Delitto a Ferrara

Il giorno 10 gennaio alle ore 13:00 vengono scoperti i cadaveri di Salvatore Vincelli e della moglie Nunzia De Gianni, una coppia di ristoratori di Pontelangorino, un piccolo centro in provincia di Ferrara.
È il figlio sedicenne Riccardo a dare l’allarme dopo essere rientrato a casa.
Il racconto del ragazzo, tuttavia, non convince gli inquirenti; perciò la sera stessa lui e un suo amico, con cui afferma di aver passato la notte, vengono portati in caserma dai carabinieri. Riccardo e l’amico Manuel vengono interrogati per ore, finché la mattina del giorno seguente i due confessano di essere gli autori del duplice omicidio.
Il giovane aveva coinvolto l’amico per compiere il delitto promettendogli la somma di mille euro.
Secondo la ricostruzione del procuratore di Ferrara, Bruno Cherchi, i due sarebbero entrati in azione alle cinque del mattino del 10 gennaio. Il complice avrebbe ucciso i coniugi a colpi d’ascia, mentre Riccardo, il figlio della coppia, aspettava in un’altra stanza. Poi i due hanno preso delle buste di plastica, le hanno messe sulla testa delle vittime e hanno spostato i corpi per inscenare una rapina.
Ma quali sono i moventi del delitto?
Gli amici descrivono Riccardo e Manuel come “ragazzi normali”: si trovavano spesso per “bere qualcosa e poi andare a ballare”, cose da adolescenti.
Poi emerge l’esistenza di una sorta di guerra in corso tra madre e figlio. Lei lo rimproverava perché a scuola era una frana, un perdigiorno sempre in compagnia di quel nullafacente del suo amico. Così Riccardo ha deciso di farla finita una volta per tutte.
La domanda sulla bocca di tutti è come un ragazzo possa uccidere coloro che gli hanno donato la vita.
Personalmente ci chiediamo come al giovane possa essere passato per la mente anche solo per un secondo l’idea di uccidere i suoi genitori, invece di tentare altre vie altre modalità di comunicazione.
D’altra parte i genitori avrebbero dovuto cercare di comprendere e sostenere il figlio e non ostacolarlo in modo pregiudizievole e aprioristico, aprendosi alle sue ragioni. Certo è che una reazione e un accanimento così feroci e violenti sono inaccettabili e a nostro avviso disumani.
Dopo diversi colloqui con gli inquirenti e con gli psicologi, si è potuto affermare che questo atroce delitto sia il frutto di un complicato rapporto tra madre e figlio, dell’incapacità di comunicare, di confidarsi, di capirsi.
La difficoltà di comunicazione, affermano gli studiosi della materia, risulta essere sempre più il comun denominatore delle incomprensioni generazionali.
Negli ultimi anni, infatti, genitori e figli sembrano vivere in realtà sempre più distanti a causa dei diversi stimoli ricevuti, della globalizzazione e della pressante presenza della tecnologia. Tutto ciò si riflette sul linguaggio, sugli atteggiamenti e sui pensieri dei giovani con cui i genitori non riescono a stare al passo.

Giulia Barattieri,

Aurora Mazzolari,

Elena Emmanueli,

Cristian Perronace 2^DLS

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