28 gennaio 2019: al Politeama va in scena TREBLINKA

Impersonare un personaggio non è affatto facile, possiamo immaginarlo, ma doversi calare nei panni di un deportato in un campo di concentramento è sicuramente un’impresa ardua che richiede impegno e molta bravura. Per poterci riuscire occorre “vivere l’esperienza”, diventare un tutt’uno con la parte che si è chiamati a rappresentare e venire catapultati, per un momento, nel lontano 1942, anno in cui il campo di sterminio di Treblinka entrò in funzione.Le luci della sala si abbassano e una musica tombale rimbomba tra le pareti. Entrano in scena i cinque protagonisti che, senza preavviso, si esibiscono in una sorta di “coreografia di presentazione” che ha lo scopo di “caratterizzare” i personaggi ed il loro ruolo nella rappresentazione: una ragazza a cui viene tolta la libertà di parola, una donna che deve dire addio al suo sogno di attrice e una giovanissima appassionata di ballo alla quale vengono tarpate le ali fin troppo presto. Il militare delle SS Stangle, direttore del campo, invece, a dispetto della grande carica che ricopre, è combattuto tra la condizione lavorativa che lo costringe a rimanere in quel macabro luogo ed il suo desiderio nascosto di poter tornare a camminare tra le strade della città. L’ultimo personaggio, il nuovo direttore, è un giovane uomo che si dimostra subito consapevole dell’importante compito che gli è stato affidato, dal momento che procede subito con l’ordinare la costruzione di nuove camere a gas. Il “sadico bambolotto” ha anche in mente di far costruire una finta infermeria, in modo che i prigionieri credano di poter ricevere cura e assistenze sanitarie invece che andare incontro, come scopriranno, alla morte certa.

Durante lo spettacolo vengono messi in luce gli aspetti più brutali che caratterizzano la vita dei prigionieri nel campo. In primo luogo vi sono le sofferenze corporee causate dalla scarsità del cibo offerto, come nella scena in cui vengono lanciate a terra delle patate che le ragazze si affrettano a mangiare. La brutalità delle SS può essere invece ritrovata nel non aver nemmeno permesso a queste ultime di poter consumare quel misero pasto che sono state costrette a restituire. Altri aspetti che manifestano la ferocia a cui sono subordinati i prigionieri sono ad esempio lo sfruttamento della condizione femminile, dal momento che le ragazze non solo sono sottoposte ai lavori forzati, ma sono anche costrette a fungere da prostitute

 per le SS.

Durante la rappresentazione, le prigioniere vengono anche a conoscenza della sorte che toccherà loro: Treblinka non è un semplice campo di concentramento, è privo della consueta selezione tra abili e inabili al lavoro: una volta scesi dal treno, la direzione è sempre e solo la morte, e l’unico motivo per il quale alcuni gruppi di prigionieri sono tenuti in vita è il fabbisogno di manodopera per la costruzione di nuove camere a gas.

 

Durante la reclusione, le sofferenze delle prigioniere sono descritte come atroci, insopportabili e sadiche, questo perché gli attori si sono ispirati alla preziosissima testimonianza di uno dei pochi sopravvissuti allo sterminio di Treblinka, Yankel Yakov Wiernik, che nel suo libro “Un Anno a Treblinka” scrive:
«Gli abitanti di Wòlka, il paese più vicino a Treblinka, raccontano che a volte le urla delle donne erano così strazianti che l’intero paese, sconvolto, scappava nel bosco, lontano, pur di non sentire quelle grida lancinanti che trafiggevano gli alberi, il cielo e la terra. E che, di colpo, si zittivano, per ricominciare altrettanto improvvise, altrettanto tremende,  penetrare di nuovo nelle ossa, nel cranio, nell’anima […] Tre, quattro volte al giorno …»

È con queste stesse parole che l’oppositrice politica descrive la disumana condizione nella quale “vivono” i reclusi. Costretti a patire pene degne dell’inferno, la morte provocata dall’emissione del monossido di carbonio, più lenta e dolorosa rispetto a quella causata dal più diffuso e famigerato Zyklon B. L’utilizzo del già citato gas è inserito al termine dello spettacolo, nella scena in cui la giovane ragazza ebrea va incontro alla sua amara fine.

Nonostante l’altissimo tasso di mortalità del lager di Treblinka, esso non risulta tra i più tristemente famosi, questo perché i sopravvissuti furono più unici che rari, così come le testimonianze in merito alle atrocità commesse. Si stima che le vittime siano state tra le 700.000 e le 900.000 persone, un numero veramente elevatissimo se si considera che il campo rimase in funzione solo per 16 mesi.

A questo punto rimane da domandarsi se le cose raccontate in questa mattinata al cinema Politeama siano vere oppure false. Sicuramente di fronte a certe barbarie risulta più semplice chiudere un occhio e fingere che non sia mai accaduto nulla, ma così facendo dimenticheremmo tutto ciò che la storia ci ha insegnato e, posto che essa si ripeta sempre, almeno in merito ad alcuni avvenimenti faremmo bene ad aver imparato qualcosa.

Perciò, cosa c’era di vero?

Credo che l’unico modo per rispondere sia che tutto ciò che accade in teatro è finto, ma niente è falso.

Chiara Cantù  4 ^ DLS

Inciampare per ricordare

Pavia, 24 Gennaio 2019. Per commemorare la Shoah e le atrocità commesse dal Terzo Reichcontro gli ebrei, è stato rappresentato lo spettacolo ”Inciampare per ricordare”.

Nel suggestivo Salone Teresiano della Biblioteca dell’ Università della nostra città, nomi volti storie di donne e uomini deportati sono diventati inconsapevoli simboli di quello sterminio e a loro hanno reso omaggio Lucia Ferrati e Giuliano Del Sorbo: la prima con la potenza delle parole, il secondo con l’emozione della pittura. L’attrice ha letto testimonianze e documenti storici, recitato prose e poesie di Calamandrei, Calvino, Kolmar, Matacotta, Levi e Ungaretti; il pittore ha realizzato dipinti dal vivo per rievocare le presenze dei protagonisti del nostro passato.
Tra le numerose lettere molto toccanti, scritte nei campi di concentramento dai deportati, ha emozionato ricordare quelle di Clotilde Giannini, nata a Tornaco il 24 dicembre 1903. La donna, oramai consapevole del suo destino, scrisse al marito di non sperare in un possibile ritorno a casa e chiedeva di prendersi cura dei figli; ringraziava infine il marito per l’affetto ricevuto. Durante la narrazione, venivano proiettate fotografie della vittima e messaggi di solidarietà di amici e parenti, spesso toccanti.
Un altro argomento trattato durante la serata è stato la posa delle pietre d’inciampo dedicate a Max Herbert e Sigismondo Bick di cui sono state lette delle testimonianze. Erano arrivati a Landriano il 14 settembre 1941, decidendo di trasferirsi nella campagna pavese perché vicina a Milano, luogo dove avevano vissuto dal 1935 al 1938 e di cui avevano conservato un buon ricordo. Max e Sigmund, o Sigismondo, come era stato ribattezzato dalla gente del posto, erano due fratelli ebrei nati a Monaco, ma che arrivarono a Landriano direttamente dal campo di internamento di Ferramonti, a Tarsia, in provincia di Cosenza. Si trovavano lì perché internati un anno prima per ordine del regime fascista e destinati al soggiorno obbligato nella provincia di Pavia, in quanto non considerati «soggetti particolarmente pericolosi». I fratelli erano dei pittori di professione e lavorarono alla chiesa di San Vittore a Landriano. La sera del 30 novembre 1943 sparirono misteriosamente, all’insaputa di tutti. Si è certi che vennero arrestati e messi su un treno diretto al campo di concentramento di Auschwitz e da Auschwitz i fratelli non fecero più ritorno.
In seguito la narratrice ha ricordato un uomo forte e tenace, che non ha mai mollato: il suo nome era Carlo Pietra. Nato a Torre de’ Negri il 3 marzo 1923 , morì il 14 marzo 2010. Egli si battè contro i nazifascisti militando nella Brigata “Paride” sino a che, nel 1944, fu catturato. Liberatosi, egli tornò nel suo paese e divenne partigiano della Brigata Garibaldi, un simbolo della lotta contro il nazifascismo. Il fratello del partigiano ricorda ancora quando, nel 1945, la speranza di rivedere Carlo sembrava oramai svanita. Ma una notte accadde l’impensabile: sentì un rumore provenire dalle scale; si affacciò, lo vide e scoppiò in lacrime con un’emozione indescrivibile. “Per mio padre è stata davvero dura” dice la figlia di Carlo Pietra, Eralda, che racconta di come il padre sia sopravvissuto alla prigionia grazie ad un operaio della Lancia di cui sappiamo ben poco.
Una cosa però è certa: era sicuramente un uomo di cuore.
Lo spettacolo del 24 gennaio si è concluso infine con l’emozionante pittura dal vivo di Giuliano Del Sorbo che, in pochi attimi e con maestria, davanti agli occhi curiosi degli spettatori, ha dato vita a una gruppo di figure umane, vere e proprie personificazioni della sofferenza e del sacrificio. Partendo da un disegno preparatorio, aggiungendo prima il colore e poi sottraendolo con gesto sicuro e vigoroso, ha fatto emergere dalla materia un’opera d’arte.
L’intenso battere delle mani all’unisono di tutti i presenti concludeva uno spettacolo toccante e nello stesso tempo potente, nell’intento di ricordare a gran voce che ciò che è stato non dovrà mai più accadere!

Lorenzo Tavazzani e Yuri De Santis classe 2^ DLS

IL FUTURO SIAMO NOI

Palestra, fine della seconda ora.

Andiamo negli spogliatoi, ridiamo, alcuni sono nervosi per la verifica che ci attende tra poco.

Improvvisamente, sento gli occhi bruciare. Sarà l’allergia, penso. Ma anche la gola pizzica. Mi guardo intorno e vedo le mie compagne tossire, un paio piangono. Non riesco più a respirare. Qualcuna si è precipitata verso la porta, sta trafficando con il chiavistello, la spalanca: siamo libere.

Anche i ragazzi escono dal loro spogliatoio di corsa.

Per qualche secondo, mi balenano in testa le immagini del film che ho visto ieri sera: un’epidemia, la fine del mondo. Sono troppo fantasiosa, lo so, ma una mia amica sta piangendo e, senza sapere perché, altri urlano per la confusione e io non so più cosa pensare. I bidelli spalancano le porte che danno sul giardino e usciamo. Ho paura di quello che potrebbe attenderci fuori (un’invasione? o siamo solo il divertimento di sadici extraterrestri come nel romanzo di King?); ma quando sento il vento freddo sferzarmi il viso, mi ricredo.

Siamo ancora qui, a Pavia. La mia amata scuola, l’ITIS “G.Cardano”, non è presa d’assedio da un gruppo di alieni. E allora, cos’è successo?

– Peperoncino! – sento urlare.

Come ho fatto a non pensarci prima? Tre giorni fa, ad Ancona, in una discoteca è stato spruzzato dello spray al peperoncino. Grida e panico in un locale che conteneva più gente di quanta avrebbe potuto. Sono morte sei persone, schiacciate dalla massa. Ricordo un video: una folla agitata, la balaustra cede, tutti cadono.

In effetti potrebbe sembrare la scena di un film apocalittico, la gente spaventata a morte, le città che si ribellano ai loro stessi creatori. E invece no. È la realtà.

Sento delle sirene e mi accorgo che sono arrivate delle ambulanze.

– Perché? – chiedo ai miei compagni. – Si è fatto male qualcuno?

– Tre ragazzi sono in codice giallo, ma credo che ne porteranno via un po’. Ma chi è che ha spruzzato lo spray?!

Già, chi?

Un medico mi dice che preferisce portarmi in ospedale, mi vede scossa.

Le porte dell’ambulanza si chiudono e io riesco solo a pensare: chi?

Si dice che la nostra sia una generazione persa, senza ideali. Io non credo. Persino Pasolini ha descritto i giovani della sua epoca come indifferenti, “bruciati”.

Si sentono gli adulti parlare della crisi, della politica indaffarata e affarista, intanto il modo migliore per affrontare questi problemi è non affrontarli, divertirsi finché c’è ancora tempo, proprio come, poco prima della fine del mondo, si cerca di collezionare il maggior numero di ricordi felici possibile per andarsene senza rimpianti. Ma è proprio questo il punto: pensare che le persone siano sull’orlo del baratro e quindi oltrepassare il limite, lasciarsi al degrado per indolenza, contribuire alla decadenza perché rimettere insieme i cocci è difficile, ci si può tagliare.

Per fortuna, non siamo tutti così. E lo dico perché, in quanto adolescente, so di cosa sto parlando.

Come in ogni epoca, anche questa ha i suoi anarchici, ma è ovvio che se a esserlo è un adolescente si punti il dito su qualcosa di nuovo e i cui effetti sono incerti, come i social.

Gli adolescenti sono incollati ai cellulari, vogliono solo i like, si dice. Io non conosco molti ragazzi così. Certo, il cellulare è importante e essenziale oggi; ma, prima di definirli come una sorta di piaga della società, credo ci si debba soffermare un attimo. Anche la TV, all’inizio, era considerato un mezzo di distrazione invece ha contribuito a insegnare e, persino, ad alfabetizzare.

È ovvio che al giorno d’oggi l’emulazione sia ‘su più larga scala’, perché con la televisione e Internet si arriva a conoscenza di più notizie, ma non è mai accaduto che un ragazzo compisse una bravata per imitare qualcuno?

I social, però, contribuiscono a far rimbalzare la notizia da una parte all’altra del globo, e per questo si corre il rischio di credere che gli adolescenti compiano gesti di questo tipo solo per popolarità. Tuttavia, anche se alcuni lo fanno, la maggior parte non si rende neanche conto del peso delle proprie azioni e non pensa minimamente che un tale gesto possa destare tanto scalpore.

Per questo, voglio lanciare un appello ai miei coetanei: se conoscete il responsabile di una qualunque bravata, anche se è un vostro amico o un compagno di classe, denunciatelo.

Non lasciamo che la nostra generazione venga considerata omertosa, additata come la feccia della società. Siamo noi il futuro: gridiamolo.

Roberta Basile classe 3 DLS

Cara scuola ti scrivo…

Quando gli impegni, universitari e non, me lo consentono, torno sempre volentieri in quella che è stata la mia scuola superiore. È una sorta di viaggio nel tempo, per quanto sia impossibile condensare nell’intervallo di un paio d’ore un ventaglio di emozioni che abbraccia cinque lunghi anni.

Dal ragazzino, il primo giorno di scuola, con la camicia a quadretti, seduto al primo banco e già inquadrato dai suoi compagni al primo istante, al maturo studente, con una camicia più seria, che varca l’uscita, per l’ultima volta.

Dall’11 settembre 2011 al 30 giugno 2016: in mezzo, la mente e il corpo che crescono, la (parziale e talvolta mal interpretata) scoperta di se stessi, qualche domanda che non si ha il coraggio di fare e la cui risposta non si ha il coraggio di dare, nemmeno nel buio della propria cameretta. È stato un viaggio lungo, scolasticamente ottimo ma non privo di ostacoli sotto mille altri punti di vista. Mi è servito, parecchio, per essere ciò che oggi sono (a voi il gudizio ultimo).

“Che scuola superiore hai frequentato?” L’ITIS, a Pavia”

Segue un ghigno…

È capitato spesso. E quando accade, difendo sempre il luogo che mi ha formato culturalmente e umanamente, non in preda ad uno slancio di amor di patria per difendere l’indifendibile, ma esponendo senza vanità alcuna i risultati che un’istruzione tecnica mi ha permesso di raggiungere. Certo, non conosco il latino, il greco, la filosofia, ma non ne disprezzo i contenuti. Non snobbo i liceali, anzi, li ammiro. La cultura e il sapere mi hanno sempre affascinato e non è escluso che possa arricchire il mio bagaglio classico più in là, nel corso della mia vita, per mio conto.

Oggi apprendo dai media che la mia scuola è su tutti i giornali. Non per aver vinto un concorso nazionale, non per un’idea che può migliorare la città. Oggi è avvenuto un fatto grave che lascerà il segno nella storia del mio vecchio istituto. Non conosco le vittime, e nemmeno chi possa aver compiuto un atto di tale indecenza (altroché “bravata”) soprattutto alla luce di quanto accaduto a Corinaldo non molte ore fa.

La tragedia che ha segnato la festa dell’Immacolata e lasciato dietro di sé una scia di morti e feriti è stata, a meno di una bizzarra coincidenza, il punto di partenza per quanto successo nella giornata di ieri al Cardano.

Sarà chi di dovere a indagare sulla questione, ad individuare i responsabili e a scegliere le dovute punizioni. Non sarà un like su Facebook, un commento su Instagram, la giustizia fai da te che si nutre di bit e che scavalca puntualmente ogni limite di indignazione o di volontà di esprimere la propria opinione. Da adolescente, da studente, da chi quella scuola l’ha frequentata nelle sue mille sfaccettature, il mio pensiero va ovviamente in primo luogo a chi si è ritrovato coinvolto, ma anche, e non in misura minore, a chi lì dentro, è uno studente, nel senso vero del termine. A chi ha scelto quell’istituto per avere subito un lavoro domani, a chi compie il proprio dovere e magari è pure ritenuto uno “sfigato” per questo.

Penso a questi ragazzi che, così come i professori che trasmettono la loro passione tra quelle mura, e ai quali porgerò la mia eterna riconoscenza, staranno nutrendo un forte sentimento di vergogna in queste ore.

Mi dispiaccio per loro e gli sono sinceramente vicino con il pensiero.

Voi (come se li avessi qui di fronte) non siete e non sarete mai colpevoli per il gesto sconsiderato di qualcuno. Se vi diplomerete con la lode, se diventerete dei bravi ingegneri, se riuscirete a trovare un lavoro che vi soddisfi, non finirete sui giornali, sappiatelo. Ma avrete la testa alta e il cuore sollevato. Chi non è dell’ambiente e segue la vicenda, giudichi pure, esprima il proprio dissenso e la propria rabbia. E’ un fatto che, anche per quanto mi riguarda, non lascia spazio a sensazioni positive. Ma per il bene di molti ragazzi, non generalizziamo. Mai.

Cristian Malinverno
ex studente del Cardano indirizzo Elettrotecnica, ora studente di Ingegneria

Hackathon-Rispetto in Rete

Il 18 ottobre in molte scuole superiori della regione Lombardia si è tenuta una “maratona” chiamata “Hackathon – Rispetto in Rete”, iniziativa promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale e dalla Regione Lombardia.

ImmagineLa gara aveva come scopo quello di sensibilizzare i giovani al rispetto nell’ambito dei più comuni contesti di utilizzo della rete: Social Network, Youtube, Videogiochi, Fake News, Web Reputation.

Le squadre (composte da un massimo di quattro alunni) si sono messe in gioco per creare un pittogramma “aumentato” con slogan e/o video sul tema scelto al momento dell’iscrizione.

Noi 4 compagni della 3^AI dell’ITIS “G. Cardano” di Pavia (Lorenzo Caminotto, Ioan Chindris, Matteo Civita e Gabriel Titze) siamo stati partecipi di tale evento, gareggiando per la categoria “Fake News” e, tra piccoli litigi e parecchie risate, ne abbiamo tratto qualcosa di costruttivo. La mattina di quel giorno non sapevamo a cosa stessimo andando incontro, di certo non ci aspettavamo tutto quel lavoro! Abbiamo iniziato con parecchie idee in testa, ma alla fine abbiamo optato per un’animazione fatta al computer, producendo circa una sessantina di disegni a mano con la tavoletta grafica e poi montando il tutto con Premiére. Nonostante il prodotto finale duri solo venticinque secondi, abbiamo impiegato ben nove ore e mezza delle dieci disponibili per portare a termine il lavoro.

Per le prime sei ore lavorare e coordinarsi è stato relativamente semplice ma, dopo tutto quel tempo e senza nulla nello stomaco, la situazione ha cominciato a farsi pesante: per fortuna la prof.ssa Gabutti e il professor Muto ci hanno fatto una sorpresa portandoci qualcosa da mettere sotto i denti!

Ne11l nostro gruppo, però, permaneva un clima teso che ha generato anche alcuni litigi. Quando poi siamo arrivati agli sgoccioli del tempo disponibile, il gruppo si è riunito: abbiamo continuato a lavorare con tutte le nostre forze, sia fisiche che mentali e verso le 17:30 abbiamo finalmente consegnato il prodotto finito che i nostri professori (anzi i dream coaches come sono stati chiamati dagli organizzatori) hanno caricato su drive.

Ripensandoci a mente lucida, concordiamo tutti e quattro che è stata un’esperienza tanto formativa quanto impegnativa, abbiamo anche “assaggiato” una comune giornata di lavoro.

Ricordando sia l’entusiasmo che la fatica, adesso stiamo attendendo le valutazioni della giuria di esperti: in tutta la Lombardia, solo due prodotti per ogni categoria verranno scelti per sfidarsi nella finale che si terrà il 14 novembre prossimo al Pirellone.

In ogni caso ci siamo divertiti e ci siamo misurati con le nostre capacità e il nostro impegno: siamo tutti impazienti di partecipare di nuovo a questo bellissimo progetto l’anno prossimo.

  Lorenzo Caminotto, Ioan Chindris, Matteo Civita, Gabriel Titze 

Classe 3°AI

Università all’estero? Un’opportunità.

Il giorno giovedì 18 ottobre Luca Seresina, ex studente del Cardano Liceo delle Scienze Applicate e ora dottorando in Danimarca presso l’Aalborg University Esbjerg, ha tenuto una conferenza nel nostro istituto.

Lo scopo dell’incontro era spiegare alle classi presenti, per lo più alunni di quarta, le caratteristiche dell’università che frequenta, descriverne aspetti positivi e negativi, delineare un confronto con la sua precedente esperienza universitaria in Italia.

Dopo una breve presentazione della città, delle strutture universitarie presenti e dei servizi offerti, Seresina si è soffermato sulla differenza nel metodo utilizzato per l’apprendimento: in Danimarca raramente si assiste passivamente alla lezione del docente; generalmente viene posto dagli insegnanti un problema a cui gli studenti, in gruppo, devono trovare una soluzione: una sorta di problem solving, insomma.Questo metodo, indicato con le lettere PBL ovvero Problem Based Learning, aiuta a perfezionare la capacità di lavorare in gruppo e di gestire eventuali tensioni e discrepanze tra punti di vista.

Seresina si è poi soffermato sugli aspetti economici dello studio all’estero: l’università danese, infatti, offre agli studenti, cittadini dell’Unione Europea, la possibilità di frequentare gratuitamente la facoltà scelta, cosa che agli occhi degli italiani può sembrare irreale, in quanto nel nostro paese l’iscrizione e lo studio universitario richiedono il pagamento di tasse più o meno alte in rapporto alle fasce di reddito di appartenenza. Anche se non al primo posto in una virtuale classifica mondiale per entità, le tariffe italiane potrebbero comunque scoraggiare, a nostro parere, una fetta di potenziali studenti.

L’agenzia d’accoglienza danese, inoltre, aiuta le matricole ad ambientarsi, seguendo e consigliando i ragazzi neo-arrivati specialmente nel primo periodo: offre un sostegno per integrarsi, per trovare casa ed anche per cercare un impiego che possa essere svolto parallelamente agli studi.

A chi ha intenzione di fare un’esperienza di studio all’estero potrebbero sorgere numerosi dubbi: “Mi ambienterò? Sarò accettato? Mi farò degli amici? Riuscirò a sostenere gli esami con profitto?”

Come ha spiegato Luca, non è difficile ambientarsi tra i danesi perché sono tolleranti e molto aperti alle differenti culture; anzi lui ha trovato semplice abituarsi al loro stile di vita in poco tempo.

Un altro dubbio comune riguarda la lingua: in Danimarca la lingua nazionale è il danese, ma nell’ambiente universitario si parla anche l’inglese, che riduce la distanza fra studenti di nazionalità diverse. La lingua inglese è comunque compresa e usata dalla maggior parte della popolazione: in parte per il fatto che film e programmi vengono trasmessi in lingua originale, in parte per la maggior vicinanza del danese all’inglese o forse anche per la diversa didattica dell’insegnamento delle lingue.

“L’Italia non è sicuramente un paese nel quale è sconsigliato studiare e laurearsi. Anche qui esistono numerose università, alcune delle quali molto prestigiose. Ma svolgere gli studi all’estero è un’opportunità da non sottovalutare!” suggerisce Seresina.

“Oltre alla formazione didattica si possono trarre benefici spendibili anche al di fuori dall’ambito scolastico: l’incontro con una nuova cultura arricchisce lo studente, migliora lo spirito di adattamento e la capacità di mediazione, competenze utili in futuro nell’ambito lavorativo”.

Rachele La Russa, Cristian Perronace, Beatrice Pestoni 4^ DLS

ITIS CARDANO, UNA SCUOLA DI TALENTI

Una sala gremita di studenti. È il 6 giugno e per i ragazzi del Cardano significa che tra soli due giorni inizieranno le vacanze estive, quindi si può ben immaginare l’atmosfera spensierata che si respira. La preside prende in mano il microfono e il brusio si acquieta mentre lei ringrazia i presenti e annuncia con orgoglio che questa giornata è dedicata interamente agli alunni. Due ore rivolte agli studenti più meritevoli, a chi si è messo in gioco dando il tutto per tutto. Insomma, a chi ha tenuto alto il nome del Cardano, anche solo partecipando a competizioni e gare.foto premiazione 2

I premiati, durante queste due ore, sono circa 150, un numero impressionante, anche se va considerato che su una totalità di 1800 studenti essi sono veramente una piccola parte.
Ci scusiamo, comunque, se non tutti i nomi verranno citati.foto premiazione 4
L’iniziativa, quindi, si apre con i fiori all’occhiello della nostra scuola: a Beatrice Affini della 4°AI, infatti, è offerta una borsa di studio per partecipare a dei corsi di alternanza scuola-lavoro in Inghilterra, mentre a Michela Ferrari della 5°BLS e a Davide Murer della 5°DI è data la possibilità di frequentare dei laboratori di microelettronica presso l’università di Boston. Inutile dire che i tre ragazzi sono davvero entusiasti e, giusto per restare in tema con gli Stati Uniti, vengono applauditi come dei giocatori di football al ritorno da una vittoria.

Ma al Cardano si tengono anche numerose iniziative culturali, sia scientifiche che umanistiche, e di queste vengono  premiati i primi classificati: Edoardo Castelnuovo della 2°BLS per i giochi di Anacleto, Rebecca Mordà della classe 4°CLS, per il triennio, nelle olimpiadi di fisica; Gaia Alpegiani della 1°BLS per il biennio e Matteo Verri della 4°CLS per il triennio sono stati i vincitori delle olimpiadi di matematica; Gabor Riccardi della 5°AC, vincitore dei Giochi della chimica nella fase regionale, ha partecipato alla fase nazionale; infine, Giulia Faccini della 2°DLS è stata premiata per aver vinto le olimpiadi di italiano per il biennio nella fase di istituto.

Edoardo Castelnuovo, in particolare, riceve, nel corso delle due ore, ben cinque attestati (giochi di Anacleto, sci, Corripavia, orienteering e nuoto) ed è inutile dire che è il ‘più meritevole’ della giornata.

Ma ci sono anche alcune ‘squadre’: la 2°DLS è premiata per essere arrivata terza alle Olimpiadi di Lettura, attività organizzata per i bienni degli istituti pavesi, così come gli alunni che hanno partecipato a ”Treno della memoria”, che li ha condotti ad Auschwitz per ripercorrere gli avvenimenti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale, e quattro ragazzi della 4°FI secondi alle fasi finali del Management Game.

Anche i giornalisti in erba che hanno pubblicato articoli sulla Provincia Pavese vengono gratificati, insieme ai giovani scrittori partecipanti al concorso indetto per festeggiare i novant’anni di Mino Milani. È bello vedere che anche nella nostra scuola l’amore per la lettura e la scrittura è vivo e non sottovalutato, anche se, come è naturale che sia, le discipline tecnico-scientifiche vengono viste con un occhio di riguardo. È il caso dei tre vincitori di TecnicaMente 2018, organizzato da Adecco, che mira a incentivare la collaborazione tra il mondo del lavoro e una scuola sempre più innovativa.

Rimanendo in tema avveniristico, anche i partecipanti a ‘Presenti al futuro’ hanno avuto il loro meritatissimo momento di gloria: dopo un lungo periodo passato ad imbiancare, pulire e riordinare aule, bagni e giardino dell’istituto rovinati dal tempo e dall’incuria degli studenti, i nostri eroi hanno potuto illustrarci il loro lavoro tramite una presentazione in Power Point e ci hanno fatto capire quanta passione e impegno hanno riversato nel loro progetto. Incontri e riunioni fissati come in una vera e propria impresa, sono stati seguiti con una dedizione che è andata ben oltre il progetto di alternanza scuola-lavoro.

Va invece all’intero istituto il titolo di ‘Scuola sportiva dell’anno’ a livello cittadino, grazie alle innumerevoli competizioni vinte tramite la collaborazione tra studenti e professori. Atletica leggera (Efrem Vietti della 2°DLS e Allen Jonathan della 1°ALS), sci (Beatrice Oliva della 3°ALS), snowboard (Filippo Penso 2°ALS e Rebecca Quagliato della 3°ALS), corsa campestre, orienteering (sia la squadra maschile che quella femminile), nuoto (Riccardo Tomasi della 4°BE), pallamano, Corripavia (di nuovo Allen Jonathan di 1°ALS) e persino scacchi (Ahmetaj Orgen della 4°BE, vincitrice della fase provinciale e capitano della squadra d’istituto) sono le specialità in cui i nostri atleti si sono distinti. Ma in particolare ricordiamo Angelica Prestia della 2°BLS, possibile candidata alle Olimpiadi Giovanili di Rio de  Janeiro, che ha vinto la fase regionale di corsa campestre.

Ovviamente sono stati ringraziati, in qualsiasi attività, anche i numerosissimi partecipanti che hanno mostrato la tenacia e lo spirito competitivo della nostra scuola.

foto premiazione 1E così, accompagnata dalle note di alcuni talentuosi studenti musicisti si chiude la nostra giornata di gloria. Anche se, ne siamo sicuri, non sarà certo l’ultima.

                       Sonia Bazzicalupo, Roberta Basile,
Matteo Sangermano e Davide Invernizzi della 2 ^ DLS

TecnicaMente è domani? Praticamente è oggi

Secondo Platone, l’inizio è la parte più importante del lavoro; ma, si può aggiungere, anche la più complicata: il 32,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni, infatti, è ancora disoccupato.

Questo stando ai dati dell’Istat.

Ma il Cardano da anni si distingue per l’alta percentuale di diplomati inseriti con successo nel mondo del lavoro. In particolare, la nostra scuola partecipa al progetto TecnicaMente, attivato nel 2014 da Adecco, agenzia per la consulenza lavorativa, nato con l’obiettivo di mettere a contatto i giovani provenienti da istituti superiori di estrazione tecnica con il mondo delle aziende.

Il 30 maggio, in aula magna, si è tenuta la presentazione dei sei lavori realizzati da alcuni ragazzi delle classi quinte degli indirizzi tecnici, divisi in gruppi: alcune ditte del territorio hanno commissionato loro il compito di sviluppare dei progetti impiegabili nel proprio ambito aziendale. Una giuria composta da rappresentanti di alcune imprese locali ha analizzato le proprietà espositive dei ragazzi, unendole alle competenze tecniche e al livello di innovazione dei singoli elaborati, decretando un team vincitore. Il ‘premio’ consisteva nella partecipazione ad attività post diploma gestite da Adecco e volte a favorire l’inserimento nel mercato del lavoro.

È stata soprattutto incentivata la collaborazione tra i ragazzi, o, per meglio dire, tra i ‘colleghi’, che hanno dovuto cimentarsi in una nuova esperienza affiancati da coetanei di un diverso indirizzo: infatti, oltre a progetti totalmente dedicati a giovani dell’indirizzo chimico e informatico, due di essi sono stati realizzati attraverso la collaborazione di studenti dell’indirizzo meccanico ed elettrotecnico.

Il progetto vincitore è stato realizzato da Alessandro Di Lieto, Luca Sacchi e Davide Toscanini della 5 FI, che, guidati dal prof Di Palma, hanno lavorato per un mese alla SEA Vision, azienda specializzata nella creazione di sistemi di visione di qualità per aziende farmaceutiche.

-Il nostro lavoro- ci spiega Daniele -non si è basato sull’implementazione fisica del software ma solo sui casi d’uso, ovvero su tutto ciò che viene prima. Immaginate un videogioco: c’è chi lo programma e chi decide dove deve stare sullo schermo un determinato pulsante per un dato comando. Noi ci siamo occupati di questo, ovvero di realizzare il log-in, il log-out, la profilazione di un contatore e la pulizia di linea.

La giuria ha comunque definito difficile il compito assegnatole perché tutti i progetti si sono rivelati innovativi e ugualmente interessanti: da nuove strutture per l’assemblaggio di ventilatori a macchine all’avanguardia per la chiusura di capsule del caffè. I nostri ragazzi hanno dato prova, ancora una volta, di come il Cardano cerchi di creare, nel miglior modo possibile, un ponte solido e interattivo tra la scuola e il lavoro, il quale deve rispecchiare le formazioni degli studenti ma anche valorizzarli, come intende fare anche Adecco.

I tre vincitori, intervistati su quali siano i loro piani per il futuro, hanno risposto all’unisono: -Cercare lavoro.

Salvo poi specificare il desiderio di voler intraprendere anche una carriera universitaria.

-Vi è piaciuta l’iniziativa TecnicaMente?

-Sì, ci siamo divertiti molto. È stato davvero utile, ma anche divertente, per nulla pesante.

-La consiglieresti ai ragazzi che l’anno prossimo frequenteranno la quinta?

-Sicuramente.

Le aziende hanno quindi ringraziato tutti gli studenti che hanno aderito al progetto, che si sono dimostrati maturi e disponibili, portando alla realizzazione di lavori in cui erano state riposte numerose speranze.

E noi, personalmente, ci teniamo a ringraziare Elisa Battini e Beatrice Bollini, rispettivamente consulente e componente del Brand Management Team di Adecco, per la loro disponibilità e gentilezza.

                                                                     Roberta Basile e Sonia Bazzicalupo, 2^ DLS

FARE UNO SCAMBIO CULTURALE

Ecco la mia esperienza

Mi chiamo Micaela, ho diciassette anni e vengo dall’Argentina. Questa è la presentazione della mia esperienza e delle motivazioni che mi hanno portato in Italia, simili senz’altro a quelle di tanti altri giovani che partecipano a scambi interculturali.

Nel mio caso, mi sono trasferita in Italia per sei mesi e già sono qui da circa tre. Sto frequentando il Liceo delle Scienze Applicate all’Istituto Cardano, ma in Argentina mi sono già diplomata al liceo e, al mio ritorno, mi iscriverò alla Facoltà di Giurisprudenza.

La scuola: uno dei dubbi più grandi che emergono nel momento in cui si pensa di aderire ad un progetto di scambio… Saranno disponibili i nuovi compagni? Mi farò qualche amico? Risulterò simpatica? Queste e tante altre sono le domande che ci si pone e che non trovano risposta fino a quando l’esperienza non è vissuta.

Gli stessi dubbi riguardano anche la famiglia ospitante. Ma a differenza dei

La mia famiglia ospitante
La mia famiglia ospitante

compagni di scuola, le famiglie scelgono volontariamente di accogliere uno studente; questo è il bello degli scambi interculturali: loro si offrono consapevolmente. Per fortuna con la mia famiglia ospitante mi sono sentita benissimo fin dal primo giorno; è molto carina e mi ha fatto sentire veramente a casa. Secondo me, stare bene con la famiglia ospitante è importantissimo, perché la maggior parte del tempo lo si trascorre lì.

Una delle prime domande, che mi sono sentita rivolgere da tutti coloro con cui ho fatto amicizia, è perché ho scelto di imparare la lingua italiana. La mia risposta è semplice: sinceramente non sono venuta proprio per questo, ma perché  desideravo fare un’esperienza formativa all’estero. Certo questo comporta imparare l’Italiano, ma il mio obiettivo principale è crescere come persona, aprirmi al mondo vivendo a contatto con un’altra cultura, un’altra nazione. Continua a leggere FARE UNO SCAMBIO CULTURALE

Managment Game

I ragazzi della 4^F I hanno portato in alto il nome del “Cardano”  a livello provinciale con la loro vittoria nel Managment Game ed ora li aspetta una sfida impegnativa a livello regionale.

Il Managment Game è un gioco di simulazione aziendale promosso dal Comitato Regionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia e riservato agli studenti delle classi quarte degli istituti secondari di secondo grado.

Il gioco è diviso in 4 fasi che rappresentano ciascuna 6 mesi di attività aziendale. Durante questo periodo i ragazzi devono fare delle scelte operative di management della loro “impresa” di cui vedranno i risultati alla fine dell’attività.

Preparati dal professor Nicola Muto, i ragazzi di due classi del Cardano hanno partecipato, divisi in gruppi, ad una fase di istituto, in cui hanno studiato il manuale del simulatore d’azienda e hanno ipotizzato le probabili conseguenze di un investimento. 

Con la vittoria in questa fase, i nostri campioni della 4^FI Marco Carlin, Mattia Lombardi, Andrea Scevola, Katerina Khomynets hanno ottenuto la qualificazione alla fase provinciale.

Durante la gara i ragazzi, un po’ agitati, hanno confuso il primo round  con una simulazione ed hanno sbagliato i loro investimenti. La loro azienda doveva vendere prodotti tecnologici: essendosi fatta un nome come azienda low cost, è riuscita nei round successivi a ritoccare al rialzo i prezzi per aumentare gli incassi. Continua a leggere Managment Game