DOMANDE SU MAFIA E LEGALITÀ

Nella giornata del 19 Dicembre, nell’aula magna del nostro istituto, abbiamo incontrato Enzo Ciconte, docente di storia delle mafie dell’Università di Pavia e di Roma Tre.

Il professore ha iniziato la conferenza introducendoci al tema delle mafie e a tutto quello che ad esse si collega: droga, criminalità organizzata, giustizia e ingiustizia, mettendo in luce come questi argomenti siano conosciuti da tutti, ma solo da pochi  presi in considerazione.

Il docente universitario ha sottolineato quanto l’intera Italia sia caratterizzata dalla presenza della mafia. Che la mafia sia  presente solo nel sud della penisola è un luogo comune in quanto essa è presente ovunque ci sia ricchezza. Le sue parole ci hanno riportato con la mente in una Italia del passato dove si era appena compiuto il Risorgimento e i cittadini cattolici erano obbligati a non partecipare alla vita del nuovo regno; a quei tempi, in quell’Italia meridionale che non capiva le imposizioni del nuovo regno accusato di “piemontizzare” terre in cui consuetudini diverse erano radicate nella società, gli “uomini d’onore” manifestavano l’adesione piena ai riti  e al cerimoniale della Chiesa.

Un tale ritorno al passato ci ha fatto capire come determinate figure potessero controllare la vita di cittadini liberi e questo accade ancora oggi perché, nonostante il fenomeno della mafia ci sembri tanto lontano dalla nostra vita quotidiana, in realtà è quasi parte di noi.

In questo ambito il professore ha voluto soffermarsi sulle droghe e su come esse siano controllate dalla mafia; infatti secondo la sua opinione, le droghe leggere, a differenza di quelle pesanti, potrebbero essere legalizzate per evitare che ragazzi della nostra età possano finire nella mani sbagliate.

Dopo questo prima introduzione il professore ha voluto continuare la conferenza basandosi sulle domande degli studenti e in particolar modo facendoci capire quanto sia importante conoscere queste tematiche non solo studiandole dai libri di scuola, ma cercando altri mezzi di informazione. Solo ascoltando i telegiornali oppure leggendo  dei pezzi di carta, non potremo mai capire quanto la mafia si sia innestata come un parassita in un organismo ospite, crescendo e replicandosi indisturbata alle nostre spalle.

                                                                     Gabriele Lamberti, 5 DLS

Giovedì 19 dicembre  alle ore 9.30 nell’Aula Magna dell’Itis Cardano, 290 studenti delle classi dell’Indirizzo Tecnico e del Liceo delle Scienze Applicate hanno incontrato il professore Enzo Ciconte, esperto di storia delle mafie, professore dell’Università di Pavia e dell’Università Roma Tre. 

Lo studioso si è reso disponibile a rispondere alle domande dei ragazzi, nell’ambito dell’iniziativa “Domande su mafie e legalità”, per stimolare il loro interesse e le loro riflessioni sul confronto tra azione dello Stato e diffusione della criminalità organizzata. In questo modo tutti i partecipanti,  sono stati coinvolti nel dialogo, finalizzato a costruire un percorso comune di cittadinanza consapevole e responsabile.

Prima di lasciare la parola agli studenti, l’ex deputato ha introdotto il discorso raccontando del suo libro “’Ndrangheta Padana” scritto nel 1992, prima del tragico attentato a Falcone e Borsellino, per confutare la diffusissima credenza che la mafia sia un fenomeno strettamente legato al Sud Italia. Infatti è stato proprio l’atteggiamento di cecità, spesso assunto dagli uomini del Nord, a impedire per molto tempo di vedere la realtà dei fatti: la mafia è un fenomeno nazionale, non soltanto meridionale; un’organizzazione criminale che consegue interessi privati e di arricchimento a danno degli interessi pubblici.
Gli studenti presenti hanno proposto domande d’impegno, ad esempio quale fosse l’opinione del professore in merito alla legalizzazione delle droghe cosiddette leggere. Ciconte ha risposto che un tale provvedimento  potrebbe essere applicato per evitare  che i ragazzi entrino in contatto con gli spacciatori e quindi col mondo criminale. 

Un altro tema dibattuto durante la mattinata ha riguardato il rapporto tra mafia e religione, cambiato nel corso degli anni a partire dall’Ottocento fino ai giorni odierni; ha sottolineato come oggi la Chiesa condanni apertamente le organizzazioni mafiose e come alcuni sacerdoti operino concretamente nei  quartieri a rischio, mettendo in pericolo la loro stessa vita.

Ciconte ha spiegato che i rituali mafiosi  hanno radici molto antiche, provenienti persino dalla Cina (Triadi cinesi ) e dal Giappone (Yacuza giapponese ); si è soffermato per esempio sui tatuaggi come simbolo di appartenenza alle “sette d’élite”, successivamente aboliti nel  momento in cui le forze dell’ordine hanno scoperto metodi identificativi. In seguito ha analizzato l’uso attuale dei social, che rappresentano un’arma a doppio taglio per gli uomini d’onore, in quanto oggetto di intercettazioni; infatti il tentativo di reclutare giovani online tramite messaggi provocatori o immagini di oggetti e luoghi lussuosi, e quindi desiderabili, può sia attirare l’attenzione dei ragazzi sia portare all’essere rintracciati dallo Stato. Infine, un aspetto particolarmente importante sul quale il professore ha posto la sua attenzione è il “linguaggio mafioso” che, proprio per la sua incomprensibilità, suscita il fascino degli aspiranti membri e contribuisce a reclutamento ed affiliazione  ai clan.

In conclusione possiamo considerare interessante l’incontro con il prof. Ciconte;  gli studenti presenti possono affermare di conoscere qualcosa in più di un’organizzazione illegale che da tempo ostacola il regolare funzionamento dello Stato e della società civile.

                                                                                   Chiara Cantù,
5 DLS, Itis Cardano

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