastore tedesco dal manto scuro che, nonostante la sua espressione spaventosa, si lasciava accarezzare da tutti i bambini presenti, oltre che dai ragazzi delle medie e delle superiori. Il vialetto di fronte all’ingresso della palestra era inoltre occupato da auto e moto dell’Arma, sia quelle storiche, e ormai da collezione, che quelle più recenti.

 

 

Il particolare che ha attirato maggiormente l’attenzione è stata la simulazione della scena di un crimine: un manichino giaceva sulla sedia nei pressi del tavolino di un bar, ferito al petto da alcuni colpi di pistola. L’arma del delitto era a terra, intorno alcuni bossoli, delle orme e una scarpa poco più lontano. L’area del delitto delimitata da nastri gialli, all’interno dei quali al lavoro raccoglievano prove due uomini della scientifica con tute, guanti e mascherine. Il capo della squadra omicidi ha spiegato come opera la scientifica in un caso come quello, mentre gli esperti dietro di lui eseguivano tutte le procedure previste.
Verso le 9:40 tutti i ragazzi sono entrati in palestra per l’evento centrale: una partita di calcio tra gli studenti dell’istituto Cossa e i Carabinieri. Prima dell’incontro la presentazione delle squadre, accompagnate dalla banda ufficiale dei Carabinieri che ha suonato diversi brani, tra cui la sigla di Indiana Jones.
L’incontro è durato quasi un’ora, dalle 10:12 alle 11:07, intervallato da tre pause, durante una delle quali si sono esibite le Cheerleader dell’associazione “Here you can”. 
La partita è stata molto agguerrita: spintoni, falli, cadute (anche un po’ ironiche), ma alla fine, anche se con un ferito della squadra dei carabinieri, ci si è divertiti e non ci si è fatti troppo male. La competizione è finita con una vittoria schiacciante da parte dei ragazzi, che hanno battuto gli avversari 4 a 1. Durante una pausa del match, abbiamo conosciuto Alessandro Calvi, carabiniere che ha fatto parte della squadra nazionale italiana di nuoto ed ha partecipato anche ai mondiali e ai giochi olimpici di Atene. Incuriositi e ammirati gli abbiamo chiesto: “Come ti sentivi quando hai gareggiato?”, ci ha risposto: “Non è semplice da esprimere a parole, la concentrazione è sempre fondamentale, ma ogni volta è un’emozione nuova e unica” e alla domanda se avesse nostalgia dei vecchi tempi ci ha risposto: “Sono tempi che mi hanno dato tanto e che mi hanno insegnato che impegno, costanza e concentrazione sono alla base di qualsiasi attività, anche in quella che svolgo ogni giorno”.
Dopo la premiazione, gli organizzatori dell’evento hanno ringraziato tutti per la partecipazione e alle 12:00 la manifestazione si è conclusa.

Giulia Venco
1DLS

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA – 2019

Tre generazioni, quella nata nel periodo del “boom economico”, raccontata dal Presidente della Provincia dott. Vittorio Poma e dal Sindaco di Pavia Prof. De Paoli,  la generazione dei giovani studenti delle scuole superiori  e quella dei piccoli della scuola materna di Siziano,  unite da un’unica idea : l’acqua come bene comune da preservare, non consumare e da condividere fra le persone.  La Giornata mondiale dell’acqua, che si è celebrata il 22 marzo, è stata occasione di incontro, presso la Sala dell’Annunciata, fra autorità, esperti e studenti delle scuole della Provincia di Pavia per parlare di questa importantissima risorsa. Gli interventi degli esperti hanno focalizzato l’attenzione sull’acqua nelle sue diverse peculiarità: alimento essenziale per tutte le età , come è stato illustrato dal Pediatra dr. Fasani, una risorsa che viene prelevata e restituita al territorio attraverso un ciclo integrato che ne preserva la qualità come è stato illustrato dall’ing. Ferrandini, Direttore tecnico della società Pavia Acque.
Una risorsa che deve però essere controllata per evitare che diventi veicolo di sostanze nocive o microrganismi, come ampiamente illustrato  dalla prof. Pastoris.
Dopo gli interventi degli esperti la parola è passata agli studenti delle scuole superiori della Provincia.
Anche i piccoli studenti della scuola dell’Infanzia di Siziano hanno partecipato all’evento. La loro esibizione con una canzone sull’acqua è stato per la platea un momento di grande coinvolgimento.
Nella seconda parte dell’evento si sono alternati sul palco gli studenti delle scuole superiori.
Per l’Istituto Cardano sono intervenuti gli studenti delle classi quinte del corso Chimici che hanno presentato i dati relativi alle analisi delle acque del Ticino e gli studenti delle classi quarte e seconde del Liceo che hanno illustrato alcune caratteristiche delle acque minerali.

ANALISI SULLE ACQUE SUPERFICIALI

Lavoro presentato da
BASSINI MICHELE, FERRARESI ANGELO, LACQUANITI LORENZO, MAGGI ANTONIO, PAOLELLA SALVATORE e PARENTI FEDERICO
Classi quinte del corso Chimici
ITIS G. CARDANO PAVIA

Scarica la nostra presentazione

Ogni anno gli studenti delle classi quinte del corso Chimici eseguono delle analisi sui parametri riguardanti la qualità delle acque superficiali, in particolare del fiume Ticino che scorre a fianco alla nostra scuola. Vengono effettuate analisi in due momenti diversi in modo da poter confrontare i risultati e capire se le condizioni climatiche influenzino le caratteristiche del fiume.
Con i professori ci siamo recati all’area CUS (zona adiacente ai nostri laboratori) dove abbiamo eseguito il campionamento. Questo procedimento è soggetto ad alcune regole per la buona riuscita delle successive analisi quali la rappresentatività, la stabilità e la casualità.
In loco abbiamo misurato tre parametri fondamentali per capire la salute del fiume; il pH, la temperatura e la conducibilità.
Inoltre, sempre sul luogo del campionamento, abbiamo fissato l’ossigeno disciolto in modo tale da poterlo analizzare successivamente in laboratorio; questo parametro è molto importante perché dalla quantità di Opresente dipende la vita in acqua.
In laboratorio abbiamo simulato il consumo di ossigeno che si verifica normalmente in un’acqua superficiale attraverso due parametri il BOD5 (richiesta biochimica di ossigeno) e il COD. Il primo esprime la quantità di O2 che viene utilizzata in 5 giorni dai microorganismi aerobi, mentre il COD indica la quantità di ossigeno richiesta per la totale ossidazione delle sostanze chimiche presenti in acqua.
Altri parametri presi in considerazione sono la concentrazione di ammonio, nitrati, nitriti e ioni metallici tutti indicatori di inquinamento del fiume.
I risultati così ottenuti sono stati confrontati con le indicazioni contenute nella normativa di riferimento, che classifica le acque superficiali in 5 categorie, dalla categoria 1 che indica scarso inquinamento, alla 5, sintomo di un corso molto inquinato.

Parametro Livello 1 Livello 2 Livello 3 Livello 4 Livello 5
BOD5 (O2 mg/L) <2,5 <  4 < 8 <  15 > 15
COD (O2 mg/L) < 5 <  10 <  15 < 25 > 25
NH4 (N mg/L) < 0,03 < 0,10 <  0,50 < 1,50 > 1,50
NO3 (N mg/L) < 0,3 < 1,5 < 5,0 < 10,0 > 10,0
Fosforo totale (P mg/L) < 0,07 <0,15 < 0,30 <  0,60 > 0,60

I dati ottenuti dalle analisi effettuate sono stati abbastanza soddisfacenti, a partire dalla elevata presenza di ossigeno nel fiume ed alla totale assenza di cromo . Mentre per quanto riguarda i nitrati ed i fosfati se ne riscontra una bassa concentrazione probabilmente legata all’attività agricole.

Parametri Analizzati  Risultato analitico
pH 7,94
Temperatura (°C) 18,1
Conduciblità (μS/cm 20°C) 259
Ossigeno disciolto (O2 mg/L) 12,70
Ossigeno (% saturazione) 123,5
BOD5  (O2 mg/L) 1,68
COD  (O2 mg/L) 12,78
Ossidabilità secondo Kubel (O2 mol/L) 2,48
Ammonio  (NH4+ mg/L) 0,25
Nitrati  (NO3 mg/L) 1,50
Nitriti  (NO2 mg/L)
Ortofosfati (PO43- mg/L) 0,15
Cr (mg/L)
Zn (mg/L) 0,03
Fe (mg/L) 0,05
Cu (mg/L) 0,01
Mn (mg/L) 0,01

 

In conclusione i dati da noi ottenuti  fanno pensare che il fiume goda di discreta salute!

Angelo Ferraresi e Federico Parenti  5^ CC

 

Giornata Mondiale dell’Acqua

venerdi ore 8.00: appuntamento in piazza Petrarca con la nostra insegnante di scienze, prof.ssa O. Malvani. E’ ancora presto, la sala dell’Annunciata aprirà fra un’ora ma noi dobbiamo avere il tempo per ripassare e concordare gli ultimi dettagli; così, con tutte le nostre borse, andiamo al bar più vicino.

Alle 9 in punto riattraversiamo la piazza e cominciamo ad allestire il nostro tavolo.

Abbiamo qualche decina di bottiglie d’acqua, minerale e del rubinetto e siamo attrezzati per misurarne la conducibilità elettrica onde determinare il contenuto salino. Inoltre abbiamo dei bicchieri per la degustazione delle diverse acque.

E’ nostra intenzione far comprendere che non sempre l’acqua che comperiamo al supermercato è realmente migliore, per il nostro benessere, dell’acqua che esce dal rubinetto. Inoltre se usassimo le borracce d’alluminio, invece delle onnipresenti bottigliette di plastica, potremmo evitare inutili sprechi e limitare l’inquinamento.

Alla fine della mattinata saliamo sul palco ed esponiamo le nostre idee.

È’ l’una passata quando lasciamo la sala. Sarà la tensione, sarà l’ora, siamo stanchi e affamati (non assetati, chè di acqua ne avevamo quanta ne volevamo!), ma andiamo via soddisfatti di aver dato il nostro contributo per celebrare una giornata così importante.

Greta Benzoni  e Luca Miraldi 2^ ALS
Davide Ferrari e Mauro Artale 2^ Bls
Roberta Mazza e veronica Manzi 4^Als

Buon compleanno Giunto!

Quest’anno l’Istituto Cardano festeggia un compleanno molto importante: il nostro “Giunto” compie quarant’anni!Ebbene sì, quella scultura davanti alla quale gli studenti passano tutti i giorni, prima di iniziare le lezioni, fu realizzata ben quarant’anni fa, nel 1979, dallo scultore pavese Carlo Mo.
Ecco perché ci pare importante far conoscere la storia di quest’opera, tanto cara al nostro istituto, e del suo scultore.
Per ottenere delle informazioni più accurate e per scoprire i segreti di un’artista, abbiamo chiesto aiuto alla figlia dello scultore: Paola Mo.
Essa ci ha ospitato nel luogo in cui la maggior parte dei capolavori del padre furono realizzati, ossia il parco e l’officina dietro casa, e ci ha parlato del lavoro e della vita del padre, non mancando di raccontare qualche aneddoto.L’idea per questa scultura nacque da una curiosità che Mo aveva sviluppato per Gerolamo Cardano e per la sua vita travagliata, decidendo così di realizzare e dedicare a lui la scultura.
“Giunto” in realtà è solo un soprannome, che gli è stato dato nel corso degli anni, il suo nome originale è Contrasto. Il termine scelto come nome della scultura, “contrasto”, è un riferimento alla vita del medico pavese e appartiene molto a Mo: la sua scultura rappresenta sempre il contrasto tra pieni e vuoti, tra materia e spazio, tra l’uomo e la vita, creando un effetto di movimento e dinamismo.La scultura si compone di due parti identiche, incastrate tra loro con precisione millimetrica, composte di lamine di acciaio inox scatolato e saldato, ed ha dimensioni imponenti: 4 m di altezza per 4 m di larghezza.

Le due parti della scultura non si sovrastano l’una con l’altra; come si può notare, infatti, sono incastrate una a fianco dell’altra creando un’idea di dinamicità, di movimento, di energia, di una continua lotta, facendo sì che le due parti si fondano completandosi a vicenda.

Il cortile del nostro istituto ha la grande fortuna di ospitare una delle opere più imponenti e rappresentative di Carlo Mo, uno degli artisti pavesi con la maggiore fama internazionale.

Lo scultore pavese nacque a Piovene Rocchette nel 1923 ma trascorse l’infanzia a Genova dove iniziò gli studi e alla quale rimase sempre molto legato, tanto da testimoniare questo rapporto con l’opera Paganini, le cui superfici satinate e smerigliate richiamano il mare di Boccadasse. Nel 1942 si trasferì poi a Pavia dove proseguì gli studi universitari.

Da ragazzo, nel secondo dopoguerra, partì per l’Africa decidendo di seguire il padre (Rwanda e Madagascar); in questo periodo prese ispirazione dall’arte africana e ne rimase profondamente influenzato. È in questo periodo che si collocano i suoi primi lavori: varie sculture realizzate in filo di rame. Questa tecnica permette di realizzare sculture dinamiche, di “disegnare nell’aria”, plasmando lo spazio creando un contrasto di pieni e vuoti, lasciando al nostro   occhio e all’aria il compito di ricostruire la massa.
Nel ‘53 tornò poi in Italia esponendo le sue opere in varie mostre a Milano, Roma, Messina e poi alla triennale di Milano. Dal ‘64 al ‘68 riscosse grande successo internazionale curando le scenografie di concerti e opere teatrali alla Certosa di Pavia.
Nel ‘69 gli fu affidato dal governo del Madagascar l’incarico per la realizzazione di un monumento al Portatore Malgascio, che sarà collocato l’anno successivo ad Andapa. Tra il ‘70 e ‘80 partecipò a molte mostre in varie città italiane ed estere come Venezia, Milano, Bologna, Basilea, Bruxelles e Amsterdam. Alcune sue opere entrarono in collezioni sia pubbliche sia private come quella del Museo Hirshon di Washington e quella privata di Betty Parson.
Nella lunga carriera dell’artista non va trascurato il suo interesse per il disegno per il quale fu molto portato, e la realizzazione di varie opere pittoriche.
Lo scultore si dedicò a indagare lo spazio, la luce, il contrasto di volumi, e alla ricerca di un equilibrio di forme: tanto da esser considerato dalla critica un “costruttivista”. Una delle sue più grandi doti fu la sua capacità di lavorare con le proporzioni, le sue sculture interagiscono con lo spazio circostante perfettamente, indipendentemente dalle loro dimensioni, per questo fu definito “lo scultore dei grandi spazi”. Utilizzò spesso solidi o richiami geometrici nelle sue sculture, e fu sempre alla ricerca dell’equilibrio. Mo era solito dire “Se devi disegnare qualcosa, devi confinare lo spazio poiché il primo tratto già limita qualcosa di geometrico, lo spazio”.

Carlo Mo fu un maestro anche nella cultura dei materiali e nella loro scelta: per scegliere le lamine di acciaio inox, materiale molto utilizzato dall’artista, guardava la loro venatura in modo da scegliere le lamine più adatte al progetto da realizzare e in modo che stessero insieme una volta saldate. La figlia, Paola Mo, lo definiva in modo affettuoso “l’antico fabbro dogon” per la cura e la passione che riservava a ciascuno dei suoi lavori.
Mo inoltre fu solito abbinare all’acciaio altri due elementi: il marmo nero e il corten, un metallo che si arrugginisce ma senza perdere le proprie caratteristiche, L’Attesa è la prima scultura che raccoglie questi materiali. Il materiale per uno scultore è molto importante: di volta in volta bisogna scegliere il materiale e le tecniche più adeguate alla realizzazione di una scultura, il materiale è uno degli alfabeti dello scultore.
Nel ‘85 rappresentò la scultura italiana a Tokio e l’anno successivo partecipò alla quadriennale di Roma. Per un decennio tenne la Cattedra di scultura alla Nuova

Accademia di Milano la cui Aula Magna fu intitolata a lui.

Tra il 1987 e il 1998 realizzò una grossa scultura per una nave da crociera americana e quattro sculture per Pavia: Alboino e Teodolinda re Longobardi, interamente di acciaio inox saldato e scatolato. L’idea di realizzare un’opera dedicata ai longobardi girava nella testa di Mo da anni, infatti il suo primo re longobardo risale al 1951.

Alboino e Teodolinda

Il lavoro di Mo per la realizzazione di una scultura si componeva di più tappe: come prima cosa realizzava dei disegni, cosa che gli riusciva particolarmente bene, per iniziare lo studio del progetto. Poi realizzava dei bozzetti di legno o metallo, ciò aiutava lo scultore nello studio della composizione e nello studio delle forme. “Non è vero che il genio è sregolatezza” – dice la figlia Paola Mo – “Bisogna essere precisi e ordinati, saper scegliere i materiali e le tecniche giuste è importante.”
“Dopo di che iniziava la realizzazione dell’opera e tutto viaggiava più in fretta” – continua la figlia – “dietro ad ogni scultura c’è un grande lavoro di fabbro e a volte capitava che, per le opere di dimensioni maggiori, dovesse appoggiarsi a delle officine esterne.”
Ciò è capitato nel caso di Contrasto che fu realizzata con l’appoggio di un’officina di Mantova a causa delle sue imponenti dimensioni, le quali impedirono di realizzarla nell’officina dietro casa.
Alla base di ogni scultura Mo impiegava diverso tempo nello studio del materiale da utilizzare, delle proporzioni e delle misure, poiché anche i millimetri sono decisivi per la realizzazione perfetta della scultura.
Mo era, infatti, un perfezionista e continuava a lavorare a un progetto finché non lo riteneva assolutamente perfetto in ogni suo aspetto.
Questi procedimenti furono seguiti anche per la realizzazione di Contrasto, la quale non fu realizzata in un tempo prestabilito, non esiste infatti un tempo prestabilito per realizzare una scultura.
La creazione di Contrasto è partita con la realizzazione di vari disegni progettuali e dallo studio di due cunei sovrapposti. In seguito il tutto fu sviluppato tramite modellini di legno e di metallo pieno, arrivando infine alla realizzazione della scultura composta in acciaio inox saldato e scatolato, come molte delle sue sculture. Questo tipo di acciaio fu particolarmente amato e utilizzato dall’artista perché è “capace di bloccare la luce” e di rendere dinamica la materia e lo spazio attorno e dentro di essa.
“Dopo che la statua fu terminata” – ci racconta Paola Mo – “Doveva essere spostata nel nostro giardino, per fare ciò è stata necessaria una gru e una squadra di operai, data la mole dell’opera una volta completata. L’idea di mio padre era di mettere il primo pezzo a terra così da poter incastrare l’altro e poi girarla nella posizione nella quale l’aveva immaginata, come nei modellini. Il procedimento era facile soltanto in teoria, poiché la seconda parte andava sistemata con una precisione millimetrica per ottenere l’effetto immaginato da mio padre. I lavori per la posa stavano procedendo bene, finché non si ruppe una delle cinghie che sorreggeva il secondo pezzo, ancora sospeso in aria, facendolo precipitare sopra l’altro con un grosso schianto. Ci siamo tutti coperti gli occhi per non guardare, dagli addetti ai lavori al fotografo, più di tutti mio padre temendo che l’opera si fosse distrutta, invece s’incastrò nell’esatta posizione che aveva progettato facendoci tirare un sospiro di sollievo.”
Dopo qualche tempo fu spostata dal giardino della famiglia Mo e fu posta in piazza Leonardo Da Vinci, di fronte all’università, per volontà condivisa del sindaco e di Carlo Mo. L’università però non gradiva l’idea di ospitare la scultura, infatti, non fu apprezzata e chiesero più volte di spostarla.
“Quando studiavo all’università, sapendo che ero la figlia di Carlo Mo, mi dissero più volte di chiedere a mio padre di spostare la statua, che a loro non piaceva” – ci racconta sorridendo la figlia.
La loro richiesta fu accontentata quando spostarono la scultura nella sua sede attuale, il nostro istituto. Lo scultore però non fu scontentato: Mo amava i giovani e fu, infatti, molto contento di quella scelta.
Non a molti è nota la storia che si cela dietro a quella scultura che ogni giorno ci da il benvenuto a scuola, alla quale ci diamo appuntamento con i nostri amici e alla quale nessuno osa avvicinarsi più di tanto per paura di salire sul suo basamento e di “essere bocciato”. Questa scultura, anche se dopo qualche tempo si dà per scontata, continua ad affascinare tutti i ragazzi che la vedono per la prima volta iniziando la loro avventura alle superiori. Negli anni è divenuta il simbolo del nostro istituto e, in qualche modo, fa molto più che rappresentarci e distinguerci tra le altre scuole pavesi. Il suo nome, Contrasto, si accosta bene a tutti gli studenti della nostra scuola, sia per la quantità di studenti, che porta a contatto persone diversissime tra loro, talvolta facendo nascere nuove amicizie, sia perché il periodo della vita in cui si affrontano le scuole superiori è uno dei più contrastanti nella vita di una persona, sotto vari aspetti: da quelli scolastici, a quelli riguardanti i rapporti con nostri amici e familiari, fino a quelli sentimentali.
In occasione del suo quarantesimo compleanno vogliamo ricordare e rendere omaggio al nostro “Giunto” e al suo scultore Carlo Mo, infatti non dobbiamo dare per scontato ciò che ci circonda, anche se siamo abituati a vederlo, perché i capolavori si nascondono dove meno ce lo aspettiamo.
Che compleanno sarebbe, però, senza una festa?
Insieme alla Dirigente Scolastica, all’insegnante di storia dell’arte e alla nostra classe stiamo pensando di organizzare una “festa di compleanno” all’inizio del prossimo anno scolastico, alla quale, ovviamente, sarete tutti invitati!

Giulia Rampazi 4^Cls , Alberto Vassena 4^Cls