Intervista ad Ugo Bardi

Ugo Bardi, chimico e accademico fiorentino, docente presso l’Università di Firenze dal 1992, è anche autore di contributi in diversi settori scientifici e divulgatore scientifico sui problemi dei cambiamenti climatici. E’ attivo su tali temi anche come blogger, conferenziere e saggista.

Si interessa di esaurimento delle risorse, di dinamica dei sistemi, di scienza del clima e di energie rinnovabili. Si è occupato del picco del petrolio pubblicando alcuni volumi su questo argomento a livello internazionale; è membro dell’associazione ASPO e fondatore della sezione italiana della stessa. Nel 2013 è stato autore del 33º Rapporto ufficiale del Club di Roma.

I contributi del Prof. Bardi si caratterizzano spesso per la ricchezza di informazioni storiche e storiografiche a supporto dell’inquadramento del contesto dei temi trattati.

Noi lo abbiamo intervistato riguardo il problema del cambiamento climatico in occasione della sua conferenza tenutasi presso l’aula del Quattrocento dell’Università di Pavia lo scorso 14 febbraio.

  1. La perdita di biodiversità è uno dei fattori più incisivi della tragica situazione globale. Per quale motivo i media non trattano questo argomento con la dovuta importanza?

A mio parere i media non trattano questo argomento con la dovuta importanza perché la perdita di biodiversità non era prevista dai modelli  e perciò non se ne conoscono le conseguenze. Un’altra motivazione è che la fertilità del pianeta è in aumento ovvero il pianeta produce più vita ma allo stesso tempo perde molte specie viventi. 

  1. Dopo decenni dall’incontro al MIT di Boston nessuno ha provveduto ad apportare i cambiamenti necessari affinché avvenga un’ inversione di rotta; secondo Lei siamo ancora in tempo per adoperare tali cambiamenti oppure è troppo tardi?

E’ vero ! Nessuno ha apportato i cambiamenti necessari. Purtroppo la ricerca del MIT di Boston non è stata capita e di conseguenza non è stata attuata, elaborata e diffusa; anzi, è stata demonizzata. Per stabilire se abbiamo ancora un margine di intervento occorrerebbe conoscere, con una certa precisione, l’ammontare effettivo delle risorse disponibili sul pianeta.

  1. Come possiamo cambiare l’attuale atteggiamento della società secondo la quale non si può fare nulla per cambiare la situazione climatica?

Bella domanda ! Nessuno sa rispondere! Si accettano suggerimenti! Diciamo che ci vuole molta, molta pazienza perché la società mondiale cambi. Forse solo un meme di forte impatto potrebbe influenzare il pensiero delle persone perché credo che il segreto della comunicazione  non è il messaggio bensì il messaggero che deve essere davvero molto credibile. Quindi, riformulo la domanda: “Qual è il meme che può far cambiare l’atteggiamento della gente?” In anni di lavoro non è ancora stato trovato.

  1. Cosa ne pensa del movimento nato in seguito agli scioperi di Greta Thunberg? Pensa che lo sciopero studentesco del 15 marzo 2019 possa smuovere la politica verso riforme più ambientaliste?

Ecco! Greta Thunberg potrebbe essere il meme in grado far colpo sulla società, di sensibilizzarla, di farle cambiare atteggiamento, una persona capace di manipolare le idee delle persone e spingerle a lottare per degli obbiettivi precisi.
A proposito dello sciopero penso che non si debba perdere quest’ occasione e che sia assolutamente necessario scendere in piazza il 15 marzo tutti insieme!

Abbiamo posto quest’ultima domanda anche agli altri ricercatori intervenuti durante la conferenza: Yuri Galletti (biologo marino ricercatore al CNR di Pisa) e Flavio Ceravolo (docente di sociologia presso l’Università di Pavia e rettore del collegio Griziotti).

  1. Galletti: Il 15 marzo sarà una data decisiva per il nostro futuro e per questo è molto importante l’approvazione dei docenti a questo sciopero, gli insegnanti infatti avranno un ruolo determinante nell’incentivare e nel far conoscere questo evento a tutti gli studenti.
  2. Ceravolo: lo sciopero del 15 marzo è una di quelle occasioni che non devono essere sprecate. Non deve rimanere “appesa al vuoto” ma ci deve vedere, esponendoci in prima persona, protagonisti e lottare perchè potremo cosi raccogliere i frutti di questa mobilitazione che ci permetteranno avere un futuro.

Dopo questo incontro siamo ancor più convinti che sia di fondamentale importanza cambiare la società, sensibilizzare il più possibile le persone riguardo temi che riguardano tutta l’umanità senza distinzione di classe sociale, etnia, sesso e cultura; ma soprattutto riguardano noi giovani perché senza un adeguato cambiamento non avremo un futuro.

In questo caso il vecchio slogan “ WE CAN ” è più attuale che mai!

                                                           Elena Emmanueli 4^ DLS

Un detective chiamato genetista

La genetica è la branca della biologia che studia i geni, l’ereditarietà e la variabilità genetica negli organismi viventi. Ne fu precursore il monaco ceco Gregor Mendel (1822-1884) che fece le sue prime scoperte attraverso esperimenti con le piante di pisello odoroso. Da allora molti studiosi si sono interessati e dedicati a questa scienza che è in continua evoluzione e ha portato a importantissime scoperte quali il sequenziamento del genoma umano nel 2003.Oggigiorno i genetisti sempre più spesso vengono consultati per diversi campi oltre alla medicina come l’agraria e la medicina forense.

Ne discutiamo con la dottoressa Silvia Camanini del laboratorio di genetica medica dell’Università di Pavia. La dottoressa, originaria della provincia di Bergamo, è arrivata a Pavia da studentessa e dopo la laurea in biologia si è specializzata in genetica medica.

  1. Di cosa si occupa principalmente?

Mi occupo della diagnostica relativa alla citogenetica convenzionale applicata alla diagnosi prenatale. In pratica, nel mio laboratorio, giungono campioni biologici quali liquido amniotico e villi coriali da cui ricostruisco, per ogni singolo feto, il cariotipo o mappa cromosomica che è data appunto dal numero e dalla morfologia dei cromosomi.

  1. In cosa consiste il suo lavoro?

Come dicevo, dai campioni biologici che pervengono quotidianamente, non solo dall’ospedale di Pavia ma anche da centri di altre province, alcuni colleghi procedono ad allestire delle colture cellulari con tecniche e terreni specifici. Dopo tempi tecnici prestabiliti, preparano dei vetrini che io processo colorandoli con un genetistacolorante fluorescente che si chiama quinacrina. Successivamente li analizzo per mezzo di un microscopio ottico collegato ad un computer. La colorazione mi permette di identificare e appaiare i cromosomi omologhi che riconosco dalla dimensione, dalla posizione del centromero e dai bandeggi.

  1. Quali sono le malattie/mutazioni genetiche più frequenti?

Ce ne sono diverse ma le più note sono:

  • La trisomia 21 meglio conosciuta come sindrome di Down. E’ una malattia genetica dovuta ad un’alterazione nel numero dei cromosomi; chi ne è affetto presenta tre cromosomi 21 invece che due.
  • La fibrosi cistica, un’altra malattia genetica dovuta invece ad una mutazione sul gene FC del cromosoma numero 7.
  • La distrofia muscolare di Duchenne e di Becker, che sono tra le malattie genetiche neuromuscolari degenerative più diffuse.
  • La corea di Huntington è la più frequente malattia a causa genetica nei quadri clinici neurologici.
  • L’anemia falciforme che è una malattia genetica del sangue causata da una mutazione del gene che codifica la sintesi di emoglobina che fa assumere ai globuli rossi la particolare forma a falce.
  • La talassemia, una malattia ereditaria del sangue che comporta anemia. Ne esistono due tipi principali, alfa talassemia e beta talassemia (nota ai più come anemia mediterranea). La gravità della alfa e della beta talassemia dipende da quanti dei quattro geni per il gruppo alfa o dei due geni per il gruppo beta mancano.

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