Rogoredo: tra carnefici e vittime

I protagonisti della tragedia infernale a cui ogni giorno și assiste in diretta a solo mezz’ora di treno da Pavia sono proprio i dipendenti dalle sostanze stupefacenti. Ma non solo.

Il bosco di Rogoredo, diventato una delle piazze di spaccio più estese del Nord Italia,  è paragonabile alla scena di un film: registi, attori, sceneggiatori, tutti impegnati a creare la scena della tragedia, proprio nel cuore della Lombardia, nella ricca e dinamica Milano. Proprio qui, nel boschetto che con un eufemismo qualcuno chiama parco, quotidianamente si inoltrano persone di ogni etá, genere ed etnia, tutti in cerca di ció che é diventato per loro una ragione di vita, gli stupefacenti.

Ciascuna di queste persone porta con sé una storia di vita: spesso abusi e violenze, altre volte un semplice ”volevo soltanto provare”  di ragazzini apparentemente con una vita normale, convinti di avere tutto sotto controllo ma privi della consapevolezza che sarà la droga a detenere presto il controllo su di loro. Vedendo e ascoltando le interviste che li mostrano come protagonisti, scopriamo il loro passato: dall’adulto che, rimasto disoccupato, cerca una fuga nell’ eroina al sedicenne di buona famiglia che si compra le dosi per il sabato sera ”per divertisi meglio”.

Un dato allarmante é la facilitá con cui ci si puó procurare una dose. Negli ultimi anni i registi del girone infernale hanno trovato il metodo di rendere le droghe ”alla mano di tutti”, creando mini dosi da 5 euro, 5 euro che distruggono una vita. Oltre alle mini dosi, inventano nuovi miscugli difficili da identificare anche per i cani antidroga; nuove varietá sempre piú letali perché sintetiche.

All’ interno del bosco si apre un mondo a noi sconosciuto, quasi un regno animale in cui gli spacciatori lottano per il miglior territorio, mentre i dipendenti sono vittime vulnerabili. Vittime sono anche i comuni cittadini che risiedono in un’ abitazione nei pressi del boschetto, perché giorno dopo giorno si rendono conto del fatto che nessuno comprerá mai una casa in quella zona; ma anche perché assistono impotenti al viavai dei disperati che și muovono dal boschetto di Rogoredo al centro di Milano, quasi che fossero due città senza altri canali di comunicazione se non quello fisico della metropolitana. Infatti i tossicodipendenti și recano nel centro del capoluogo lombardo,  in piazza Duomo o nelle vie care allo shopping, per chiedere l’elemosina e potersi acquistare la dose; mentre i passanti, provando empatia e pietá, si svuotano le tasche dagli spiccioli, ignari di alimentare la dipendenza in coloro che non hanno bisogno di soldi ma di vero sostegno. Ad occuparsene sono le svariate associazioni di volontariato e i servizi sanitari specializzati nella disintossicazione, l’ unica speranza per uomini e donne ridotti a zombie dalle droghe.

Giunti a questo punto c’é chi si pone la domanda se abbia senso pensare alla legalizzazione delle droghe nella convinzione che sia proprio l’ idea di andare contro la legge che spingerebbe molti adolescenti alla trasgressione, fino alla rovina o alla morte. Invece c’è chi, all’opposto, invoca l’intervento coercitivo dello stato e delle forze dell’ordine; mentre altri ancora chiedono progetti educativi convinti che solo la cultura e i grandi valori possano rendere immuni dalle false sirene.

Intanto gli abitanti di Rogoredo, e non solo, chiedono un risanamento dell’area degradata in cui ogni giorno prende vita come in un romanzo distopico il dramma del girone infernale.

Mihaela Dari  2^ DLS

La droga esiste, ma la gente chiude gli occhi.

Il giorno 11 gennaio 2019 alcuni esperti della Fondazione Maugeri di Pavia hanno tenuto un incontro all’I.T.I.S. Cardano su droghe “antiche” e “moderne”, sul loro abuso e sui  loro effetti.

Il dottor Locatelli, esperto del Centro Antiveleni della Fondazione, ha introdotto la spiegazione sulle sostanze psicoattive mostrando degli esempi di tele di ragni a cui  erano state somministrate delle molecole di vari tipi di sostanze stupefacenti: ecstasy, speed, LSD, marijuana e caffeina.

Voleva stupirci…e ci è riuscito! Infatti ci siamo resi conto che ognuna di quelle sostanze ha avuto effetti sui cervelli degli aracnidi, visibili attraverso la diversa struttura delle loro ragnatele: l’osservazione delle tele mostrava chiaramente ai nostri occhi che i loro neuroni erano stati inibiti analogamente a  quanto succede nell’uomo sotto l’effetto di quelle stesse sostanze.

Ci è stata poi mostrata una classifica delle 6 sostanze più abusate: alcool, fumo di sigaretta, marijuana, NSP, cocaina ed eroina; tutte piuttosto facili da trovare e tutte molto dannose, anche quelle apparentemente innocue.

In seguito sono state messe in evidenza le peculiarità dello spacciatore: fare soldi, fidelizzare, coinvolgere, proporre una vasta gamma di droghe e soprattutto essere avido e spietato. Proprio su quest’ultimo punto si fonda il guadagno tramite la contraffazione: si aggiunge zucchero alle pasticche, gesso alla polvere di coca o piante aromatiche essiccate alla cannabis, con l’unico scopo di accrescere il numero dei clienti e quindi i profitti.

Ma visti i danni irreversibili provocati dagli stupefacenti, cosa spinge le persone a farne uso?

I motivi possono essere più o meno gravi:  dai problemi familiari alla volontà di evadere dal mondo reale, dal desiderio di euforia all’emulazione degli amici per non rimanere esclusi dal gruppo. Ovviamente nessuna di queste ragioni è giustificabile; i problemi si possono risolvere parlando con i propri genitori, con amici fidati o eventualmente con uno psicologo…

Tornando all’argomento principale e cioè alla grande varietà di droghe disponibili, al fine di evitare problemi giudiziari, nell’ultimo decennio le organizzazioni criminali hanno sviluppato in laboratorio nuove sostanze psicoattive (NSP); si tratta di sostanze per lo più legali, che sono resistenti ai farmaci e i cui effetti sono ignoti. Esse non sono reperibili dal comune spacciatore, bensì attraverso  social media, siti internet o addirittura dal deep web. Le più diffuse sono i catinoni e i cannabinoidi sintetici che, nonostante vengano paragonati alla marijuana e alla pianta di khat, hanno effetti totalmente diversi e più duraturi: invece di rilassare, provocano forte confusione mentale, infarti o ictus; causano comportamenti aggressivi e, a tratti, anche animaleschi, invece di suscitare semplice euforia.

Il dottor Locatelli ha poi proiettato un cortometraggio molto originale realizzato dalla Scuola del Cinema di Milano per mostrare gli effetti devastanti delle droghe. Nel filmato un ragazzo viene spinto a provare diverse NSP; in seguito se ne pente, ma non riesce più a tornare indietro. La storia ci deve far riflettere su come sia facile perdersi e smarrire il senso della realtà.

In seguito, sono state presentate le esperienze di alcuni pazienti presi in cura dalla Fondazione Maugeri. Un primo caso rigurdava un diciannovenne in viaggio di maturità con un amico, che ha provato degli allucinogeni acquistati online, pensando che avessero un effetto blando; invece, poco dopo averli assunti, ha avuto terribili allucinazioni, una delle quali consisteva nell’avere le gambe chiuse in una valigia. Il ragazzo, nonostante le cure,  ha continuato a soffrire di sindrome post-traumatica da stress.

Un altro caso riguardava un giovane svenuto durante un party in spiaggia d’estate; portato d’urgenza all’ospedale in sala rianimazione, vi è rimasto per trenta ore prima di morire. Aveva ingerito circa mezza compressa di MDMA molto concentrata che aveva provocato l’aumento della temperatura corporea fino a 42°C, causandone il decesso.

Infine, il dottor Locatelli ha fatto una breve digressione sulle cosiddette “droghe da stupro”, la più diffusa delle quali è l’alcol, soprattutto se preso in grandi quantità in poco tempo; un’alternativa meno comune è quella delle benzodiazepine, ossia un farmaco per l’insonnia che i malintenzionati sfruttano per assopire le loro vittime e abusarne.

Da questo incontro possiamo dedurre che le NSP sono addirittura peggiori delle droghe “tradizionali”. A tal proposito, riteniamo che l’organizzazione di incontri  come questo sia molto utile ad aprire gli occhi alle persone e a farle riflettere su quello che comporta entrare nell’ orribile tunnel della droga. Secondo noi, le autorità dovrebbero essere più restrittive, effettuare controlli più rigorosi e non far finta di niente magari perché “si tratta solo di un po’ di erba”. Anche i genitori dovrebbero svolgere la loro parte, in particolare nel caso di ragazzi sotto la maggiore età, fase in cui, purtroppo, l’uso di droghe è molto più presente di quanto si immagini.

 

 

Claudio Clerici, Marco Di Silvio e Paolo Milasi  3°DLS