Rogoredo: tra carnefici e vittime

I protagonisti della tragedia infernale a cui ogni giorno și assiste in diretta a solo mezz’ora di treno da Pavia sono proprio i dipendenti dalle sostanze stupefacenti. Ma non solo.

Il bosco di Rogoredo, diventato una delle piazze di spaccio più estese del Nord Italia,  è paragonabile alla scena di un film: registi, attori, sceneggiatori, tutti impegnati a creare la scena della tragedia, proprio nel cuore della Lombardia, nella ricca e dinamica Milano. Proprio qui, nel boschetto che con un eufemismo qualcuno chiama parco, quotidianamente si inoltrano persone di ogni etá, genere ed etnia, tutti in cerca di ció che é diventato per loro una ragione di vita, gli stupefacenti.

Ciascuna di queste persone porta con sé una storia di vita: spesso abusi e violenze, altre volte un semplice ”volevo soltanto provare”  di ragazzini apparentemente con una vita normale, convinti di avere tutto sotto controllo ma privi della consapevolezza che sarà la droga a detenere presto il controllo su di loro. Vedendo e ascoltando le interviste che li mostrano come protagonisti, scopriamo il loro passato: dall’adulto che, rimasto disoccupato, cerca una fuga nell’ eroina al sedicenne di buona famiglia che si compra le dosi per il sabato sera ”per divertisi meglio”.

Un dato allarmante é la facilitá con cui ci si puó procurare una dose. Negli ultimi anni i registi del girone infernale hanno trovato il metodo di rendere le droghe ”alla mano di tutti”, creando mini dosi da 5 euro, 5 euro che distruggono una vita. Oltre alle mini dosi, inventano nuovi miscugli difficili da identificare anche per i cani antidroga; nuove varietá sempre piú letali perché sintetiche.

All’ interno del bosco si apre un mondo a noi sconosciuto, quasi un regno animale in cui gli spacciatori lottano per il miglior territorio, mentre i dipendenti sono vittime vulnerabili. Vittime sono anche i comuni cittadini che risiedono in un’ abitazione nei pressi del boschetto, perché giorno dopo giorno si rendono conto del fatto che nessuno comprerá mai una casa in quella zona; ma anche perché assistono impotenti al viavai dei disperati che și muovono dal boschetto di Rogoredo al centro di Milano, quasi che fossero due città senza altri canali di comunicazione se non quello fisico della metropolitana. Infatti i tossicodipendenti și recano nel centro del capoluogo lombardo,  in piazza Duomo o nelle vie care allo shopping, per chiedere l’elemosina e potersi acquistare la dose; mentre i passanti, provando empatia e pietá, si svuotano le tasche dagli spiccioli, ignari di alimentare la dipendenza in coloro che non hanno bisogno di soldi ma di vero sostegno. Ad occuparsene sono le svariate associazioni di volontariato e i servizi sanitari specializzati nella disintossicazione, l’ unica speranza per uomini e donne ridotti a zombie dalle droghe.

Giunti a questo punto c’é chi si pone la domanda se abbia senso pensare alla legalizzazione delle droghe nella convinzione che sia proprio l’ idea di andare contro la legge che spingerebbe molti adolescenti alla trasgressione, fino alla rovina o alla morte. Invece c’è chi, all’opposto, invoca l’intervento coercitivo dello stato e delle forze dell’ordine; mentre altri ancora chiedono progetti educativi convinti che solo la cultura e i grandi valori possano rendere immuni dalle false sirene.

Intanto gli abitanti di Rogoredo, e non solo, chiedono un risanamento dell’area degradata in cui ogni giorno prende vita come in un romanzo distopico il dramma del girone infernale.

Mihaela Dari  2^ DLS

La droga esiste, ma la gente chiude gli occhi.

Il giorno 11 gennaio 2019 alcuni esperti della Fondazione Maugeri di Pavia hanno tenuto un incontro all’I.T.I.S. Cardano su droghe “antiche” e “moderne”, sul loro abuso e sui  loro effetti.

Il dottor Locatelli, esperto del Centro Antiveleni della Fondazione, ha introdotto la spiegazione sulle sostanze psicoattive mostrando degli esempi di tele di ragni a cui  erano state somministrate delle molecole di vari tipi di sostanze stupefacenti: ecstasy, speed, LSD, marijuana e caffeina.

Voleva stupirci…e ci è riuscito! Infatti ci siamo resi conto che ognuna di quelle sostanze ha avuto effetti sui cervelli degli aracnidi, visibili attraverso la diversa struttura delle loro ragnatele: l’osservazione delle tele mostrava chiaramente ai nostri occhi che i loro neuroni erano stati inibiti analogamente a  quanto succede nell’uomo sotto l’effetto di quelle stesse sostanze.

Ci è stata poi mostrata una classifica delle 6 sostanze più abusate: alcool, fumo di sigaretta, marijuana, NSP, cocaina ed eroina; tutte piuttosto facili da trovare e tutte molto dannose, anche quelle apparentemente innocue.

In seguito sono state messe in evidenza le peculiarità dello spacciatore: fare soldi, fidelizzare, coinvolgere, proporre una vasta gamma di droghe e soprattutto essere avido e spietato. Proprio su quest’ultimo punto si fonda il guadagno tramite la contraffazione: si aggiunge zucchero alle pasticche, gesso alla polvere di coca o piante aromatiche essiccate alla cannabis, con l’unico scopo di accrescere il numero dei clienti e quindi i profitti.

Ma visti i danni irreversibili provocati dagli stupefacenti, cosa spinge le persone a farne uso?

I motivi possono essere più o meno gravi:  dai problemi familiari alla volontà di evadere dal mondo reale, dal desiderio di euforia all’emulazione degli amici per non rimanere esclusi dal gruppo. Ovviamente nessuna di queste ragioni è giustificabile; i problemi si possono risolvere parlando con i propri genitori, con amici fidati o eventualmente con uno psicologo…

Tornando all’argomento principale e cioè alla grande varietà di droghe disponibili, al fine di evitare problemi giudiziari, nell’ultimo decennio le organizzazioni criminali hanno sviluppato in laboratorio nuove sostanze psicoattive (NSP); si tratta di sostanze per lo più legali, che sono resistenti ai farmaci e i cui effetti sono ignoti. Esse non sono reperibili dal comune spacciatore, bensì attraverso  social media, siti internet o addirittura dal deep web. Le più diffuse sono i catinoni e i cannabinoidi sintetici che, nonostante vengano paragonati alla marijuana e alla pianta di khat, hanno effetti totalmente diversi e più duraturi: invece di rilassare, provocano forte confusione mentale, infarti o ictus; causano comportamenti aggressivi e, a tratti, anche animaleschi, invece di suscitare semplice euforia.

Il dottor Locatelli ha poi proiettato un cortometraggio molto originale realizzato dalla Scuola del Cinema di Milano per mostrare gli effetti devastanti delle droghe. Nel filmato un ragazzo viene spinto a provare diverse NSP; in seguito se ne pente, ma non riesce più a tornare indietro. La storia ci deve far riflettere su come sia facile perdersi e smarrire il senso della realtà.

In seguito, sono state presentate le esperienze di alcuni pazienti presi in cura dalla Fondazione Maugeri. Un primo caso rigurdava un diciannovenne in viaggio di maturità con un amico, che ha provato degli allucinogeni acquistati online, pensando che avessero un effetto blando; invece, poco dopo averli assunti, ha avuto terribili allucinazioni, una delle quali consisteva nell’avere le gambe chiuse in una valigia. Il ragazzo, nonostante le cure,  ha continuato a soffrire di sindrome post-traumatica da stress.

Un altro caso riguardava un giovane svenuto durante un party in spiaggia d’estate; portato d’urgenza all’ospedale in sala rianimazione, vi è rimasto per trenta ore prima di morire. Aveva ingerito circa mezza compressa di MDMA molto concentrata che aveva provocato l’aumento della temperatura corporea fino a 42°C, causandone il decesso.

Infine, il dottor Locatelli ha fatto una breve digressione sulle cosiddette “droghe da stupro”, la più diffusa delle quali è l’alcol, soprattutto se preso in grandi quantità in poco tempo; un’alternativa meno comune è quella delle benzodiazepine, ossia un farmaco per l’insonnia che i malintenzionati sfruttano per assopire le loro vittime e abusarne.

Da questo incontro possiamo dedurre che le NSP sono addirittura peggiori delle droghe “tradizionali”. A tal proposito, riteniamo che l’organizzazione di incontri  come questo sia molto utile ad aprire gli occhi alle persone e a farle riflettere su quello che comporta entrare nell’ orribile tunnel della droga. Secondo noi, le autorità dovrebbero essere più restrittive, effettuare controlli più rigorosi e non far finta di niente magari perché “si tratta solo di un po’ di erba”. Anche i genitori dovrebbero svolgere la loro parte, in particolare nel caso di ragazzi sotto la maggiore età, fase in cui, purtroppo, l’uso di droghe è molto più presente di quanto si immagini.

 

 

Claudio Clerici, Marco Di Silvio e Paolo Milasi  3°DLS

 

 

UN MURO INTORNO AL MONDO

Nel corso della storia i muri sono stati considerati un simbolo di separazione e di chiusura, barriere innalzate a protezione dalle paure reali o presunte, o semplicemente linee di demarcazione dei propri spazi di competenza. Anche tuttora, in un mondo dove l’inclusione sembra scontata, i muri continuano ad essere costruiti per tenere lontani popoli o culture, considerati diversi.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, che divideva in due parti non solo una città ma in realtà due mondi, nel 1989, l’epoca dei muri sembrava finita. Sembrava finalmente che avesse inizio l’epoca dell’apertura e della relazione. Purtroppo però non è stato cosi; infatti, come sempre più spesso si sente raccontare, Trump, il presidente degli USA, ha intenzione di costruire una robusta barriera al confine con il Messico, per evitare il passaggio illegale di migranti. Il presidente, non avendo ottenuto i fondi dal Congresso, ha provocato lo “shutdown”, ovvero la parziale sospensione delle attività amministrative dello stato mettendo in seria difficoltà migliaia di americani.

Trump però non è l’unico politico a progettare costruzioni di muri per separare nazioni vicine solo geograficamente; infatti anche l’Ungheria sta per costruire un muro che la separi dalla Serbia, sempre per evitare il passaggio di immigrati.

D’altronde oggi, nonostante il grande sviluppo messo in atto dall’umanità, sembra che si guardi al passato non per imparare dagli errori, ma quasi per ripeterli. Difatti nell’antico impero romano, si costruivano barriere, i limes, per evitare l’arrivo di popolazioni barbariche; in Cina venne costruita la Grande Muraglia che oggi è diventata un sito turistico di grande bellezza, ma che in passato serviva per tenere lontane le popolazioni mongoliche.

Anche la Corea, a seguito di una guerra, ha costruito una barriera per separare il Nord dal Sud; ma ancora più eclatante è il muro costruito per dividere la città di Belfast tra la parte cattolica e quella protestante.

I “muri” non sono sempre stati di mattoni e di metallo; infatti possono essere anche astratti e simbolici, come quello che si sta erigendo in Gran Bretagna, che con la “brexit” si chiuderà all’interno di un muro. Oppure, senza andare lontani, la nostra Italia che vuole chiudere i porti per evitare l’arrivo di migranti che scappano dalla guerra o dalla povertà per cercare aiuto.

Il muro è stato anche scelto come protagonista di libri, film o serie TV, come in “The great wall” un film che parla della muraglia cinese come ultimo baluardo tra il nostro mondo e un mondo di mostri.

E’ anche vero, però, che il muro non è solo una barriera. Certe volte è un luogo di ritrovo e di preghiera, come il Muro del Pianto sacro per l’Ebraismo, ultima parete rimasta dell’antico tempio di Gerusalemme distrutto dall’imperatore romano Tito.

Oggi, soprattutto noi giovani, sottovalutiamo la portata e le possibili conseguenze del “proliferare” di barriere e divisioni. I motivi sono diversi: forse perchè non siamo cresciuti all’ombra del muro di Berlino e percepiamo la sua caduta come un evento lontano ed estraneo, non come una conquista; forse perché la globalizzazione con le sue connessioni e le sue reti ci ha trasformati.

Ma non dobbiamo dimenticare l’insegnamento della storia: un muro è solo una costruzione, un muro rende solo più difficile l’incontro, ma non può fermarlo.

Non lo ha mai fatto.

                                                                                                         Simone Giri 2^ DLS

LIBERI DI CONOSCERE

CONOSCENZA:
/co·no·scèn·za/
sostantivo femminile
Dal latino cognoscentia, derivato di cognoscĕre ‘conoscere’
1. l’insieme di nozioni teoriche e pratiche risultanti dall’assimilazione ed elaborazione di informazioni durante un processo di apprendimento
2. Facoltà di percepire e di apprendere
Sinonimi:
apprendimento (s.f.), acquisizione di nozioni (s.f.), comprensione (s.f.), consapevolezza (s.f.), padronanza (s.f.), competenza (s.f.), esperienza (s.f.), cultura (s.f.), istruzione (s.f.), sapere (s.f.), coscienza (s.f.).
Ma cos’è veramente la conoscenza?
Qualcosa che non ci può essere detto da un dizionario, qualcosa che dobbiamo capire da soli.
La conoscenza è un diritto, il diritto di essere liberi, di scegliere per la propria vita e avere tutti i mezzi per farlo. Conoscenza è libertà, opportunità, autonomia.
In un mondo la cui forza di gravità ci tiene i piedi saldi a terra, la conoscenza è ciò che ci permette di tradire le leggi della fisica e volare dove ci portano le nostre ambizioni.
Perché, come scrisse Dante nei versi 119-120 del XXVI canto dell’ Inferno:
«Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.»
Proprio di questo si è parlato il 24 ottobre all’Istituto Tecnico Schiapparelli Gramsci di Milano che ha ospitato docenti e alunni di alcune scuole superiori, per aprire gli occhi agli studenti sul mondo della divulgazione delle informazioni.
Un tema molto vicino a noi ragazzi, a cui tuttavia non sempre si dà la giusta considerazione, poiché dato per scontato in una società in cui la tecnologia ci permette di varcare qualsiasi confine, o quasi.
Percepito inizialmente come un’ordinaria presentazione durante la quale ci si sarebbe aspettati di dover lottare contro le proprie palpebre per dare almeno l’apparenza di essere attenti, l’incontro si è rivelato più interessante e coinvolgente di quanto pensassimo, catturando la nostra attenzione e spingendoci a riflettere su alcune tematiche che possiamo sperimentare tutti i giorni. Ad aprire le danze è stato Massimo Esposti, seguito da Roberta Lissidini, con la presentazione del progetto “ULTIMA ORA – powered by Sky Accademy e Osservatorio Permanente Giovani- Editori”, un progetto in collaborazione con Sky TG24 che stimola sempre più adolescenti ad avvicinarsi all’arte dell’informazione con laboratori che implicano anche la produzione di brevi
video a tema giornalistico, al fine di rivoluzionare il modo di fare giornalismo.    A seguire, il cronista di Sky TG24 Luigi Casillo, Marco Ferrando del Sole 24 ORE con la presentazione del progetto “Young factor” e Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera.
L’incontro si è infine concluso con l’esposizione di Sofia Cremonesi e Gioele Strada, partecipanti del corso “L’arte di parlare in pubblico”, che si sono soffermati sui vari significati che i nostri gesti assumono durante un dialogo.
Insomma, un viaggio nel grande tunnel dell’informazione che ha messo un particolare accento sulle FAKE NEWS che popolano il mondo del web: una grande ragnatela su cui si può facilmente rimanere impigliati. Un discorso di ammonimento al fine di evitare che Cappuccetto Rosso venga ingannata e mangiata dal lupo cattivo, che ci ha messi in guardia dalle notizie false che ci
prendono per mano per condurci il più lontano possibile dalla conoscenza. Troppo spesso, infatti, vengono divulgate informazioni non veritiere, distorte e alterate che condizionano le persone per uno scopo più grande, come può essere una votazione elettorale o il commercio di un prodotto!
È importante quindi non credere a tutto quello che sentiamo dire o che leggiamo su siti poco affidabili, ma vitale è documentarsi e fare in modo di sfuggire alla morsa dell’ignoranza che cerca in tutti i modi di manipolarci.

Giulia Faccini, Riccardo Basso, Matteo Sangermano classe                                           3 DLS

L’INFORMAZIONE E’ POTERE

Fake news…
Di questo si è parlato alla conferenza tenuta all’Istituto Schiaparelli Gramsci a Milano il 24 Ottobre scorso.
Come ospite dell’evento era presente il giornalista Gian Antonio Stella il quale ha fatto notare che il fenomeno della diffusione di false informazioni è più antico di quanto si pensi. Difatti come ora gruppi politici o società finanziarie diffondono informazioni distorte per influenzare le masse e favorire i loro interessi, allo stesso modo, già nel Medioevo, papa Silvestro I fece stilare un documento falso secondo il quale l’imperatore Costantino avrebbe donato territori e beni al papato.
La diffusione di false informazioni è un fenomeno ormai diffuso e continua ad essere alimentato da persone che abboccano alle esche lanciate da piattaforme d’informazione online. Anche Luigi Casillo, conduttore di Sky tg24, ha sostenuto questa tesi parlando di come venga utilizzata la distorsione delle informazioni. Essa, infatti, ha vari scopi quali il commercio, la visibilità e l’influenza politica. Secondo quanto affermato dal secondo ospite, al giorno d’oggi, una volta diffusa la falsa notizia, per le persone coinvolte è molto difficile difendersi perchè in breve le fake news fanno ribollire i social network. In realtà basterebbe un minimo di attenzione e spirito critico prima di condividerle per riuscire a limitarne la diffusione . In questo modo noi eserciteremmo parte del nostro potere di cittadini.
Proprio del potere ha parlato Marco Ferrando durante la conferenza. Il giornalista ha elencato sette delle

persone più influenti di tutto il mondo; tra di loro troviamo imprenditori e figure politiche, tutti accumulati da un cospicuo patrimonio. Da questo si può dedurre che l’influenza, quindi il potere, deriva dai soldi. Ma noi cittadini comuni cosa possiamo fare per influenzare in qualche modo la società? Non è necessario possedere una grande somma di denaro: è sufficiente esercitare il potere che abbiamo acquisito grazie allo spirito critico, all’informazione e all’amministrazione consapevole dei nostri soldi, che fa muovere anche gli ingranaggi più grandi del sistema economico-politico. Per questo si può affermare che “l’informazione è potere”.

Andrea Cirmi, Elena Emmanueli, Rachele La Russa, Carlo Tramentozzi classe 4^DLS

Potere o non potere questo è il dilemma

Che cos’è il potere? Noi siamo effettivamente potenti? Esistono notizie false? O dobbiamo accettare tutto passivamente? Queste sono le principali domande a cui si è voluto dare una risposta durante l’incontro con l’Osservatorio Giovani Editori di mercoledì 24 ottobre a Milano, presentato da Massimo Esposti, del Sole 24ore. Innanzitutto si è partiti dalla definizione di spirito critico il cui significato è non subire passivamente ciò che si legge e si sente per non cadere vittima delle manipolazioni e delle fake news o semplicemente dei mass media. Chi ha una cultura di base e una alfabetizzazione socio-economica non si fa offuscare il pensiero, non lascia condizionare la propria capacità di scelta, non diventa fragile strumento in mano ai “potenti” che sfruttano
l’ignoranza di massa. Eppure false e menzognere notizie sono state diffuse in Moldavia per screditare gli avversari politici, giocando sul senso di conservazione e di mantenimento di un’identità nazionale dello
stato e istigando il sepolto odio razziale all’interno dei cittadini a pochi giorni dal voto. Se volgiamo lo sguardo a pochi centimetri dal nostro naso, senza cercare lontano, sentiamo di epidemie di meningite, di prodotti contagiati da salmonella, di ricerche disperate per trapianti d’organo o di smartphone di ultima generazione venduti per un solo euro, anche nel nostro paese; sentiamo della Ferrero e della Mutti, eccellenze italiane, attaccate e danneggiate perché accusate di aver messo in vendita prodotti contagiati e nocivi. Il responsabile della sezione finanza del Sole 24 ore, Marco Ferrando, ribadisce l’importanza dell’esercizio del nostro potere nel quotidiano, semplicemente nell’ acquisto di cibo o di vestiti, e di come la macroeconomia parta dalla microeconomia e quindi da quella che tutti noi pratichiamo senza nemmeno pensarci.

Le fila del discorso vengono riprese da Gian Antonio Stella, firma autorevole del Corriere della Sera, che ritorna a parlare di “fake news”, di come queste arricchiscano quotidianamente in modo subdolo ma efficace la nostra ignoranza. Il giornalista utilizza, a dimostrazione della sua tesi, tre grandi fake news che hanno attraversato la storia dai tempi antichi fino ad oggi: l’inganno di Pausania, che portò alla sua morte, la falsa donazione di Costantino considerata valida per quasi mille anni e dimostrata falsa solamente nel Quattrocento da Lorenzo Valla e infine I Protocolli dei Savi di Sion, il falso documento con cui Hitler giustificava il suo odio verso gli ebrei e che, dal canto suo, lo giustificava nel punirli e sterminarli.

Denominatore comune di tutti gli interventi è stato il sollecitare e sperare in uno sviluppo del senso critico sin da giovani così da formare una società ben consapevole delle proprie scelte e decisioni. Quindi se ci rifacciamo alla dicotomia tra potere o non potere la risposta sarà…sicuramente potere, ma esercitato e appoggiato dall’utilizzo della ragione e dal suo pensiero cosciente.

Alberto Gualandi, Gabriele Lamberti, Alessandro Vai, Andrea Villani
4 DLS

IL FUTURO SIAMO NOI

Palestra, fine della seconda ora.

Andiamo negli spogliatoi, ridiamo, alcuni sono nervosi per la verifica che ci attende tra poco.

Improvvisamente, sento gli occhi bruciare. Sarà l’allergia, penso. Ma anche la gola pizzica. Mi guardo intorno e vedo le mie compagne tossire, un paio piangono. Non riesco più a respirare. Qualcuna si è precipitata verso la porta, sta trafficando con il chiavistello, la spalanca: siamo libere.

Anche i ragazzi escono dal loro spogliatoio di corsa.

Per qualche secondo, mi balenano in testa le immagini del film che ho visto ieri sera: un’epidemia, la fine del mondo. Sono troppo fantasiosa, lo so, ma una mia amica sta piangendo e, senza sapere perché, altri urlano per la confusione e io non so più cosa pensare. I bidelli spalancano le porte che danno sul giardino e usciamo. Ho paura di quello che potrebbe attenderci fuori (un’invasione? o siamo solo il divertimento di sadici extraterrestri come nel romanzo di King?); ma quando sento il vento freddo sferzarmi il viso, mi ricredo.

Siamo ancora qui, a Pavia. La mia amata scuola, l’ITIS “G.Cardano”, non è presa d’assedio da un gruppo di alieni. E allora, cos’è successo?

– Peperoncino! – sento urlare.

Come ho fatto a non pensarci prima? Tre giorni fa, ad Ancona, in una discoteca è stato spruzzato dello spray al peperoncino. Grida e panico in un locale che conteneva più gente di quanta avrebbe potuto. Sono morte sei persone, schiacciate dalla massa. Ricordo un video: una folla agitata, la balaustra cede, tutti cadono.

In effetti potrebbe sembrare la scena di un film apocalittico, la gente spaventata a morte, le città che si ribellano ai loro stessi creatori. E invece no. È la realtà.

Sento delle sirene e mi accorgo che sono arrivate delle ambulanze.

– Perché? – chiedo ai miei compagni. – Si è fatto male qualcuno?

– Tre ragazzi sono in codice giallo, ma credo che ne porteranno via un po’. Ma chi è che ha spruzzato lo spray?!

Già, chi?

Un medico mi dice che preferisce portarmi in ospedale, mi vede scossa.

Le porte dell’ambulanza si chiudono e io riesco solo a pensare: chi?

Si dice che la nostra sia una generazione persa, senza ideali. Io non credo. Persino Pasolini ha descritto i giovani della sua epoca come indifferenti, “bruciati”.

Si sentono gli adulti parlare della crisi, della politica indaffarata e affarista, intanto il modo migliore per affrontare questi problemi è non affrontarli, divertirsi finché c’è ancora tempo, proprio come, poco prima della fine del mondo, si cerca di collezionare il maggior numero di ricordi felici possibile per andarsene senza rimpianti. Ma è proprio questo il punto: pensare che le persone siano sull’orlo del baratro e quindi oltrepassare il limite, lasciarsi al degrado per indolenza, contribuire alla decadenza perché rimettere insieme i cocci è difficile, ci si può tagliare.

Per fortuna, non siamo tutti così. E lo dico perché, in quanto adolescente, so di cosa sto parlando.

Come in ogni epoca, anche questa ha i suoi anarchici, ma è ovvio che se a esserlo è un adolescente si punti il dito su qualcosa di nuovo e i cui effetti sono incerti, come i social.

Gli adolescenti sono incollati ai cellulari, vogliono solo i like, si dice. Io non conosco molti ragazzi così. Certo, il cellulare è importante e essenziale oggi; ma, prima di definirli come una sorta di piaga della società, credo ci si debba soffermare un attimo. Anche la TV, all’inizio, era considerato un mezzo di distrazione invece ha contribuito a insegnare e, persino, ad alfabetizzare.

È ovvio che al giorno d’oggi l’emulazione sia ‘su più larga scala’, perché con la televisione e Internet si arriva a conoscenza di più notizie, ma non è mai accaduto che un ragazzo compisse una bravata per imitare qualcuno?

I social, però, contribuiscono a far rimbalzare la notizia da una parte all’altra del globo, e per questo si corre il rischio di credere che gli adolescenti compiano gesti di questo tipo solo per popolarità. Tuttavia, anche se alcuni lo fanno, la maggior parte non si rende neanche conto del peso delle proprie azioni e non pensa minimamente che un tale gesto possa destare tanto scalpore.

Per questo, voglio lanciare un appello ai miei coetanei: se conoscete il responsabile di una qualunque bravata, anche se è un vostro amico o un compagno di classe, denunciatelo.

Non lasciamo che la nostra generazione venga considerata omertosa, additata come la feccia della società. Siamo noi il futuro: gridiamolo.

Roberta Basile classe 3 DLS

Cara scuola ti scrivo…

Quando gli impegni, universitari e non, me lo consentono, torno sempre volentieri in quella che è stata la mia scuola superiore. È una sorta di viaggio nel tempo, per quanto sia impossibile condensare nell’intervallo di un paio d’ore un ventaglio di emozioni che abbraccia cinque lunghi anni.

Dal ragazzino, il primo giorno di scuola, con la camicia a quadretti, seduto al primo banco e già inquadrato dai suoi compagni al primo istante, al maturo studente, con una camicia più seria, che varca l’uscita, per l’ultima volta.

Dall’11 settembre 2011 al 30 giugno 2016: in mezzo, la mente e il corpo che crescono, la (parziale e talvolta mal interpretata) scoperta di se stessi, qualche domanda che non si ha il coraggio di fare e la cui risposta non si ha il coraggio di dare, nemmeno nel buio della propria cameretta. È stato un viaggio lungo, scolasticamente ottimo ma non privo di ostacoli sotto mille altri punti di vista. Mi è servito, parecchio, per essere ciò che oggi sono (a voi il gudizio ultimo).

“Che scuola superiore hai frequentato?” L’ITIS, a Pavia”

Segue un ghigno…

È capitato spesso. E quando accade, difendo sempre il luogo che mi ha formato culturalmente e umanamente, non in preda ad uno slancio di amor di patria per difendere l’indifendibile, ma esponendo senza vanità alcuna i risultati che un’istruzione tecnica mi ha permesso di raggiungere. Certo, non conosco il latino, il greco, la filosofia, ma non ne disprezzo i contenuti. Non snobbo i liceali, anzi, li ammiro. La cultura e il sapere mi hanno sempre affascinato e non è escluso che possa arricchire il mio bagaglio classico più in là, nel corso della mia vita, per mio conto.

Oggi apprendo dai media che la mia scuola è su tutti i giornali. Non per aver vinto un concorso nazionale, non per un’idea che può migliorare la città. Oggi è avvenuto un fatto grave che lascerà il segno nella storia del mio vecchio istituto. Non conosco le vittime, e nemmeno chi possa aver compiuto un atto di tale indecenza (altroché “bravata”) soprattutto alla luce di quanto accaduto a Corinaldo non molte ore fa.

La tragedia che ha segnato la festa dell’Immacolata e lasciato dietro di sé una scia di morti e feriti è stata, a meno di una bizzarra coincidenza, il punto di partenza per quanto successo nella giornata di ieri al Cardano.

Sarà chi di dovere a indagare sulla questione, ad individuare i responsabili e a scegliere le dovute punizioni. Non sarà un like su Facebook, un commento su Instagram, la giustizia fai da te che si nutre di bit e che scavalca puntualmente ogni limite di indignazione o di volontà di esprimere la propria opinione. Da adolescente, da studente, da chi quella scuola l’ha frequentata nelle sue mille sfaccettature, il mio pensiero va ovviamente in primo luogo a chi si è ritrovato coinvolto, ma anche, e non in misura minore, a chi lì dentro, è uno studente, nel senso vero del termine. A chi ha scelto quell’istituto per avere subito un lavoro domani, a chi compie il proprio dovere e magari è pure ritenuto uno “sfigato” per questo.

Penso a questi ragazzi che, così come i professori che trasmettono la loro passione tra quelle mura, e ai quali porgerò la mia eterna riconoscenza, staranno nutrendo un forte sentimento di vergogna in queste ore.

Mi dispiaccio per loro e gli sono sinceramente vicino con il pensiero.

Voi (come se li avessi qui di fronte) non siete e non sarete mai colpevoli per il gesto sconsiderato di qualcuno. Se vi diplomerete con la lode, se diventerete dei bravi ingegneri, se riuscirete a trovare un lavoro che vi soddisfi, non finirete sui giornali, sappiatelo. Ma avrete la testa alta e il cuore sollevato. Chi non è dell’ambiente e segue la vicenda, giudichi pure, esprima il proprio dissenso e la propria rabbia. E’ un fatto che, anche per quanto mi riguarda, non lascia spazio a sensazioni positive. Ma per il bene di molti ragazzi, non generalizziamo. Mai.

Cristian Malinverno
ex studente del Cardano indirizzo Elettrotecnica, ora studente di Ingegneria

Hackathon-Rispetto in Rete

Il 18 ottobre in molte scuole superiori della regione Lombardia si è tenuta una “maratona” chiamata “Hackathon – Rispetto in Rete”, iniziativa promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale e dalla Regione Lombardia.

ImmagineLa gara aveva come scopo quello di sensibilizzare i giovani al rispetto nell’ambito dei più comuni contesti di utilizzo della rete: Social Network, Youtube, Videogiochi, Fake News, Web Reputation.

Le squadre (composte da un massimo di quattro alunni) si sono messe in gioco per creare un pittogramma “aumentato” con slogan e/o video sul tema scelto al momento dell’iscrizione.

Noi 4 compagni della 3^AI dell’ITIS “G. Cardano” di Pavia (Lorenzo Caminotto, Ioan Chindris, Matteo Civita e Gabriel Titze) siamo stati partecipi di tale evento, gareggiando per la categoria “Fake News” e, tra piccoli litigi e parecchie risate, ne abbiamo tratto qualcosa di costruttivo. La mattina di quel giorno non sapevamo a cosa stessimo andando incontro, di certo non ci aspettavamo tutto quel lavoro! Abbiamo iniziato con parecchie idee in testa, ma alla fine abbiamo optato per un’animazione fatta al computer, producendo circa una sessantina di disegni a mano con la tavoletta grafica e poi montando il tutto con Premiére. Nonostante il prodotto finale duri solo venticinque secondi, abbiamo impiegato ben nove ore e mezza delle dieci disponibili per portare a termine il lavoro.

Per le prime sei ore lavorare e coordinarsi è stato relativamente semplice ma, dopo tutto quel tempo e senza nulla nello stomaco, la situazione ha cominciato a farsi pesante: per fortuna la prof.ssa Gabutti e il professor Muto ci hanno fatto una sorpresa portandoci qualcosa da mettere sotto i denti!

Ne11l nostro gruppo, però, permaneva un clima teso che ha generato anche alcuni litigi. Quando poi siamo arrivati agli sgoccioli del tempo disponibile, il gruppo si è riunito: abbiamo continuato a lavorare con tutte le nostre forze, sia fisiche che mentali e verso le 17:30 abbiamo finalmente consegnato il prodotto finito che i nostri professori (anzi i dream coaches come sono stati chiamati dagli organizzatori) hanno caricato su drive.

Ripensandoci a mente lucida, concordiamo tutti e quattro che è stata un’esperienza tanto formativa quanto impegnativa, abbiamo anche “assaggiato” una comune giornata di lavoro.

Ricordando sia l’entusiasmo che la fatica, adesso stiamo attendendo le valutazioni della giuria di esperti: in tutta la Lombardia, solo due prodotti per ogni categoria verranno scelti per sfidarsi nella finale che si terrà il 14 novembre prossimo al Pirellone.

In ogni caso ci siamo divertiti e ci siamo misurati con le nostre capacità e il nostro impegno: siamo tutti impazienti di partecipare di nuovo a questo bellissimo progetto l’anno prossimo.

  Lorenzo Caminotto, Ioan Chindris, Matteo Civita, Gabriel Titze 

Classe 3°AI

Università all’estero? Un’opportunità.

Il giorno giovedì 18 ottobre Luca Seresina, ex studente del Cardano Liceo delle Scienze Applicate e ora dottorando in Danimarca presso l’Aalborg University Esbjerg, ha tenuto una conferenza nel nostro istituto.

Lo scopo dell’incontro era spiegare alle classi presenti, per lo più alunni di quarta, le caratteristiche dell’università che frequenta, descriverne aspetti positivi e negativi, delineare un confronto con la sua precedente esperienza universitaria in Italia.

Dopo una breve presentazione della città, delle strutture universitarie presenti e dei servizi offerti, Seresina si è soffermato sulla differenza nel metodo utilizzato per l’apprendimento: in Danimarca raramente si assiste passivamente alla lezione del docente; generalmente viene posto dagli insegnanti un problema a cui gli studenti, in gruppo, devono trovare una soluzione: una sorta di problem solving, insomma.Questo metodo, indicato con le lettere PBL ovvero Problem Based Learning, aiuta a perfezionare la capacità di lavorare in gruppo e di gestire eventuali tensioni e discrepanze tra punti di vista.

Seresina si è poi soffermato sugli aspetti economici dello studio all’estero: l’università danese, infatti, offre agli studenti, cittadini dell’Unione Europea, la possibilità di frequentare gratuitamente la facoltà scelta, cosa che agli occhi degli italiani può sembrare irreale, in quanto nel nostro paese l’iscrizione e lo studio universitario richiedono il pagamento di tasse più o meno alte in rapporto alle fasce di reddito di appartenenza. Anche se non al primo posto in una virtuale classifica mondiale per entità, le tariffe italiane potrebbero comunque scoraggiare, a nostro parere, una fetta di potenziali studenti.

L’agenzia d’accoglienza danese, inoltre, aiuta le matricole ad ambientarsi, seguendo e consigliando i ragazzi neo-arrivati specialmente nel primo periodo: offre un sostegno per integrarsi, per trovare casa ed anche per cercare un impiego che possa essere svolto parallelamente agli studi.

A chi ha intenzione di fare un’esperienza di studio all’estero potrebbero sorgere numerosi dubbi: “Mi ambienterò? Sarò accettato? Mi farò degli amici? Riuscirò a sostenere gli esami con profitto?”

Come ha spiegato Luca, non è difficile ambientarsi tra i danesi perché sono tolleranti e molto aperti alle differenti culture; anzi lui ha trovato semplice abituarsi al loro stile di vita in poco tempo.

Un altro dubbio comune riguarda la lingua: in Danimarca la lingua nazionale è il danese, ma nell’ambiente universitario si parla anche l’inglese, che riduce la distanza fra studenti di nazionalità diverse. La lingua inglese è comunque compresa e usata dalla maggior parte della popolazione: in parte per il fatto che film e programmi vengono trasmessi in lingua originale, in parte per la maggior vicinanza del danese all’inglese o forse anche per la diversa didattica dell’insegnamento delle lingue.

“L’Italia non è sicuramente un paese nel quale è sconsigliato studiare e laurearsi. Anche qui esistono numerose università, alcune delle quali molto prestigiose. Ma svolgere gli studi all’estero è un’opportunità da non sottovalutare!” suggerisce Seresina.

“Oltre alla formazione didattica si possono trarre benefici spendibili anche al di fuori dall’ambito scolastico: l’incontro con una nuova cultura arricchisce lo studente, migliora lo spirito di adattamento e la capacità di mediazione, competenze utili in futuro nell’ambito lavorativo”.

Rachele La Russa, Cristian Perronace, Beatrice Pestoni 4^ DLS