Torino: città ricca di storia e arte

Siete mai stati a Torino? Se non lo avete fatto, vi conviene sbrigarvi. Perché? Perché è una città molto interessante sia dal punto di vista storico, dal momento che è stata la nostra prima capitale, sia culturale, perché ricca di monumenti.

Il 10 aprile 2019 la classe 1DLS si è recata, insieme alla 2 DLS e alla 2BLS, a Torino. Arrivati a destinazione, per prima cosa ci si è soffermati ad ammirare Piazza Castello e subito dopo il Palazzo Madama. Nella Piazza Castello, il centro dove si trovano tutti questi palazzi, vi imbatterete in diverse epoche storiche: si parte dall’ingresso dell’antico castrum romano per arrivare allo splendido Palazzo Madama, così chiamato in onore delle grandi duchesse.

Subito osserviamo con l’aiuto delle nostre insegnanti che durante il Medioevo, la porta romana subisce il suo primo cambiamento e diventa difesa della città: vengono chiusi gli archi romani, aperto un nuovo passaggio ed eretto un fortilizio a ridosso delle torri. Nei primi decenni del 1300 la struttura fortificata si trasforma in un castello per mano di Filippo I d’Acaja. Il castello assume l’aspetto che ora coincide con uno dei volti del Palazzo Madama: quattro torri angolari, scale di collegamento tra i

vari piani e, all’interno, una corte circondata da portico. L’occhio del turista viene inoltre catturato, in questo viaggio nel tempo, da tre grandi statue che raffigurano soldati del grande conflitto mondiale che troneggiano davanti all’edificio. 

Camminando attorno a questo meraviglioso palazzo, le classi in posizione centrale hanno potuto ammirare in lontananza la mole Antonelliana, ex sinagoga, attuale sede del museo del cinema, alta 167,5 metri. 

Si è passati poi alla metà del ‘600 godendo la vista di Palazzo Reale, realizzato in tre stili differenti, simbolo della regalità monarchica, ma non è finita qui e immediatamente la nostra attenzione viene attirata da una costruzione risalente all’epoca fascista: la Torre Littoria, palazzo rosso che si trova affiancato a questi meravigliosi edifici. Ancora una volta si ha la sensazione di poter ammirare in un “sol colpo” tante fasi della storia artistica del nostro paese.

Il nostro tour è poi proseguito con la visita alla Real Chiesa di San Lorenzo, opera di Guarino Guarini che presenta una facciata differente rispetto a un santuario classico,

colpisce oltre che per i suoi meravigliosi marmi policromi, utilizzati all’interno, anche perché luogo che ospitò celebri letterati come Torquato Tasso.

Nel primo pomeriggio, la comitiva si è spostata verso Venaria Reale per la visita alla reggia, ciascun gruppo era accompagnato da una guida, che ne spiegava e descriveva accuratamente la storia. Residenza estiva dei Savoia, è diventata oggi uno dei progetti di restauro più grandi d’Europa: dopo un periodo di abbandono di ben 137 anni, le razzie risalenti al periodo napoleonico e gli attacchi dei soldati durante le “grandi guerre” è stata restituita ai cittadini e ai turisti.

La visita ha avuto inizio nella ex limonaia, che ospita un allestimento costituito da una serie di ritratti, non tutti dal vivo, dei vari membri di casa Savoia, secondo quanto la nostra guida competente e accattivante ha sottolineato, la più antica d’Europa. 

Tutto in questa reggia richiama l’idea della caccia, che era un vero e proprio rito: al mattino, c’era l’assemblea del re che serviva a decidere l’animale da cacciare e terminava con un’altra riunione per dividere la preda. Tutto ricorda la caccia come gli arazzi che rappresentavano Diana e Apollo, i quadri e gli affreschi. Le camere private della principessa Ludovica (14 anni) , le stanze del Re

e della Regina e poi il “capolavoro” della Reggia : un corridoio lungo 81 metri (il più lungo d’Europa) che collega le stanze del Re a quelle del Principe composto da 44 finestre e caratterizzato dal colore bianco. Luogo di passeggiate per i nobili nelle giornate in cui i i giardini, simili a quelli di Versailles , non fossero stati fruibili, oggi viene adoperato per feste ed eventi . 

Nella reggia non poteva infine mancare una Cappella reale, dedicata a S. Urto 

protettore della caccia, firmata dall’architetto Juvarra come dimostrano le diverse conchiglie che costituiscono la sua firma personale; vi si celebra oggi una sola funzione all’anno in occasione della festa del santo a cui è dedicata, durante la quale ad essere benedetti non sono solo i cristiani, ma anche i cani. 

 

 

Per noi ragazzi è stata un’esperienza interessante e coinvolgente che sentiamo di consigliare a chiunque abbia voglia di apprezzare le bellezze storico–artistiche che il nostro paese ci offre e che sono in effetti la nostra vera ricchezza. 

 

Chiara Sponziello 1^DLS
Giulia Dal Bello 1^DLS
Ph: Nicolò Anzivino 2^DLS

GLI STUDENTI APRONO LE PORTE AL FRASCHINI E AI SUOI SEGRETI

Come sarebbe se dei ragazzi delle superiori prendessero il posto delle solite guide in un teatro?
Tre scuole di Pavia, Cardano Bordoni e Volta, ci hanno provato e si sono messe in gioco in tre giornate differenti, nei primi week end di aprile.
L’ iniziativa ha visto l’impegno degli alunni in orari extrascolastici, con lezioni e sopralluoghi in teatro. Queste ore risultano conteggiate nei percorsi di alternanza scuola-lavoro.
L’organizzazione delle tre giornate è avvenuta in modo autonomo e ogni scuola ha dato un “taglio” differente alla presentazione.
La prima giornata, anche favorita dalle condizioni metereologiche, ha permesso ai nostri compagni di presentare la facciata del teatro dal marciapiede antistante, sollecitando così la curiosità dei passanti, invogliati a unirsi alla

 visita. Gli studenti del Cardano e del Volta, nelle loro spiegazioni, si sono soffermati maggiormente sulla parte architettonica e storica del teatro; mentre gli studenti del Bordoni hanno messo in rilievo soprattutto gli aspetti biografici dei fondatori, i quattro cavalieri, e alcune curiosità che hanno visto il teatro protagonista anche dei secoli scorsi.
Durante le giornate abbiamo intervistato molti visitatori, raccogliendo pareri e sensazioni. Tutti hanno espresso opinioni positive sull’esperienza e sull’iniziativa di trasformare gli studenti in ciceroni.
Pochi conoscevano la storia del teatro o perché non erano pavesi o in quanto non avevano mai avuto occasione di entrare al Fraschini. È stato da tutti apprezzato l’impegno degli studenti; qualcuno ha sottolineato la freschezza espositiva dei ragazzi che, pur non avendo la preparazione e la professionalità di una guida turistica, hanno avuto

 la capacità di relazionarsi con il pubblico in modo disinvolto. Sono stati parecchi i complimenti ricevuti dalle giovani guide anche da un gruppo di turisti provenienti da Como, che si sono detti particolarmente stupiti dalla struttura mobile del palcoscenico. Grande stupore ha suscitato in alcuni visitatori stranieri l’accoglienza e il 

racconto del teatro in lingua inglese. Molti ci sono sembrati i dettagli impressi nella mente dei visitatori e nel complesso questo contribuirà ad avvicinare maggiormente le persone di tutte le età al teatro.
Abbiamo avuto il privilegio di intervistare due personaggi d’eccezione, legati alla vita e alla storia del teatro.
Giuseppe Soggetti, responsabile della segreteria artistica del Fraschini, durante il nostro colloquio ha messo in evidenza due parole chiave: NECESSITÀ e CURIOSITÀ.

Qual è il significato di questi due termini? Sicuramente il bisogno di ripopolare il teatro e di dare un nuovo impulso alla sua vita e alla sua frequentazione, obiettivo che si può raggiungere solo risvegliando la curiosità nelle nuove generazioni e in ragazzi come noi. Importante e stimolante il suo giudizio per quanto riguarda la capacità dei ragazzi nel gestire lo “spazio” del teatro e nell’immedesimarsi in un ruolo per loro non consueto.

Grande protagonista dell’ultimo restauro del Fraschini, avvenuto tra il 1985 e il 1994, è stato Tullio Facchera, che a sorpresa si è presentato in veste di visitatore nel pomeriggio di sabato 6 aprile.
“Quando vengo qui mi sento a casa” ha detto, usando parole che ci hanno mostrato il suo amore per il Fraschini. Lui stesso ci ha riferito che lo scopo della sua visita è stato quello di vedere come gli studenti riuscissero a muoversi nel teatro, illustrando i particolari per cui lui stesso è legato a quella che considera “la sua casa”.
I complimenti che i nostri compagni hanno ricevuto da lui sono stati molto significativi: “Se dovessi darvi un voto non potrei darvi 10, ma sicuramente un voto da 7½ a 8”.

Federico Lecce 3^CLS
Gaia Mongillo 3^ CLS

Quattrocentosettanta “Cittadini a Teatro” scoprono il Fraschini con le visite guidate dei ragazzi dell’’ITIS Cardano

Sabato 6 aprile 2019 si è svolta l’attività “Cittadini a Teatro”, presso il Teatro Fraschini, lo storico edificio di Pavia situato in Corso Strada Nuova. Questa splendida iniziativa ha permesso a ventuno alunni, delle classi terze BLS, CLS e DLS del nostro Istituto, di diventare “guide per un giorno”, grazie anche alla solidale collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e l’Ufficio Scolastico Regionale. Questa attività è inserita tra quelle previste per l’Alternanza scuola/lavoro e consente agli studenti coinvolti di raggiungere 25 ore. Con l’aiuto delle docenti Arisi Rota Anna Paola, Bertoni Giuseppina e Nicifero Giovanna gli alunni si sono preparati, inizialmente con lezioni in classe e successivamente con dei sopralluoghi pomeridiani in teatro, al fine di conoscere l’edificio, la sua storia e le sue caratteristiche.

Nel primo pomeriggio di sabato 6 aprile ci siamo uniti a un gruppo di cittadini e abbiamo preso parte alla visita. Siamo stati ricevuti da due ragazzi, responsabili dell’accoglienza, uno dei quali, una volta raggiunto un numero sufficiente di persone, ha iniziato a illustrare l’ampia facciata del Teatro Fraschini, progettato da Antonio Galli, detto il Bibiena, edificato tra il 1771 e 1773; ci ha poi guidati lungo l’intero percorso, accompagnandoci dai compagni che ci aspettavano nelle diverse postazioni per spiegarci ciascuno una zona del teatro.

Siamo quindi entrati nell’atrio, dove altri studenti ci hanno raccontato la storia originaria del Teatro, voluto da quattro nobili cavalieri pavesi (Conte Francesco Gambarana Beccaria, Marchese Pio Bellisomi,  Marchese Luigi Bellingeri Provera, Conte Giuseppe de’ Giorgi Vistarino) i cui nomi sono riportati su una lastra in marmo. Inoltre ci hanno raccontato la sintesi dei principali restauri, fino all’ultimo intervento durato dal 1983 al 1994, che ha riportato il teatro alle vesti originale del ‘700.

In seguito siamo giunti in platea, dove i ragazzi ci hanno descritto l’architettura interna dell’edifico e  hanno sottolineato come una  rigorosa attenzione all’acustica ha portato il Bibiena a creare una cassa armonica, adattando a tal fine il pavimento e il soffitto. Guardandoci attorno, è stato impossibile non notare i tre ordini di palchi, le cui colonne sono in stile dorico per il primo, ionico per il secondo e corinzio per il terzo. Ad essi è stata aggiunta una tribuna e infine un loggione, riservato agli ascoltatori più esperti dell’epoca.

Il palcoscenico è di dimensioni notevoli e ci è stato spiegato che una parte di esso è mobile, in modo da espanderlo in caso di rappresentazioni particolari, o di abbassarlo per dare spazio alla buca dell’orchestra durante l’Opera. Nella zona dell’arco scenico sono posizionate due statue lignee settecentesche del pavese Forabosco che rappresentano la Musica e la Poesia. L’affresco del soffitto, ad opera dell’artista Bignami, ha un impatto notevole e ci ha colpito per alcuni dettagli.

Abbiamo proseguito la visita salendo le scale, dove altri studenti guide ci hanno spiegato le differenze e le funzioni dei tre ordini di palchi, in passato luoghi della vita nobiliare. Il primo ordine era diviso in palchi e retropalchi, in cui avvenivano ricevimenti e in cui si giocava d’azzardo, infatti le opere teatrali spesso diventavano di secondaria importanza. Le famiglie dimostravano la propria importanza facendo decorare, nel modo più appariscente possibile, il palchetto di loro proprietà. Osservando la planimetria del teatro posta nel corridoio, il gruppo che ci ha guidati in questa postazione ha fatto notare la forma non simmetrica e la pianta a campana usata dal Bibbiena, con una particolare forma a circonferenza unita da due ellissi.

Il secondo ordine si presenta simile al primo, ma ciò che ci ha sorpreso è stata la presenza inusuale di un forno, posto in una zona nascosta del corridoio, usato all’epoca per scaldare le pietanze, in quanto le rappresentazioni duravano molte ore.

Siamo poi giunti nella sala del “ridotto”, lo spazio utilizzato ora come foyer che è stato affrescato dal Bibiena stesso. Ci meravigliano particolarmente l’importante scenografia dipinta a finte architetture e le ampie finestre, dalla quale i nobili spesso si affacciavano per mostrare la propria presenza e rilevanza.

In serata siamo stati informati che un numero sorprendente di persone, circa 470, ha preso parte all’iniziativa. Si trattava soprattutto di pavesi, ma erano presenti anche turisti provenienti da Milano e da Torino. Anche un piccolo gruppo di stranieri ha potuto vedere lo splendore di quest’edifico del’700, e ascoltare una visita guidata, che è stata proposta anche in lingua inglese.

Questa visita ci ha fatto ricordare l’emozione da noi provata lo scorso anno scolastico quando abbiamo partecipato al primo di questi eventi, la manifestazione“Cittadini a Palazzo”, che si è tenuto presso il Palazzo Malaspina. Un’esperienza entusiasmante e istruttiva come quella di sabato pomeriggio.

Infine vi ricordiamo i prossimi appuntamenti per visitare il teatro: il 13 e il 14 aprile, a cura rispettivamente degli Istituti “A. Bordoni” e “A. Volta”.

Adalgisa Perrelli e Davide Barbieri   4^CLS