PRONTI, PARTENZA, CHIMICA!

Sabato 21 Aprile, a Milano, alle ore 10:00, si è svolta la fase regionale dei Giochi della Chimica, organizzati ogni anno dalla Società Chimica Italiana (SCI) nata nel lontano 1909 con l’obiettivo di riunire menti giovani e appassionate, legate, come gli atomi di una molecola, dall’interesse comune per una scienza dalle mille sorprese.

Gli iscritti erano divisi in tre categorie: classe A (studenti che frequentano il biennio della scuola secondaria superiore), classe B (studenti che frequentano il triennio della scuola secondaria di secondo grado) e classe C (studenti che frequentano il triennio di istituti tecnici a indirizzo chimico, tecnologico e biotecnologico).

Cercando di sfruttare al meglio le conoscenze acquisite nel corso degli anni, i partecipanti hanno risposto a 60 quesiti a scelta multipla, al fine di totalizzare un punteggio massimo di 180 punti.

Una volta dato il via alla gara, i ragazzi hanno affrontato una domanda dopo l’altra, addentrandosi nei meandri della chimica organica, sfidando la chimica analitica e navigando tra i moti della chimica fisica.

Tra di essi due studenti promettenti della 5^A dell’ indirizzo chimico dell’istituto ITIS G. Cardano, Alessandro Graneroli, piazzatosi onorevolmente al dodicesimo posto e Gabor Riccardi che, totalizzando la bellezza di 128 punti, ha vinto la gara regionale e si è meritato la qualificazione alla fase nazionale come rappresentante della regione Lombardia, classificandosi primo su ben 175 partecipanti.

PHOTO-2018-05-12-13-48-59La passione per questa scienza, nata dalle lezioni di pozioni del letterario professor Piton, aveva già portato Gabor a raggiungere altri importanti traguardi: nell’anno scolastico 2016/2017 si è aggiudicato l’ ottavo posto alla fase nazionale delle gare di chimica svolte a Chieti e, già in seconda superiore, aveva dimostrato una particolare destrezza nella chimica, classificandosi primo in tutta Lombardia nelle fasi regionali dei Giochi della Chimica svolti in quell’anno. Continua a leggere PRONTI, PARTENZA, CHIMICA!

Datemi una parola e vi creerò una storia

In occasione dei novant’anni dello scrittore pavese Mino Milani l’ITIS Cardano di Pavia ha organizzato un concorso in suo onore. Gli studenti partecipanti hanno scritto racconti, poesie e articoli di giornale dedicati al grande romanziere. La premiazione si è svolta in data 16 maggio nell’Aula Magna dell’istituto.

Mino Milani ha compiuto i 90 anni, ma dentro di sé è rimasto quel ragazzo che giocava a rugby e che, dodicenne, il 10 giugno 1940, il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, si trovava in Piazza della Vittoria, vestito da balilla, calzoncini grigi e fez nero. “Quel giorno ho iniziato a vivere”, racconta.

Il rimedio? SCRIVERE…

foto milani 2Scrivere… un modo per lasciarci andare, per capire davvero chi siamo e che cosa vogliamo, perché quando scriviamo possiamo essere sinceri con noi stessi, mettere a nudo i nostri sogni. SOGNI… parola che pronunciata da un novantenne può suonare strana, ma non deve esserlo. Nella vita non bisogna mai smettere di sognare, di darsi degli obiettivi. Solo chi punta sempre in alto e non si dà mai per vinto può ottenere ciò che desidera. “La nostra vita è da cercare dentro noi stessi, sognando e non preoccupandosi dei giorni tristi, perché l’allegria se non arriva oggi, arriverà domani.”

Milani ci esorta, dunque a scrivere. Lo scopo del concorso era questo : avere il coraggio di mettersi in gioco e di esprimere la propria personalità attraverso la forma espressiva della scrittura. Chiunque può scrivere, perché anche da una parola semplice come “casa”, può nascere una storia.

Francesco Trespidi, 2^DLS

LA VITA secondo MINO MILANI

Mercoledì 16 maggio, nell’Aula Magna dell’Istituto G. Cardano, è venuto a parlare un “giovane” di 90 anni: lo scrittore pavese Guglielmo Milani, più noto come Mino Milani. Lo ha presentato il professor Marchi, docente di Lettere, ricordando che in tutta la nostra vita faremo ben 2600 giorni di scuola, più o meno noiosi, ma questo sarebbe stato diverso da tutti gli altri, perché avremmo avuto la possibilità di conoscere una persona e affrontare argomenti così interessanti che non ci sarebbero forse mai più ricapitati.Lui stesso ha confessato di essere un vero fanatico di Mino Milani e che ancora non riusciva a capire come mai i suoi scritti, che vanno dai romanzi ai fumetti, non siano compresi nei programmi scolastici. Quanto alla sua biografia, ha concluso, potevamo facilmente cercarla su Wikipedia, ma quello che ci avrebbe raccontato oggi non avremmo potuto trovarlo da nessuna parte, quindi ci conveniva stare attenti. Continua a leggere Datemi una parola e vi creerò una storia

In treno per la memoria

Alla fine di gennaio, la Preside ha selezionato una delegazione composta da due professoresse e ventitré studenti che avrebbe partecipato al progetto “In treno per la memoria”, progetto di CGIL, CISL e UIL che porta ogni anno studenti, lavoratori e pensionati in un viaggio attraverso Auschwitz, Birkenau e i luoghi più significativi dell’antisemitismo nazista in Polonia.

Quest’esperienza, oltre al viaggio, prevede che le varie scuole partecipanti portino un loro lavoro su un tema, a loro scelta, collegato all’argomento del viaggio: il nostro era un progetto sull’autocrazia, realizzato a partire dal film del regista Dennis Gansel del 2008 intitolato “L’onda”.

Il 22 marzo, quindi, ci siamo ritrovati alla stazione ferroviaria di Pavia attorno alle 10:00, dovendo arrivare a Milano Centrale alle 12:30 per poi partire alle 13:00 dal binario 21.

Una volta a Milano, abbiamo trovato tutti gli altri partecipanti, divisi per “delegazioni” in base alla loro provincia di provenienza (noi eravamo quindi la delegazione di Pavia).

Poco dopo, però, ci è stato comunicato che c’era stato un guasto al locomotore del nostro treno, che ha causato un ritardo, inizialmente di due ore, poi salito addirittura a cinque.

Pensate che questa notizia ha fatto talmente tanto rumore che, se cercate “Treno della memoria guasto” su Google, trovate anche delle nostre fotografie.

Per impegnare questa lunga attesa, gli organizzatori si sono accordati con il vicino museo del binario 21 e ci hanno invitati a visitarlo.

Qui abbiamo trovato un treno merci, uno di quelli usati per trasportare i prigionieri: il treno aveva alcuni vagoni, molto piccoli e bui, nei quali si faticava a stare in poco meno di dieci insieme. Oltre al treno, un’altra installazione prevedeva delle targhe nel terreno con scritte che indicavano le date e i tragitti dei treni partiti da quel binario, di fronte uno schermo riportava i nomi dei primi deportati.

Quando siamo ritornati dal museo, il treno è arrivato e quindi siamo finalmente potuti salire.

Ci è stato consegnato un cestino a testa contenente la cena, la colazione e anche un tesserino di riconoscimento, che ci sarebbe servito a Cracovia.

Abbiamo quindi affrontato le nostre 22 ore di viaggio, di cui la metà senza energia elettrica e la notte addirittura con l’aria condizionata accesa.

Il pomeriggio del secondo giorno, finalmente, siamo arrivati a Cracovia e siamo immediatamente saliti sul bus che ci ha portato a visitare il quartiere ebraico di Kazimierz e il ghetto ebraico di Podgorze.

Nel primo abbiamo visto le sinagoghe, i bagni rituali e tutti i simboli che indicano la presenza della comunità ebraica (Kazimierz è infatti il primo insediamento ebraico a Cracovia); nel secondo, invece, siamo stati accolti da un tappeto di sedie, una per ogni migliaia di ebrei rastrellati dai nazisti.

La guida ci ha raccontato la storia della farmacia “Sotto l’aquila”, gestita in epoca nazista dall’unico non ebreo del ghetto, che aiutava gli ebrei a sopravvivere fornendo loro medicinali e tranquillanti.

I tranquillanti servivano anche ad addormentare i bambini per poterli portare nel vicino campo di lavoro forzato, senza che i Tedeschi se ne accorgessero.memoria2

La mattina del terzo giorno abbiamo visitato Auschwitz, dove siamo stati accolti dai resti di un vecchio binario, oggi utilizzato come marciapiede.

Una guida del campo ci ha portati attraverso i vari blocchi di Auschwitz, al cui interno c’erano delle immagini agghiaccianti: oltre al tristemente famoso cancello sopra il quale si trova la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), abbiamo visto fotografie di alcuni prigionieri trovati il 27 gennaio 1945, ridotti pelle ed ossa a causa della denutrizione, oggetti requisiti ai prigionieri, tra cui valigie, pettini, stoviglie, scarpe, vestiti, protesi, capelli. Sì, capelli, che poi furono usati per realizzare le uniformi per i generali tedeschi. Continua a leggere In treno per la memoria

Viaggio di istruzione a Napoli

INFOGRAFICA

Dal caffè sospeso al teatro inglobato: un viaggio tra i vicoli di Napoli

Un detto italiano recita “vedi Napoli e poi muori”, ma dopo cinque giorni trascorsi in questa città, credo che chiunque sarebbe d’accordo sul fatto che in questa città molto è dal caffèdegno di essere vissuto.

Il centro di Napoli è un’avventura che non ha nulla a che fare con una passeggiata a Milano; si comincia dallo slalom tra i motorini che sfrecciano tra le persone e ci si perde nelle tante vie affollate di negozi, bar e pizzerie.

Proprio in queste vie, in questi bar, è comune un’iniziativa sconosciuta nel resto del mondo: regalare un caffè al prossimo.

Il caffè sospeso è in realtà un’usanza nata a Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale: per solidarietà in un momento critico della storia italiana, chi poteva, pagava alla cassa il proprio caffè e ne aggiungeva un altro da lasciare in sospeso, destinato a chiunque lo chiedesse. Negli attuali anni di crisi economica l’iniziativa è stata ripresa, e si è diffusa in altre città della penisola, offrendo agli italiani un motivo concreto per essere orgogliosi del proprio paese. Negli ultimi tempi hanno aderito anche tre bar all’estero, uno in Spagna, uno in Svezia e uno in Brasile. L’idea ha addirittura valicato i confini dei bar: si fa anche in una pizzeria napoletana, e nei negozi di una catena di librerie, la Feltrinelli, che offre così aiuto gratuito anche alla mente di chi è in difficoltà.Napoli sott3

Continuando la passeggiata in questo pittoresco contesto, a pochi passi da Via dei Tribunali, non lontano da San Gregorio Armeno e dall’entrata di Napoli Sotterranea, c’è Napoli sott2un piccolo appartamento a livello stradale, all’interno del quale, è possibile visitare un sito affascinante, considerando che è stato inglobato dai palazzi circostanti: i resti dell’antico Teatro Romano, anche conosciuto come Teatro di Nerone. Una volta entrati nell’appartamento, ci si ritrova in una normale camera da letto; ma, spostando il letto, una botola permette l’accesso alla parte di teatro visitabile: questa consiste in ciò che resta della Summa Cavea, ovvero l’anello superiore del teatro, dove è possibile ammirare la parte anteriore del palcoscenico rivestito di opus reticulatum. Con un po’ di fantasia si può immaginare anche il resto del teatro, ormai inglobato dai caseggiati moderni.

Napoli è una realtà a sé, ed è molto più di come la dipingono, è molto più di paranzini e spazzatura: Napoli è mistero ed avventure tutte da scoprire.

Beatrice Pestoni, 3^DLS

Napoli tra miti e superstizioni

Napoli, fin dai tempi antichi, vanta una straordinaria raccolta popolare di miti e superstizioni.

La più famosa è la leggenda della sirena Parthenope che approdò a Castel dell’Ovo, diventando la dea protettrice della città.

Su tale luogo vi è una credenza popolare: si pensa che il poeta Virgilio vi abbia nascosto un uovo magico in grado di proteggere tutti gli abitanti di Napoli dalle sventure. Continua a leggere Viaggio di istruzione a Napoli

Piccole armi contro un grande nemico

Quando a qualcuno viene diagnosticato un tumore, di qualsiasi tipologia, inizialmente è preso dalla disperazione e gli sembra che il mondo gli crolli addosso. Poi, pian piano, riflettendo ripone le speranze nella medicina e nelle nuove tecnologie.

Il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) essendo una struttura innovativa e tecnologicamente avanzata rappresenta appunto un’ancora di salvezza per molti malati oncologici. Il CNAO è infatti l’unico centro di adroterapia in Italia per il trattamento di tumori radio resistenti o non operabili mediante l’uso di protoni (cioè gli unici adroni stabili) e ioni carbonio.

La storia del CNAO è iniziata nel 1991, quando l’allora Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) propose un finanziamento per iniziare lo studio di un acceleratore che fosse in grado di accelerare sia protoni che ioni leggeri da utilizzare nella nuova terapia dei tumori profondi.

Nel 1995, per sviluppare l’adroterapia in Italia e in Europa, si convinse la Direzione del CERN dell’opportunità di progettare un sincrotrone per ioni carbonio e protoni ottimizzato per le terapie tumorali. Questo studio fu completato nel 2000 e si è poi evoluto nella versione CNAO definitivamente realizzata a Pavia e inaugurato il 15 Febbraio 2010.

Il rapido progresso tecnologico degli ultimi anni ha portato ad un’evoluzione di tutti i settori della medicina, ma una grande opportunità di guarigione è rappresentata dall’adroterapia che utilizza nuclei atomici (cioè ioni) e protoni che sono soggetti, oltre che alla forza debole, anche alla forza detta ‘nucleare forte’ e per questo motivo sono chiamati adroni (dal greco adrós, forte), da cui il termine adroterapia.

I vantaggi dell’adroterapia rispetto alla radioterapia tradizionale sono molti.

Il rilascio di energia (e quindi la distruzione delle cellule) è selettivo ed efficace e colpisce maggiormente le cellule tumorali con il vantaggio di minimizzare la distruzione dei tessuti sani.

Il fascio di particelle adroniche resta collimato man mano che esso penetra nel materiale biologico; l’elevata collimazione dei fasci di adroni permette una ulteriore minimizzazione del danno ai tessuti sani.

Se in alcuni tumori “radio-resistenti” con la radioterapia tradizionale non si hanno vantaggi significativi perché il danno al DNA è modesto, usando invece la terapia con ioni carbonio il gran numero di rotture permette di agire con più efficacia.

L’insieme di questi tre vantaggi comporta un’ efficacia distruttiva notevole sui tessuti biologici, ragion per cui il bersaglio (tumore) deve essere posizionato con una precisione millimetrica, assai più elevata rispetto alla radioterapia tradizionale. È bene specificare che, essendo l’adroterapia una terapia relativamente giovane, le indicazioni consolidate sono ancora limitate a tumori solidi, non infiltranti e fissi e a tumori rari scarsamente responsivi alle tecniche di radioterapia convenzionale: i melanomi dell’uvea, i tumori della base del cranio e della colonna, dei seni paranasali, delle ghiandole salivari e alcuni tumori solidi pediatrici.

Attualmente il numero dei pazienti trattati è ancora limitato ma l’intenzione è di arrivare a trattare circa 3000 pazienti all’anno e quindi accrescere notevolmente le possibilità dei malati di accedere a questa nuova cura. Inoltre, presso il centro di Pavia, nella sala sperimentale, nelle aree dedicate e nei laboratori, si effettuano anche attività di ricerca per migliorare le conoscenze a livello medico e anche di altri campi scientifici.

Questa nuova terapia rappresenta l’arma con cui molti pazienti oncologici sperano di poter sconfiggere il temibile nemico che li sta attaccando.

Elena Emmanueli 3^DLS

Un detective chiamato genetista

La genetica è la branca della biologia che studia i geni, l’ereditarietà e la variabilità genetica negli organismi viventi. Ne fu precursore il monaco ceco Gregor Mendel (1822-1884) che fece le sue prime scoperte attraverso esperimenti con le piante di pisello odoroso. Da allora molti studiosi si sono interessati e dedicati a questa scienza che è in continua evoluzione e ha portato a importantissime scoperte quali il sequenziamento del genoma umano nel 2003.Oggigiorno i genetisti sempre più spesso vengono consultati per diversi campi oltre alla medicina come l’agraria e la medicina forense.

Ne discutiamo con la dottoressa Silvia Camanini del laboratorio di genetica medica dell’Università di Pavia. La dottoressa, originaria della provincia di Bergamo, è arrivata a Pavia da studentessa e dopo la laurea in biologia si è specializzata in genetica medica.

  1. Di cosa si occupa principalmente?

Mi occupo della diagnostica relativa alla citogenetica convenzionale applicata alla diagnosi prenatale. In pratica, nel mio laboratorio, giungono campioni biologici quali liquido amniotico e villi coriali da cui ricostruisco, per ogni singolo feto, il cariotipo o mappa cromosomica che è data appunto dal numero e dalla morfologia dei cromosomi.

  1. In cosa consiste il suo lavoro?

Come dicevo, dai campioni biologici che pervengono quotidianamente, non solo dall’ospedale di Pavia ma anche da centri di altre province, alcuni colleghi procedono ad allestire delle colture cellulari con tecniche e terreni specifici. Dopo tempi tecnici prestabiliti, preparano dei vetrini che io processo colorandoli con un genetistacolorante fluorescente che si chiama quinacrina. Successivamente li analizzo per mezzo di un microscopio ottico collegato ad un computer. La colorazione mi permette di identificare e appaiare i cromosomi omologhi che riconosco dalla dimensione, dalla posizione del centromero e dai bandeggi.

  1. Quali sono le malattie/mutazioni genetiche più frequenti?

Ce ne sono diverse ma le più note sono:

  • La trisomia 21 meglio conosciuta come sindrome di Down. E’ una malattia genetica dovuta ad un’alterazione nel numero dei cromosomi; chi ne è affetto presenta tre cromosomi 21 invece che due.
  • La fibrosi cistica, un’altra malattia genetica dovuta invece ad una mutazione sul gene FC del cromosoma numero 7.
  • La distrofia muscolare di Duchenne e di Becker, che sono tra le malattie genetiche neuromuscolari degenerative più diffuse.
  • La corea di Huntington è la più frequente malattia a causa genetica nei quadri clinici neurologici.
  • L’anemia falciforme che è una malattia genetica del sangue causata da una mutazione del gene che codifica la sintesi di emoglobina che fa assumere ai globuli rossi la particolare forma a falce.
  • La talassemia, una malattia ereditaria del sangue che comporta anemia. Ne esistono due tipi principali, alfa talassemia e beta talassemia (nota ai più come anemia mediterranea). La gravità della alfa e della beta talassemia dipende da quanti dei quattro geni per il gruppo alfa o dei due geni per il gruppo beta mancano.

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Sogno o son desto? Cronache del 12 aprile

Uscire senza ombrello il 12 aprile può essere rischioso, bisogna ammetterlo, ma questa volta è stato pericoloso uscire senza casco: all’inizio era pioggia, con qualche tuono in lontananza, ma in pochi minuti si è trasformata in ghiaccio che cadeva dal cielo come se qualcuno lo stesse sparando.

Chi camminava per la città ieri e non ha cercato riparo perché, guardando il cielo ha pensato “tutto fumo e niente arrosto”, oggi starà probabilmente comprando un ombrello nuovo.

Chi si trovava in auto e ha pensato di proseguire per la sua strada, oggi starà ascoltando la musichetta d’attesa dell’ufficio dell’assicuratore.

I pedoni prudenti, invece, sono corsi nei bar, a bere il quindicesimo caffè della giornata per salvare i loro ombrelli dal pericolo di essere bucati dal ghiaccio o strappati dal vento.

Gli automobilisti lungimiranti hanno accostato ovunque pur di salvare le carrozzerie delle loro vetture, anche in autostazione, come se il traffico degli autobus non fosse già abbastanza.

Scene quasi apocalittiche, ma soprattutto rovesci climatici così repentini che IMG_3543sembrano usciti dritti da “The Day After Tomorrow”, con la differenza che in quel caso si tratta di un film di fantascienza.

Oggi Pavia è tornata alla normalità e anche il traffico è rientrato nell’ordinario; rimane solo qualche cumulo di ghiaccio negli angoli e ai lati delle strade, proprio come a dicembre, proprio come dopo una nevicata.

Beatrice Pestoni 3^DLS

                                                                                                        

LA DONAZIONE DEGLI ORGANI

Giorno 20 febbraio, si è tenuto, presso I.T.I.S. “G. Cardano” di Pavia, un incontro sulla donazione degli organi e sui danni prodotti al nostro corpo in seguito ad alcune cattive abitudini come fumare o bere. All’incontro hanno partecipato alcune delle classi dell’Istituto come la 2^CM, difatti la dottoressa Zanierato, del reparto di rianimazione del Policlinico S.Matteo, che ha organizzato l’evento ha definito queste classi come “fortunate di poter assistere a questo progetto”. La dottoressa è una delle principali collaboratrici di AIDO, l’associazione da cui è partita tutta l’iniziativa e che si occupa della donazione degli organi. Dopo l’ arrivo nell’Aula Magna dell’Istituto di tutte le classi coinvolte, la dottoressa si è presentata, ha presentato tutti i suoi collaboratori, ha spiegato a tutti il motivo per cui si trovavano lì in quel giorno. Il tutto è stato accompagnato da filmati sia per cercare di attirare sempre più l’ attenzione sia per rendere il messaggio il più chiaro possibile. Ad un certo punto, ci ha detto: “Un giorno è arrivata in ospedale una bambina che faceva molta fatica a respirare e che i genitori avevano deciso di portare in ospedale, perchè quasi in fin di vita, nella speranza di trovare una soluzione a questo problema. Fortunatamente quella bambina è riuscita a ricevere degli organi sani da un donatore e ha ripreso dopo qualche tempo una vita normale”. Continua a leggere LA DONAZIONE DEGLI ORGANI

Un gioiello nascosto

Lo scorso 14 aprile gli studenti della 3 ^CLS dell’Istituto ITIS Cardano di Pavia si sono cimentati nel raccontare la storia del Palazzo Malaspina, storico edificio pavese situato nei pressi dell’omonima via. Grazie al progetto “Cittadini a Palazzo”, che ha coinvolto anche le scuole superiori Bordoni, Taramelli-Foscolo e Volta, i ragazzi si sono perfettamente calati nel ruolo di guide ed hanno accompagnato i visitatori alla scoperta del palazzo settecentesco.

Il primo gruppo che ci ha accolto e che aveva il compito di introdurre la visita, ha brevemente illustrato la vita di Luigi Malaspina, nobile letterato nato nel 1754 le cui opere sono ancora oggi conservate nel castello Visconteo.

Ascoltando le giovani guide e osservando l’edificio, ci ha colpito l’ architettura a pianta quadrilatera ed il portico suddiviso da cinque campate. Proseguendo il percorso ci siamo imbattuti nello scalone suddiviso in due rampe, nel mezzo delle quali è collocata la statua del filosofo Diogene che regge una lanterna, il cui significato è simbolico, ovvero rappresenta la ricerca del vero. Un aspetto che ci ha stupito è stata la decorazione delle pareti adiacenti allo scalone, le quali, con il loro effetto tridimensionale, illudono lo spettatore e gli fanno credere che si tratti di vero granito.

Al termine della scalinata un altro gruppo di guide ci ha condotto nelle sale interne dell’edificio, sicuramente la parte principale della visita. Abbiamo così scoperto che la maggior parte delle stanze prende il nome dal colore predominante presente, per cui si parla di Sale Verde, Gialla, Azzurra e Rossa; ma caratteristiche comuni appaiono le pareti in seta e gli effetti tridimensionali creati dalla pittura.

I ragazzi ci hanno inoltre raccontato alcune curiosità inerenti alla camera presidenziale e alla sala del biliardo. La prima funge da alloggio per il Presidente della Repubblica o comunque per alte cariche dello stato come ad esempio il Presidente del Senato, nel caso di visite ufficiali a Pavia; mentre nella seconda vi è un tavolo da biliardo che aveva uno scopo insolito: i potenti, mentre si intrattenevano con questo gioco, discutevano di questioni politiche, in modo da poter raggiungere un elevato livello di concentrazione.

Terminato il percorso al primo piano, siamo stati riaccompagnati al piano terra e, dopo essere stati assegnati a delle nuove guide, ci è stata presentata la Sala delle Conferenze attraverso la quale si può accedere al giardinetto sul retro. Da questo punto è possibile ammirare la facciata posteriore del palazzo, la quale è divisa in tre parti, di cui solo quella centrale è decorata.

L’iniziativa della 3 ^CLS e la disponibilità dei ragazzi nel rispondere alle nostre domande e a quelle di tutti gli altri visitatori sono state produttive, dal momento che questi ultimi hanno superato le 170 presenze solo nella giornata di sabato 14 aprile.

Alberto Gualandi e Chiara Cantù 3^ DLS

“Cittadini a Palazzo”: l’antica dimora Malaspina raccontata dagli studenti pavesi

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Pavia, 9 Aprile

“Ripongo tanta attesa e tante speranze in questo progetto, perché quando si parla di giovani la parola speranza è la parola d’ordine”.IMG-20180409-WA0000

Così il Prefetto di Pavia, dr. Attilio Visconti, apre la conferenza di presentazione del progetto “Cittadini a Palazzo”, nato dalla collaborazione tra le autorità del territorio pavese e le scuole superiori Bordoni, Cardano, Taramelli-Foscolo e Volta. L’iniziativa vede come protagonisti gli studenti degli istituti di Pavia che, nei giorni 14-15 Aprile e 5-6 Maggio, diventeranno delle vere e proprie guide all’interno del settecentesco Palazzo Malaspina, normalmente non accessibile al pubblico. In questa veste accompagneranno i cittadini alla scoperta di uno dei gioielli del territorio pavese con l’obiettivo di sensibilizzarli alla riscoperta anche di altri luoghi d’interesse storico e artistico delle città come Palazzo Olevano e Palazzo Mezzabarba, sfida lanciata in corso di conferenza dalla dr.ssa Milena D’Imperio, vicepresidente della Provincia. Continua a leggere “Cittadini a Palazzo”: l’antica dimora Malaspina raccontata dagli studenti pavesi