IL FUTURO SIAMO NOI

Palestra, fine della seconda ora.

Andiamo negli spogliatoi, ridiamo, alcuni sono nervosi per la verifica che ci attende tra poco.

Improvvisamente, sento gli occhi bruciare. Sarà l’allergia, penso. Ma anche la gola pizzica. Mi guardo intorno e vedo le mie compagne tossire, un paio piangono. Non riesco più a respirare. Qualcuna si è precipitata verso la porta, sta trafficando con il chiavistello, la spalanca: siamo libere.

Anche i ragazzi escono dal loro spogliatoio di corsa.

Per qualche secondo, mi balenano in testa le immagini del film che ho visto ieri sera: un’epidemia, la fine del mondo. Sono troppo fantasiosa, lo so, ma una mia amica sta piangendo e, senza sapere perché, altri urlano per la confusione e io non so più cosa pensare. I bidelli spalancano le porte che danno sul giardino e usciamo. Ho paura di quello che potrebbe attenderci fuori (un’invasione? o siamo solo il divertimento di sadici extraterrestri come nel romanzo di King?); ma quando sento il vento freddo sferzarmi il viso, mi ricredo.

Siamo ancora qui, a Pavia. La mia amata scuola, l’ITIS “G.Cardano”, non è presa d’assedio da un gruppo di alieni. E allora, cos’è successo?

– Peperoncino! – sento urlare.

Come ho fatto a non pensarci prima? Tre giorni fa, ad Ancona, in una discoteca è stato spruzzato dello spray al peperoncino. Grida e panico in un locale che conteneva più gente di quanta avrebbe potuto. Sono morte sei persone, schiacciate dalla massa. Ricordo un video: una folla agitata, la balaustra cede, tutti cadono.

In effetti potrebbe sembrare la scena di un film apocalittico, la gente spaventata a morte, le città che si ribellano ai loro stessi creatori. E invece no. È la realtà.

Sento delle sirene e mi accorgo che sono arrivate delle ambulanze.

– Perché? – chiedo ai miei compagni. – Si è fatto male qualcuno?

– Tre ragazzi sono in codice giallo, ma credo che ne porteranno via un po’. Ma chi è che ha spruzzato lo spray?!

Già, chi?

Un medico mi dice che preferisce portarmi in ospedale, mi vede scossa.

Le porte dell’ambulanza si chiudono e io riesco solo a pensare: chi?

Si dice che la nostra sia una generazione persa, senza ideali. Io non credo. Persino Pasolini ha descritto i giovani della sua epoca come indifferenti, “bruciati”.

Si sentono gli adulti parlare della crisi, della politica indaffarata e affarista, intanto il modo migliore per affrontare questi problemi è non affrontarli, divertirsi finché c’è ancora tempo, proprio come, poco prima della fine del mondo, si cerca di collezionare il maggior numero di ricordi felici possibile per andarsene senza rimpianti. Ma è proprio questo il punto: pensare che le persone siano sull’orlo del baratro e quindi oltrepassare il limite, lasciarsi al degrado per indolenza, contribuire alla decadenza perché rimettere insieme i cocci è difficile, ci si può tagliare.

Per fortuna, non siamo tutti così. E lo dico perché, in quanto adolescente, so di cosa sto parlando.

Come in ogni epoca, anche questa ha i suoi anarchici, ma è ovvio che se a esserlo è un adolescente si punti il dito su qualcosa di nuovo e i cui effetti sono incerti, come i social.

Gli adolescenti sono incollati ai cellulari, vogliono solo i like, si dice. Io non conosco molti ragazzi così. Certo, il cellulare è importante e essenziale oggi; ma, prima di definirli come una sorta di piaga della società, credo ci si debba soffermare un attimo. Anche la TV, all’inizio, era considerato un mezzo di distrazione invece ha contribuito a insegnare e, persino, ad alfabetizzare.

È ovvio che al giorno d’oggi l’emulazione sia ‘su più larga scala’, perché con la televisione e Internet si arriva a conoscenza di più notizie, ma non è mai accaduto che un ragazzo compisse una bravata per imitare qualcuno?

I social, però, contribuiscono a far rimbalzare la notizia da una parte all’altra del globo, e per questo si corre il rischio di credere che gli adolescenti compiano gesti di questo tipo solo per popolarità. Tuttavia, anche se alcuni lo fanno, la maggior parte non si rende neanche conto del peso delle proprie azioni e non pensa minimamente che un tale gesto possa destare tanto scalpore.

Per questo, voglio lanciare un appello ai miei coetanei: se conoscete il responsabile di una qualunque bravata, anche se è un vostro amico o un compagno di classe, denunciatelo.

Non lasciamo che la nostra generazione venga considerata omertosa, additata come la feccia della società. Siamo noi il futuro: gridiamolo.

Roberta Basile classe 3 DLS

Cara scuola ti scrivo…

Quando gli impegni, universitari e non, me lo consentono, torno sempre volentieri in quella che è stata la mia scuola superiore. È una sorta di viaggio nel tempo, per quanto sia impossibile condensare nell’intervallo di un paio d’ore un ventaglio di emozioni che abbraccia cinque lunghi anni.

Dal ragazzino, il primo giorno di scuola, con la camicia a quadretti, seduto al primo banco e già inquadrato dai suoi compagni al primo istante, al maturo studente, con una camicia più seria, che varca l’uscita, per l’ultima volta.

Dall’11 settembre 2011 al 30 giugno 2016: in mezzo, la mente e il corpo che crescono, la (parziale e talvolta mal interpretata) scoperta di se stessi, qualche domanda che non si ha il coraggio di fare e la cui risposta non si ha il coraggio di dare, nemmeno nel buio della propria cameretta. È stato un viaggio lungo, scolasticamente ottimo ma non privo di ostacoli sotto mille altri punti di vista. Mi è servito, parecchio, per essere ciò che oggi sono (a voi il gudizio ultimo).

“Che scuola superiore hai frequentato?” L’ITIS, a Pavia”

Segue un ghigno…

È capitato spesso. E quando accade, difendo sempre il luogo che mi ha formato culturalmente e umanamente, non in preda ad uno slancio di amor di patria per difendere l’indifendibile, ma esponendo senza vanità alcuna i risultati che un’istruzione tecnica mi ha permesso di raggiungere. Certo, non conosco il latino, il greco, la filosofia, ma non ne disprezzo i contenuti. Non snobbo i liceali, anzi, li ammiro. La cultura e il sapere mi hanno sempre affascinato e non è escluso che possa arricchire il mio bagaglio classico più in là, nel corso della mia vita, per mio conto.

Oggi apprendo dai media che la mia scuola è su tutti i giornali. Non per aver vinto un concorso nazionale, non per un’idea che può migliorare la città. Oggi è avvenuto un fatto grave che lascerà il segno nella storia del mio vecchio istituto. Non conosco le vittime, e nemmeno chi possa aver compiuto un atto di tale indecenza (altroché “bravata”) soprattutto alla luce di quanto accaduto a Corinaldo non molte ore fa.

La tragedia che ha segnato la festa dell’Immacolata e lasciato dietro di sé una scia di morti e feriti è stata, a meno di una bizzarra coincidenza, il punto di partenza per quanto successo nella giornata di ieri al Cardano.

Sarà chi di dovere a indagare sulla questione, ad individuare i responsabili e a scegliere le dovute punizioni. Non sarà un like su Facebook, un commento su Instagram, la giustizia fai da te che si nutre di bit e che scavalca puntualmente ogni limite di indignazione o di volontà di esprimere la propria opinione. Da adolescente, da studente, da chi quella scuola l’ha frequentata nelle sue mille sfaccettature, il mio pensiero va ovviamente in primo luogo a chi si è ritrovato coinvolto, ma anche, e non in misura minore, a chi lì dentro, è uno studente, nel senso vero del termine. A chi ha scelto quell’istituto per avere subito un lavoro domani, a chi compie il proprio dovere e magari è pure ritenuto uno “sfigato” per questo.

Penso a questi ragazzi che, così come i professori che trasmettono la loro passione tra quelle mura, e ai quali porgerò la mia eterna riconoscenza, staranno nutrendo un forte sentimento di vergogna in queste ore.

Mi dispiaccio per loro e gli sono sinceramente vicino con il pensiero.

Voi (come se li avessi qui di fronte) non siete e non sarete mai colpevoli per il gesto sconsiderato di qualcuno. Se vi diplomerete con la lode, se diventerete dei bravi ingegneri, se riuscirete a trovare un lavoro che vi soddisfi, non finirete sui giornali, sappiatelo. Ma avrete la testa alta e il cuore sollevato. Chi non è dell’ambiente e segue la vicenda, giudichi pure, esprima il proprio dissenso e la propria rabbia. E’ un fatto che, anche per quanto mi riguarda, non lascia spazio a sensazioni positive. Ma per il bene di molti ragazzi, non generalizziamo. Mai.

Cristian Malinverno
ex studente del Cardano indirizzo Elettrotecnica, ora studente di Ingegneria

Hackathon-Rispetto in Rete

Il 18 ottobre in molte scuole superiori della regione Lombardia si è tenuta una “maratona” chiamata “Hackathon – Rispetto in Rete”, iniziativa promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale e dalla Regione Lombardia.

ImmagineLa gara aveva come scopo quello di sensibilizzare i giovani al rispetto nell’ambito dei più comuni contesti di utilizzo della rete: Social Network, Youtube, Videogiochi, Fake News, Web Reputation.

Le squadre (composte da un massimo di quattro alunni) si sono messe in gioco per creare un pittogramma “aumentato” con slogan e/o video sul tema scelto al momento dell’iscrizione.

Noi 4 compagni della 3^AI dell’ITIS “G. Cardano” di Pavia (Lorenzo Caminotto, Ioan Chindris, Matteo Civita e Gabriel Titze) siamo stati partecipi di tale evento, gareggiando per la categoria “Fake News” e, tra piccoli litigi e parecchie risate, ne abbiamo tratto qualcosa di costruttivo. La mattina di quel giorno non sapevamo a cosa stessimo andando incontro, di certo non ci aspettavamo tutto quel lavoro! Abbiamo iniziato con parecchie idee in testa, ma alla fine abbiamo optato per un’animazione fatta al computer, producendo circa una sessantina di disegni a mano con la tavoletta grafica e poi montando il tutto con Premiére. Nonostante il prodotto finale duri solo venticinque secondi, abbiamo impiegato ben nove ore e mezza delle dieci disponibili per portare a termine il lavoro.

Per le prime sei ore lavorare e coordinarsi è stato relativamente semplice ma, dopo tutto quel tempo e senza nulla nello stomaco, la situazione ha cominciato a farsi pesante: per fortuna la prof.ssa Gabutti e il professor Muto ci hanno fatto una sorpresa portandoci qualcosa da mettere sotto i denti!

Ne11l nostro gruppo, però, permaneva un clima teso che ha generato anche alcuni litigi. Quando poi siamo arrivati agli sgoccioli del tempo disponibile, il gruppo si è riunito: abbiamo continuato a lavorare con tutte le nostre forze, sia fisiche che mentali e verso le 17:30 abbiamo finalmente consegnato il prodotto finito che i nostri professori (anzi i dream coaches come sono stati chiamati dagli organizzatori) hanno caricato su drive.

Ripensandoci a mente lucida, concordiamo tutti e quattro che è stata un’esperienza tanto formativa quanto impegnativa, abbiamo anche “assaggiato” una comune giornata di lavoro.

Ricordando sia l’entusiasmo che la fatica, adesso stiamo attendendo le valutazioni della giuria di esperti: in tutta la Lombardia, solo due prodotti per ogni categoria verranno scelti per sfidarsi nella finale che si terrà il 14 novembre prossimo al Pirellone.

In ogni caso ci siamo divertiti e ci siamo misurati con le nostre capacità e il nostro impegno: siamo tutti impazienti di partecipare di nuovo a questo bellissimo progetto l’anno prossimo.

  Lorenzo Caminotto, Ioan Chindris, Matteo Civita, Gabriel Titze 

Classe 3°AI

Università all’estero? Un’opportunità.

Il giorno giovedì 18 ottobre Luca Seresina, ex studente del Cardano Liceo delle Scienze Applicate e ora dottorando in Danimarca presso l’Aalborg University Esbjerg, ha tenuto una conferenza nel nostro istituto.

Lo scopo dell’incontro era spiegare alle classi presenti, per lo più alunni di quarta, le caratteristiche dell’università che frequenta, descriverne aspetti positivi e negativi, delineare un confronto con la sua precedente esperienza universitaria in Italia.

Dopo una breve presentazione della città, delle strutture universitarie presenti e dei servizi offerti, Seresina si è soffermato sulla differenza nel metodo utilizzato per l’apprendimento: in Danimarca raramente si assiste passivamente alla lezione del docente; generalmente viene posto dagli insegnanti un problema a cui gli studenti, in gruppo, devono trovare una soluzione: una sorta di problem solving, insomma.Questo metodo, indicato con le lettere PBL ovvero Problem Based Learning, aiuta a perfezionare la capacità di lavorare in gruppo e di gestire eventuali tensioni e discrepanze tra punti di vista.

Seresina si è poi soffermato sugli aspetti economici dello studio all’estero: l’università danese, infatti, offre agli studenti, cittadini dell’Unione Europea, la possibilità di frequentare gratuitamente la facoltà scelta, cosa che agli occhi degli italiani può sembrare irreale, in quanto nel nostro paese l’iscrizione e lo studio universitario richiedono il pagamento di tasse più o meno alte in rapporto alle fasce di reddito di appartenenza. Anche se non al primo posto in una virtuale classifica mondiale per entità, le tariffe italiane potrebbero comunque scoraggiare, a nostro parere, una fetta di potenziali studenti.

L’agenzia d’accoglienza danese, inoltre, aiuta le matricole ad ambientarsi, seguendo e consigliando i ragazzi neo-arrivati specialmente nel primo periodo: offre un sostegno per integrarsi, per trovare casa ed anche per cercare un impiego che possa essere svolto parallelamente agli studi.

A chi ha intenzione di fare un’esperienza di studio all’estero potrebbero sorgere numerosi dubbi: “Mi ambienterò? Sarò accettato? Mi farò degli amici? Riuscirò a sostenere gli esami con profitto?”

Come ha spiegato Luca, non è difficile ambientarsi tra i danesi perché sono tolleranti e molto aperti alle differenti culture; anzi lui ha trovato semplice abituarsi al loro stile di vita in poco tempo.

Un altro dubbio comune riguarda la lingua: in Danimarca la lingua nazionale è il danese, ma nell’ambiente universitario si parla anche l’inglese, che riduce la distanza fra studenti di nazionalità diverse. La lingua inglese è comunque compresa e usata dalla maggior parte della popolazione: in parte per il fatto che film e programmi vengono trasmessi in lingua originale, in parte per la maggior vicinanza del danese all’inglese o forse anche per la diversa didattica dell’insegnamento delle lingue.

“L’Italia non è sicuramente un paese nel quale è sconsigliato studiare e laurearsi. Anche qui esistono numerose università, alcune delle quali molto prestigiose. Ma svolgere gli studi all’estero è un’opportunità da non sottovalutare!” suggerisce Seresina.

“Oltre alla formazione didattica si possono trarre benefici spendibili anche al di fuori dall’ambito scolastico: l’incontro con una nuova cultura arricchisce lo studente, migliora lo spirito di adattamento e la capacità di mediazione, competenze utili in futuro nell’ambito lavorativo”.

Rachele La Russa, Cristian Perronace, Beatrice Pestoni 4^ DLS

ITIS CARDANO, UNA SCUOLA DI TALENTI

Una sala gremita di studenti. È il 6 giugno e per i ragazzi del Cardano significa che tra soli due giorni inizieranno le vacanze estive, quindi si può ben immaginare l’atmosfera spensierata che si respira. La preside prende in mano il microfono e il brusio si acquieta mentre lei ringrazia i presenti e annuncia con orgoglio che questa giornata è dedicata interamente agli alunni. Due ore rivolte agli studenti più meritevoli, a chi si è messo in gioco dando il tutto per tutto. Insomma, a chi ha tenuto alto il nome del Cardano, anche solo partecipando a competizioni e gare.foto premiazione 2

I premiati, durante queste due ore, sono circa 150, un numero impressionante, anche se va considerato che su una totalità di 1800 studenti essi sono veramente una piccola parte.
Ci scusiamo, comunque, se non tutti i nomi verranno citati.foto premiazione 4
L’iniziativa, quindi, si apre con i fiori all’occhiello della nostra scuola: a Beatrice Affini della 4°AI, infatti, è offerta una borsa di studio per partecipare a dei corsi di alternanza scuola-lavoro in Inghilterra, mentre a Michela Ferrari della 5°BLS e a Davide Murer della 5°DI è data la possibilità di frequentare dei laboratori di microelettronica presso l’università di Boston. Inutile dire che i tre ragazzi sono davvero entusiasti e, giusto per restare in tema con gli Stati Uniti, vengono applauditi come dei giocatori di football al ritorno da una vittoria.

Ma al Cardano si tengono anche numerose iniziative culturali, sia scientifiche che umanistiche, e di queste vengono  premiati i primi classificati: Edoardo Castelnuovo della 2°BLS per i giochi di Anacleto, Rebecca Mordà della classe 4°CLS, per il triennio, nelle olimpiadi di fisica; Gaia Alpegiani della 1°BLS per il biennio e Matteo Verri della 4°CLS per il triennio sono stati i vincitori delle olimpiadi di matematica; Gabor Riccardi della 5°AC, vincitore dei Giochi della chimica nella fase regionale, ha partecipato alla fase nazionale; infine, Giulia Faccini della 2°DLS è stata premiata per aver vinto le olimpiadi di italiano per il biennio nella fase di istituto.

Edoardo Castelnuovo, in particolare, riceve, nel corso delle due ore, ben cinque attestati (giochi di Anacleto, sci, Corripavia, orienteering e nuoto) ed è inutile dire che è il ‘più meritevole’ della giornata.

Ma ci sono anche alcune ‘squadre’: la 2°DLS è premiata per essere arrivata terza alle Olimpiadi di Lettura, attività organizzata per i bienni degli istituti pavesi, così come gli alunni che hanno partecipato a ”Treno della memoria”, che li ha condotti ad Auschwitz per ripercorrere gli avvenimenti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale, e quattro ragazzi della 4°FI secondi alle fasi finali del Management Game.

Anche i giornalisti in erba che hanno pubblicato articoli sulla Provincia Pavese vengono gratificati, insieme ai giovani scrittori partecipanti al concorso indetto per festeggiare i novant’anni di Mino Milani. È bello vedere che anche nella nostra scuola l’amore per la lettura e la scrittura è vivo e non sottovalutato, anche se, come è naturale che sia, le discipline tecnico-scientifiche vengono viste con un occhio di riguardo. È il caso dei tre vincitori di TecnicaMente 2018, organizzato da Adecco, che mira a incentivare la collaborazione tra il mondo del lavoro e una scuola sempre più innovativa.

Rimanendo in tema avveniristico, anche i partecipanti a ‘Presenti al futuro’ hanno avuto il loro meritatissimo momento di gloria: dopo un lungo periodo passato ad imbiancare, pulire e riordinare aule, bagni e giardino dell’istituto rovinati dal tempo e dall’incuria degli studenti, i nostri eroi hanno potuto illustrarci il loro lavoro tramite una presentazione in Power Point e ci hanno fatto capire quanta passione e impegno hanno riversato nel loro progetto. Incontri e riunioni fissati come in una vera e propria impresa, sono stati seguiti con una dedizione che è andata ben oltre il progetto di alternanza scuola-lavoro.

Va invece all’intero istituto il titolo di ‘Scuola sportiva dell’anno’ a livello cittadino, grazie alle innumerevoli competizioni vinte tramite la collaborazione tra studenti e professori. Atletica leggera (Efrem Vietti della 2°DLS e Allen Jonathan della 1°ALS), sci (Beatrice Oliva della 3°ALS), snowboard (Filippo Penso 2°ALS e Rebecca Quagliato della 3°ALS), corsa campestre, orienteering (sia la squadra maschile che quella femminile), nuoto (Riccardo Tomasi della 4°BE), pallamano, Corripavia (di nuovo Allen Jonathan di 1°ALS) e persino scacchi (Ahmetaj Orgen della 4°BE, vincitrice della fase provinciale e capitano della squadra d’istituto) sono le specialità in cui i nostri atleti si sono distinti. Ma in particolare ricordiamo Angelica Prestia della 2°BLS, possibile candidata alle Olimpiadi Giovanili di Rio de  Janeiro, che ha vinto la fase regionale di corsa campestre.

Ovviamente sono stati ringraziati, in qualsiasi attività, anche i numerosissimi partecipanti che hanno mostrato la tenacia e lo spirito competitivo della nostra scuola.

foto premiazione 1E così, accompagnata dalle note di alcuni talentuosi studenti musicisti si chiude la nostra giornata di gloria. Anche se, ne siamo sicuri, non sarà certo l’ultima.

                       Sonia Bazzicalupo, Roberta Basile,
Matteo Sangermano e Davide Invernizzi della 2 ^ DLS

TecnicaMente è domani? Praticamente è oggi

Secondo Platone, l’inizio è la parte più importante del lavoro; ma, si può aggiungere, anche la più complicata: il 32,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni, infatti, è ancora disoccupato.

Questo stando ai dati dell’Istat.

Ma il Cardano da anni si distingue per l’alta percentuale di diplomati inseriti con successo nel mondo del lavoro. In particolare, la nostra scuola partecipa al progetto TecnicaMente, attivato nel 2014 da Adecco, agenzia per la consulenza lavorativa, nato con l’obiettivo di mettere a contatto i giovani provenienti da istituti superiori di estrazione tecnica con il mondo delle aziende.

Il 30 maggio, in aula magna, si è tenuta la presentazione dei sei lavori realizzati da alcuni ragazzi delle classi quinte degli indirizzi tecnici, divisi in gruppi: alcune ditte del territorio hanno commissionato loro il compito di sviluppare dei progetti impiegabili nel proprio ambito aziendale. Una giuria composta da rappresentanti di alcune imprese locali ha analizzato le proprietà espositive dei ragazzi, unendole alle competenze tecniche e al livello di innovazione dei singoli elaborati, decretando un team vincitore. Il ‘premio’ consisteva nella partecipazione ad attività post diploma gestite da Adecco e volte a favorire l’inserimento nel mercato del lavoro.

È stata soprattutto incentivata la collaborazione tra i ragazzi, o, per meglio dire, tra i ‘colleghi’, che hanno dovuto cimentarsi in una nuova esperienza affiancati da coetanei di un diverso indirizzo: infatti, oltre a progetti totalmente dedicati a giovani dell’indirizzo chimico e informatico, due di essi sono stati realizzati attraverso la collaborazione di studenti dell’indirizzo meccanico ed elettrotecnico.

Il progetto vincitore è stato realizzato da Alessandro Di Lieto, Luca Sacchi e Davide Toscanini della 5 FI, che, guidati dal prof Di Palma, hanno lavorato per un mese alla SEA Vision, azienda specializzata nella creazione di sistemi di visione di qualità per aziende farmaceutiche.

-Il nostro lavoro- ci spiega Daniele -non si è basato sull’implementazione fisica del software ma solo sui casi d’uso, ovvero su tutto ciò che viene prima. Immaginate un videogioco: c’è chi lo programma e chi decide dove deve stare sullo schermo un determinato pulsante per un dato comando. Noi ci siamo occupati di questo, ovvero di realizzare il log-in, il log-out, la profilazione di un contatore e la pulizia di linea.

La giuria ha comunque definito difficile il compito assegnatole perché tutti i progetti si sono rivelati innovativi e ugualmente interessanti: da nuove strutture per l’assemblaggio di ventilatori a macchine all’avanguardia per la chiusura di capsule del caffè. I nostri ragazzi hanno dato prova, ancora una volta, di come il Cardano cerchi di creare, nel miglior modo possibile, un ponte solido e interattivo tra la scuola e il lavoro, il quale deve rispecchiare le formazioni degli studenti ma anche valorizzarli, come intende fare anche Adecco.

I tre vincitori, intervistati su quali siano i loro piani per il futuro, hanno risposto all’unisono: -Cercare lavoro.

Salvo poi specificare il desiderio di voler intraprendere anche una carriera universitaria.

-Vi è piaciuta l’iniziativa TecnicaMente?

-Sì, ci siamo divertiti molto. È stato davvero utile, ma anche divertente, per nulla pesante.

-La consiglieresti ai ragazzi che l’anno prossimo frequenteranno la quinta?

-Sicuramente.

Le aziende hanno quindi ringraziato tutti gli studenti che hanno aderito al progetto, che si sono dimostrati maturi e disponibili, portando alla realizzazione di lavori in cui erano state riposte numerose speranze.

E noi, personalmente, ci teniamo a ringraziare Elisa Battini e Beatrice Bollini, rispettivamente consulente e componente del Brand Management Team di Adecco, per la loro disponibilità e gentilezza.

                                                                     Roberta Basile e Sonia Bazzicalupo, 2^ DLS

FARE UNO SCAMBIO CULTURALE

Ecco la mia esperienza

Mi chiamo Micaela, ho diciassette anni e vengo dall’Argentina. Questa è la presentazione della mia esperienza e delle motivazioni che mi hanno portato in Italia, simili senz’altro a quelle di tanti altri giovani che partecipano a scambi interculturali.

Nel mio caso, mi sono trasferita in Italia per sei mesi e già sono qui da circa tre. Sto frequentando il Liceo delle Scienze Applicate all’Istituto Cardano, ma in Argentina mi sono già diplomata al liceo e, al mio ritorno, mi iscriverò alla Facoltà di Giurisprudenza.

La scuola: uno dei dubbi più grandi che emergono nel momento in cui si pensa di aderire ad un progetto di scambio… Saranno disponibili i nuovi compagni? Mi farò qualche amico? Risulterò simpatica? Queste e tante altre sono le domande che ci si pone e che non trovano risposta fino a quando l’esperienza non è vissuta.

Gli stessi dubbi riguardano anche la famiglia ospitante. Ma a differenza dei

La mia famiglia ospitante
La mia famiglia ospitante

compagni di scuola, le famiglie scelgono volontariamente di accogliere uno studente; questo è il bello degli scambi interculturali: loro si offrono consapevolmente. Per fortuna con la mia famiglia ospitante mi sono sentita benissimo fin dal primo giorno; è molto carina e mi ha fatto sentire veramente a casa. Secondo me, stare bene con la famiglia ospitante è importantissimo, perché la maggior parte del tempo lo si trascorre lì.

Una delle prime domande, che mi sono sentita rivolgere da tutti coloro con cui ho fatto amicizia, è perché ho scelto di imparare la lingua italiana. La mia risposta è semplice: sinceramente non sono venuta proprio per questo, ma perché  desideravo fare un’esperienza formativa all’estero. Certo questo comporta imparare l’Italiano, ma il mio obiettivo principale è crescere come persona, aprirmi al mondo vivendo a contatto con un’altra cultura, un’altra nazione. Continua a leggere FARE UNO SCAMBIO CULTURALE

Managment Game

I ragazzi della 4^F I hanno portato in alto il nome del “Cardano”  a livello provinciale con la loro vittoria nel Managment Game ed ora li aspetta una sfida impegnativa a livello regionale.

Il Managment Game è un gioco di simulazione aziendale promosso dal Comitato Regionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia e riservato agli studenti delle classi quarte degli istituti secondari di secondo grado.

Il gioco è diviso in 4 fasi che rappresentano ciascuna 6 mesi di attività aziendale. Durante questo periodo i ragazzi devono fare delle scelte operative di management della loro “impresa” di cui vedranno i risultati alla fine dell’attività.

Preparati dal professor Nicola Muto, i ragazzi di due classi del Cardano hanno partecipato, divisi in gruppi, ad una fase di istituto, in cui hanno studiato il manuale del simulatore d’azienda e hanno ipotizzato le probabili conseguenze di un investimento. 

Con la vittoria in questa fase, i nostri campioni della 4^FI Marco Carlin, Mattia Lombardi, Andrea Scevola, Katerina Khomynets hanno ottenuto la qualificazione alla fase provinciale.

Durante la gara i ragazzi, un po’ agitati, hanno confuso il primo round  con una simulazione ed hanno sbagliato i loro investimenti. La loro azienda doveva vendere prodotti tecnologici: essendosi fatta un nome come azienda low cost, è riuscita nei round successivi a ritoccare al rialzo i prezzi per aumentare gli incassi. Continua a leggere Managment Game

PRONTI, PARTENZA, CHIMICA!

Sabato 21 Aprile, a Milano, alle ore 10:00, si è svolta la fase regionale dei Giochi della Chimica, organizzati ogni anno dalla Società Chimica Italiana (SCI) nata nel lontano 1909 con l’obiettivo di riunire menti giovani e appassionate, legate, come gli atomi di una molecola, dall’interesse comune per una scienza dalle mille sorprese.

Gli iscritti erano divisi in tre categorie: classe A (studenti che frequentano il biennio della scuola secondaria superiore), classe B (studenti che frequentano il triennio della scuola secondaria di secondo grado) e classe C (studenti che frequentano il triennio di istituti tecnici a indirizzo chimico, tecnologico e biotecnologico).

Cercando di sfruttare al meglio le conoscenze acquisite nel corso degli anni, i partecipanti hanno risposto a 60 quesiti a scelta multipla, al fine di totalizzare un punteggio massimo di 180 punti.

Una volta dato il via alla gara, i ragazzi hanno affrontato una domanda dopo l’altra, addentrandosi nei meandri della chimica organica, sfidando la chimica analitica e navigando tra i moti della chimica fisica.

Tra di essi due studenti promettenti della 5^A dell’ indirizzo chimico dell’istituto ITIS G. Cardano, Alessandro Graneroli, piazzatosi onorevolmente al dodicesimo posto e Gabor Riccardi che, totalizzando la bellezza di 128 punti, ha vinto la gara regionale e si è meritato la qualificazione alla fase nazionale come rappresentante della regione Lombardia, classificandosi primo su ben 175 partecipanti.

PHOTO-2018-05-12-13-48-59La passione per questa scienza, nata dalle lezioni di pozioni del letterario professor Piton, aveva già portato Gabor a raggiungere altri importanti traguardi: nell’anno scolastico 2016/2017 si è aggiudicato l’ ottavo posto alla fase nazionale delle gare di chimica svolte a Chieti e, già in seconda superiore, aveva dimostrato una particolare destrezza nella chimica, classificandosi primo in tutta Lombardia nelle fasi regionali dei Giochi della Chimica svolti in quell’anno. Continua a leggere PRONTI, PARTENZA, CHIMICA!

Datemi una parola e vi creerò una storia

In occasione dei novant’anni dello scrittore pavese Mino Milani l’ITIS Cardano di Pavia ha organizzato un concorso in suo onore. Gli studenti partecipanti hanno scritto racconti, poesie e articoli di giornale dedicati al grande romanziere. La premiazione si è svolta in data 16 maggio nell’Aula Magna dell’istituto.

Mino Milani ha compiuto i 90 anni, ma dentro di sé è rimasto quel ragazzo che giocava a rugby e che, dodicenne, il 10 giugno 1940, il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, si trovava in Piazza della Vittoria, vestito da balilla, calzoncini grigi e fez nero. “Quel giorno ho iniziato a vivere”, racconta.

Il rimedio? SCRIVERE…

foto milani 2Scrivere… un modo per lasciarci andare, per capire davvero chi siamo e che cosa vogliamo, perché quando scriviamo possiamo essere sinceri con noi stessi, mettere a nudo i nostri sogni. SOGNI… parola che pronunciata da un novantenne può suonare strana, ma non deve esserlo. Nella vita non bisogna mai smettere di sognare, di darsi degli obiettivi. Solo chi punta sempre in alto e non si dà mai per vinto può ottenere ciò che desidera. “La nostra vita è da cercare dentro noi stessi, sognando e non preoccupandosi dei giorni tristi, perché l’allegria se non arriva oggi, arriverà domani.”

Milani ci esorta, dunque a scrivere. Lo scopo del concorso era questo : avere il coraggio di mettersi in gioco e di esprimere la propria personalità attraverso la forma espressiva della scrittura. Chiunque può scrivere, perché anche da una parola semplice come “casa”, può nascere una storia.

Francesco Trespidi, 2^DLS

LA VITA secondo MINO MILANI

Mercoledì 16 maggio, nell’Aula Magna dell’Istituto G. Cardano, è venuto a parlare un “giovane” di 90 anni: lo scrittore pavese Guglielmo Milani, più noto come Mino Milani. Lo ha presentato il professor Marchi, docente di Lettere, ricordando che in tutta la nostra vita faremo ben 2600 giorni di scuola, più o meno noiosi, ma questo sarebbe stato diverso da tutti gli altri, perché avremmo avuto la possibilità di conoscere una persona e affrontare argomenti così interessanti che non ci sarebbero forse mai più ricapitati.Lui stesso ha confessato di essere un vero fanatico di Mino Milani e che ancora non riusciva a capire come mai i suoi scritti, che vanno dai romanzi ai fumetti, non siano compresi nei programmi scolastici. Quanto alla sua biografia, ha concluso, potevamo facilmente cercarla su Wikipedia, ma quello che ci avrebbe raccontato oggi non avremmo potuto trovarlo da nessuna parte, quindi ci conveniva stare attenti. Continua a leggere Datemi una parola e vi creerò una storia