MEMORIA DELEBILE

GIORNATA DELLA MEMORIA

In occasione della Giornata della Memoria, nella mattinata del 27 gennaio 2020, la classe 4BLS del Cardano ha partecipato all’evento tenutosi nell’Aula Magna del Collegio Ghislieri di Pavia. La necessità di ricordare è sempre più imponente nella società odierna, in cui gli avvenimenti che si continuano a menzionare risuonano nella mente come informazioni già apprese, ma non riescono a superare la barriera che divide l’apprendimento dalla consapevolezza. Gli organizzatori di questa iniziativa hanno cercato di aggirare tale barriera presentando agli spettatori l’argomento con una varietà di mezzi di comunicazione, probabilmente per far immergere l’ascoltatore non solo mentalmente, ma anche fisicamente, nel flusso di memoria e sofferenza che troppo spesso viene osservato con distacco. L’evento, infatti, si componeva di interventi variegati che si avvalevano spesso della letteratura e a volte della poesia, intervallati da intermezzi musicali per cercare di coinvolgere maggiormente il pubblico.

Il quartetto di clarinetti dell’indirizzo musicale del liceo A. Cairoli ha aperto la strada a questo percorso. Ascoltata l’introduzione del presidente della Consulta Provinciale Studentesca, Alice Piscioneri, e del vicepresidente, Federico Crivellari, che sono intervenuti anche successivamente per la presentazione degli ospiti, si è passati al discorso del Sindaco, che ha ribadito l’importanza del “ricordare per non ripetere” e dell’affidarsi alla storia, alla letteratura e anche alla musica per non dimenticare”.

Vittorio Poma, presidente della Provincia di Pavia, aiutandosi con le parole di “Schindler’s List”, ha presentato il Ricordare come “il dare voce a chi ha subìto per farli vincere per sempre” e la Memoria come “patrimonio collettivo e garanzia di libertà che aiuta a dare continuità alla storia”. Poma, confrontando la scuola tra prima e dopo l’emanazione delle leggi razziali del 1938, ha presentato la rigidità e l’imposizione di nuovi divieti come la “proibizione di utilizzare libri di testo con autori di razza ebraica” e ha portato esempi di avvenimenti locali come la storia di Gino Corinaldi, professore dell’Istituto Bordoni, sospeso dall’esercizio della sua professione e successivamente deportato al campo di Auschwitz, dal quale non fece più ritorno. L’allontanamento di chi poteva sviluppare nei giovani il senso critico risulta essere un tassello importante per il feroce puzzle che si andava delineando in quegli anni. Oppure l’esempio di Dino Provenzal, preside nel Liceo Severino Grattoni (attuale liceo Galilei) di Voghera che fu costretto a lasciare la scuola, ma che continuò a scrivere e pubblicare utilizzando pseudonimi e che solo dopo la liberazione riprese il suo ruolo di preside fino al pensionamento. Vittorio Poma ha terminato il suo discorso denunciando l’indifferenza e riponendo la sua speranza nel “ricordare ogni giorno, e non solo una volta l’anno”.

Claudio Sala, con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Volta, ha poi eseguito una sua canzone intitolata “Binario 21”.
Guido Magenes, figlio dell’ex deportato Enrico Magenes, ha delineato tre figure della deportazione: Teresio Olivelli, Ferruccio Parri e Liliana Segre, delle quali ha sottolineato la forza dell’animo umano, necessaria per affrontare l’ingiustizia evitando di aggiungere violenza ad altra violenza.

La visione di scatti della città di Praga, testimonianza del viaggio della 4TC dell’Istituto Bordoni, ha avvicinato una realtà distante, fisicamente e concettualmente, da quella che respiriamo quotidianamente. Gli scatti riguardavano il cimitero ebraico e si fa fatica ad esprimere a parole quelle tombe accatastate, quei disegni di bambini deportati e i nomi impressi nella Sinagoga: 86 274 sterminati, in sedici anni.

La melodia della colonna sonora di ‘Schindler’s List’ ha introdotto le letture ufficiali a cura degli studenti della Consulta, che hanno riaperto il flusso di parole da poco sospeso. Benedetta Bona ha recitato dei brani, mentre Giovanni Stivella ha sottolineato: “la normalizzazione della Giornata della Memoria la svuota”. La commemorazione sarebbe infatti riduttiva ai suoi occhi. Lo studio della Storia, invece, è da lui visto come insegnamento fondamentale per il futuro.

L’attore Davide Ferrari ha proposto alcune letture sull’Olocausto. Ha presentato il pensiero di Adorno, che definisce lo scrivere poesie dopo Auschwitz come barbaro, in contrapposizione all’idea di Levi, che sottolinea il bisogno di scrivere poesie su Auschwitz. Ferrari ha presentato tre poesie: “Fa’ o Signore” di Liana Millu; “La Farfalla” di Pavel Friedman; la poesia che apre “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Sarebbe fondamentale leggere per intero ogni brano citato in questo evento, ma non è semplice. Ritengo, però, che le poesie recitate da Ferrari possano essere acquisite personalmente da ciascuno di noi, non avendo la possibilità di passare per l’interpretazione di un oratore.

Fa’ o Signore
che io non divenga fumo
che si disperde. Fumo
in questo cielo straniero
ma riposare io possa laggiù
nel mio piccolo cimitero
sotto la terra della mia terra.
il mare mi cullerà
il vento mi porterà
i profumi delle riviere
e sarà la pace.

Liana Millu (Pisa 1914 – Genova 2005)

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
l’ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere di castagno
nel cortile.
Ma qui non ho rivisto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

(Pavel Friedman, Praga 1921 – Auschwitz 1944)

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Il prefetto Silvana Tizzano ha espresso il suo apprezzamento per il protagonismo dei giovani e ha manifestato l’esigenza di tramandare la memoria. Significativo il momento finale della cerimonia, durante il quale il Prefetto ha consegnato le Medaglie d’Onore ai famigliari di sei ex deportati.
Hanno chiuso l’evento i ringraziamenti del Sindaco e la lode al coraggio di Liliana Segre, che sarà presente al teatro Fraschini il 3 febbraio per ricevere l‘onorificenza di San Siro, precedendo l’ultimo momento musicale con l’esecuzione della colonna sonore di “La vita è bella”.

L’intero evento ha battuto chiodi già percossi, cercando un approccio diverso. È apprezzabile l’intento e ci si augura che mai nessuno si stanchi di parlare, di raccontare e di cercare nuovi modi per comunicare. Riprendendo i concetti più sentiti nell’arco della mattinata: “La Memoria è un filo che lega passato a presente e influenza il futuro”. Primo Levi disse che “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”; inoltre non dobbiamo mai dimenticare che “ciò che è accaduto è figlio della società”, frutto di uomini e donne come noi. Per questa ragione dovremmo sentire queste tematiche più aderenti alla nostra vita, se non percepiamo questa aderenza, che dovrebbe essere un’aderenza scomoda, quasi soffocante, significa che non comprendiamo a pieno ciò che è accaduto anche se ne conosciamo i luoghi e le date di cui abbiamo sentito parlare per tutta la nostra esistenza.

Liliana Segre in un’intervista del 26 gennaio 2020 esprime un’idea che sottolinea essere realista e non pessimista: “Nel fondo di me stessa sento che il tempo è terribile, cancella tutto, cancella le persone, cancella la memoria.”. Come già accennato, la società odierna sente distanti le realtà che le vengono descritte, realtà che si assimilano più a storie di fantasia che ad eventi realmente accaduti solo alcuni decenni fa nei luoghi in cui viviamo. La luce della memoria si affievolisce col tempo, sta a ognuno di noi non permettere la cancellazione di questa memoria delebile.

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria

P. Levi.

Silvia Riggi,
4BLS, Itis Cardano