CITTADINI A TEATRO

PAVIA. Presentata nella mattinata di ieri (21/03/2019) a Palazzo Mezzabarba, sede del Comune cittadino, l’iniziativa “Cittadini a Teatro”.

Nella splendida cornice della “Sala delle Feste” autorità cittadine e  rappresentanti del Teatro si sono incontrati per indicare finalità e modalità del progetto.

 

Alla conferenza erano presenti il Sindaco di Pavia, Massimo Depaoli, Giacomo Galazzo, Presidente Delegato e Francesca Bertoglio Direttore Generale della “Fondazione Teatro G. Fraschini”. Come precisato in apertura dal Presidente G. Galazzo, “l’iniziativa, svolta in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale, é inserita nel quadro delle attività di alternanza scuola-lavoro ed ha la finalità di far conoscere alla comunità uno dei più importanti enti culturali del nostro territorio attraverso i racconti di quei cittadini che oggi si stanno formando: i giovani”.

Ospiti e ciceroni di eccezione, quindi, gli studenti – accompagnati da Tutor e Dirigenti – di alcune tra le più importanti istituzioni scolastiche di Pavia; I.I.S. “A. Volta”, I.T.C.T. “A. Bordoni” e I.T.I.S. “G. Cardano”.

Come sottolineato dal Sindaco M. de Paoli “il Teatro Fraschini non costituisce solo un luogo di intrattenimento ma anche un simbolo in cui la comunità si riconosce. Esso è assieme patrimonio culturale ed eredità ricevuta la cui cura deve passare di generazione in generazione: da ciò nasce l’esigenza di mettere in contatto questa importante istituzione culturale con la collettività ed in particolare con i giovani”.

Durante le visite guidate, precisa Linda Sottocorona dell’Istituto d’Istruzione Superiore “A. Volta, i visitatori verranno condotti, in un percorso a tappe, lungo palchi e gallerie: qui verranno svelati particolari e segreti della storia e dell’architettura del Fraschini.

Rebecca Pari dell’Istituto tecnico commerciale turistico “A. Bordoni” sottolinea come l’iniziativa, realizzata grazie collaborazione tra istituzioni scolastiche, amministrazione comunale e Fondazione, costituisca un’importante occasione di crescita culturale, personale e professionale per coloro che volessero intraprendere un percorso lavorativo da guide turistiche.

L’appuntamento per chi volesse approfittare dell’occasione di visitare gratuitamente il nostro suggestivo teatro cittadino è fissato nei giorni:

– 6 aprile (presentazione a cura dell’I.T.I.S. “G. Cardano”);
– 13 aprile (presentazione a cura dell’I.T.C.T. “A. Bordoni”);
– 14 aprile (presentazione a cura dell’I.I.S. “A. Volta”).

Le visite seguiranno la scansione riportata in locandina con un ultimo ingresso previsto per le h. 17.00.

Ci accodiamo alle parole di Fabio Piacentini, portavoce del nostro Istituto, nel ringraziare la “Fondazione Teatro Fraschini”, l’Ufficio Scolastico Provinciale, i rappresentanti scolastici ed i Tutor per l’importante occasione di crescita che ci è stata riservata.

Nell’antichità i teatri sono stati luoghi della democrazia; in essi, attraverso commedie e tragedie, le comunità rappresentavano la realtà politica, culturale e morale del paese, interrogandosi sul loro presente e sul loro futuro.

In tempi moderni il teatro è spesso luogo dimenticato, soprattutto dai giovani ed ha perso quel ruolo fondamentale d’intrattenimento e di formazione del cittadino che tanto era caro ai Greci.

Sarà per noi l’occasione di riscoprire il valore di un simbolo cardine della società.

Pavia, 21 marzo 2019

Chiara Bignami, Leonardo Garofoli IV CLS

Dalla BICOCCA al CARDANO per l’INNOVAZIONE

“Informati per orientarti, ma soprattutto scegli chi essere”: questo è lo slogan usato dalla dott.ssa Comotti dell’università Bicocca di Milano per presentare il corso di studi “Scienza dei materiali”ai ragazzi di quarta e quinta dell’ITIS Cardano durante una conferenza tenutasi il 6 febbraio 2019. La dottoressa Comotti ha al suo attivo un’intensa attività di ricerca che si è concretizzata nella pubblicazione di ben 115 articoli sulle più importanti riviste scientifiche mondiali.

La Bicocca, l’università in cui insegna, è stata fondata nel 1998 e propone ai ragazzi diverse facoltà, sia scientifiche che umanistiche; in più offre numerose opportunità come lo studio all’estero con il progetto “Erasmus”. Viene classificata  come “ Università virtuosa” per la minor tassazione e le molteplici borse di studio offerte agli iscritti; inoltre ha introdotto il sistema dei Crediti di Merito (CM) per favorire l’impegno e premiare il successo formativo. In altre parole gli studenti con una media superiore a 27/30 ottengono dei CM, del valore di 125 euro ciascuno, da utilizzare per acquistare libri di testo e abbonamenti per i mezzi di trasporto locale, iscriversi a corsi di lingua inglese, pagare parte delle tasse universitarie. I CM, in quanto incentivi al merito, sono totalmente indipendenti dalla fascia di reddito dello studente e dalle eventuali altre borse di diritto allo studio ricevute.

Le facoltà scientifiche hanno una grande importanza in Bicocca, infatti nel campus sono presenti laboratori e aule attrezzate per la ricerca e lo studio scientifico. Rita Levi Montalcini, che ha conseguito la laurea ad honorem in Biotecnologie proprio in questa Università, disse che l’importante per uno scienziato è la passione, l’impegno e la voglia di scoprire cose nuove:  ripetendo le stesse parole la professoressa Comotti invita gli studenti a domandarsi sempre il perché qualcosa accade.

La relatrice ha presentato la facoltà in cui insegna, “Scienze dei materiali”. L’obiettivo di questa disciplina, nata dall’incontro di matematica, fisica e chimica, è quello di progettare nuovi materiali innovativi. Uno dei  vantaggi offerti da questo indirizzo è la facilità di trovare un impiego  dopo aver conseguito la laurea; infatti Scienze dei materiali vanta il 100% dei ragazzi impegnati nel lavoro poco dopo aver concluso il ciclo di studi.

Come per altre facoltà, per potersi iscrivere a questo corso di studi occorre affrontare un test e partecipare a uno dei due bandi disponibili ogni anno da cui vengono scelti gli studenti (generalmente i primi 100).

La conferenza è continuata con la presentazione di un’importante scoperta fatta proprio alla Bicocca: le finestre fotovoltaiche che permettono di catturare la luce solare grazie alle nanoparticelle di materiali fotorecettori e di riutilizzarla per produrre energia, lasciando inalterata la trasparenza del vetro. Un altro filone di ricerca è relativo alla messa a punto di sistemi idonei alla riduzione delle  emissioni di CO2; recente è la scoperta di polimeri detti “nano spugne” che sono in grado di trattenere nelle porosità le molecole di anidride carbonica, rilasciandole  solo  per effetto del calore.

Per concludere la presentazione è intervenuto Simone Bonizzoni, ex studente del Cardano, laureato in chimica presso l’Università di  Pavia e ora dottorando  alla Bicocca, nel gruppo di lavoro del prof. Mustarelli. Nel suo intervento  ci ha presentato la chimica dei materiali e, in particolare, la chimica dello stato solido, con le possibili applicazioni dei materiali nella vita quotidiana.

Simone Giri 2 DLS

Intervista ad Ugo Bardi

Ugo Bardi, chimico e accademico fiorentino, docente presso l’Università di Firenze dal 1992, è anche autore di contributi in diversi settori scientifici e divulgatore scientifico sui problemi dei cambiamenti climatici. E’ attivo su tali temi anche come blogger, conferenziere e saggista.

Si interessa di esaurimento delle risorse, di dinamica dei sistemi, di scienza del clima e di energie rinnovabili. Si è occupato del picco del petrolio pubblicando alcuni volumi su questo argomento a livello internazionale; è membro dell’associazione ASPO e fondatore della sezione italiana della stessa. Nel 2013 è stato autore del 33º Rapporto ufficiale del Club di Roma.

I contributi del Prof. Bardi si caratterizzano spesso per la ricchezza di informazioni storiche e storiografiche a supporto dell’inquadramento del contesto dei temi trattati.

Noi lo abbiamo intervistato riguardo il problema del cambiamento climatico in occasione della sua conferenza tenutasi presso l’aula del Quattrocento dell’Università di Pavia lo scorso 14 febbraio.

  1. La perdita di biodiversità è uno dei fattori più incisivi della tragica situazione globale. Per quale motivo i media non trattano questo argomento con la dovuta importanza?

A mio parere i media non trattano questo argomento con la dovuta importanza perché la perdita di biodiversità non era prevista dai modelli  e perciò non se ne conoscono le conseguenze. Un’altra motivazione è che la fertilità del pianeta è in aumento ovvero il pianeta produce più vita ma allo stesso tempo perde molte specie viventi. 

  1. Dopo decenni dall’incontro al MIT di Boston nessuno ha provveduto ad apportare i cambiamenti necessari affinché avvenga un’ inversione di rotta; secondo Lei siamo ancora in tempo per adoperare tali cambiamenti oppure è troppo tardi?

E’ vero ! Nessuno ha apportato i cambiamenti necessari. Purtroppo la ricerca del MIT di Boston non è stata capita e di conseguenza non è stata attuata, elaborata e diffusa; anzi, è stata demonizzata. Per stabilire se abbiamo ancora un margine di intervento occorrerebbe conoscere, con una certa precisione, l’ammontare effettivo delle risorse disponibili sul pianeta.

  1. Come possiamo cambiare l’attuale atteggiamento della società secondo la quale non si può fare nulla per cambiare la situazione climatica?

Bella domanda ! Nessuno sa rispondere! Si accettano suggerimenti! Diciamo che ci vuole molta, molta pazienza perché la società mondiale cambi. Forse solo un meme di forte impatto potrebbe influenzare il pensiero delle persone perché credo che il segreto della comunicazione  non è il messaggio bensì il messaggero che deve essere davvero molto credibile. Quindi, riformulo la domanda: “Qual è il meme che può far cambiare l’atteggiamento della gente?” In anni di lavoro non è ancora stato trovato.

  1. Cosa ne pensa del movimento nato in seguito agli scioperi di Greta Thunberg? Pensa che lo sciopero studentesco del 15 marzo 2019 possa smuovere la politica verso riforme più ambientaliste?

Ecco! Greta Thunberg potrebbe essere il meme in grado far colpo sulla società, di sensibilizzarla, di farle cambiare atteggiamento, una persona capace di manipolare le idee delle persone e spingerle a lottare per degli obbiettivi precisi.
A proposito dello sciopero penso che non si debba perdere quest’ occasione e che sia assolutamente necessario scendere in piazza il 15 marzo tutti insieme!

Abbiamo posto quest’ultima domanda anche agli altri ricercatori intervenuti durante la conferenza: Yuri Galletti (biologo marino ricercatore al CNR di Pisa) e Flavio Ceravolo (docente di sociologia presso l’Università di Pavia e rettore del collegio Griziotti).

  1. Galletti: Il 15 marzo sarà una data decisiva per il nostro futuro e per questo è molto importante l’approvazione dei docenti a questo sciopero, gli insegnanti infatti avranno un ruolo determinante nell’incentivare e nel far conoscere questo evento a tutti gli studenti.
  2. Ceravolo: lo sciopero del 15 marzo è una di quelle occasioni che non devono essere sprecate. Non deve rimanere “appesa al vuoto” ma ci deve vedere, esponendoci in prima persona, protagonisti e lottare perchè potremo cosi raccogliere i frutti di questa mobilitazione che ci permetteranno avere un futuro.

Dopo questo incontro siamo ancor più convinti che sia di fondamentale importanza cambiare la società, sensibilizzare il più possibile le persone riguardo temi che riguardano tutta l’umanità senza distinzione di classe sociale, etnia, sesso e cultura; ma soprattutto riguardano noi giovani perché senza un adeguato cambiamento non avremo un futuro.

In questo caso il vecchio slogan “ WE CAN ” è più attuale che mai!

                                                           Elena Emmanueli 4^ DLS

28 gennaio 2019: al Politeama va in scena TREBLINKA

Impersonare un personaggio non è affatto facile, possiamo immaginarlo, ma doversi calare nei panni di un deportato in un campo di concentramento è sicuramente un’impresa ardua che richiede impegno e molta bravura. Per poterci riuscire occorre “vivere l’esperienza”, diventare un tutt’uno con la parte che si è chiamati a rappresentare e venire catapultati, per un momento, nel lontano 1942, anno in cui il campo di sterminio di Treblinka entrò in funzione.Le luci della sala si abbassano e una musica tombale rimbomba tra le pareti. Entrano in scena i cinque protagonisti che, senza preavviso, si esibiscono in una sorta di “coreografia di presentazione” che ha lo scopo di “caratterizzare” i personaggi ed il loro ruolo nella rappresentazione: una ragazza a cui viene tolta la libertà di parola, una donna che deve dire addio al suo sogno di attrice e una giovanissima appassionata di ballo alla quale vengono tarpate le ali fin troppo presto. Il militare delle SS Stangle, direttore del campo, invece, a dispetto della grande carica che ricopre, è combattuto tra la condizione lavorativa che lo costringe a rimanere in quel macabro luogo ed il suo desiderio nascosto di poter tornare a camminare tra le strade della città. L’ultimo personaggio, il nuovo direttore, è un giovane uomo che si dimostra subito consapevole dell’importante compito che gli è stato affidato, dal momento che procede subito con l’ordinare la costruzione di nuove camere a gas. Il “sadico bambolotto” ha anche in mente di far costruire una finta infermeria, in modo che i prigionieri credano di poter ricevere cura e assistenze sanitarie invece che andare incontro, come scopriranno, alla morte certa.

Durante lo spettacolo vengono messi in luce gli aspetti più brutali che caratterizzano la vita dei prigionieri nel campo. In primo luogo vi sono le sofferenze corporee causate dalla scarsità del cibo offerto, come nella scena in cui vengono lanciate a terra delle patate che le ragazze si affrettano a mangiare. La brutalità delle SS può essere invece ritrovata nel non aver nemmeno permesso a queste ultime di poter consumare quel misero pasto che sono state costrette a restituire. Altri aspetti che manifestano la ferocia a cui sono subordinati i prigionieri sono ad esempio lo sfruttamento della condizione femminile, dal momento che le ragazze non solo sono sottoposte ai lavori forzati, ma sono anche costrette a fungere da prostitute

 per le SS.

Durante la rappresentazione, le prigioniere vengono anche a conoscenza della sorte che toccherà loro: Treblinka non è un semplice campo di concentramento, è privo della consueta selezione tra abili e inabili al lavoro: una volta scesi dal treno, la direzione è sempre e solo la morte, e l’unico motivo per il quale alcuni gruppi di prigionieri sono tenuti in vita è il fabbisogno di manodopera per la costruzione di nuove camere a gas.

 

Durante la reclusione, le sofferenze delle prigioniere sono descritte come atroci, insopportabili e sadiche, questo perché gli attori si sono ispirati alla preziosissima testimonianza di uno dei pochi sopravvissuti allo sterminio di Treblinka, Yankel Yakov Wiernik, che nel suo libro “Un Anno a Treblinka” scrive:
«Gli abitanti di Wòlka, il paese più vicino a Treblinka, raccontano che a volte le urla delle donne erano così strazianti che l’intero paese, sconvolto, scappava nel bosco, lontano, pur di non sentire quelle grida lancinanti che trafiggevano gli alberi, il cielo e la terra. E che, di colpo, si zittivano, per ricominciare altrettanto improvvise, altrettanto tremende,  penetrare di nuovo nelle ossa, nel cranio, nell’anima […] Tre, quattro volte al giorno …»

È con queste stesse parole che l’oppositrice politica descrive la disumana condizione nella quale “vivono” i reclusi. Costretti a patire pene degne dell’inferno, la morte provocata dall’emissione del monossido di carbonio, più lenta e dolorosa rispetto a quella causata dal più diffuso e famigerato Zyklon B. L’utilizzo del già citato gas è inserito al termine dello spettacolo, nella scena in cui la giovane ragazza ebrea va incontro alla sua amara fine.

Nonostante l’altissimo tasso di mortalità del lager di Treblinka, esso non risulta tra i più tristemente famosi, questo perché i sopravvissuti furono più unici che rari, così come le testimonianze in merito alle atrocità commesse. Si stima che le vittime siano state tra le 700.000 e le 900.000 persone, un numero veramente elevatissimo se si considera che il campo rimase in funzione solo per 16 mesi.

A questo punto rimane da domandarsi se le cose raccontate in questa mattinata al cinema Politeama siano vere oppure false. Sicuramente di fronte a certe barbarie risulta più semplice chiudere un occhio e fingere che non sia mai accaduto nulla, ma così facendo dimenticheremmo tutto ciò che la storia ci ha insegnato e, posto che essa si ripeta sempre, almeno in merito ad alcuni avvenimenti faremmo bene ad aver imparato qualcosa.

Perciò, cosa c’era di vero?

Credo che l’unico modo per rispondere sia che tutto ciò che accade in teatro è finto, ma niente è falso.

Chiara Cantù  4 ^ DLS

Inciampare per ricordare

Pavia, 24 Gennaio 2019. Per commemorare la Shoah e le atrocità commesse dal Terzo Reichcontro gli ebrei, è stato rappresentato lo spettacolo ”Inciampare per ricordare”.

Nel suggestivo Salone Teresiano della Biblioteca dell’ Università della nostra città, nomi volti storie di donne e uomini deportati sono diventati inconsapevoli simboli di quello sterminio e a loro hanno reso omaggio Lucia Ferrati e Giuliano Del Sorbo: la prima con la potenza delle parole, il secondo con l’emozione della pittura. L’attrice ha letto testimonianze e documenti storici, recitato prose e poesie di Calamandrei, Calvino, Kolmar, Matacotta, Levi e Ungaretti; il pittore ha realizzato dipinti dal vivo per rievocare le presenze dei protagonisti del nostro passato.
Tra le numerose lettere molto toccanti, scritte nei campi di concentramento dai deportati, ha emozionato ricordare quelle di Clotilde Giannini, nata a Tornaco il 24 dicembre 1903. La donna, oramai consapevole del suo destino, scrisse al marito di non sperare in un possibile ritorno a casa e chiedeva di prendersi cura dei figli; ringraziava infine il marito per l’affetto ricevuto. Durante la narrazione, venivano proiettate fotografie della vittima e messaggi di solidarietà di amici e parenti, spesso toccanti.
Un altro argomento trattato durante la serata è stato la posa delle pietre d’inciampo dedicate a Max Herbert e Sigismondo Bick di cui sono state lette delle testimonianze. Erano arrivati a Landriano il 14 settembre 1941, decidendo di trasferirsi nella campagna pavese perché vicina a Milano, luogo dove avevano vissuto dal 1935 al 1938 e di cui avevano conservato un buon ricordo. Max e Sigmund, o Sigismondo, come era stato ribattezzato dalla gente del posto, erano due fratelli ebrei nati a Monaco, ma che arrivarono a Landriano direttamente dal campo di internamento di Ferramonti, a Tarsia, in provincia di Cosenza. Si trovavano lì perché internati un anno prima per ordine del regime fascista e destinati al soggiorno obbligato nella provincia di Pavia, in quanto non considerati «soggetti particolarmente pericolosi». I fratelli erano dei pittori di professione e lavorarono alla chiesa di San Vittore a Landriano. La sera del 30 novembre 1943 sparirono misteriosamente, all’insaputa di tutti. Si è certi che vennero arrestati e messi su un treno diretto al campo di concentramento di Auschwitz e da Auschwitz i fratelli non fecero più ritorno.
In seguito la narratrice ha ricordato un uomo forte e tenace, che non ha mai mollato: il suo nome era Carlo Pietra. Nato a Torre de’ Negri il 3 marzo 1923 , morì il 14 marzo 2010. Egli si battè contro i nazifascisti militando nella Brigata “Paride” sino a che, nel 1944, fu catturato. Liberatosi, egli tornò nel suo paese e divenne partigiano della Brigata Garibaldi, un simbolo della lotta contro il nazifascismo. Il fratello del partigiano ricorda ancora quando, nel 1945, la speranza di rivedere Carlo sembrava oramai svanita. Ma una notte accadde l’impensabile: sentì un rumore provenire dalle scale; si affacciò, lo vide e scoppiò in lacrime con un’emozione indescrivibile. “Per mio padre è stata davvero dura” dice la figlia di Carlo Pietra, Eralda, che racconta di come il padre sia sopravvissuto alla prigionia grazie ad un operaio della Lancia di cui sappiamo ben poco.
Una cosa però è certa: era sicuramente un uomo di cuore.
Lo spettacolo del 24 gennaio si è concluso infine con l’emozionante pittura dal vivo di Giuliano Del Sorbo che, in pochi attimi e con maestria, davanti agli occhi curiosi degli spettatori, ha dato vita a una gruppo di figure umane, vere e proprie personificazioni della sofferenza e del sacrificio. Partendo da un disegno preparatorio, aggiungendo prima il colore e poi sottraendolo con gesto sicuro e vigoroso, ha fatto emergere dalla materia un’opera d’arte.
L’intenso battere delle mani all’unisono di tutti i presenti concludeva uno spettacolo toccante e nello stesso tempo potente, nell’intento di ricordare a gran voce che ciò che è stato non dovrà mai più accadere!

Lorenzo Tavazzani e Yuri De Santis classe 2^ DLS